Cina, i tweet contro l’Australia sono alimentati da account sospetti

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5 Dicembre

maschera cinese

La sfida politica a base di tweet che la Cina ha lanciato contro l’Australia sembrerebbe essere stata ingigantita da profili fasulli creati ad hoc.

Solo pochi giorni fa abbiamo parlato di come il Ministro degli esteri cinese, Zhao Lijian, abbia postato su Twitter un cruento fotomontaggio per fomentare l’opinione pubblica contro il Governo australiano. Ebbene, il tweet sembrerebbe sia stato alimentato da account fake pensati per promuovere propagande mirate.

A suggerirlo sono degli esperti tech australiani i quali, essendo interessati direttamente dalla faccenda, hanno analizzato a fondo quanto avvenuto, riscontrando numerosi elementi sospetti.

A loro si é unita parallelamente anche Cyabra, azienda israeliana di cybersicurezza, suggerendo esplicitamente che la Rete sia stata al centro di una campagna politica di disinformazione orchestrata.

Si stima che tra tutti gli account che hanno interagito con il tweet originale, il 57.5 per cento corrisponda a profili fasulli, molti dei quali sono stati creati a novembre e sono stati usati solamente per fornire visibilità al post di Zhao.

Ariel Bogle, ricercatrice presso l’Australian Strategic Policy Institute, conferma che molti account siano stati creati esclusivamente per rendere virale il fotomontaggio, ma si chiede anche se la cosa sia nata dall’alto, come manovra politica, o dal basso, ovvero se sia stata generata spontaneamente da utenti “patriottici”.

Tim Graham della Queensland University of Technology ha invece fatto le pulci a 10.000 delle risposte al tweet incriminato, riscontrando non solo che almeno l’8 per cento degli account sia stato creato nelle 24 ore precedenti alla pubblicazione del messaggio.

Molte delle replies, inoltre, si ripetevano e alcune non affrontavano neppure la discussione aperta a proposito dell’Australia, bensì offrivano il loro punto di vista sulla situazione di Hong Kong, dando a intendere che gli account fossero stati originariamente pensati per una precedente manovra propagandistica.

Il Ministro Zhao, intervistato da Reuters, ha accusato i suoi detrattori di diffondere disinformazione. Dopotutto, da a intendere, Twitter ha le sue norme sulla gestione dei profili fasulli, quindi se i suoi followers non sono stati eliminati devono essere per logica membri attivi della comunità digitale.

Quest’anno Twitter ha dichiarato di aver rimosso 23.750 account che propagandavano le narrative politiche care al Partito Comunista della Cina, nonché di aver cancellato 150.000 profili creati appositamente per fomentare questo genere di tweet.

 

 

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sabato 5 Dicembre 2020 - 12:02
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