No Fly Libia, Low Cost #LegaNerd
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Sono passati quasi 3 mesi da quando l’O.N.U. ha imposto alla Libia del Gen. Gheddafi la No Fly Zone, dopo i bombardamenti causati dall’ aviazione militare libica, contro i rivoltosi al regime e sui civili.

Durante questo periodo di voli O.N.U. ho approfondito (cercando sulla stampa specializzata, e sul web)la sola situazione aeronautica, tralasciando la parte politica ed un’eventuale situazione post-bellica.

Ogni qual volta scoppia un nuovo conflitto si verifica la stessa situazione: le forze impegnate scoprono di avere gravi carenze in uno o più aspetti importanti per la condotta delle operazioni.

Naturalmente, ciò non significa che i militari siano sempre colti di sorpresa o non sappiano pianificare adeguatamente le loro strutture o i materiali in dotazione quanto , nella maggior parte dei casi, la tecnologia o i fondi disponibili non sono all’altezza della situazione.

La campagna internazionale sulla Libia è stata vista come “air only” dato che dopo le esperienze recenti o ancora in corso in Afghanistan e in Irak i governi sono poco propensi ad inviare truppe sul terreno.

Si è provveduto così a pianificare operazioni di bombardamento strategico e di appoggio tattico oltre ad esercitare un blocco aeronavale.

Per fare ciò è necessario avere un certo numero di aeromobili sempre in aria e ciò significa disporre di un’adeguata componente per il rifornimento in volo.

E qui si è verificata la prima grande inadeguatezza: le grandi aerocisterne a reazione sono vetuste, quelle nuove non sono ancora operative, ed alcune tra quelle aggiornate (alludo ai “tristar” della RAF) non… volano.

Per dirigere tutte queste missioni c’è bisogno di AWACS, aeroplani che, come parte delle aerocisterne, sono basati su vecchie cellule di Boing 707.

C’è anche bisogno di intelligence, ruolo che si svolge con aerei da ricognizione elettronica, e cosi è stato necessario rispolverare macchine venerabili come i C-160 “Gabriel”, i G222VS o spegnere i cannelli ossidrici per prolungare di 90 giorni la vita di un “Nimrod” R2 della RAF, e la ricognizione marittima viene effettuata dai mai “pensionati” Br1150 “Atlantic”.

Ma quest’elenco, forse impietosamente, potrebbe continuare: le basi sono sature e sarebbero utili delle portaerei ma la Royal Navy non ne ha più, la Marine Nationale ne ha una la cui operatività non sembra essere a livelli eccelsi, la Marina Militare ne ha due, ma solo una è combat ready e l’U.S. Navy al momento dell’inizio delle operazioni in mediterraneo non ne aveva neanche una.

Ci sarebbe da fare anche un’altra considerazione, nei confronti degli Stati Uniti: hanno tra le loro linee di volo l’aereo da guerra più avanzato del mondo, l’ F-22, stealth, aereo perfetto per far rispettare una no-fly-zone, ma mai usato sul campo di battaglia, neanche in Irak e Afghanistan.
Per ora relegato a “giocattolo” costoso, ma soprattutto onoreso nei costi di gestione e mantenimento.

E’ dall’inizio di giugno, che dalla nave HMS Ocean della Royal Navy, decollano gli “Apache” AH1 per missioni di combattimento sul territorio libico, ufficialmente per ridurre al minimo gli effetti “collaterali” dovuti ai bombardamenti, in quanto gli elicotteri d’attacco riescono ad intervenire in ambiente urbano in maniera più “chirurgica”, ma secondo alcune fonti non ufficiali, anche perchè meno onerosi nei costi di gestione.

Per quanto riguarda la componente da combattimento, Francia e Inghilterra trovano nel loro “accanimento” sulle forze fedeli a Gheddafi una grande vetrina comerciale per i loro mezzi aerei.

In Francia la Dassault produce il solo caccia “Rafale”, e come cliente vi è la sola aviazione francese, ma da quando questo caccia ha cominciato i bombardamenti sulla Libia è finito per ritrovarsi finalista, insieme al “Typhoon”, ad una specifica emessa del ministero della difesa indiano per la fornitura di nuovi caccia, forse da imbarcare sulle nuove portaerei della Indian Navy. Di questo se era accennato QUI.

Anche per l’inghilterra vale il discorso “pubblicitario”, il “Typhoon” era praticamente al battesimo del fuoco sia come intercettore che come bombardiere, anche se negli ultimi mesi ha effettuato in Afghanistan qualche missione.

Inoltre le due nazioni citate hanno trovato un accordo (Dassault Aviation, Bae Sistem) per lo sviluppo congiunto di un aereo senza pilota della categoria MALE (media quota e lunga autonomia di volo); e non è detto che in futuro vi siano altri progetti.

Siamo alle solite, l’occidente è sempre pronto a salvare il mondo, a patto di poterlo fare con pochi spiccioli.

Fonte : Aeronautica & Difesa

Bruno Cava

Bruno Cava a.k.a. Foten

Vivo di luce led, iniettandomi dosi stratosferiche di fluido PS3, in garage ho parcheggiato il Jet Pilder. Prefazioni di un corto cammino che mi ha portato a voi...
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sabato 2 luglio 2011 - 21:49
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