Xiaomi rimosso dalla black list degli USA: “non è azienda del partito comunista”

2 anni fa

Gli Stati Uniti d’America hanno formalmente rimosso Xiaomi dalla lista nera del Dipartimento della Difesa. Solamente pochi mesi fa gli USA avevano accusato l’azienda di essere parte integrante della macchina militare cinese, ma evidentemente c’è stato un ripensamento.

Nonostante questa pesante accusa, il Governo  non aveva mai imposto a Xiaomi delle sanzioni paragonabili a quelle di Huawei — tuttora nell’entity list e tuttora impossibilitata a stringere accordi di fornitura con qualsiasi azienda statunitense. Ad esempio, i servizi di Google sugli smartphone Xiaomi non sono mai stati a rischio.

La presenza di Xiaomi nella blacklist di fatto limitava solamente le opportunità di investimento nella compagnia da parte delle persone fisiche e giuridiche statunitensi. La notizia che le sanzioni verso Xiaomi sarebbero presto state revocate era stata data lo scorso 11 maggio.

La compagnia è grata per la fiducia e il supporto dimostrati dai nostri utenti globali, dai partner, dagli azionisti e dai dipendenti. Ribadiamo di essere un’azienda aperta, trasparente, quotata pubblicamente e indipendente. Continueremo a fornire prodotti di elettronica e servizi ai consumatori, continueremo anche a lavorare senza sosta per costruire prodotti fantastici ad un prezzo onesto, in modo da consentire a tutti, nel mondo, di accedere alla possibilità di avere una vita migliore grazie all’innovazione tecnologica

si legge nel comunicato condiviso da Xiaomi.

Xiaomi era finita nella lista nera del dipartimento della difesa solamente lo scorso 14 gennaio, come ultimo colpo di coda dell’Amministrazione Trump, ormai prossima alla fine.

Storia diversa per Huawei, prima grande azienda cinese ad essere bersagliata dal Governo USA. L’attuale Amministrazione Biden ha già fatto intendere di non voler far passi indietro. Insomma, se Xiaomi torna ad essere libera da sanzioni e limiti di ogni sorta, per Huawei l’incubo continua.

 

 

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