
Per celebrare il nuovo grattacielo che sorgerà al civico 1 del WTC Earthcam ha realizzato un video time lapse della costruzione del futuro gigante della skyline di New York, 8 anni di cantiere condensati in due minuti.
Via Archdaily
Salton Sea: il mar morto americano
Il Salton Sea è il più grande lago della California, chiamato “mare” per esigenze più turistiche che geografiche, è nato accidentalmente nel 1905, quando un grande allagamento ha rotto gli argini di un canale di irrigazione (l’Alamo Canal) collegato al fiume Colorado e ha portato le sue acque fino al Salton Sink, una vasta depressione nel mezzo del deserto della California del sud.
Si è quindi creato da un giorno all’altro un vero è proprio “mare” in mezzo al deserto che è diventato in poco tempo una meta turistica rinomata in tutti gli Stati Uniti: decine di resort e alberghi sono nati in poco tempo sulle sue rive e centinaia di migliaia di villeggianti ne hanno goduto per decenni.
Il problema del Salton Sea è che ha tre fiumi in ingresso (i fiumi New, Whitewater e Alamo) e centinaia di scarichi agricoli che finiscono nelle sue acque, ma nessun fiume in uscita: il lago sorge infatti a 60 metri sotto il livello del mare.
Con il tempo il lago si è sempre più salinizzato e soprattutto il drenaggio delle coltivazioni agricole, pieno di sostanze chimiche tossiche, hanno reso le sue acque sempre più inquinate, fino al collasso totale.
Attualmente la salinità è arrivata al 4% e il suo inquinamento ha fatto proliferare alghe e batteri in modo spropositato, rendendolo sempre più inospitale per pesci e uccelli.
Il progressivo inquinamento ha quindi cominciato ad uccidere tutti i pesci e gli uccelli della zona fino a quando negli anni ottanta tutti i resort e attività turistiche della zona sono stati chiuse e abbandonati, creando di fatto una ghost town attorno alle rive del lago.

Il problema più grosso ora è che il lago si sta ritirando, esponendo sabbie tossiche ai venti che potrebbero così portare questi materiali cancerogeni in tutta la California del sud: servono miliardi di dollari per bonificare il tutto, miliardi che la California non intende spendere per ora. Si calcola che nei prossimi venti anni il lago si ridurrà di oltre il 60%.
Sono stati girati vari documentari sul Salton Sea (compreso il bel corto in cima all’articolo) tra cui Plagues & Pleasures on the Salton Sea di Chris Metzler e Jeff Springer, o il corto The Accidental Sea di Ransom Riggs che embeddo qui sotto:

Brutta storia, ma mi è venuta una gran voglia di andare la a fare foto! e non sono l’unico sicuramente, ecco qua un bel reportage di nonsitornaindietro.com:
- Più info su Wikipedia: Salton Sea
- Bel report fotografico su nonsitornaindietro.com
SELECT L’omicidio di JonBenét Ramsey

La notte successiva al giorno di Natale del 1996 la piccola JonBenét Ramsey, di 6 anni, viene trovata morta nella cantina dei vini nel seminterrato della villa di famiglia a Boulder, Colorado. Ha il cranio spaccato in due e una corda stretta intorno al collo. Nessuno verrà mai riconosciuto colpevole del suo omicidio. Dopo sedici anni, infatti, il caso è ancora aperto.
La famiglia Ramsey
I Ramsey sembravano una tipica happy family dell’alta borghesia americana.
Il padre, John, aveva fondato, partendo dal suo garage, una società informatica che gli aveva fruttato molto denaro e gli aveva permesso di costruire la casa dei suoi sogni. La madre, Patsy, era stata reginetta di bellezza e si era molto impegnata affinchè la famiglia, una volta trasferitasi a Boulder, ricevesse le dovute attenzioni dal vicinato e si integrasse nell’élite borghese della zona. Avevano due figli: Burke, nato nel 1987, e JonBenét, nata nel 1990.
Vista la notevole bellezza della secondogenita, Patsy aveva cominciato ad iscriverla a concorsi di bellezza dall’età di 4 anni. Madre e figlia, accompagnate spesso dal piccolo Burke, viaggiavano per gli Stati Uniti, e al momento della morte JonBenét aveva vinto non solo molti concorsi di bellezza infantile a livello regionale, ma anche nazionale.
Il rapimento e l’omicidio
La notte del 25 dicembre 1996 la famiglia Ramsey partecipa ad una festa a casa di amici. Tornando a casa, JonBenét si addormenta in macchina e viene portata in braccio nella sua cameretta. Sembra tutto tranquillo ma quando la madre si alza, la mattina dopo, trova sulle scale che portano alla cucina una lunga lettera: è una richiesta di riscatto di 118 mila dollari, indirizzata a “Mr. Ramsey” e firmata con una sigla rappresentante “a small foreign faction”.
Nella lettera si annuncia che JonBenét è stata rapita e si specifica che la piccola verrà restituita sana e salva non appena ottenuto il denaro, ma che nel caso venga contattata la polizia o qualche amico o familiare, la bambina verrà uccisa. I toni della lettera sono oltremodo inquietanti e minacciosi (potete trovare l’originale qui) ma nonostante questo, Patsy chiama subito sia la polizia che una nutrita serie di parenti e conoscenti.
Durante la giornata la casa viene perquisita da una squadra di agenti, che non trova segni di scasso o effrazione dall’esterno. Piccoli gruppi di conoscenti guidati da membri della famiglia cominciano a setacciare la casa nel pomeriggio, cercando “anything unusual”. Basta veramente poco perché il gruppetto guidato da John Ramsey apra la porta della cantina e trovi il corpo senza vita della piccola.
Il ritrovamento del corpo
JonBenét è riversa supina sul pavimento, con le braccia legate sopra la testa e la sua inseparabile copertina bianca addosso. Ha una corda di nylon intorno al collo e del nastro isolante a tapparle la bocca. Il manico di un pennello è stato ingegnosamente legato a un capo della corda per creare una garrota con cui strangolarla.
L’autopsia rivelerà tracce di abusi sessuali, ma non di violenza completa, e un gravissimo trauma cranico (la testa risulta praticamente spaccata in due) anche se la causa ufficiale della morte rimane lo strangolamento.
Sul collo, sulle mani e sul resto del corpo ci sono svariate ecchimosi e segni puntiformi non meglio identificati, e la corda pare essere stata avvolta intorno al piccolo collo con una strana angolazione; tutto questo ha portato alle più svariate ipotesi sulle morte della bambina e l’identificazione dei colpevoli.
La polizia verrà accusata giorni dopo di non aver mantenuto pulita la scena del crimine e di aver permesso sia l’ingresso in casa di numerose persone estranee dopo la denuncia del rapimento, che contatti di vari membri della famiglia col corpicino della vittima.
I sospetti
L’assassino di JonBenét Ramsey non è mai stato identificato. Il ritrovamento del cadavere nella propria casa è stato considerato altamente sospetto dagli investigatori, e ha fatto ricadere in un primo momento le accuse sui genitori della piccola (la grafia della madre, ad esempio, è stata analizzata in cerca di corrispondenze con la lettera di riscatto; voci accusano il padre di aver tentato di abusare della figlia, o di essere stato sessualmente attratto da lei), ma sono stati entrambi formalmente prosciolti dalle accuse nel 2008, in seguito allo sviluppo di tecnologie che hanno permesso l’elaborazione di una traccia genetica univoca dal DNA maschile ritrovato sul corpo della bambina. Moltissimi sospetti sono ricaduti su Burke, che aveva all’epoca 9 anni, e non poteva quindi essere indagato poiché le leggi dello stato del Colorado impediscono di citare in giudizio minori di 10 anni.
Non si è mai escluso che qualcuno potesse essersi introdotto in casa durante la notte, nonostante non siano stati trovati segni di effrazione, poiché una finestra dello scantinato era stata rotta alcuni giorni prima di Natale ed era priva di sistema di allarme come anche alcuni ingressi laterali della villa. Non sono mai state trovate corrispondenze col DNA raccolto sul corpo nonostante le ricerche siano ancora aperte e vengano ripetute settimanalmente.
Diversi noti pedofili si sono addossati la responsabilità dell’infanticidio ma si è sempre trattato di casi di mitomania e nessun DNA è mai risultato corrispondente con quello raccolto sul cadavere, nemmeno nei casi in cui sembrava esserci una corrispondenza grafologica con la lettera di riscatto.
Considerazioni sulle “baby pageant”
Il caso di JonBenét Ramsey ha attirato molta attenzione mediatica sulla partecipazione di bambine così piccole a concorsi di bellezza.
Alle bambine non viene soltanto imposto dai genitori di esibirsi di fronte a un pubblico, ma anche e soprattutto di seguire uno stile di vita restrittivo dominato da regimi alimentari proibitivi, visite regolari a medici, estetisti, parrucchieri, che impedisce il normale sviluppo psico-fisico delle piccole reginette. Spesso non vengono nemmeno mandate a scuola, e seguono quindi un percorso scolastico particolare, senza contatti regolari con coetanee che non siano avversarie nei concorsi di bellezza.
Soprattutto, è stato posto l’accento sulla sessualizzazione dell’infanzia che si è andata accentuando sempre di più: le piccole partecipanti, di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, sono truccate e vestite come delle donne adulte, ed incoraggiate ad atteggiarsi come tali: minigonne, intimo di pizzo in bella vista, scarpe con tacco, rossetti brillanti, ciglia finte, capelli decolorati e qualsiasi altro stratagemma per far risultare le bambine bellissime e più appariscenti possibile; alcuni servizi fotografici arrivano ai limiti della pedopornografia.
Ci si è chiesti quanto le bambine fossero felici di questa attività, e quanto invece fossero spinte alla competizione dalla sete di ricchezza e fama dei genitori (soprattutto dalle madri).
Come nel caso di JonBenét la cui madre era stata in gioventù una reginetta di bellezza, forse non pienamente soddisfatta di se stessa come avrebbe voluto, e impegnata quindi nel riversare sulla figlia le proprie ambizioni deluse.
Ci si è chiesti quanto la spettacolarizzazione mediatica di questi eventi e l’accento posto sulla sessualizzazione di un’età che non dovrebbe avere niente di sessuale abbia influito nell’omicidio di JonBenét, e quanto tutto questo le porti all’attenzione di maniaci sessuali pedofili.
Nonostante questo i concorsi per piccole e piccolissime reginette di bellezza hanno continuato a proliferare negli Stati Uniti e negli ultimi anni si è arrivati a intervenire con la chirurgia estetica su bambine di età prepuberale al fine di ottenere maggior attenzione durante queste manifestazioni.
Joyce Carol Oates e la ricostruzione romanzata della vicenda
Joyce Carol Oates ha ricostruito la vicenda di JonBenét romanzandola nel suo libro “Sorella mia unico amore”. I riferimenti ci sono tutti e non sono nemmeno tanto velati. Scritto in prima persona dal punto di vista del fratello della vittima, in questo caso pattinatrice prodigio come a sua volta la madre, dà una soluzione di fantasia al caso, dopo che per molti anni il protagonista aveva subito le conseguenze della pressione psicologica da parte dei genitori che gli avevano fatto credere di essere il colpevole, ma di volerlo proteggere dalle conseguenze legali.
Fonti:
Wikipedia
La ricostruzione del caso su Crime Library
Remembering JonBenét
Il referto dell’autopsia
JonBenét Ramsey Case Encyclopedia
Game of Thrones theme sung by Sansa, Arya and Bran

I’m glad they can still have fun after their dad had his head chopped off.
Come da titolo, Sophie Turner (Sansa), Maisie Williams (Arya) e Isaac Hempstead-Wright (Bran) si improvvisano cantanti rifacendo a voce l’epica theme del serial che li ha resi famosi.
Un commentatore su youtube dice:
Ironic that this intro is the only thing that these 3 are old enough to watch. Now off to bed you three before Jaime Lannister starts fucking his sister again…
È uscito da pochi giorni in America in DVD e Blu-Ray la prima stagione del capolavoro targato HBO, basato sui racconti di Martin. Un utente del tubo, NoldusB, che tutti ringraziamo dal più profondo del nostro cuoricino nerd, non ha potuto fare a meno di condividere questa chicca presa direttamente dall’intro del terzo episodio della prima stagione di Game of Thrones, con la traccia audio dei commenti, del suo Blu-Ray disc nuovo fiammante.
Sperando che non venga tolto dall’internette a causa dei diritti di copyright, uniamoci in un’unica voce con un altro commentatore del tubo:
Dear HBO- do not remove this from the interwebs! It has persuaded me to pick up the Blu-ray so that I may enjoy this further.
E mentre vi facciamo salire la scimmia, bombardandovi di post su Game of Thrones, dato che stasera mi sento in vena: cari utenti di LN vi regalo un video bonus: Disney’s Game of Thrones.
Game of Thrones Season 2: “Seven Devils”

Nuovo trailer per l’imminente seconda stagione tratta dai best sellers di George R.R. Martin, la serie de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”.
In questo nuovo trailer vediamo alcuni dei vecchi fotogrammi montati con dei nuovi, sulle note di “Seven Devils” di Florence and the Machine.
E per l’uscita in America di DVD e Blu-Ray (ieri 5 Marzo 2012), il fan show ufficiale di GoT, Thronescast, presentato da Geoff Lloyd, intervista e discute sulla prima stagione. In approfondimento il video, con Georgie Hobbs (giornalista), Ben Boyer (della Sky Atlantic) e i signori di westeros.org Elio e Linda. E mentre Chris Laverty divaga sulle differenze di vestiario tra Nord e Sud, Miltos Yerolemou (Sirio Forel) insegna a danzare al conduttore.
Mostra Approfondimento ▼
Fonti: hbo.com | westeros.org
Benvenuto su Lega Nerd!
Lega Nerd è un Social Blog scritto dai suoi stessi lettori in crowdsourcing: puoi partecipare anche tu, registrandoti e proponendo un articolo!
Registrarsi è gratis e potrai:

