
Con “letteratura per l’infanzia”, per definizione, ci si riferisce a quel settore dell’ambito letterario dedicato al pubblico più giovane e innocente, che tratta quindi tematiche “sicure” da parte di autori dedicati e competenti, con linguaggio appropriato volto a preservare la purezza del lettore. Più o meno.
La tradizione orale
Lasciamo stare le favole tradizionali, quelle che generalmente riconduciamo ai nomi dei fratelli Grimm e di Hans Christian Andersen: sappiamo tutti che le versioni che ci ha propinato la Disney sono ben lontane da quelle originali, tramandate per secoli per via orale, nelle quali i re preparavano le bare per i figli perché, per capriccio, era venuto loro in mente di scommettere sul sesso dell’ultimo nato e poi, eventualmente, se era il caso, uccidere tutti gli altri.
La Sirenetta non ballava felice col principe Eric visto che ogni passo che faceva sulla terra le dava la sensazione di mille pugnalate alle gambe (e, oltretutto, alla fine lui sposava un’altra e lei diventava schiuma, una tristezza immane); nessun cacciatore salvava Cappuccetto Rosso e la nonna che erano state mangiate dal lupo e la Piccola Fiammiferaia finiva morta congelata sul marciapiede la notte di Natale (sì, ok, anche il cartone animato finisce così, ma la fanno sembrare una cosa positiva).
Ecco, questa concezione di fiaba risale a un’epoca precedente a quella vittoriana, quando il bambino ha cominciato ad essere considerato “categoria protetta” da preservare dalle brutture del mondo più a lungo possibile, e dall’Inghilterra questa convinzione ha cominciato poi a prendere piede in tutto il mondo occidentale; prima di questa considerazione la fiaba era un racconto come un altro, senza intento pedagogico, destinata a bambini e adulti indistintamente, nessuna “novelletta” ma semmai impietose morali da far entrare nelle capocce dure di qualsiasi strato della popolazione, senza tanti giri di parole: se ti comporti male, è probabile che tu finisca morto. E certe volte è probabile che tu finisca morto anche se ti comporti bene ma sei nato povero. O se hai una botta di sfiga.
Insomma, it’s a hard life ed è bene cominciare a farci i conti fin da piccoli.
Pierino Porcospino
Una delle raccolte di raccontini e filastrocche tedesche più conosciute è quella di Pierino Porcospino, Struwwelpeter nella versione originale, scritta per il figlioletto di tre anni da un noto psichiatra di nome Hoffman (potrebbe essere un parente di quello dell’LSD?) nel 1844, come regalo di Natale.
La raccolta è corredata da illustrazioni dello stesso Hoffman, che il medico amava buttare giù per “tenere tranquilli” i suoi pazienti più piccoli: immagini così inquietanti che i bambini non potevano far altro che stare “tranquilli”, termine psico-pedagogico tedesco per “paralizzati dal terrore”. Le filastrocche volevano insegnare le norme del buon comportamento ai fanciulli, e le conseguenti punizioni se tali norme venivano trasgredite: ad esempio, nel caso che a qualche bambino, rimasto solo un attimo, fosse venuto in mente di succhiarsi i pollici, un sarto sarebbe sbucato dal nulla munito di forbicione, col preciso intento di mozzarglieli, ed ovviamente non sarebbero mai più ricresciuti, condannando l’infante a una vita da invalido. Non esisteva perdono.
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Struwwelpeter risale all’epoca romantica, che non ci andava di certo leggera con i dettagli macabri, e come abbiamo detto il periodo successivo, per quanto riguarda la letteratura anglosassone, è stato molto più rassicurante…
Jonathan Swift
Jonathan Swift, autore dei Viaggi di Gulliver, romanzo definito anch’esso “per ragazzi” (ma la definizione è opinabile, come minimo) decide di dare subito una botta alla convinzione tutta vittoriana che i bambini fossero una categoria di “intoccabili”, e non solo nasconde sotto le mentite spoglie di una fiaba per animi innocenti una ferocissima satira politica, ma tanto per rimanere sul leggero scrive Una modesta proposta per evitare che i figli degli Irlandesi poveri siano un peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli un beneficio per la comunità, proponendo quindi (in una prosa che non vuole convincere il lettore, tanto è lapalissiano che il proponente ha tutte le ragioni dalla sua parte e dà quindi per scontato che chiunque riconosca la validità della sua tesi) di usare gli infanti come cibo, e illustrando tutti i vantaggi di questa geniale trovata, con tanto di calcoli peso per costo alla libbra e, se fosse esistito Excel, grafici a torta.
Un’idea così geniale che poteva essere una soluzione a qualsiasi problema: alla mancanza di rifornimenti sulle tavole di chi poteva permettersi di comprare carne; alla miseria delle famiglie che non potevano sfamare tutti i frutti di un’epoca in cui il controllo delle nascite era pura fantascienza; alla disastrosa economia nazionale irlandese, che ne sarebbe uscita senza alcun dubbio rinfrancata.
Ovviamente, Swift stava scherzando/satirizzando, ma lo capirono in pochi, così pochi che quasi gli tolsero la tutela dei figli.
Lewis Carroll e la sua Alice
Se vogliamo focalizzarci sull’Inghilterra e sull’epoca vittoriana vera e propria, abbiamo una lampante testimonianza di quello che stavamo dicendo sul bambino-categoria-protetta in Lewis Carroll e la sua Alice in Wonderland. Naturalmente anche in questo caso siamo ben lontani dall’adattamento della Disney, che è poi l’unione del primo volume delle vicende di Alice e del suo seguito, Through the Looking-glass, and what Alice found there.
Entrambe le opere si oppongono ferocemente, seppur in maniera abilmente mascherata, a questa concezione del bambino: siccome gli adulti sono rappresentati come degli individui praticamente schizofrenici e senza il minimo senso (della realtà, della coerenza, della ragione), al bambino viene dato il ruolo opposto, quello del detentore della logica e della razionalità, che nel naturale ordine delle cose spetterebbe ai grandi; ne risulta un personaggio petulante, tronfio e piuttosto fastidioso, almeno dal punto di vista di un lettore adulto. Invece il bambino, che si identifica nella piccola Alice, ricava un certo senso di soddisfazione dalla supremazia logico-intellettuale dell’insopportabile mocciosa sull’adulto folle e sconclusionato.
Ma soprattutto (e qua scadiamo nella pruriginosa ricostruzione scandalistica in stile Novella 2000, non potendo avere la rigorosa certezza che queste “voci” siano corrette e veritiere), allo spettabile reverendo autore dell’opera piacevano le bambine: Alice Liddell era infatti la favorita tra le sue piccole amiche. Alice in Wonderland nasce come trascrizione di un racconto narrato a lei ed alle sorelline durante una gita in barca. Esistono centinaia di lettere che Lewis Carroll scriveva alle sue “piccole amiche”, lettere per lo più innocenti; e svariate fotografie, che il reverendo scattava di persona e collezionava. Pare che all’epoca, contrariamente a quanto succede oggi (specialmente se lasciate nelle mani di un uomo di fede), i genitori non avessero niente in contrario a permettere che le proprie figlie venissero fotografate parzialmente nude da un uomo adulto, e bisogna ammettere che, per quel che ne sappiamo, tale uomo adulto le bambine seminude non le ha mai toccate. Ma ahimè quello che faceva poi in casa sua di quelle foto non ci è dato sapere.
Conclusione
La letteratura per l’infanzia: pubblico giovane e innocente, dicevamo, tematiche sicure, autori dedicati e linguaggio appropriato. Per definizione. Forse una definizione migliore prevede un condizionale: dovrebbe preservare la purezza del lettore. Si sa, il condizionale è d’obbligo. O per lo meno, oggi come oggi, piuttosto opportuno.
Via Wikipedia
Fratelli Grimm
Hans Christian Andersen
Pierino Porcospino
Jonathan Swift
Lewis Carroll


So much creepyness.
Nooooooo @abby ti odio!
Mi rubo il primo commento, così a caso.
Comunque
le persone male non possono avere il primo commento LOL
Per dovere di cronaca: è stato @sabas a metterlo nel select. Così eventualmente cagano il cazoz a lui
Bravo! Fa fare il lavoro sporco agli altri!
Yep, l’ho messo per direttissima (dopo aver controllato che non fosse copiaincollato
)
sì, è copiaincollato dal mio grosso brillante cervello
Da libraia specializzata in libri per l’infanzia non posso che favvare subito!
Dai che magari finisco il post sullo stesso tema ma con fiabe differenti che ho lì da 3 mesi e non ho ancora avuto
vogliamodo di finire in modo decenteComunque
Veramente un bell’articolo.
“povere creature innocenti”
Bellissimo articolo! Da citare ci sono anche le favole propaganda del periodo nazista. Sono un vero “spettacolo” e siamo d fronte ad un nuovo utilizzo della favola, o forse solo una sua rivisitazione.
mi interessa molto, ora mi informo, grazie!
Da citare, inoltre, c’è tutta la parte “educativa” delle favole con la classica morale, ma soprattutto i valori inculcati ai bambini: tipo le principesse fuggite nel bosco e costrette ad una solitaria (a volte spaventosa) esperienza di vita umile e triste, che alla fine si lasciavano salvare dal principe e, soprattutto, imparavano a badare alla casa e fare le faccende domestiche(anche la Disney presentava questo aspetto, con Biancaneve e la Bella Addormentata nel Bosco ad esempio). Solo così potevano raggiungere il “vissero felici e contenti”.
Casualmente mi è capitato giusto stamane di discutere di quest’argomento, quindi ho letto l’articolo con molto piacere. Altro esempio, Pinocchio, di cui ho avuto la fortuna di leggere buona parte in versione integrale, ha dell’atroce, se letto con attenzione (un bambino mai nato che aspira alla vita; una fatina-zombie; lo squalo, palese citazione di Giona; se avessi letto anche un apparato critico relativo al libro potrei citare con più sicurezza altri punti).
Hansel e Gretel, che bruciano la vecchia nel forno e uccidono i genitori, valgono allo stesso modo.
S’è per questo, si dice che la versione originale di Pinocchio finisse con l’impiccagione del burattino, poi, considerata troppo deprimente, sono arrivati al finale moderno.
Pinocchio… quanto l’ho odiato da bambino quel burattino
@pedronerd non ti piacerebbe avere un burattino parlante tutto per te? Le leggi non li tutelano ancora
:pedohipster: bambole gonfiabili before it was cool!
Comunque l’ho sempre odiato perché l’ho sempre visto come uno stronzetto ingrato e viziato… povero Geppetto
idem.
Però il “Pinocchio, mentimi!” è abbastanza scontato, se il Geppetto sei tu.
lulz
Sono d’accordo, era uno stronzo! L’unica cosa buona di Pinocchio è l’insulto, storico, che ha fatto nascere:
“È uscito meglio Pinocchio con una sega, che tu con una scopata!”
Old but gold!
idem.
penso che questi sono gli unici modi per colpire davvero il bambino..farlo spaventare più del necessario per inculcargli in testa una sensazione che gli rimarrà più avanti negli anni..se il messaggio negativo non fosse troppo sottolineato,penso (dico penso perchè non sono una psicologa anche se sarebbe interessante approfondire) che i bambini troppo piccoli non sarebbero colpiti dalle immagini o elementi forti che ‘cambiano’ la storia facendo alzare l’attenzione del bimbo.penso eh.
“I bambini, qualcuno pensi ai bambini!” (cit.)
Articolo interessante devo dirlo, tanto che mi spiace non vi siano altri spunti ed esempi, sarebbe carino trovare un estensione di questo articolo in futuro.
C’è da dire che che in fin dei conti abbiamo un concetto di favola molto distorto, ben diverso dalla “fabula” di origine greca, che è quella a cui però ci riferiamo idealmente parlando, la favola di Fedro (o come molti tengono a precisare, anche quelle della Mesopotamia) è l’archetipo di questa, con protagonisti animali e una morale leggera.
Ma la nostra di tradizione favolistica è quella a stampo medievale dell’alta europa, quella germanica per l’appunto, spesso rigorosamente grottesca come forse in fede al periodo, non dimentichiamo che le stesse favole dei fratelli Grimm hanno subito più modifiche e rivisitazioni dei vangeli.
Ad ogni modo sarà mio parere sensibile ma io ripensandoci ho trovato molto grottesco che ai bambini si cantasse amorevolmente:
“Ninna nanna, ninna oh,
questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla Befana
Che lo tiene una settimana
Lo darò all’Uomo Nero
Che lo tiene un anno intero”
visto il successo che ha avuto l’articolo magari ne riparleremo!
ma, da brava grammar nazi, ti devo necessariamente cazziare:
GLI APOSTROFI!!!
hai dimenticato la strofa finale:
lo darò al “buon” gesù
che non lo riporta più.
o almeno, a me la cantavano così…
Hai aggiunto la parte più terrificante.
Le prime versioni di fiabe le si ritrova già nell’antico Egitto; in un papiro risalente alla XIX dinastia (fine XIII sec.a.C.) si trova la fiaba “Storia dei tue fratelli” (AT 303 “i due fratelli” per chi conosce la classificazione di Stith Thompson), ma anche tra gli scritti greci e romani ci sono tantissimi esempi di fiabe (da non confondere con le Fabule come ha giustamente fatto notare @Ucronia), esempio eclatante è la storia di Rodopi raccontata da Strabone (XVII, 1, 33) che è la prima testimonianza del motivo tipico della fiaba di Cenerentola (AT 510A). In realtà prima del Cinquecento non si può parlare di fiabe vere e proprie ma si tratta di “motivi” che ricorrono in maniera fissa in racconti che, solo in seguito, alcuni autori codificheranno come fiabe. Fino alla stesura delle prime raccolte, e succesivamente alla loro modifica per i bambini, la narrazione di queste storie era una vera e propria performance orale ad esclusivo appannaggio di un uditorio adulto.
Inutile dire che qui si apre un mondo e ci sarebbe di tutto e di più da dire sul rapporto tra narratore e uditorio, occasioni in cui si narravano le fiabe, l’importanza della donna-narratrice come trait d’union tra classi sociali, ovviamente tutta la classificazione, i tipi, i motivi e tutti i rapporti con la spicanalisi…troppe cose, troppe!
Come non ricordare la Bella Addormentata nel Bosco stuprata dal Principe Azzurro nel sonno? Che charme, ragazzi, che charme.
Raccontare questa versione della fiaba mi rende una persona mala.
Favvato, molto interessante, anzi peccato che tu non abbia riportato più di 3 approfondimenti! Spero in una seconda puntata
E grazie per avermi fatto ricordare “Una modesta proposta” di Jonathan Swift, ricordo di averla studiata a scuola ma il mio cervello l’aveva momentaneamente rimossa ed è stato un vero piacere riportarla alla memoria!
stiamo lavorando per voi
avete fatto la modesta proposta a scuola? beati voi, noi l’abbiamo fatta all’università e solo perchè c’era un prof di teoria della letteratura molto, molto, molto bravo
Ho un ricordo molto vago, ma penso sia andata così: nel libro di letteratura inglese c’era il capitolo su Jonathan Swift, dove si parlava soprattutto ed ampiamente dei Viaggi di Gulliver, ma lì in un angolino spuntava uno di quei box minuscoli di approfondimento-curiosità dove veniva citata la modesta proposta
essendo una grande fan e sostenitrice della satira in ogni sua forma, mi è rimasto impresso!
Dev’essere andata così, anche perchè faccio veterinaria quindi è improbabile che l’abbiamo affrontata all’università
mhh..beh ovviamente l’articolo è interessante, ci sono poi una marea di significati impliciti o meno che son stati appurati in quasi ogni racconto che è stato girato e rigirato come un calzino(vedi il mago do Oz per la politica,Winnie the Pooh per la psicologia..)
non concordo su Alice,però. Cioè,da piccola proprio non mi piaceva. L’avevo vista una volta ma oltre a non capirci niente mi faceva paura la regina.
Quello che può colpire i bimbi è il mondo pieno di colori e personaggi strani che non per forza i bambini associano al mondo adulto,si smarriscono nella storia,non fanno queste associazioni fino ai 10 anni (e poi a 11 si mettono a guardare le Bratz quindi nema problema).
Ti dirò di più: Alice è stata fatta per i grandi.
Essa è un capolavoro incompreso..c’è un gioco di lettere nelle filastrocche, rime ecc..ed in quanto al personaggio di Alice non penso si senta superiore,forse può sembrarlo superficialmente..in realtà cerca di adattarsi alle porticine e diventa piccina,anche troppo..poi ritenta ma diventa troppo grande..cerca di trovare la sua dimensione nel mondo ‘adulto’ che non è pazzo,ma difficile e pieno di differenti barriere da affrontare.
ma sì certo è lo stesso discorso che ho accennato per gulliver: in superficie è una storia per ragazzi, un romanzo d’avventura, se lo affronti in chiave di satira politica ci ritrovi altri significati, ovviamente devi conoscere la storia dell’epoca e capire con chi ce l’aveva di preciso swift per dare questa interpretazione in modo corretto. succede spesso, dopotutto sono storie per ragazzi ma scritte da adulti, e in certe situazioni sociali e politiche non era esattamente facile poter dire quello che realmente si intendeva senza nascondersi dietro a una qualche apparenza rassicurante. le due cose possono coesistere senza problemi.
). i libri sono pieni di incontri con personaggi adulti/che rappresentano gli adulti: la regina in primis (anzi, le regine), humpty dumpty, tweedledum e tweedledee (pincopanco e pancopinco, mi pare, in italiano), e che sono totalmente slegati dalla logica (nel cartone lo vedi in particolare nell’incontro con i gemelli).
per alice: vista in che senso? io mi riferivo ai libri, per quanto riguarda il cartone animato non so (ma se ti faceva paura la regina, credo che lo scopo sia stato raggiunto
sono d’accordo sul fatto che alice cerchi di trovare il suo posto nel mondo degli adulti, ma non sul fatto che sia stata fatta per i grandi (più che non essere d’accordo io, non è vero). come ho scritto nell’articolo la storia è nata appositamente per essere raccontata alla piccola alice liddell e le sue sorelline. sono state utilizzate numerose filastrocche e giochi di parole della tradizione anglosassone (uno dei motivi per cui leggere i romanzi in lingua originale è praticamente d’obbligo), comunque sempre a destinatario infantile (per quanto lewis carroll ci giochi molto, il confine è labile, è un po’ il messaggio che ho cercato di passare in tutto l’articolo). il “personaggio” di alice di certo non si “sente” superiore, è sconcertato, confuso, non capisce perchè nel mondo in cui si è ritrovata, in Wonderland appunto, è tutto molto diverso da come è stata abituata.. e cerca di applicare la logica che le è stata insegnata dagli adulti a quelli che percepisce come adulti, ma che logici non sono affatto. l’adulto che legge la storia si rende conto del gap tra il mondo reale e il paese delle meraviglie, anche nel caso che non capisca tutte le motivazioni e legga in modo superficiale è abbastanza per rendersi conto che essendo un paese di fantasia non necessariamente la logica deve esservi applicata (anzi, proprio perchè è un paese di fantasia la logica non vi viene applicata, fa parte del patto col lettore che comincia quando si apre il libro). e quindi pensa “WTF, questa bambina è completamente scema? non si rende conto che è inutile cercare di insegnare un metodo di comportamento coerente a questi pazzi?” e la trova pedante, e fastidiosa, perchè insiste ottusamente nell’applicare uno schema ovviamente (per un adulto) non più valido. un bambino invece si immedesima in lei: anche a lui è stato insegnato che bisogna essere educati e comportarsi con logica e coerenza. il comportamento di alice è normale, “gli altri” sono pazzi, ed è necessario cercare di adattarsi a un mondo di pazzi.. crescere, forse.
in poche parole, l’interpretazione degli adulti e dei bambini è molto diversa. bisogna ricordare comunque che anche se il target è infantile gli autori sono comunque adulti e quello che si può evincere da un’opera con un’interpretazione successiva, postuma, freudiana o salcatzo, può essere molto diverso da quello che l’autore intendeva o voleva far intendere.
si,si..my bad..il romanzo è stato fatto per la ragazzina,vero, ma intendo che alla fine ci ha lavorato troppo sopra per non esser stato fatto anche per gli adulti..è tipo un libro in duplice copia, può essere letta ed interpretata in due modi diversi a seconda dell’età del lettore e a seconda del tipo di persona anche..secondo me alice nel primo non è fastidiosa,è curiosa..nel secondo sta diventando adulta e quindi più rompipalle,più logica..
Non penso poi che Wonderland sia il mondo degli adulti..penso sia il mondo nel quale rifugge dal mondo reale..man mano che ‘cresce’, Wonderland le sta stretto e cominicia ad essere pignola.Per ogni personaggio che incontra si può fare un analisi tutta propria..azzardo possano essere tutte parti della personalità di alice.
I libri sono interessantissimi da analizzare..che cavolo,avevo un file tempo fa dove ho scandagliato bene certe parti del libro..lo devo cercare.
Ovviamente favvato l’articolo
La questione fotografia a bimbi più o meno nudi non era relativamente diffusa all’epoca?
dicono di sì su wikipedia..sul profilo di Carroll..a me puzza.
Ho questo ricordo relativamente alla stessa passione da parte di Baden-Powell. Il problema fonti rimane(per quanto ne so potrebbe essere una boiata).
beh era “relativamente” diffusa. la pedofilia non esisteva.. cioè, non era riconosciuta come “problema”. soprattutto quando non diventava violenza sessuale, ovvero principalmente si trattava di fotografie, senza contatto fisico e quindi (sempre relativamente) non così traumatiche per il soggetto ritratto. credo che pre-novecento ci fosse un confine molto blando tra affetto per i bambini/attrazione sessuale.
ho trovato un link sulla storia del concetto di pedofilia che è piuttosto interessante:
http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/devianza/furfaro/cap3.htm
con la citazione di un’altra interessante fiaba che comincia così:
WTF
… sembra più una sottotrama alla G RR Martin…
Bellissimo articolo, FAV!
Ricordo che in un albo di Sandman veniva citata una versione della storia originaria di Cappuccetto Rosso, nella quale il lupo, prima di mangiare Cappuccetto, le offre carne e vino che in realtà sono la carne della nonna morta ed il suo sangue.
Non so se e quanto sia veritiera questa versione, che viene fatta passare per la storia originale, ma non mi stupirebbe se fosse così!
comunque basta pensare a hansel e gretel… abbandonati nel bosco (per ben due volte) dal padre a causa della crisi vengono catturati da una strega cattiva (chiaramente diabetica) che vuole mangiarseli. loro con uno stratagemma degno dei migliori oculisti la infilano nel forno, le ciulano le ricchezze e tornano dai genitori. EH? TORNANO DAI GENITORI? ma vi hanno abbandonato nella foresta di merda e voi tornate dai genitori? pieni di soldi? capisco “onora il padre e la madre” però…
o anche il pifferaio di hamelin… nella versione originale i bambini vengono rapiti e NON FANNO RITORNO. cioé, muoiono. Buonanotte, tesoro.
concezioni alternative della famiglia: per l’autore era evidentemente mainstream abbandonare i bambini perchè i genitori non avevano di che nutrirli. ti lascio nel bosco, se riesci a sfamarti bene, sennò crepi.. probabilmente non gli tiravano direttamente una fucilata nella tempia solo perchè c’era quell’1% di probabilità che sopravvivessero nutriti dai cervi e gli scoiattoli, e la coscienza poi rimordeva. e siccome la cosa era perfettamente comprensibile, anche da un bambino.. (o almeno così la pensava l’adulto che scriveva o raccontava la fiaba) era perfettamente logico che poi il bambino tornasse a casa e volesse condividere le sue sudate ricchezze coi genitori.
o anche: bambini, se per caso i vostri vecchi vi abbandonano per strada e voi trovate un sacco pieno di monete d’oro, il comportamento corretto da tenere è quello di tornare da loro e consegnare il malloppo. meh.
insomma, sforna più figli che puoi, abbandonali nella foresta e, se hai culo, uno o due torneranno con un pacco di soldi.
o con un’ascia bipenne in mano e anni di mancata psicoterapia alle spalle.
una versione un po’ spartana…
LOL questa è un’ottimo modo di vedere la cosa
ok, ho scritto un ottimo con l’apostrofo, qualcuno mi fucili
No no @inferno , scriveremo una favola in cui un bambino mette l’apostrofo dove non deve e viene sciolto nell’acido!
E tu la recensirai!
@drennerd del tipo “Cera una volta un bambino…” AAAAAAAAAAAAAARGHHHH!!!!!!
LoL! Esatto! Una roba veloce da mettere anche nei baci perugina e nei biscotti della fortuna! Comunque preferisco:
basta, basta! smettettela di scrivere certe cose, mi state uccidendo! mi fanno male gli occhi!
@inferno Credo ci sia qualcuno in grado di editarti il commento incriminato, facendolo addirittura sparire, volendo (appena sarai “author” lo potrai fare anche tu, nei tuoi articoli!). Tuttavia c’è un MA enorme: sei una donna, e quando chiederai il favore di nascondere le tue apostrofate vergogne, ti verrà chiesto qualcosa senza vestiti in cambio! E se il tuo commento verrà corretto/eliminato, la lega saprà!
In caso contrario, soffrirai!
lasciatelo lì, tanto so perchè ce l’ho messo: avevo scritto “un’ottima spiegazione” e quando ho corretto ho lasciato l’apostrofo LOL
e comunque non potrei farvi qualche panino, al limite?
@drennerd credo che la forma più corretta sarebbe:
PS: @inferno si dice l’asciatelo lì
@inferno Ma per me sei già p’erdonata, non c’è bisogno dei panini!
@pedronerd Hai ragione! Ma voglio che l’afavola sia ambientata all’ago! *_*
@drennerd C’è sempre bisogno di panini, sono un obbligo morale. Sicuro di non essere @nerdaccia ? Non mi pare credibile che un uomo non ci arrivi.
Comunque, voi scrivete quella storia con gli apostrofi a caso, ma non fatemela vedere mai , a meno che non vogliate vedere come implode il cervello di una persona.
@pedronerd Lo sappiamo tutti che tu adori l’idea che i bambini vengano abbandonati nei boschi.
L’holl’hai (ci vuole l’acca perché è verbo. Eh.)
meanwhile at inferno’s, il mio cervello è imploso.
@nani ma lo sanno tutti che sono @nerdaccia (al 20%)…ma anche @lizlee (al 25%), @redman (15 %) e @mgnhefner (10%).
E tu a darmi del rincojonito! 
E comunque sei un po’ infame, io ho detto a @inferno che non c’era bisogno di panini, era perché mi ero affezionato ai tuoi e non ti volevo tradire.
Quasi quasi la scrivo davvero l’afavola e trovo il modo di tatuartela all’interno della palpebra!
@drennerd Non sono una tipa gelosa, puoi ricevere panini da chiunque. Anche se non ricordo quando io ti abbia offerto uno dei miei, in effetti.
che me la strapperei da sola.
Lo sai, vero, che non riuscirei a leggerla all’interno della palpebra? Anche se, è probabile, brucerebbe tanto al mio dna
Ehi, sono io quello che non sa usare gli apostrofi.
bell’articolo, favvato anche io. sono un appassionata di favole ed in particolare di Alice, ho perfino una piccola collezione di edizioni diverse
bravo,bravo.
“bravo bravo” acclamazione alla francese? perchè sennò è bravA bravA
Ottimo articolo!
Spero in una seconda parte!
Ma come ho fatto a non notarlo a suo tempo? Fail per me…
Ecco perché mia figlia mostra una così spiccata tendenza per il creepy e lo spooky!