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La vita.
Nasci, per qualche decennio occupi un posto nel mondo, muori.
Sembra facile e complessa allo stesso tempo.
Alcuni la considerano troppo breve, altri troppo lunga.
A qualcuno gliela strappano di mano prima del suo tempo, altri se ne privano volontariamente.
A molti una sola vita non basta, vorrebbero vivere in eterno.

Ma sanno veramente cosa significa vivere in eterno?
Lasciate che vi spieghi cosa vuol dire essere immortali, lasciate che parli uno che è esistito da sempre.

[more]
Non ricordo di essere nato, non ricordo di essere stato giovane, semplicemente sono esistito.
So solo che la prima volta che mi svegliai ero avvolto dall’oscurità, una profonda, immensa, oscurità in cui galleggiavamo io e un minuscolo puntino di luce.
Dopo pochi istanti il puntino esplose, e la luce diventò sempre più grande, sempre più grande, sempre più grande, finché la luce non avvolse tutto e tutto era luce.
Mi piace immaginare che l’ultimo pensiero dell’oscurità fu: [i]“Ho dimenticato gli occhiali da sole.”[/i]

I primi tempi sono stati di una noia mortale.
Ovunque mi spostassi c’erano solo un mucchio di atomi che si accumulavano fino a diventare delle enormi sfere incandescenti, oppure formavano delle sfere più piccole di roccia o gas.
L’unico mio passatempo era dare dei nomi a tutti questi corpi vaganti nello spazio, l’unico problema è che l’unico nome che mi venisse in mente fosse Ciceruachio.

Finalmente, dopo non so quanto tempo, accadde qualcosa di interessante, sentii delle voci venire da una di queste palle di roccia.
Quando mi avvicinai ad essa scoprii che degli strani esseri percorrevano la sua superficie.
Non erano disorganizzati e stupidi come tutti gli altri che avevo visto fino ad allora, comunicavano con un linguaggio complesso, si tramandavano storie dei loro avi e avevano uno spirito artistico.

Finalmente avevo trovato degli amichetti!

Emozionato mi precipitai ad incontrarli, ma il primo approccio è stato alquanto difficoltoso.
Forse scendere come una palla infuocata da quello che credevano essere il regno dei morti non è la cosa migliore da fare al primo appuntamento, ma prima o poi si deve rompere il ghiaccio in un qualche modo.

Quando finalmente capirono che non ero pericoloso e volevo solo essere loro amico si fecero meno diffidenti, e iniziò il periodo più bello della mia esistenza.
Passavamo il tempo a parlare, a provare alcune idee che mi erano venute in mente, come la ruota o la scrittura, gli insegnavo a vivere in armonia con gli altri e altre cosucce varie.
Erano particolarmente affascinati da alcuni trucchetti di cui ero capace, gli piaceva tantissimo quando diventavo invisibile oppure quando facevo cadere dei fulmini a ciel sereno.
Non sapevano però che non sono mai stato bravissimo ad usarli questi trucchetti.
Una volta, mentre ne stavo provando uno, per sbaglio ho eliminato una specie di strani esseri squamosi e giganteschi.
Ho dato la colpa ad un asteroide, spero che non se ne sia accorto nessuno.

Come la narrativa -che ho inventato io, ricordiamolo eh!- ci insegna, le storie più belle sono quelle che finiscono prima.

Dopo questo iniziale momento idilliaco qualcosa prese il verso sbagliato.
I miei insegnamenti di pace e fratellanza venivano sistematicamente ignorati, quegli esseri preferivano ammazzarsi l’un l’altro per motivi sempre più futili.
Dicevano che si ammazzavano per me.
Che schifo.

Me ne sono andato da quel pianeta, e non ci sono neanche più tornato.
Non so cosa sia successo a loro, non mi importa.

Questa triste avventura fu l’inizio del resto della mia esistenza.
Un immenso circolo vizioso che si ripeteva ogni volta che trovavo dei nuovi compagni.
L’eccitazione della scoperta, quel breve momento di felicità all’inizio, l’amaro disappunto alla fine.
Un disco rotto che si ripete all’infinito.

Un giorno, dopo l’ennesima delusione, qualcosa cambiò.
Silenzio.
Assordante e terrificante silenzio.
L’universo era muto, nessuna nuova voce pronta ad attirarmi verso la mia prossima meta.
Il processo autodistruttivo si era concluso. Una conclusione perfetta.
Ero l’ultimo rimasto.
Sono l’ultimo rimasto.

Adesso sono qui, all’ultima flebile ombra dell’ultima flebile stella morente.
Ho visto l’universo spegnersi pian piano, ho visto l’universo diventare un freddo silenzio, ho visto l’ultima pianta dell’universo avvizzire.
Ho visto l’universo morire.

Adesso sono qui, nell’oscurità.
Una profonda, immensa, oscurità.
Mi rimane una cosa da fare, un ultimo tentativo.
Mi è rimasto un trucchetto che non ho mai provato in tutta la mia esistenza.
Chissà se almeno questo riesco a farlo bene.

[i][b]BANG![/b][/i]
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[b]Note a piè pagina[/b]
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Credo che il narratore sia chiaro a tutti no? ;)

Volevo solo spiegare due cose.

La prima è la crescita intellettuale del narratore.
All’inizio usa un lessico abbastanza semplice e da bambino, infatti come un bambino vedeva del bello in tutto.
La prima drammatica delusione vede il momento della sua crescita, infatti sono passato a un lessico più ricercato, e di come ormai il bello sia morto da tanto tempo.

Il bang finale indica un altro big bang, uso questo finale per dare l’idea dell’infinito.
Essere immortali vuol dire vivere all’infinito, e qui il narratore è intrappolato in una serie infinita di big bang.
Ogni volta che l’universo rinasce anche il narratore rinasce, perdendo la memoria ogni volta.
Una serie infinita di vite immortali.
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[rubrica][[tag]CoolStoryBro[/tag]] è la rubrica di Lega Nerd dedicata alla letteratura amatoriale[/rubrica]