Cara Apple, esiste anche l’Italia #LegaNerd

Cara Apple, dobbiamo parlare. Vorrei dirti che tu non c’entri nulla. Che il problema sono io. Ma non ce la faccio. Questa volta il problema sei tu.

Non prenderla male, però. Non ti scrivo questa lettera con il cuore ricolmo di odio o rancore. Te la scrivo perché ti voglio bene.

Lo sappiamo entrambi che ti sono affezionato. Al polso ho un Apple Watch, nelle orecchie un paio di AirPods e in tasca un iPhone. Però non mi hai mai definito un cliente fidato. Sarà per quelle volte che ho preferito un Nexus 7 ad un iPad, un Nexus 6 e un Nexus 5 ai tuoi iPhone. Sarà perché uso Google Calendar e Google Photos invece dei servizi di iCloud, e Spotify al posto di Apple Music. Oppure è perché non ho aspettato il lancio di HomePod, e ho importato dall’inghilterra un paio di Google Home Mini.

Se devo essere onesto è proprio a causa di HomePod che ti sto scrivendo questa lettera.

Hai deciso di lanciare nei negozi di Stati Uniti, Regno Unito e Australia il tuo ultimo prodotto. Ho letto le prime recensioni. Lo descrivono come un diffusore sonoro spettacolare. Semplice da installare, piacevole da ascoltare, preciso nella riproduzione. Non avevo dubbi che sarebbe stato come avevi promesso.

 

HomePod sarà compatibile solo con AirPlay 2 e i servizi musicali di Apple legati ad iTunes: Apple Music, iTunes Store, iTunes Match, Apple Podcast e Beats 1.

 

Adesso starai pensando che ti ho scritto questa lettera per lamentarmi del fatto che HomePod costi un occhio della testa. Oppure del fatto che non sia possibile chiedere a Siri di riprodurre musica che non provenga da Apple Music o da iTunes Store.

O magari crederai che mi voglio lamentare dell’impossibilità di riprodurre audio via Bluetooth da qualsiasi tipo di dispositivo. Certo non mi dispiacerebbe potere usare HomePod per altri servizi e da telefoni che non siano marchiati dalla mela morsicata.

Ma lo sappiamo entrambi come lavori e come funzioni, e se c’è qualcuno che ancora si stupisce perché non capisce che questo è il gioco che giochi, non ci possiamo fare nulla.

Non è per le limitazioni di HomePod che ti scrivo questa lettera

No, Apple, non è per le limitazioni di HomePod che ti scrivo questa lettera, ma è perché anche questa volta ti sei dimenticata dell’Italia.

Non è la prima volta che lanci un nuovo prodotto riservandolo ai paesi anglosassoni. È quello che fai ogni volta ti presenti con una nuova categoria. Lo hai fatto con Apple Watch, per esempio. E 10 anni fa lo hai fatto con iPhone. Questa volta era ancora più prevedibile visto che HomePod potrà essere controllato solo con la voce, attraverso una versione di Siri[1] che hai chiamato musicologa.

Questo lancio è servito a girare il pugnale nella ferita, e farmi tornare in mente quanto poco ti preoccupi, Apple, di noi utenti italiani.

Deve essere una vera comodità. E forse non posso biasimarti per questo lancio riservato ai pochi che parlano inglese, hanno un abbonamento ad Apple Music e sono disposti a spendere 350$ per comprare un diffusore compatibile sostanzialmente solo con i tuoi prodotti. Diciamo però che è servito a girare il pugnale nella ferita, e farmi tornare in mente quanto poco ti preoccupi, Apple, di noi utenti italiani.

So che non è semplice. Capire quando un utente sta parlando in italiano e quando sta parlando in inglese può essere un problema. Una richiesta come: “Riproduci l’ultimo brano di Lady Gaga” può essere banale da riconoscere, man non è altrettanto semplice capire “Riproduci l’ulitmo brano dei Rage Against the Machine”. Anche perché non tutti gli italiani pronunciano alla stessa maniera quelle quattro parole inglesi. E tutte le altre.

Sono felice di vedere che c’è un altro modo per lavorare sull’intelligenza artificiale. Un modo che non richiede la violazione della mia privacy per riconoscere il contenuto delle mie fotografie e per stare in continuo ascolto della mia voce in attesa di un comando. Ho letto, e sicuramente non sono il solo, dei tuoi sforzi in questo settore. E sono qui che faccio il tifo per te e per la concorrenza nella speranza di avere un servizio migliore.

Ma diciamoci la verità. Siri è già disponibile in Italiano su iPhone, iPad e Apple Watch. Su questi dispositivi è già possibile chiederle di riprodurre un brano musicale particolare, fissare un timer, inviare un messaggio su WhatsApp e accendere le Philips Hue della camera da letto. Non mi pare che Siri su HomePod sarà in grado di fare molto altro. Ma allora perché il lancio di HomePod non è universale?

 

Hey Siri, why don’t you understand what I’m asking you?

 

Non raccontarmi la solita storia delle quantità di dispositivi disponibili, perché lo so già che dopo gli USA, il Regno Unito e l’Australia stai già pensando alla Francia e alla Germania.

Dimmi la verità Apple. A te, dell’Italia, non importa più di tanto. È vero che non abbiamo fatto molto per farci amare. La battuta del nostro Primo Ministro a Tim Cook non è stata brillante, ma sono sicuro che non porti ancora rancore per quella faccenda.

È forse più probabile che ti interessiamo poco perché non siamo tra i paesi tecnologicamente più avanzati d’Europa, anche se dovresti premiarci per il fatto che siamo tra i primi quando si tratta di comprare un nuovo telefono.

 

 

Però mi viene il sospetto che il mio paese sia in fondo alla lista delle tue priorità. Certo mi puoi dire che l’apertura del centro per sviluppatori in collaborazione con l’università di Napoli è la prova che all’Italia ci tieni. Oppure mi puoi raccontare che il nuovo Apple Store di Piazza Liberty a Milano non avrà rivali per estetica in tutto il resto del mondo.

Ma se davvero ci tieni alla nostra relazione, dove è l’app News in Italiano?

Ma se davvero ci tieni alla nostra relazione, dove è l’app News in Italiano? È davvero così complicato creare un feed di news ben impaginato pescando dagli articoli dei giornali nostrani, che immagino sarebbero ben disposti a darti una mano? D’altro canto lo hanno fatto anche con Facebook, dove hanno ottimizzato le loro pagine mobili per potere caricate in un batter d’occhio durante la navigazione dall’app di Zuckerberg. Nonostante questo è dai tempi di iOS 9, lanciato ormai due anni e mezzo fa, che stiamo aspettando l’app News in lingua italiana.

Un discorso simile potrei fartelo per Apple TV. Mi rendo conto che possa essere difficile capire il titolo di un film o una serie televisiva inglese quando pronunciato in una frase italiana, ma dove è finito il supporto per Siri nella Apple TV? Premo il pulsante con il microfono sul telecomando solo quando, per sbaglio, lo impugno con il blaster IR rivolto verso di me.

Eppure anche io vorrei lanciare l’ultimo episodio di Altered Carbon su Netflix solo con la voce. E anche io vorrei usare l’app TV sul mio iPhone e sulla mia Apple TV per vedere raggruppati tutti i film e le serie TV dei servizi a cui sono iscritto in un solo, comodo posto. Ma anche in questo caso sono passati più di due anni. Di aggiornamenti software non ne sono arrivati, e nemmeno di rassicurazioni sul fatto che qualcuno, lì a Cupertino, stia lavorando sulla nostra lingua.

 

Il pulsante di Siri sul Remote delle ultime due generazioni di Apple TV è completamente inutile per un italiano.

 

Già che ci siamo: capisco che ci sono le tasse, e gli oneri di importazione, e altre tasse ancora che solo uno stato civile come il nostro può applicare alla tecnologia, ma l’Italia è uno dei posti dove iPhone X è venduto al prezzo più alto. E diciamo che anche gli altri prodotti non scherzano. Basta guardare le differenze di prezzo tra un MacBook Pro di ultima generazione acquistato negli USA (anche tenendo conto delle tasse da aggiungere all’acquisto) e qui in Italia.

La cosa che davvero mi fa più male è vedere quanto Siri sia rimasta indietro.

La cosa che davvero mi fa più male è vedere quanto Siri sia rimasta indietro. È stata il primo assistente vocale su un telefono, e ancora fatica a comprendere richieste basilari. Pensa che vivo in un paese che si chiama Capriano del Colle ed è praticamente impossibile chiedere a Siri quale sarà il meteo per domani. E mentre HomePod lancia in un numero limitato di stati con un numero limitato di funzioni, l’assistente di Google è arrivato da poco in Italia e pare che Google Home sbarcherà sulle nostre coste a breve con il supporto alla lingua italiana.

Certo il piccolo altoparlante grande come una ciambella di Google non sarà il sogno di un audiofilo. Però costa solo 50€ e supporterà altri servizi oltre a Google Play Music. E da maggio pare che capirà tutto quello che gli chiederò.

 

Cara Apple, come puoi vedere da questo dagherrotipo che ti allego non ho grande utilità nel conoscere il meteo di Capri. Anche perché sai perfettamente dove abito.

 

Ecco perché ti scrivo questa lettera, Apple. Non perché voglio confrontarti con i tuoi colleghi di Mountain View, o con Amazon e il suo Alexa. No, lo faccio perché so che puoi fare di meglio. Perché hai fatto di meglio. E perché sono convinto che là fuori ci siano tante altre persone che, come me, non sentono il bisogno di altre animoji, ma di qualcosa di diverso.

Mi basta solo che ci rassicuri. Dicci che ci ami. Che alla nostra lingua ci stai lavorando. Che il supporto arriverà presto.

Spero che tu mi capisca. Anche se ti ho scritto in italiano.

 

 

 

 

  1. C’è una versione di Siri diversa per ogni dispositivo. Le richieste che si possono fare e le risposte che si ottengono da Siri su un iPhone o un Apple Watch sono diverse da quelle che si ottengono su Apple TV o HomePod.

Lorenzo Paletti a.k.a. lorenzopaletti

Fisico di professione e prestigiatore per passione, Lorenzo ha scritto di Apple e tecnologia di consumo negli anni d’oro del blog The Apple Lounge. Oggi conduce il podcast semiserio Radio Eppol insieme ad Andrea “Camillo Miller” Nepori e Lucio Botteri. È anche autore del libro Princìpi Matematici nell’Illusionismo, nel quale esplora l’uso della matematica nella prestigiazione.
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