Sono del 1974 e nell’80, a sei anni, mi fù regalato il primo computer: era un Commodore Vic 20. Da allora non potevo partire ad agosto senza il fido amico elettronico. Nonostante le console portatili ed il fatto che gli smartphone siano ormai delle piattaforme di gaming fatte e finite, immagino che anche oggi molti ragazzi si portino la console domestica in vacanza. La valigia del nerd odierna è però molto diversa rispetto a quella dei miei tempi.

Il motivo principale era la necessità di prepararsi ad ogni possibile (piccolo) inconveniente o guasto. Per non rischiare di essersi portati a spasso per niente tutta quella roba (con somma gioia dei genitori)

Innanzitutto o si monopolizzava la televisione della casa, oppure ci si di doveva portare il monitor che, ai tempi, era ovviamente a tubo catodico. Con il peso e le dimensioni che ne conseguono.

Quello che però sembrerà assurdo ai giovani d’oggi è tutta una serie di accessori che erano indispensabili per essere pronti ad ogni evenienza. Quando ci si trovava in paesini (mare o montagna che fosse) era quasi certo che non si potevano trovare negozi di elettronica e di assistenza in materia.

 

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Con precisione certosina, ci si ritrovava a regolare le testine per consentire la lettura dei giochi.

 

I lettori non erano più evoluti di vecchi walkman e il rischio più comune era che nel viaggio la testina subisse un colpo e non riuscisse più a trovare la traccia e leggere i nastri.

Il primo oggetto indispensabile nel kit di sopravvivenza estiva era il cacciavitino. Vic 20 prima e Commodore 16 e 64 poi hanno vissuto per buona parte della propria vita con i software su cassetta. I lettori non erano più evoluti di vecchi walkman e il rischio più comune era che nel viaggio la testina subisse un colpo e non riuscisse più a trovare la traccia e leggere i nastri. Il celeberrimo cacciavite serviva quindi per operare certosine regolazioni dell’azimuth.

giochiii-siiiIl secondo oggetto era il joystick di scorta. Ai tempi i controller funzionavano con switch meccanici e non era raro che si rompessero. Soprattutto se si era appassionati di giochi come Decathlon.

Oggi i joypad sono decisamente più resistenti, privi di componenti meccaniche e soprattutto si trovano molto più facilmente anche nei luoghi di villeggiatura (senza considerare Amazon).

Pensate partire per tre settimane e dopo pochi giorni non poter più utilizzare i vostri giochi preferiti per una molla che salta…

 

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Dietro al trasformatore del Commodore 64 c’è una piccolo sportellino dove veniva alloggiato il fusibile.

 

L’oggetto che però più mi da il segno del passare degli anni (anzi, dei decenni) e della differente architettura dei computer e console è il fusibile. Anche le reti elettriche non erano quelle di oggi e gli sbalzi di tensione erano ricorrenti, soprattutto in zone isolate. Capitava quindi che i fusibili (eh sì… nei computer c’erano ancora i fusibili…) saltassero.

La prima volta fu un dramma ma poi imparai a fare queste piccole riparazioni da solo. Nel Vic 20 andava proprio aperto il case, mentre nel Commodore 64 c’è un pratico sportellino sul retro del trasformatore.

Tutte cose che i giocatori di oggi non devono affrontare… e mi spiace un po’ per loro.