Ghost of Tsushima, la recensione: Sucker Punch sbaglia l’affondo finale

60
9 mesi fa

16 minuti

Ghost of Tsushima recensione cover

La recensione di Ghost of Tsushima, il titolo candidatosi a chiudere la generazione corrente con un canto del cigno da parte di Sony. Il risultato, purtroppo, tende alla delusione.

Questa recensione di Ghost of Tsushima ha al suo centro uno scenario quasi onirico, di un passato che non ci appartiene più, di una guerra di cui non potevamo immaginare le modalità e la crudeltà: eppure Sucker Punch ha voluto raccontarcela, lasciandoci intendere che in questi due anni abbiamo atteso un titolo di grande valore.

Purtroppo così non è stato, perché Ghost of Tsushima voleva essere tante cose, ma non aveva per tutte la stoffa: vi spieghiamo che cosa non ha funzionato, quindi, nel titolo di Sucker Punch, che va a chiudere la generazione di PlayStation 4, in attesa di poter dare il benvenuto, tra sei mesi circa, al prossimo importante capitolo della nostra vita videoludica.

 

 

 

Benvenuti nell’inferno di Tsushima

Vivere nel rispetto dell’onore del samurai o liberare il proprio popolo cedendo al disonore dell’essere uno spettro? Tsushima sta attraversando uno dei momenti più bui della sua esistenza, nel pieno dell’invasione mongola che sta mettendo a ferro e fuoco la popolazione giapponese. In questa piccola isola collocata tra la Corea e il Giappone, prende piede la storia di Jin Sakai, un giovanissimo samurai che assiste alla distruzione da parte del nemico dell’esercito di cui fa parte, in quanto nipote di Lord Shimura, a capo della resistenza nipponica.

Jin è cresciuto rispettando l’onore dei samurai, ma la brutalità dei mongoli lo porterà presto a ragionare su quale possa essere la strada giusta da seguire: quella che gli è stata insegnata da suo zio, nel frattempo rapito dal Khan, capo delle truppe degli invasori, oppure quella di un assassino senza scrupoli pronto a uccidere il prossimo senza troppi scrupoli.

L’accento sull’importanza dell’onore è un aspetto narrativo che resta coerente dall’inizio alla fine, rappresentando la vera spina dorsale della sceneggiatura

Il dilemma che alberga nel cuore di Jin è il fulcro dello sviluppo della vicenda, che spingerà il nostro protagonista a domandarsi in più occasioni su quale sia la strada giusta da intraprendere, in una serie di battaglie che lo metteranno sempre dinanzi a un’importante scelta. Un aspetto narrativo che resta coerente dall’inizio alla fine, rappresentando la vera spina dorsale di una sceneggiatura che in diversi momenti ha il coraggio di osare, di lanciarsi più in là del dovuto, di permetterci di empatizzare con alcuni dei comprimari e poi dilaniarci per la perdita di alcuni di loro.

 

Ghost of Tsushima Recensione

 

Nella volontà di farci sentire parte integrante della storia di Jin, un protagonista attivo, propositivo, un vero guerriero, diverse volte Sucker Punch ci fa sbattere contro la disgrazia e la miseria della morte, degli ostaggi, del sangue versato e delle teste mozzate.

Al di là, quindi, di quello che diremo a breve in questa recensione di Ghost of Tsushima sul gameplay, lacunoso e carente in molti aspetti, è proprio la scelta registica e narrativa del titolo che ci ha permesso di calarci in quell’ambientazione del 1200 che ha reso l’isola al largo del Giappone indimenticabile e pregna di significato storico, nonché un grande specchio sull’entità forte dell’onore nipponico.

 

Ghost of Tsushima Recensione Samurai Showdown

 

 

La lama celata del samurai

Il gameplay di Ghost of Tsushima è afflitto da numerosi problemi, soprattutto dal punto di vista della totale assenza di innovazione, inficiata anche da alcune scelte in fase di esplorazione che danneggiano l’esperienza complessiva.

Al di là di quelli che possono essere i problemi legati a un combat system sterile e ripetitivo, basato esclusivamente sul cambio di stance per affrontare al meglio i nostri avversari, Sucker Punch ha provato in ogni modo a rendere l’azione il più verticale possibile, con scarsi risultati.

L’aggiunta di un rampino, a metà gioco, non riesce a dare giustizia a quanto è stato mostrato in modo molto più valido e interessante in Sekiro: Shadows Die Twice, ad esempio, così come le arrampicate si ritrovano a ridurre il grado di sfida ai minimi termini, senza nemmeno provare a scimmiottare Assassin’s Creed.

Infine, tra le più incomprensibili delle scelte legate al platforming che sottolineiamo in questa recensione di Ghost of Tsushima, troviamo la necessità di compiere sempre un salto per poter scendere da un tetto o da qualsiasi altro dirupo senza poter avere un tasto azione che ci permetta di effettuare una discesa in arrampicata, il che avrebbe sicuramente aiutato lo stealth e ridotta la vistosità dei nostri movimenti.

 

 

Parlando di stealth, le aspettative nei confronti di Ghost of Tsushima erano molto alte, soprattutto dopo averci paventato la possibilità di affrontare i nostri assalti restando nell’ombra e quindi diventare una leggenda dell’isola giapponese senza mai farsi notare. Invece l’avventura di Jin può essere serenamente vissuta da vero samurai, affrontando viso a viso tutti i vari avversari mongoli, senza preoccuparsi del doversi nascondere.

Invece l’avventura di Jin può essere serenamente vissuta da vero samurai, affrontando viso a viso i vari avversari mongoli, senza preoccuparsi del doversi nascondere

Questo perché Ghost of Tsushima non ci premierà in nessun modo nell’utilizzo dell’ombra dell’entità di Spettro, nemmeno dal punto di vista della soddisfazione, dato che i nemici hanno un raggio visivo distorto e che vanifica qualsiasi sforzo di cercare l’anfratto o la protezione adatta dietro la quale nascondersi. Tra gli elementi da bocciare nella quasi totalità della proposta videoludica, quindi, ci ritroviamo a inserire inevitabilmente l’intelligenza artificiale dei nemici, troppo spesso fallace e incomprensibile in diverse situazioni.

Non da meno, tra l’altro, anche quella degli ostaggi che, una volta liberati, cammineranno in maniera serena nell’accampamento incuranti del fatto che i restanti soldati mongoli ancora in vita tengono in ostaggio i loro compagni.

 

Ghost of Tsushima Scontro

 

Dopo aver letto queste parole in questa recensione di Ghost of Tsushima, è facile dirsi delusi dalla situazione, soprattutto nel momento in cui sarà possibile sfruttare l’abilità dell’Ascolto Attento (un novello occhio dell’aquila) e potenziarla nel corso dell’intero gioco, per poter rilevare la posizione dei nostri avversari e aggirare eventuali ostacoli: una skill che in un primo momento risulterà fondamentale, ma che con il procedere del gioco e con l’aumentare delle nostre capacità e facoltà diventerà completamente accessoria, facendoci preferire l’assalto all’arma bianca.

Altro problema che il gameplay di Ghost of Tsushima intensifica nel procedere dell’esperienza è il rendere quasi del tutto ridondanti le armi che differiscono dalla katana e dal pugnale.

Nonostante le cerbottane, caricate a veleno o sonnifero, l’arco corto e quello lungo, le bombe fumogene e le bombe incendiarie, finirete quasi sempre a sfidare i vostri avversari con la lama affilata che nascondete nella fodera personalizzabile, in un mix di parate, schivate e affondi.

 

Ghost of Tsushima Black and White

 

 

La danza dell’ira

Sguainata la spada, d’altronde, Jin si conferma un samurai letale, in grado di contrattaccare se indovinerete la parata al momento giusto e di affondare per rompere la guardia dell’avversario. A rendere più approfondito il combat system, nonché più scenico e interessante, è l’aggiunta delle abilità mistiche che andrete a sbloccare nel corso dell’avventura, che potranno essere utilizzate spendendo punti concentrazione, utili anche per recuperare la salute.

Questi ultimi due valori saranno aumentabili grazie al reperimento di alcuni collezionabili, come le canne di bambù da distruggere con un minigioco legato alla pressione di determinati tasti, e la sosta presso le terme del ristoro.

Le abilità, che potenzieranno i nostri combattenti e il nostro approccio alle sfide, verranno poi impreziosite nel momento in cui sbloccheremo la Furia dello Spettro, una modalità da attivare dopo l’uccisione di una serie di nemici senza subire danni oppure sconfiggendo per primo il capo del drappello che state fronteggiando.

In totale stato berserk vi ritroverete quindi a potervi scagliare contro un limitato numero di nemici e ucciderli con un sol colpo, a prescindere dall’armatura o dalle difese che hanno i vostri avversari. La Furia dello Spettro dal punto di vista registico è un momento topico, che nella sua prima rappresentazione viene presentata al meglio e alzando di moltissimo il pathos dell’avventura.

Anche quando verrà attivata di volta in volta avrete un momento di grande esaltazione artistica, con un gioco di luci che vi esalterà il rosso del sangue che verserete e che si andrà ad alternare a una scala di grigi che, per ammissione degli stessi sviluppatori in fase iniziale, richiama i film di Akira Kurosawa.

 

Ghost of Tsushima Recensione Black and White

 

Il terrore nei nemici è una delle novità più affascinanti di Ghost of Tsushima, che finalmente rende meno spavaldi gli avversari.

L’attacco a spada sguainata e all’assalto spingerà i vostri avversari a risentirsi quasi terrorizzati dalla vostra presenza. Si tratta di una delle novità più affascinanti da attribuire a Ghost of Tsushima, che finalmente va a rendere meno spavaldi e meno arrembanti i nemici di un protagonista che sta uccidendo qualunque cosa gli capiti a tiro.

Questo andrà a gonfiare pesantemente il vostro ego, perché dopo una carneficina sarà fin troppo facile vedere i superstiti cadere al suolo e iniziare a rantolare cercando di scappare dalla vostra furia: è qui che un colpo di grazia ben assestato mentre il malcapitato si dimena a terra vi permetterà di essere quel carnefice che riuscirà a liberare Tsushima dall’invasione mongola.

L’altro lato della medaglia delle abilità di cui abbiamo parlato in questa recensione di Ghost of Tsushima è che potranno essere attivate anche durante le boss battle, momenti che inizialmente risulteranno essere davvero molto topici, salvo poi ritrovarsi banalizzate dalle skill di cui sopra. In duelli uno contro uno, inficiati dalla gestione di una telecamera molto fastidiosa e che insiste pesantemente sui movimenti di camera di una regia sì ispirata ma spesso troppo schiava di se stessa, potrete terminare le sfide in pochi secondi, arrivando con le giuste skill a vostra disposizione.

 

Ghost of Tsushima Recensione scontro

 

Sorprendente, in senso negativo, è anche la possibilità di cambiare equipaggiamento durante le boss battle, andando a scegliere un’armatura diversa da quella che avevamo indossato all’inizio, approfittando quindi dei suoi bonus senza limitazioni all’accesso del menù di gioco.

Le armature potranno cambiare e adattarsi alle vostre esigenze

Questo perché, se la spada rimarrà sempre la stessa per l’intera durata del gioco e il suo  crafting sarà un semplice aumento di livello e di potenza tramite l’utilizzo di determinati oggetti raccolti nelle esplorazioni, le armature potranno cambiare e adattarsi alle vostre esigenze. Avrete la veste del viandante che vi farà rintracciare gli oggetti nascosti e disseminati per la mappa, oppure quella del clan Sakai, che vi aumenterà la salute e la resistenza ai danni, oppure quella dello spettro, che diminuisce la possibilità di farvi notare dai nemici.

Tutte le armature saranno potenziabili così come le armi, andando a migliorare le loro caratteristiche. L’ulteriore personalizzazione si ritrova poi nella possibilità di cambiare le tinte di ogni pezzo di vestiario, un aspetto esclusivamente estetico e votato al vostro personale gusto di stilisti.

 

Ghost of Tsushima recensione menù

 

 

 

L’isola dell’uccello dorato

Se comunque dal punto di vista del combat system, Ghost of Tsushima diventa dopo già poche ore ridondante e ripetitivo, l’esplorazione riesce a dare qualche sparuto momento di soddisfazione.

Come noto, l’HUD è completamente assente, il che rende l’avventura di Jin il più reale possibile, affidando i propri movimenti esclusivamente al soffio del vento, che dovremo seguire per raggiungere il nostro obiettivo: per farlo avremo un cavallo sempre disponibile ad accompagnarci, convocabile in ogni momento per cavalcare verso il bersaglio scelto.

La maggioranza di queste attività esplorative non porta a niente di eclatante, il che vanificherà di tantissimo l’intera esplorazione

L’isola di Tsushima andrà a dividersi in tre macro-aree, che rappresentano i tre atti della vicenda, e nell’esplorazione ci andremo a imbattere in numerosissime sub-quest e oggetti da recuperare. Amuleti che potenzieranno le vostre abilità e cambieranno la vostra build, volpi da inseguire, santuari presso i quali pregare, haiku da comporre e così via: la maggioranza di queste attività non porta a niente di eclatante, il che vanificherà di tantissimo l’intera esplorazione, soprattutto perché la quantità di ogni categoria di collezionabile è davvero troppo alta e a lungo andare vi toglierà anche la curiosità e la passione per il rintracciamento.

 

Ghost of Tsushima Golden Summit

 

Per quanto riguarda le missioni secondarie, invece, ci ritroveremo infilati in principalmente due categorie: una prevede la liberazione di fattorie o avamposti, il che vi porterà a dover sconfiggere qualsiasi tipo di mongolo appostato in quelle che erano delle location prettamente giapponesi, e una che invece vi spingerà a dover risolvere dei casi di uccisioni o annessi, che si ridurranno sempre al pedinamento di qualche avversario seguendo delle orme sul terreno.

Questo oltre alla sfida immancabile con un drappello di mongoli che ha magari preso in ostaggio un lavoratore della terra, pronto, una volta liberato, a svelarvi qualche posto nascosto sulla mappa presso il quale recuperare qualche collezionabile o una nuova missione.

Ad accompagnarci in questa esplorazione ci sarà un uccellino dorato

Ad accompagnarvi in questa esplorazione, dal momento in cui la mappa sarà coperta per lo più dalla nebbia, pronta a diradarsi soltanto alla liberazione di una fattoria o di un avamposto finito nelle mani dei mongoli, ci sarà un uccellino dorato. Nelle fasi iniziali del gioco si dimostrerà un vero e proprio volatile di morte, pronto ad accompagnarvi su luoghi dei delitti più efferati e verso drappelli di mongoli da dilaniare a vostra volta, ma nel procedere dell’avventura sarà una vera e propria guida verso oggetti nascosti, santuari presso i quali pregare e così via.

L’inseguimento dell’uccello, così come quello delle volpi che vi condurranno a degli altri piccoli santuari, è un momento di grande esaltazione dell’ambiente, dato che senza alcun riferimento e privi di qualsivoglia elemento a schermo dovremo solo affidarci al volo del volatile e lasciarci condurre per l’intera isola di Tsushima.

 

Ghost of Tsushima recensione Photo Mode

 

 

Un viaggio nelle lande asiatiche

Non abbiamo problemi a dire in questa recensione di Ghost of Tsushima che l’isola è un posto ricostruito in maniera perfetta da parte di Sucker Punch, il che conferma quanto di bello avevamo già avuto modo di vedere nei primissimi trailer e sin dai tempi dell’E3 di Los Angeles del 2018, oramai due anni fa esatti.

Le tre regioni dell’isola si dividono sapientemente come se vi portassero a vivere tre diverse stagioni dell’anno, partendo dalla rigogliosa primavera e arrivando alle vaste lande ghiacciate e innevate del nord di Tsushima.

Il nostro passaggio a cavallo andrà a stagliarsi tra la vegetazione del posto oppure sui laghi ghiacciati della zone settentrionali, esaltando anche il rumore degli zoccoli del nostro destriero sul terreno. Tutto è ragionato in funzione del farci godere l’ambiente e capire in che zona ci troviamo a vivere. La direzione artistica si esalta a più riprese, mostrandoci Tsushima nella sua interezza e nel suo ambiente nudo e crudo, come sicuramente si poteva vivere nel 1200.

La minuziosità dello scenario, però, non viene aiutata dalla ripetitività di molti asset, come ad esempio quelle delle abitazioni degli abitanti di Tsushima, che sono tutte uguali, sia nel mostrarsi dall’esterno che nel farsi vivere all’interno, con i loro soppalchi e con qualche piano superiore.

 

 

Il fascino trasmesso dal movimento del vento merita di essere ancora una volta esaltato

Il fascino trasmesso dal movimento del vento, che ci permetterà di arrivare all’obiettivo scelto e segnato, vale comunque la pena di essere ancora una volta esaltato in questa recensione di Ghost of Tsushima. D’altronde al di là dei viaggi rapidi, l’unico nostro modo per percorrere l’intera isola in lungo e in largo sarà proprio affidarsi al nostro destriero e lasciarci guidare dal vento, con pochissimi elementi a schermo se non gli indicatori di quando verremo scoperti dai nostri avversari.

Per il resto sarà tutto gestito in totale libertà, immersi nella natura e pronti a osservare da lontano anche l’orizzonte, scalando montagne e liberando accampamenti giapponesi assoggettati dai mongoli.

Tra i rumori ambientali, che esaltano quindi anche il design del sonoro, e il doppiaggio giapponese che rende ancora più immersiva l’esperienza, è facile riuscire ad apprezzare molti degli elementi particellari dei vari elementi a schermo, dalla vegetazione all’acqua, andando a chiudere un occhio su alcune brutture.

Tra queste alcune animazioni facciali nei primi momenti di gioco e la gestione abbastanza dozzinale delle immersioni del nostro protagonista in acqua, per fortuna molto marginali e sporadiche.

 

Ghost of Tsushima Akashima

 

Per il resto si contano sulle dita di due mani i momenti in cui Ghost of Tsushima incappa in qualche problema tecnico, tra Jin che si incastrerà in alcuni anfratti o rimarrà sospeso in aria dopo aver costeggiato un piccolo cornicione: frammenti di disattenzione o di una eccessiva corsa all’ingresso in fase gold, ma che in ogni caso non danneggiano eccessivamente l’esperienza.

Nell’estrarre la spada dalla fodera, nel gesto tipico del samurai, col pollice che sguaina la lama, la danza delle arti mistiche, la possibilità di raccogliere i vari oggetti da craftare al volo mentre si cavalca il destriero, i salti acrobatici dal cavallo, la possibilità di uccidere tutti gli avversari con una serie di uccisioni di soppiatto, ma anche la possibilità di affrontare l’intera esperienza nello stile del maestro Kurosawa, Ghost of Tsushima ci mette dinanzi a una grande rivelazione.

Poteva essere un appassionante film da raccontare, scevro dalla componente ludica, che in più occasioni, nelle sue trenta ore, ha smorzato il ritmo e fatto montare un po’ di noia.

 

Ghost of Tsushima Duel

 

 

 

Un monito per il futuro

L’ultima fatica di Sucker Punch, tirando le somme di questa recensione di Ghost of Tsushima, è una affascinante esperienza nel Giappone del 1200, capace di farci infilare in un contesto culturale molto distante dal nostro, ponendo l’accento sull’onore che né Nioh, né Sekiro erano riusciti a far emergere dalle loro storie.

Il ritmo tiene il giocatore sospeso in un contesto affascinante ma slegato dal suo essere palcoscenico bellico

Qui c’è il peso dello shogunato, c’è il disagio di un’invasione che va respinta e che dev’essere fatta tornare indietro, per salvaguardare l’isola e il popolo giapponese. Purtroppo il titolo soffre di un gameplay anacronistico, troppo basico e privo di innovazione o di qualsivoglia tentativo di proporre dei contenuti al passo con i tempi. Il ritmo troppo spesso alternato, che tende a vanificare la tensione e il pathos raccolto per fronteggiare la guerra, tiene il giocatore sospeso in un contesto affascinante da vivere, ma slegato dal suo essere palcoscenico di una terribile guerra.

 

Ghost of Tsushima recensione

 

Se all’inizio vi sembrerà di essere nel pieno di un Assassin’s Creed ambientato in Giappone, il problema si acuisce nel momento in cui ci si rende conto che nemmeno nell’esplorazione Jin riesce a eguagliare quello che avevano fatto Ezio Auditore o Altair.

Con dei pattern troppo scontati di movimento e con una interpretazione fin troppo banale delle missioni a disposizione, Ghost of Tsushima finisce a più riprese per condurvi alla noia e alla ripetitività, togliendovi quel sano gusto di continuare ad affrontare la battaglia. Un’occasione persa, nella sua totalità, perché doveva rappresentare il canto del cigno di questa generazione: era fondamentale salutarci con un titolo memorabile, non tanto quanto The Last of Us Parte 2, ma almeno vicino.

Ciò che ci resta in conclusione è un’ottima interpretazione della regia e della direzione artistica, che ci propone un importante passo in avanti verso un videogioco più immersivo e in grado di abbandonare, forse per sempre, un HUD invasivo e che ci costringe a troppi elementi a schermo, spesso disturbanti.

 

 

76
ME GUSTA
  • Artisticamente ben diretto ed evocativo
  • HUD spoglio per un coinvolgimento alto
  • Alcuni momenti di regia affascinanti
FAIL
  • Gameplay troppo scarno e ripetitivo
  • Sub-quest poco ispirate e monotone
  • Ritmo incerto, spesso lento
  • Meccaniche troppo anacronistiche
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