Tesla, vendite in picchiata: non saranno robot e taxi a salvarla
Tesla rallenta: vendite in calo in Europa, Cina e USA mentre la concorrenza avanza e Musk guarda a robotaxi e robot umanoidi.

Tesla non corre più. I numeri dicono che l’azienda che ha definito l’era moderna dell’auto elettrica sta affrontando una fase di rallentamento evidente, proprio mentre Elon Musk dedica sempre più tempo ai suoi progetti paralleli, dai robot umanoidi ai taxi autonomi. Dopo anni di crescita esplosiva, la divisione automotive vive un momento di contrazione nei tre mercati chiave: Europa, Cina e Stati Uniti. E il confronto con i concorrenti non è più quello di un leader irraggiungibile, ma di un’azienda che deve difendere terreno.
Le vendite continuano a crollare
Secondo stime Visible Alpha, le consegne globali di Tesla scenderanno del 7% nel 2025, dopo un calo dell’1% nel 2024. Nonostante l’azienda festeggi “record trimestrali”, quei numeri sono stati gonfiati dalla corsa dei clienti statunitensi ad acquistare prima che scadesse l’incentivo da 7.500 dollari previsto dal tax credit federale. Una dinamica artificiale, non un segnale di domanda sostenuta. E soprattutto, una contraddizione rispetto alla fiducia ostentata fino allo scorso anno, quando Musk prometteva crescite tra il 20% e il 30%.
L’Europa è il mercato dove il cambiamento appare più netto. Le vendite di Tesla a ottobre sono crollate del 48,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Su base annuale la flessione sfiora il 30%, mentre il mercato EV europeo nel complesso cresce del 26%. A incidere non è solo la concorrenza. Le dichiarazioni pubbliche di Musk a sostegno di posizioni politiche radicali hanno provocato un’ondata di boicottaggi e proteste. Anche ora, con il CEO silenzioso da mesi, la ferita commerciale non sembra rimarginarsi.
Cina e Stati Uniti raccontano una storia simile, seppure con sfumature diverse. Nel Paese asiatico le consegne hanno segnato un calo del 35,8% in ottobre, un minimo che non si vedeva da tre anni. La pressione è amplificata da un mercato estremamente competitivo, guidato da marchi nazionali come BYD, Xiaomi e Chery, capaci di aggiornare software, infotainment e design a ritmi impossibili da replicare per Tesla senza un nuovo ciclo prodotto.
Serve una Tesla economica “di massa”
Negli Stati Uniti il mercato resta solido, ma oscillante. A settembre le vendite sono salite del 18%, spinte ancora una volta dal tax credit. A ottobre il crollo del 24% ha compensato quel picco temporaneo. Per contenere l’erosione, Tesla ha introdotto varianti più economiche della Model 3 e della Model Y, riducendo il prezzo di circa 5.000 dollari. Una difesa temporanea, ma gli analisti dubitano che possa portare ai cambiamenti radicali di cui l’azienda sembra avere disperato bisogno.
Analisti e investitori convergono su un punto: Tesla ha bisogno di un nuovo modello, accessibile e destinato al mercato di massa. Ma Musk guarda altrove. Le sue dichiarazioni recenti insistono sulla visione dei robotaxi autonomi e dei robot umanoidi come motore di crescita futura. Per ora, però, queste ambizioni restano prototipi. Il sospetto diffuso è che lo rimarranno ancora molto a lungo. Tradotto: per ancora diverso tempo saranno un pozzo che rischia di prosciugare capitale e ingegno, senza però generare nuovi ricavi.