Horror Flight #CoolStoryBro
di
itomi
7

VueCabine22_06

Son stanco, anzi, stanchissimo. Ho passato la giornata a camminare, inseguire taxi, camminare, inseguire metro, camminare, inseguire aerei. Poi finalmente arrivo al gate e comincia la solita trafila da film horror. Anche questa volta la compilation è ben fornita di aneddoti, sempre uguali a se stessi, sempre divertenti da raccontare quanto insopportabili al momento dell’accaduto.

Si apre l’imbarco e le hostess cominciano a controllare i documenti. Le duecento persone che devono salire sull’aereo scattano in piedi contemporaneamente e vanno a formare una fila davanti al gate, lunga quanto inutile. Io attendo seduto, non ho mai capito che diavolo si alzano tutti a fare, con la smania di “arrivare prima” sull’aereo. Abbiamo i posti assegnati, qual è il punto? Contenti loro.

Quando la fila si sta per smaltire mi alzo e mi aggrego, ho in mano carta d’imbarco e passaporto, pronti ad essere controllati. Normalità. Ma davanti a me c’è mister simpatia. Tira fuori la carta d’identità e la mostra all’hostess. Lei risponde che le serve anche la carta d’imbarco, ovviamente. Lui è un genio. Comincia a dire che tanto hanno tutto loro, che basta verificare la sua identità e che non serve la carta. Io sono incredulo, questo ci crede davvero. La hostess è impassibile, deve essergli successo ancora. Io ancora più incredulo. Lei gli spiega che deve aver ricevuto la carta d’imbarco via email o simili, ce la deve avere. Il tutto avviene in inglese ovviamente. La hostess è francese, l’idiota è italiano. Dai? Lui continua, insiste. Vuole imbarcarsi mostrando solo la carta d’identità.

Attendo paziente assistendo alla scena. Ho dietro di me un’altra ventina di persone che borbottano. Ad un certo punto non ce la faccio più: sarà l’inglese impossibile del tipo, sarà la faccia disperata dell’hostess, ma sbotto e sparo al tipo un “ce l’hai sta cazzo di carta d’imbarco o no?!?”. Lui si gira verso di me e, bello come il sole, mi risponde: “certo, sull’iPhone, ma è una questione di principio”.

Non è uno scherzo. E allora che rispondergli se non “il principio se vuoi adesso te lo mettiamo nel culo” indicando i venti alle mie spalle che, all’unisono, annuiscono? Problema risolto, carta mostrata, si può salire sull’aereo.

Questo, ovviamente, è solo l’inizio. Arrivo tra gli ultimi sull’aereo, come al solito. C’è il solito “tappo” in corsia. il corridoio è strettissimo, quanto il mio trolley (non è un caso ovviamente) e cerco di avanzare verso il mio posto che, ovviamente, è in fondo all’aereo.

Ecco la tizia che sta frugando nella sua borsa che è nel vano sopra i sedili. Sta cercando non si sa cosa ed è in piedi in mezzo al corridoio. Io fermo ad aspettare che finisca, dietro di me qualcuno dei venti di prima, ormai siamo una squadra.

La stronza fruga, fruga… e non trova un cazzo. Passano minuti interminabili e io ricomincio a bollire. tento un “sorry?”, sperando che capisca che qualunque cosa stia cercando nella sua fottuta borsa può farlo tra dieci secondi, quando saremo passati tutti e il corridoio sarà libero per gli stronzi come lei che prima mettono via la borsa e poi si ricordano che hanno li dentro quel qualcosa di indispensabile che gli serve subito, ora. Alla fine ce la fa, trova la cazzo di bottiglietta d’acqua e si risiede. Passo oltre finalmente.

Ma tre file dopo c’è un’altra fatica da affrontare, gli “scambiaposto”. Eh si. Altra razza che si riproduce spesso all’interno di cinema, treni, aerei. Ovunque ci sia un posto assegnato stai certo che troverai una testa di cazzo che ha preso il tuo posto, oppure ha ceduto il suo per un altro, che poi si rivela occupato da un terzo che deve sedersi al posto di un quarto… perché così il primo idiota sta vicino a sua moglie, sua figlia, la tipa figa o che cazzo ne so.

Fatto sta che tutto questo genera un rimescolamento di posti con conseguente idiota che aspetta in mezzo al corridoio di entrare nel suo posto lato finestrino, facendo rialzare due o tre persone e bloccando il benedetto corridoio dove io e la “mia banda” stiamo ancora aspettando di raggiungere il posto a fondo aeroplano.

Ma non c’è problema cara testa di cazzo, sorridi pure, chi se lo sarebbe mai aspettato che se ti sedevi al posto sbagliato poi arrivava qualcun altro a reclamare il suo posto eh? Strano proprio, di solito gli aerei sono praticamente vuoti.

Arranco, ma ormai è fatta: il corridoio è tutto libero fino alla penultima fila, la mia. La hostess è in fondo e sorride. Io spingo esasperato il mio trolley biascicando bestemmie. Arrivo a fondo aereo e la vecchia in uniforme (si perché le belle fighe assunte trent’anni fa sono tutte ancora li e ora ci cucchiamo le vecchie acide invece delle giovani distraenti degli anni ottanta) mi accoglie con un “non c’è più posto per i bagagli”, ovviamente in francese. Incredulo, gli rispondo con un “sorry?” e lei mi spiega in inglese che non c’è posto per il mio trolley, che devo trovare un buco. Al che mi ribello. Eh che cazzo. Gli sparo un “you tell me”, dimmelo te dove metterlo il trolley stronza, sarò mica io a dover cercare un buco.

Ma come mai non c’è più spazio? Sopra ad ogni ordine di tre posti c’è spazio per tre trolley, ma ovviamente moltissimi (compreso me) si portano anche uno zaino oltre al bagaglio a mano e, invece di tenere lo zaino sotto al sedile/gambe (come faccio io) hanno la brillante idea di metterlo in alto, nello spazio dei trolley. Avete mai visto una hostess dirgli di non farlo? ma ovviamente no. Tanto c’è spazio per tutti! tranne che per me. Alla fine mollo il trolley nel corridoio, la hostess capisce, lo prende e lo mette nello scompartimento riservato al personale di bordo. Vecchia, ma pratica.

Ah, mi siedo finalmente. apro il portatile e comincio a scrivere un racconto. Lo intitolo “Horror Flight”, voglio raccontare un po’ di aneddoti, ci sta dai. Ma no. “bling bling ogni dispositivo elettronico deve essere spento durante il decollo”… e questa roba proprio non l’ho mai capita. Mi fa proprio incazzare ogni volta. È una tale baggianata, talmente assurda da essere ormai entrata nella testa delle persone: ci credono davvero che lo smartphone o il computer che hai davanti potrebbe, in qualche modo, interferire con l’aereo super moderno sul quale stiamo decollando e farlo precipitare, uccidendoci tutti.

Ogni tanto vedi pure la scena di quello che si incazza col vicino “spegni o moriremo tutti” è il riassunto di quello che gli dice. Come no. È senz’altro così mister regolina d’oro, vallo a dire alla maestra che ti aspetto dietro alla lavagna.

Se ci fosse anche la più remota possibilità che questa stronzata fosse vera pensate che le linee aeree rischierebbero lasciandovi imbarcare con questi pericolosissimi dispositivi?

Controllano ogni cagata possibile prima dell’imbarco, ma hey, porta pure il tuo cellulare-che-fa-cascare-gli-aerei a bordo, tanto ci fidiamo, tu lo spegni e non succede nulla. E se mi scordo? Quante volte vi siete scordati o, come me (ok, sono uno stronzo) non lo avete spento apposta, lo avete solo riposto in tasca aspettando il decollo? È mai cascato un aereo perché qualcuno si era scordato di spegnere il cellulare? Dai, siamo seri.

Al limite raccontatemi che, durante decollo e atterraggio, volete che i passeggeri siano più “attenti” e non distratti da dispositivi vari… ma allora non mi lasciare neanche leggere la rivista che, prontamente, mi metti davanti alle gambe, pronta per essere sfogliata mentre le hostess fanno la loro scenetta con respiratori e uscite di sicurezza varie.

Ok, aspetto il decollo e mi metto a scrivere. Il tutto porta via il tempo del volo Parigi-Bologna. Ora stiamo per atterrare, vorrei raccontarvi altro, ma devo mettere via il computer, altrimenti il nostro aereo potrebbe schiantarsi al suolo e, diciamolo, non me lo perdonerei mai.

Antonio Moro a.k.a. itomi

Scrivo editoriali e recensioni su tecnologia ed entertainment. Mi occupo di UI/UX e direzione creativa, soprattutto su progetti web e gaming. Faccio cose e conosco gente su internet dal 1996. Più info su antoniomoro.com e itomicreative.com
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mercoledì 9 marzo 2016 - 10:47
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