Nonostante abbia già attraversato due generazioni videoludiche, il quinto capitolo di The Elder Scrolls continua a preservare il proprio fascino riproponendosi in due formati particolari: in portabilità su Nintendo Switch e anche in un’apposita versione per VR.

Mettiamo un attimo da parte qualunque preconcetto che di sicuro si è riversato nella vostra mente anche solo nel leggere il nome di The Elder Scrolls V: Skyrim oggi, a pochi giorni dalla chiusura di un 2017 videoludicamente molto ricco. Riportiamo le lancette dei nostri orologi indietro, parecchio indietro, precisamente in quell’11 novembre del 2011 (11/11/11) in cui per la prima volta, dopo una trepidante attesa, mettevamo le mani su Skyrim, seguito di quell’Oblivion che ci aveva catapultati nella next gen qualche anno prima, e titolo che già si sapeva avrebbe segnato un’intera generazione.

Siamo lì che da qualche giorno vaghiamo per le fredde e innevate ambientazioni del gioco, quando qualcuno asserendo di provenire dal futuro sostiene che nel 2017 ci sarà possibile giocare a Skyrim comodamente seduti sulla tavoletta del water, o in treno, e persino con un visore di realtà virtuale che ci porterà fisicamente all’interno dall’azione. Probabilmente gli avremmo riso in faccia per entrambe le cose, e invece sono realtà: Skyrim è tornato ancora una volta, in duplice veste, una versione per Nintendo Switch e una per VR.

 

https://www.youtube.com/watch?v=_7980ZPK8Dg

 

A prescindere dal giudizio nel merito di queste due versioni, è emblematico pensare a come un videogioco possa diventare l’oggetto che ci mostra l’evoluzione tecnologica che il medium tutto ha subito in meno di un decennio, nel bene o nel male, raggiungendo delle sfumature che erano impensabili fino a prima. Con buona pace di coloro che dicono che l’ultima grande innovazione nel mondo dei videogiochi sia stata il passaggio dalla SD all’HD!

Senza ripercorrere con i canoni classici di una recensione trama, dinamiche di gioco e di ambientazione di The Elder Scrolls V: Skyrim (dal momento che bene o male chiunque sia ora su questa pagina ha probabilmente già giocato il titolo negli ultimi sei anni) cercheremo di analizzare i punti di forza e di debolezza delle due versioni in questione.

Il titolo è arrivato il 17 novembre 2017 su Nintendo Switch dov’è disponibile sia in formato retail che in digital delivery sul Nintendo eShop, e anche su PlayStation VR (a inizio 2018 arriverà anche su PC in versione VR fruibile con i visori Oculus Rift e HTC Vive).

 

 

 

 

Partiamo parlando della versione per Nintendo Switch di Skyrim.

Entrambe queste nuove edizioni ripropongono la Special Edition di Skyrim già arrivata tempo addietro su PC, PlayStation 4 e Xbox One che include al suo interno anche tutti i contenuti aggiuntivi come le due enormi espansioni Dawnguard e Dragonborn, rilasciati nel corso degli anni per il titolo. Partiamo parlando della versione per Nintendo Switch che rappresenta, al netto di tutto, comunque una veste più tradizionale in cui potrete rivivere (o vivere per la prima volta anche, perché no) le gesta del Dovahkiin, il predestinato Sangue di Drago, nell’intento di salvare il regno di Tamriel dalla distruzione per mano di Alduin e degli altri draghi.

La versione per Switch non include il supporto alle Mod e al Creation Center, presenti di base nella Special Edition, e ha per forza di cose dei compromessi grafici rispetto alle controparti di Sony e Microsoft: nello specifico il titolo, sempre ancorato ai 30fps, gira a 720p in modalità handheld e a 900p in modalità docked. Ovviamente mancano anche le implementazioni alla risoluzione e altre feature presenti su PlayStation 4 e Xbox One tipo il rendering delle luci volumetriche, ma nel complesso l’ottimizzazione grafica effettuata sulla versione Switch rende il titolo estremamente godibile sia in portatilità che su tv, e di certo preferibile e migliore rispetto alle versioni originali per PlayStation 3 e Xbox 360.

 

 

Come già dicevamo per l’omologa operazione effettuata su Doom, chi sceglie di acquistare questa versione del gioco non lo fa di certo per fruire della più performante in termini di resa grafica, ma dell’unica che permette di giocare a Skyrim in completa mobilità, il valore aggiunto di cui attualmente solo Nintendo Switch può fregiarsi. Altro plus che tale versione può vantare è quello di affiancare al tradizionale sistema di controlli anche quelli sfruttando i Joy-Con di Switch, che ci permetteranno in modo molto intuitivo di parare con lo scudo se si solleva la mano sinistra, dare spadate agitando la mano destra e scuotere i due Joy-Con per usare prontamente gli oggetti che abbiamo equipaggiato.

C’è da dire che per quanto intuitivi, i controlli di movimento risultano anche piuttosto imprecisi e dopo esserci divertiti un po’ a usarli saranno preferibili quelli tradizionali per una fruizione ottimale del titolo. Altro aspetto negativo, che però affligge anche altri titoli quali The Legend of Zelda: Breath of the Wild e il più recente Xenoblade Chronicles 2, è che in modalità portatile la batteria non supera mai i 120 minuti prima di salutarci. Insomma, se si considera che il gioco viene venduto a prezzo pieno, senza reali contenuti esclusivi a parte qualche skin di richiamo al mondo di Zelda, ci sentiamo di consigliare questa versione solo a chi ha amato a tal punto Skyrim da non poter resistere all’idea di rigiocarlo in handheld, o a chi non l’ha mai giocato e dispone solo della nuova console Nintendo. A tutti gli altri, che di sicuro saranno magari curiosi di provarlo, consigliamo di attendere un price-cut.

 

 

 

 

Parliamo invece ora della versione di Skyrim per PlayStation VR.

Parliamo invece ora della versione VR, specificando che ovviamente abbiamo potuto testare esclusivamente quella per il visore di casa Sony dal momento che le altre, come si diceva in apertura, arriveranno su PC solo a inizio 2018. Fermo restando quanto detto per la versione Switch, ovvero che è la Special Edition – in questo caso esattamente quella che era arrivata tempo addietro su PlayStation 4 – a riproporsi in salsa VR, il titolo riesce notevolmente a restituire il senso d’immersione in quegli scenari freddi che ben conosciamo. Da un punto di vista tecnico non c’è da gridare al miracolo né al fotorealismo, sia chiaro, ma il livello si allinea con quanto visto finora sul VR marchiato PlayStation, compreso ovviamente l’immancabile effetto blur.

Al netto, dunque, dei necessari compromessi tecnici per far girare il tutto in realtà virtuale, è da promuovere con voti discreti questo esperimento che grazie all’uso della visuale a scatti permette di eliminare quasi del tutto la dinamica del motion-sickness e si presta ad essere fruito tanto con il DualShock 4 quanto con i controller di movimento PlayStation Move.

 

 

Chi vi scrive ha preferito testare maggiormente i controlli classici, ma le dinamiche con i Move sono intuitive e piuttosto ben implementate lasciando al giocatore la possibilità di scegliere se muoversi grazie ad un teletrasporto o di spostarsi in avanti mediante la più semplice pressione di un tasto (scelta decisamente preferibile). Sebbene fossimo un po’ scettici prima di provarlo con mano, il fattore immersività in Skyrim per VR riesce bene grazie ad una buona ottimizzazione generale e alla possibilità di rimuovere qualsiasi elemento dall’HUD facendoci sentire realmente immersi nel suo mondo.

Anche in questo caso, purtroppo, il prezzo pieno per un prodotto che ha comunque i suoi sei anni sulle spalle, rappresenta un ostacolo bello grosso per consigliarne l’acquisto ad occhi chiusi a qualsiasi appassionato. Fermo restando che presuppone avere un visore e i controlli Move per fruire dell’esperienza completa, Skyrim per PlayStation VR per ora è di sicuro uno dei giochi più longevi presenti per la piattaforma. Se siete degli amanti della realtà virtuale e cercate animosamente titoli con cui mettere il visore sulla vostra testa, è probabilmente il titolo che fa per voi anche se l’avete già giocato in passato.