A più di tre anni da The Young Pope, Sorrentino porta su Sky Atlantic il sequel: The New Pope. Sarà riuscito a reggere il peso delle grandissime aspettative? Spoiler: sì.

Se avessi dovuto scegliere la serie che più attendevo per questo 2020, una sola produzione mi sarebbe venuta in mente, The New Pope. Ho letteralmente adorato nel 2016 The Young Pope, che fa da prima stagione a The New Pope, come quel Sorrentino comunque bilanciato (come ne Il Divo), simbolico sì, ma non troppo astratto (come in Loro). É pure con pochi dubbi una delle produzioni che più possono inorgoglire il nostro Paese all’estero, visto l’impegno congiunto di Sky, HBO e Canal+ e il cast internazionale che hanno portato la serie ad essere apprezzata e seguita anche oltreoceano.

Partendo quindi dall’epilogo della scorsa stagione (che mi rifiuto di considerare spoiler, sono passati tre anni), con l’arresto cardiaco di Pio XIII, un nuovo papa è destinato ad arrivare in Vaticano, il Giovanni Paolo III di John Malkovich, AKA Sir John Brannox. Visti in anteprima primo, secondo e settimo episodio (con un filmato a colmare il gap) di una stagione che ne contiene nove in tutto, vi consiglio di segnarvi sul calendario il 10 gennaio, data in cui la serie approderà con le prime due puntate su Sky Atlantic (e NOW TV).

Leggi anche la recensione di The Young Pope.

A giudicare dai tre episodi mostrati, tutto quello che avete amato in The Young Pope è destinato a ritornare in quella che sembra candidarsi a diritto come una delle migliori serie del 2020 appena iniziato.

 

Morto (o in coma) un papa, se ne fa un altro. Questo il detto, e The New Pope non fa eccezione.

Morto (o in coma) un papa, se ne fa un altro. Questo il detto, e The New Pope non fa eccezione. In coma Lenny Belardo/Pio XIII (Jude Law) in seguito al malore capitatogli nel precedente finale di stagione nel corso dell’omelia in Piazza San Marco a Venezia, il Cardinal Voiello (Silvio Orlando) viene spinto da forze non ben definite a risolvere la situazione.

Dopo una certa attesa, che ha lasciato il cattolicesimo senza leader e permesso si creasse un culto intorno alla sopravvivenza di Lenny, il Segretario di Stato mette finalmente in moto la macchina del conclave per l’elezione di un nuovo pontefice, che alla fine si scopre essere il tormentato nobile inglese John Brannox (John Malkovich). Nel mentre, Pio XIII potrebbe non essere archiviato, dopotutto.

Questo è davvero tutto quello che posso e voglio dirvi nel dettaglio sulla trama della stagione, dato che ogni passo in più è spoiler da questo punto (nonostante i trailer rivelino molto), dalla surreale elezione papale ai successivi sviluppi e twist.

La Chiesa di The New Pope è un’altalena di caricatura, dramma, spiritualità ed eros

In ogni caso, alla base The New Pope recupera tutta quella brillantezza del racconto di The Young Pope, presentando la Chiesa sotto un occhio che si muove altalenante tra caricatura, dramma, spiritualità ed eros. É una visione dell’istituzione al completo che si gonfia per affrontare temi esistenziali, più che nello specifico teologici, dove la religione è in primis uno strumento che sottosta ai personaggi, le macchinazioni e le ombre che la guidano.

 

John Malkovich The New Pope

 

The New Pope non lascia mai spazio alla noia, tra parentesi al limite del grottesco e del paradossale

É una narrazione, quella scritta da Sorrentino (da cui la serie è anche ideata e diretta) con Umberto Contarello e Stefano Bises, che – almeno per questi tre episodi – non accelera particolarmente il racconto, ma nemmeno lascia in alcun caso spazio alla noia, portando avanti parentesi al limite del paradossale e del grottesco e dimostrando di poter sostenersi pure in assenza di un Jude Law in stato di grazia. Non manca tensione rispetto a risvolti – credetemi – a priori imprevedibili, e spesso The New Pope si diverte a giocare con lo spettatore, nel mettere confusione e capovolgere lo scacchiere, senza rinunciare a dare importanza ai dialoghi (come naturale, con un tale cast).

E così i corridoi all’interno delle mura del Vaticano – la scenografia è estremamente curata – diventano come nella stagione precedente un campo di battaglia, in cui i colpi sono violenti ma sempre nascosti alla vista, abili scontri di strategia ed astuzia (altro che Spirito Santo!), magari stravolti come vedrete dal comportamento radicale o irrazionale di un singolo individuo.

Sorrentino non perde mai occasione per fare satira del sistema al vertice delle gerarchie cattoliche, forse addirittura per vie troppo dirette ed esplicite, ma accompagna a tutto questo diversi e significativi momenti drammatici, in cui si radicano quelle debolezze e crepe che appartengono all’uomo, non al modello mitizzato del sacerdote.

Ma The New Pope è anche un qualcosa che – oltre all’essere iconoclasta – vanta una propria spiritualità, un proprio modello di fede e speranza, una propria concezione della carità cristiana e dei valori alle spalle del credo cattolico.
The New Pope Silvio Orlando

Foto di Gianni Fiorito.

 

La direzione di Sorrentino al solito non disprezza sequenze di costruzione maniacale e una fotografia d’autore

In tutto questo, il tassello che permette di completare il puzzle è sicuramente la direzione di Sorrentino, che non disprezza al solito sorprendenti sequenze di costruzione maniacale (il conclave è memorabile), come pure la forza del simbolo e una fotografia d’autore. Fotografia che lascia molte volte da parte la sobrietà, portando sul piccolo schermo immagini affascinanti e oniriche.

Poi certo, nonostante questo sia comunque un Sorrentino relativamente molto più concreto e equilibrato, se a priori non sopportate o ritenete stucchevole la sua regia/scrittura difficilmente cambierete idea con The New Pope.

Per quanto riguarda il cast invece tornano le solite certezze, a partire dal bravissimo Silvio Orlando come Voiello, iconico e direi instant cult, e da Javier Càmara come il Cardinal Gutierrez, forse il personaggio più umano, fragile, attuale e sfaccettato della serie dopo i due protagonisti.

 

John Malkovich Jude Law

 

A proposito della coppia di protagonisti, John Malkovich è semplicemente perfetto nell’interpretare il nuovo papa Giovanni Paolo III, trovatosi nella situazione quasi per caso, “fragile come porcellana”, vanitoso e mondano, dilaniato da un carattere più di bassi che di alti, da un lutto insanabile e dal distacco con i propri genitori, eppure l’unico in grado di mettere ordine in una Chiesa che ha disperato bisogno di una via media.

Dall’altro lato dello specchio del papato, il ritorno di Lenny Belardo – di cui non vi spiegherò modalità e dettagli, ovviamente – trova un Jude Law di nuovo spontaneo e espressivo, ritagliato nel ruolo di un uomo in evidente disagio con il culto della sua figura, “la cui ambizione è essere dimenticato” (dice in una nota Sorrentino), non idolatrato per meriti di cui poi si sente solo tramite.

Aspettando di vedere i restanti 6 episodi, The New Pope sembra confermarsi la perfetta riduzione di Paolo Sorrentino alla dimensione televisiva. Se avete amato The Young Pope, fiondatevi senza riserve su Sky Atlantic e NOW TV dal 10 gennaio.