Robotech (Macross Saga) #LegaNerd
di
itomi itomi
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Nel 1999, una gigantesca astronave aliena si schianta su un’Isola.

Dallo studio di questo eccezionale artefatto, gli scienziati terrestri ottengono conoscenze tecnologiche avanzatissime, che portano alla costruzione di nuovi mezzi bellici: i caccia trasformabili VF-1 Varitech o Valkyrie e, successivamente, al restauro della stessa astronave aliena, ribattezzata SDF-1 (Super Dimensional Fortress 1).

Durante la cerimonia di inaugurazione, il popolo alieno degli Zentradi attacca l’isola e i suoi abitanti. Un pilota acrobatico, Rick Hunter, sale a bordo di un aereo militare (un caccia Valkyrie) e viene suo malgrado coinvolto nel combattimento, schiantandosi infine sulla casa di una giovane ragazza, Lynn Minmay.

Le forze aliene sono così superiori a quelle terrestri che e il comandante dell’SDF-1, Henry Gloval, ordina di compiere un salto iperspaziale, che trasferisce la fortezza spaziale e, per errore gran parte dell’ isola di Macross e le due navi da guerra Daedalus e Prometeus, nelle vicinanze di Plutone…

Robotech è una serie televisiva animata di fantascienza creata nel 1985 negli Stati Uniti fondendo, in un’unica serie di 85 puntate, tre diversi anime, del tutto non correlati fra loro, prodotti in Giappone dalla Tatsunoko: Macross (Chōjikū Yōsai Macross) (36 episodi, 1982/83), The Super Dimension Cavalry Southern Cross (Chōjikū Kidan Southern Cross) (24 episodi, 1984) e Genesis Climber Mospeada (Kiko Soseiki Mospeada) (25 episodi, 1983/1984).

È stata prodotta dalla Harmony Gold sotto la supervisione di Carl Macek, che ha riscritto la sceneggiatura e i dialoghi dei tre anime al fine di uniformare la trama. In Italia è stata trasmessa in TV nel 1986 sulle reti Mediaset e successivamente ha avuto diverse repliche sulla rete Italia 7.

Robotech è stata la mia serie di cartoni animati preferita di quando ero bambino. Avevo 8 anni quanto è stata trasmessa per la prima volta in Italia e ricordo bene di quanto aspettassi la mitica sigla.

La scorsa settimana mi è tornata in mente grazie a Facebook e mi sono reso conto che in realtà non ricordavo praticamente niente della storia: certo, i caccia Valkyrie sono impossibili da dimenticare, così come Rick Hunter e (soprattutto) Minmay e Lisa.. ma della storia in sé, della trama insomma.. non ricordavo nulla.

E non solo perché sono passati 24 anni. La settimana scorsa ho ordinato il primo cofanetto della prima stagione perché volevo assolutamente rivedere la mia serie preferita e ho passato tutto il week-end a guardare i 17 episodi contenuti in esso.

Ho capito perché non ricordavo niente: perché probabilmente a 8 anni non avevo capito quasi nulla di quanto profonda e “adulta” fosse la trama di Robotech.

Robotech è scritto in una maniera sublime. La regia di Robert V. Barron e la sceneggiatura di Carl Macek sono a livelli altissimi e il tutto non è assolutamente in target per un bambino.. tutt’altro.

Morti ammazzati, tecniche di regia modernissime, filosofia e storia dell’umanità e dell’evoluzione, clonazione, tecnologia, amori… mi sono mangiato i primi 17 episodi in due giorni senza mai staccare.

Robotech é un capolavoro assoluto.

In particolare del primo cofanetto segnalo due episodi assolutamente incredibili: il primo è “Miss Macross” in cui Minmay viene eletta appunto Miss Macross e la regia è qualcosa di incredibile, passando dalla diretta televisiva al combattimento in atto nello spazio.. alla diretta vista sia dagli Zentradi che da Rick Hunter sul suo caccia.. di un moderno e raffinato incredibili, assolutamente spiazzante per me che mi attendevo un cartone animato e non una lezione di regia.

La seconda puntata che vi segnalo è l’ultima del cofanetto, “Incubi” in cui Rick Hunter finisce in coma e il regista ci fa vedere il suo coma/incubo attraverso un rimontaggio e ridoppiaggio di tutti gli episodi precedenti (i suoi ricordi appunto!) … non oso immaginare cosa devo aver capito quando l’ho vista a 8 anni.. di sicuro quando l’ho rivista ieri per poco non cadevo dal divano: anche in questo caso sono state utilizzate tecniche di regia e narrazione che difficilmente ci si aspetta da un “cartone animato”, è stato rappresentato lo stato onirico del protagonista, andando a rappresentare visivamente i suoi pensieri, preoccupazioni, ricordi e sentimenti in una maniera ad dir poco eccezionale, soprattutto se, come me, si è appena visto i 16 episodi precedenti e si hanno ancora vivi i ricordi di cosa e come ha vissuto Rick Hunter.

Non ricordo e non ho ancora rivisto (provvederò a brevissimo!) le altre due serie che sono state aggiunte per motivi di marketing / commercializzazione, ma quello che vi dico è: comprate assolutamente il primo cofanetto di Robotech, non ve ne pentirete assolutamente.

Ecco spiegato il motivo dell’unione di tre serie in una sola per il mercato americano:

La Harmony Gold era interessata a produrre una versione di Macross per il mercato anglosassone, ma questa era composta di soli 36 episodi, mentre la lunghezza minima di una serie animata da proporre alle reti televisive americane era solitamente di 65 episodi (un numero minore di episodi avrebbe potuto impedire che il pubblico si interessasse alla serie avendo, di conseguenza, un minore traino sulle vendite del merchandising). Pertanto la Harmony incaricò Carl Macek di trovare una soluzione, utilizzando eventualmente anche altro materiale di cui aveva i diritti per il mercato occidentale. La scelta di Macek fu quella di impiegare altre due serie animate dal mecha design simile, saldandole in un’unica serie divisa in tre parti, così da poter proporre il risultato per l’edizione americana.

Considerate questo come il primo articolo di una serie di recensioni che farò sui restanti cofanetti della serie che ho già ovviamente ordinato visto che il primo cofanetto, offrendo il primi 17 episodi, non conclude la prima stagione.. sono rimasto appeso! :D

Sia Southern Cross che Mospeada erano serie nate grazie al successo del primo Macross e delle tematiche introdotte da questo, le quali però, avevano visto la loro produzione, nel paese del Sol Levante, fermata anzitempo a causa dei bassi ascolti.

Per poter compiere questa operazione, Carl Macek (che ne è stato il supervisore e che avrà un ruolo importante anche per la realizzazione dei seguiti di Robotech), ha riscritto dialoghi, tagliato e rimontato scene dei tre anime, in modo da poter produrre una storia coerente. In tutta questa operazione la serie che ha sofferto maggiormente è stata Southern Cross, che, dovendo fare da trait d’union fra le altre due, è stata soggetta a maggiori rimaneggiamenti.

Il nome Robotech fu scelto in quanto la Revell, una delle principali aziende produttrici di modellini, aveva in catalogo alcuni dei mecha presenti in Macross, in una linea di prodotti chiamata Robotech Defenders, di cui era stata pubblicata nel 1984 anche una miniserie di fumetti dalla DC Comics. La Harmony temeva che la pubblicazione con un altro nome avrebbe indotto disorientamento nei consumatori e danneggiato le vendite dei giocattoli.

In ogni caso lo ripeto: il primo cofanetto di Robotech è un capolavoro assoluto, da vedere, da rivedere, da studiare, da consigliare.

Curiosità:
Gli appassionati di fantascienza noteranno guardando Robotech delle incredibili somiglianze con la serie Battlestar Galactica. Se vi è piaciuto BGS.. Robotech vi lascierà a bocca aperta, personalmente l’ho apprezzato ancora di più della serie TV americana.

Robotech nel frattempo è diventata una vera e propria saga, composta dalle prime tre serie principali (Macross Saga, The Masters e The New Generation) più tutta una serie di lungometraggi e spin-off vari.

La bellissima sigla iniziale è opera dell’italiano Ulpio Minucci. La colonna sonora, registrata in studio per sostituire le versioni originali delle diverse serie giapponesi, era composta da circa 46 tracce sonore, in gran parte scritte dallo stesso Minucci e dal collega compositore Arlon Ober, a cui inoltre si deve l’adattamento elettronico di alcune delle stesse, inizialmente composte ed eseguite per l’orchestra sinfonica.

Robotech su Wikipedia | Sito Ufficiale Robotech | Recensione Robotech | Sito Ufficiale Macross

itomi

Antonio Moro a.k.a. itomi

Scrivo editoriali e recensioni su tecnologia ed entertainment. Mi occupo di UI/UX e direzione creativa, soprattutto su progetti web e gaming. Faccio cose e conosco gente su internet dal 1996. Più info su antoniomoro.com e itomicreative.com
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