Robot e memoria spaziale: una svolta scientifica potrebbe cambiare la navigazione autonoma
Che succede quando un robot viene portato in un ambiente mai visto? Dal problema alla possibile soluzione, scienziati spagnoli svelano i segreti dietro una sfida misteriosa.

Anche i robot perdono la cognizione dello spazio, stanno migliorando e diventando più indipendenti. Il “problema del robot rapito” per gli ingegneri rimane un mistero. Avviene quando l’umanoide viene spostato, spento o posizionato in un ambiente ancora non registrato. La mancanza di dati e familiarità gli impedisce di determinare la propria posizione. Per certi versi, non sono diversi da noi in questo. Da una macchina programmata su ogni minimo dettaglio non ci si aspetta un difetto simile. Sono i ricercatori spagnoli a voler trovare una soluzione, studiando un sistema di intelligenza artificiale diverso.
Un team dell’Università Miguel Hernández di Elche ha sviluppato un metodo di localizzazione basato sull’elaborazione di dati esistenti o preregistrati nel robot. Questo sistema consentirebbe alla macchina di capire dove si trova anche in luoghi in cui prima non era mai stata portata. L’invenzione è stata raccontata e riportata da Euro News. Gli scienziati hanno unito intelligenza artificiale e scansione 3D avanzata. È la testimonianza che i robot sono la somma di tante innovazioni di questi anni e non solo IA.
Il software che impedirà ai robot di smarrirsi dentro luoghi chiusi importanti come ospedali, magazzini, luoghi urbani affollati e di servizio. Ecco come funziona la tecnologia LiDAR 3D
Il problema del robot rapito ha messo in evidenza anche le criticità dei robot dietro alle potenzialità. Anche loro hanno bisogno di manutenzione, revisioni o sistemi nuovi. Può capitare spesso di spostare un robot da un’area all’altra. Il suo senso di smarrimento iniziale non deve creare un problema che nasce dal non più allineamento tra la mappa interna e la realtà.
Molti robot sono stati costruiti con un sistema satellitare interno, anche su GPS. Funzionano bene all’aperto ma, stranamente, in ambienti chiusi o vicino a edifici alti i segnali diventano più deboli. Un esempio di posti chiusi importanti sono gli ospedali, i magazzini, ambienti urbani densi. Il team di ricerca ha sviluppato un programma dedicato, chiamato MCL-DLF, basato sulla tecnologia LiDAR 3D. Scansiona l’ambiente circostante con impulsi radar, individua o genera la mappa dettagliata dell’ambiente.
La sua capacità di adattamento e orientamento è stata resa simile a quella dell’uomo. Noi, quando non conosciamo un posto, anche senza mappa troviamo delle soluzioni per orientarci o muoverci in autonomia. Questa capacità ai robot ogni tanto non funziona ma grazie al team spagnolo adesso si è trovata una soluzione.