La recensione di Le streghe, ispirato all’omonimo romanzo di Roald Dahl, portato al cinema la prima volta nel 1990: questa volta a dirigere è Robert Zemeckis, Anne Hathaway è la Strega Suprema e Guillermo Del Toro firma la sceneggiatura, per un remake più spaventoso e politico.

Tremate, tremate, le streghe son tornate! A trent’anni di distanza dal film di Nicolas Roeg Chi ha paura delle streghe?, il romanzo di Roald Dahl torna sul grande schermo: questa volta a dirigere è Robert Zemeckis, mentre a scrivere è Guillermo Del Toro, anche produttore esecutivo insieme all’amico Alfonso Cuarón. E, nello scrivere la recensione di Le streghe, non possiamo non dire che si vede.

 

 

Amatissimo autore di storie per ragazzi, fonte inesauribile di ispirazione per il cinema (sue moltissime storie diventate di culto sul grande schermo, come I Gremlins, James e la pesca gigante, La fabbrica di cioccolato, Il GGG e Matilde), Roald Dahl ha un forte senso dell’umorismo, grande fantasia e la tendenza a donare ai suoi protagonisti due qualità che ritornano costantemente: curiosità e ribellione. Li rende spesso anche poveri e/o orfani: è l’eredità di Dickens, che in questo ha fatto scuola, fino alla saga di Harry Potter. Non protetti dai genitori, i bambini delle storie di Dahl sono costretti a cavarsela da soli e sviluppare un’incredibile capacità di sopravvivenza.

 

recensione di Le Streghe

 

Tutto questo in mano a Guillermo Del Toro diventa argilla fertile per parlare del mondo di oggi, raccontando però il passato: disponibile in digitale sulle principali piattaforme di streaming (Amazon Prime Video, Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMvision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e Infinity) dal 28 ottobre, Le streghe è molto più politico del film del 1990 e anche più horror, con elementi tipici del cinema del premio Oscar messicano, come il gusto per i dettagli più disgustosi (pustole, piaghe e piedi mutilati sono inquadrati con morbosa insistenza e non mancano insetti mangiati con soddisfazione). A dirigere il film prodotto da Warner Bros. d’altra parte è Zemeckis, che da sempre usa il genere per raccontare altro.

 

 

 

 

Dalla vecchia Inghilterra al sud degli Stati Uniti

Questa volta dalla vecchia e grigia Inghilterra anni ’80 ci spostiamo nella calda e assolata Alabama: siamo negli Stati Uniti degli anni ’60 e il protagonista non è più Luke Eveshim, biondissimo, mezzo inglese e norvegese, ma un bambino di colore senza nome, interpretato da Jahzir Bruno, al primo ruolo in un lungometraggio. Rimasto tragicamente orfano, il ragazzo viene affidato alle cure della nonna, anche le i senza nome: a darle voce, corpo e un grandissimo cuore è il premio Oscar Octavia Spencer.

Questa volta dalla vecchia e grigia Inghilterra anni ’80 ci spostiamo nella calda e assolata Alabama: siamo negli Stati Uniti degli anni ’60.

La nonna scritta da Del Toro è un personaggio straripante: prepara torte e pollo fritto, offre cioccolate calde, mette su dischi e balla come una matta in salotto. Tutto pur di far sorridere di nuovo il nipote. Soprattutto ha visto e sa molte cose: conosce il potere curativo delle piante e sa riconoscere una strega. Parrucche a coprire le teste calve, lunghi guanti a nascondere artigli e scarpe che coprono piedi dalle dita mozzate. Per una strega non c’è niente di più disgustoso di un bambino e per toglierlo di mezzo userebbe qualsiasi stratagemma, compreso offrirgli dolciumi pieni di Pozione 86, intruglio che trasforma le persone in topi.

 

recensione di Le Streghe

 

Braccati dalle streghe di quartiere, nonna e nipote si rifugiano in un lussuoso hotel e, vedi tu a volte il destino, si imbattono nell’associazione per la Protezione dell’Infanzia, che altri non è che il raduno annuale di tutte le streghe del mondo. A guidarle la Strega Suprema, un concentrato di malvagità, che vuole far aprire un negozio di dolciumi (di alta qualità!) a ognuna di loro, così da attirare nella rete quanti più mocciosi possibile, in modo da schiacciarli una volta diventati roditori.

 

 

 

 

Anne Hathaway si diverte come una matta nel ruolo della Strega Suprema

Nel film di Roeg è il premio Oscar Anjelica Huston a dare vita al capo delle perfide fattucchiere, in Le streghe è invece un’altra attrice da Oscar a interpretare la Strega Suprema: Anne Hathaway, che sembra omaggiare e allo stesso tempo prendere in giro il ruolo che l’ha resa una star, ovvero Andy di Il Diavolo veste Prada (la presenza nel cast di Stanley Tucci, che dà luogo a una mini reunion, ci fa pensare che forse è proprio così).

Il premio Oscar Anne Hathaway è la Strega Suprema che sembra omaggiare e prendere in giro Il Diavolo veste Prada.

Hathaway si diverte a indossare vaporose parrucche bionde, completi di alta moda e scarpe dal design aggressivo, ma si scatena quando al trucco da servizio fotografico sostituisce quello da creatura mostruosa: angoli della bocca che si allargano come quelli dei rettili, cicatrici sul viso, narici che si allargano a dismisura. L’attrice mette tutta se stessa nel rendere mostruoso il suo viso e il suo corpo, aiutata dagli effetti speciali a cui aggiunge una mimica mai così vivace. Se non fosse uno spietato mostro mangia bambini la sua Strega Suprema ci starebbe molto simpatica. Anche le sue colleghe sono interessanti: a differenza del film anni ’90 sono di ogni colore e nazionalità: vediamo streghe asiatiche, di colore a dimostrazione che il male è sparso ovunque.

 

 

Se la natura malvagia di questi demoni mascherati da donne è continuamente sottolineata dai serpenti che spuntano dalle loro mani o dai drappeggi dei vestiti, c’è un male strisciante molto più pericoloso, che rimane camuffato durante tutto il film, ma ne costituisce il cuore e la novità rispetto al predecessore e anche al libro di Roald Dahl.

Il prezzo altissimo del sogno americano: il razzismo.

 

 

 

 

Le streghe di Zemeckis e Del Toro sono più spaventose e politiche

In questi ultimi anni, sia al cinema che in televisione, diversi autori stanno cercando di affrontare la grande questione irrisolta degli Stati Uniti d’America attraverso il genere. Spike Lee ha costruito una carriera sul tema razziale e spesso è stato accusato di essere ripetitivo. Oggi, con i fatti di cronaca che sembrano dargli ragione e che hanno fatto rimangiare a molti l’appellativo “esagerato” quando si tratta del regista di New York, il problema del razzismo è più attuale e rilevante che mai. Parlarne attraverso storie che apparentemente non c’entrano nulla sembra diventato il tema del momento a Hollywood. E forse è il modo più efficace: l’ha fatto Jordan Peele con Get Out, Ryan Murphy con la miniserie Hollywood, Misha Green in Lovecraft Country e Damon Lindelof in Watchmen.

Da sempre il genere permette di nascondere altro dietro la facciata dell’intrattenimento e in USA al momento il nervo scoperto più pressante è quello del razzismo.

 

 

Anche Le streghe ricorre a questo stratagemma per raccontare la storia di un ragazzo che nasce svantaggiato e cresce tra mille difficoltà: i demoni di cui gli racconta la nonna cercano proprio bambini come lui, poveri, orfani e di colore, di cui nessuno sentirà la mancanza. Per nulla aiutati dalle autorità, ma anzi, guardati con sospetto perché considerati fuori posto in un albergo popolato solo da ricchi bianchi, nonna e nipote possono contare soltanto sulle loro forze.

Il loro potere più grande è la conoscenza e il coraggio di usarla per resistere.

Non solo: mentre nel film di Roeg bambini trasformati in topi venivano accettati comunque dai genitori umani, qui non c’è speranza. Chi diventa topo deve arrangiarsi da sé e magari trovare una nuova famiglia in chi capisce e condivide la sua stessa situazione. Anche per il protagonista c’è un finale dolceamaro: le streghe possono avergli tolto il suo aspetto umano, ma non le sue qualità umane. Ed ecco perché il film si apre con soltanto la sua voce, che dà coraggio a una classe di giovani a cui cerca di dare coraggio e forza: bisogna imparare dalla storia, per fare in modo di non ripetere gli stessi errori.

In conclusione della recensione di Le Streghe, più spaventoso e più politico, il film di Zemeckis e Del Toro magari farà paura ai bambini più piccoli, ma educherà i fratelli più grandi, attraverso il potere dell’immaginazione e il potere di riconoscere i mostri proprio in chi si presenta splendente.

 

Le streghe è disponibile dal 28 ottobre on demand sulle principali piattaforme di streaming