Facebook presto non sarà più una social media company, ma una metaverse company. Anzi, non presto, prestissimo: intervistato di recente da Casey Newton di The Verge, Mark Zuckerberg ha spiegato che Facebook intende costruire e lanciare il suo metaverso entro cinque anni da oggi.

Il metaverso è un concetto in continua definizione, descrive uno spazio che unisce digitale e reale, anche con l’ausilio della realtà virtuale.

Un mondo in perenne espansione, vivo e parallelo a quello tangibile fisicamente, ma allo stesso tempo accessibile dal mondo reale senza soluzione di continuità, con la stessa semplicità con cui impugniamo lo smartphone per aprire un’app. Ha una sua economia interna e non ha un solo proprietario, ma è interoperabile ed abitato da diverse aziende che forniscono i loro prodotti e servizi.

Sempre più riviste specializzate ne parlano come “ciò che verrà dopo l’internet che conosciamo oggi” e per farsi un’idea piuttosto fedele del futuro immaginato da Facebook e molte altre aziende, pensare alla OASIS raccontata da Ernest Cline in Ready Player One non è sbagliato.

In Italia Snow Crash è stato di recente ripubblicato all’interno della raccolta “Cyberpunk Antologia Assoluta” di Mondadori.

Il termine è diventato di estrema attualità, ma non è un’invenzione recente. È stato coniato per la prima volta dallo scrittore Neal Stephenson, che l’uso all’interno del suo romanzo fantascientifico Snow Crash.

Oggi il più prolifico ‘teorico’ su ciò che è, o meglio, ‘dovrà essere’ il metaverse si chiama Matthew Ball, un imprenditore che sul suo sito ufficiale – estremamente letto dagli insider della Silicon Valley e dallo stesso Zuckerberg- ha pubblicato una serie di saggi estremamente dettagliati proprio dedicati a questo tema.

Essendo al momento solo un’intuizione, una visione di quello che verrà, lo stesso Ball ha cambiato più volte idea sulla definizione appropriata di ‘metaverse’. Tuttavia, l’imprenditore ha anche coniato alcuni requisiti fondamentali:

  1. deve fondere mondo fisico e mondo virtuale
  2. deve avere un’economia completamente sviluppata e florida
  3. deve garantire un livello di interoperabilità senza precedenti. Non c’è spazio per barriere o ostacoli: gli utenti devono poter spostare i loro avatar, i loro crediti e i loro oggetti da un posto virtuale all’altro
  4. Nessuna azienda deve possedere il metaverso

I videogiochi, dove si costruisce il metaverso di domani

Se si vuole avere un’idea di quello che un domani potrebbe essere il metaverso è fondamentale studiare l’industria del gaming. Sempre più videogiochi contengono elementi che si avvicinano ai requisiti delineati da Matthew Ball.

L’industria dei videogiochi e quella della tecnologia si stanno sfidando a chi costruirà per prima il metaverso. L’industria dei videogiochi sta vincendo

Quando il mondo di gioco di Fortnite ha ospitato per la prima volta l’artista Travis Scott per un concerto interattivo chiamato ‘Astronomical‘, oltre 12 milioni di persone si sono connesse per assistere alla performance. Fortnite ha smesso momentaneamente di essere un videogioco per essere qualcosa di più: un luogo di aggregazione virtuale dove poter assistere in compagnia di amici e sconosciuti a qualcosa di unico e, per certi versi, impossibile nel mondo reale. L’evento si è ripetuto alcuni mesi dopo per uno dei primi teaser di “Star Wars – The Rise of Skywalker”. Disney ha scelto proprio il gioco della Epic Games per rivelare al mondo il ritorno dell’imperatore Palpatine come villain dell’ultimo film della trilogia sequel. In questi giorni ha poi ospitato alcuni eventi con Ariana Grande.

Fortnite ha un’economia di gioco basata su una valuta chiamata V-Bucks. Vengono utilizzati dagli utenti per acquistare nuove skin, costumi digitali per i loro avatar. Ma proprio qui iniziano i primi limiti. L’economia è ancora piuttosto chiusa, gli utenti non possono scambiarsi tra di loro le skin e i V-Bucks esauriscono le loro funzioni all’interno dei confini di Fortnite.

Non possono essere scambiati per soldi veri, né si possono usare per pagare un abbonamento a Netflix o ordinare una pizza. Ma forse un domani non sarà così: “è più di un videogioco, stiamo costruendo una cosa chiamata meraverso”, ha raccontato Matthew Weissinger, a capo del marketing di Epic.

Oggi l’universo di Fortnite racchiude decine di proprietà intellettuali diverse. Durante una partita non è raro vedere uno stormtrooper tentare di sparare a Superman protetto dal fuoco di copertura di John Wick.

Questa dimensione di spazio neutro, dove coesistono i prodotti di più aziende, è un’altra caratteristica fondamentale per i teorici del metaverse.

Un altro valido esempio di un ‘cantiere in divenire del metaverso” ci arriva da un prodotto che ibrida gaming, realtà virtuale, criptovalute e tecnologie decentralizzate. Si chiama Decentraland ed è un mondo in realtà virtuale con una sua economia interna interamente basata sui MANA, un token distribuito attraverso la blockchain di Ethereum.

I Mana vengono scambiati sugli exchange reali e sono stati immune alla febbre di inizio 2021: lo scorso aprile il token è passato dal valere 0,10 centesimi ad oltre 1,60$.

Decentraland si basa sui contenuti dei suoi utenti, che possono possedere parti del mondo di gioco e costruire oggetti e servizi da scambiare con i MANA. Il gioco oggi non ha molti utenti, durante i picchi raramente si superano le 3.000 persone connesse. Eppure la sua natura ha catturato l’attenzione di molti big player. La casa d’aste Sotheby’s ha creato un terreno di Decentraland per realizzare una replica della sua galleria londinese.

Republic Realm, un’azienda specializzata nel brokeraggio di asset virtuali, ha comprato una proprietà su Decentraland pagandola oltre 1,2 milioni di MANA, quasi 1 milione di dollari. A differenza di altri esperimenti analoghi – impossibile non pensare subito all’ex cult Second Life, ma anche a Fortnite – il progetto si basa sulla decentralizzazione.

Sono gli utenti a creare nuove esperienze all’interno del mondo virtuale, che non ha un vero e proprio proprietario. E sono sempre gli utenti a trarre i benefici economici delle loro creazioni, che vengono a tutti gli effetti distribuite come NFT. Lo sviluppo di Decentraland è seguito da una fondazione senza scopo di lucro. Questo è un altro degli elementi fondamentali. Non esiste reale interoperabilità senza un reale possesso dei beni digitali, e i NFT potrebbero essere la chiave per renderlo possibile.

La visione di Mark Zuckerberg

Non deve stupire, allora, se il nuovo ‘Metaverse Product Group‘, il team che si occuperà di seguire la transizione verso una ‘metaverse company’ di Facebook, vede proprio la partecipazione di alcuni dirigente chiave delle divisioni che per l’azienda si occupano di realtà virtuale e videogiochi.

Su una cosa Mark Zuckerberg è stato molto chiaro nella sua intervista con The Verge. Facebook non possiederà il metaverso, né lo farà nessun’altra azienda.

È un processo che coinvolgerà molte aziende, tutta l’industria. Sarà il successore dell’internet mobile. Di certo non è qualcosa che un’azienda può costruire da sola. Ma credo che una parte importante del prossimo capitolo di Facebook ci vedrà coinvolti nell’aiutare a costruire questa nuova realtà, assieme a molte altre aziende, sviluppatori e creatori di contenuti.

Facebook sta lavorando ad Horizon, un social per la realtà virtuale che anticiperà alcune meccaniche da metaverso

Facebook tuttavia, vuole sicuramente una fetta importante di quello che sarà il dopo-internet. L’azienda negli anni ha investito miliardi di dollari nella realtà virtuale e aumentata. Oggi i visori della Oculus sono ancora un prodotto di nicchia, ma è proprio nella ibridazione tra reale e virtuale che la scommessa di Facebook potrebbe dare la ricompensa più elevata.

Zuckerberg immagina uno spazio virtuale universale, dove le persone hanno una connessione con le esperienze digitali ancora più forte di quella offerta dalle attuali tecnologie. Oggi realtà come Decentraland  hanno tutte la caratteristica comune di porsi come un universo parallelo versatile. Un luogo dove gli utenti possono creare un loro presidio digitale iper-personalizzabile. Per Zuckerberg un domani questo concetto uscirà dai confini della dimensione ludica. Saranno le aziende e i professionisti a creare i loro luoghi di aggregazione e di lavoro all’interno del metaverso.

Credo che sarà molto elettrizzante, le persone potranno personalizzare i loro uffici virtuali, ci sarà questo feeling di abitare un ufficio fisico, una continuazione digitale dell’ufficio. Credo sia piuttosto figo. Credo che il metaverso aprirà anche le porte a moltissimi lavori ancora inesistenti. Pensate anche al lavoro di chi creerà gli spazi virtuali di aggregazione o di lavoro, sarà una parte importante della nuova economia dei ‘creator’

ha raccontato Zuckerberg.

L’idea di Zuckerberg, in altre parole, è che il metaverso non esaurisca la sua funzione nell’essere un ‘giocattolone’, un Fortnite sotto steroidi. Per il creatore di Facebook un domani lo spazio virtuale abbraccerà ogni aspetto della nostra vita – certo, anche la dimensione ludica e sociale -, consentendo una maggiore produttività. “Oggi non puoi condividere ogni aspetto del lavoro con i tuoi colleghi”, dice. “Perché hai un solo schermo. Ma nel metaverso gli schermi sono infiniti”. Ed è in questa prospettiva che vanno lette le recenti dichiarazioni di Mark Zuckerberg sulla realtà virtuale che finirà per essere la cosa più vicina al teletrasporto sperimentata dall’umanità. Questo perché indossando un visore – o qualsiasi altro hardware sarà alla base della nuova tecnologia – potremmo spostarci in qualsiasi luogo. Ma Zuckerberg si riferisce a qualsiasi luogo della dimensione parallela e digitale, non al mondo tangibile.

Zuckerberg vede nella futura tecnologia una soluzione ai problemi offerti dalle interfacce attuali, ossia soprattutto gli smartphone. “Oggi mi alzo dal letto e afferro lo smartphone ancora prima di prendere gli occhiali, per certi versi, molte persone stanno già accedendo a qualcosa di virtuale dal momento del loro risveglio”, dice. “Non si tratta di rendere le persone ancora più connesse, ma di consentire loro di continuare ad esserlo in modo più naturale”.

Sia Zuckerberg che Matthew Ball sono d’accordo su un punto. Sarà difficile, forse perfino impossibile, creare un distinguo netto tra società pre- e post-metaverso. La rivoluzione che aziende come Facebook ed Epic Games stanno portando avanti avanzerà inesorabile e gradualmente nel tempo. Magari in solo un paio di anni da oggi – proprio grazie a Facebook – indossare costantemente un paio di occhiali per la realtà virtuale diventerà così comune che guarderemo storti chi non lo fa, allo stesso modo di come guardiamo storto chi oggi ci dice di non essere su WhatsApp o Instagram. Nel corso dei prossimi dieci anni la popolazione mondiale si troverà ad abitare il metaverso senza nemmeno accorgersi di esserci entrata.

 

The Gateway è il magazine settimanale di Lega Nerd che vi parla del mondo della tecnologia e dell’innovazione.