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1 Aprile 2020

Lo svezzamento troppo precoce modifica i batteri intestinali dei neonati predisponendoli a possibili rischi futuri per la salute.

Lo svezzamento troppo precoce e prima dei sei mesi è fortemente sconsigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Continuano a emergere conferme scientifiche di questa affermazione.

I cambiamenti del microbioma intestinale possono spiegare come i primi fattori indotti dallo svezzamento troppo precoce e quindi da scelte sbagliate nell’alimentazione dei neonati possano comportare rischi successivi per la salute.

Secondo uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School, i bambini che iniziano a mangiare cibi solidi a tre mesi o addirittura prima mostrano cambiamenti nei livelli di batteri intestinali e sottoprodotti batterici, chiamati acidi grassi a catena corta, che sono stati misurati nei campioni di feci.

Lo svezzamento precoce predispone al sovrappeso

Precedenti studi hanno collegato l’introduzione precoce di cibi solidi a una maggiore possibilità di sovrappeso durante l’infanzia.

Il nuovo lavoro di ricerca, pubblicato su BMC Microbiology, spiega come lo svezzamento precoce predisponga i bambini al sovrappeso suggerendo che, almeno in parte, il fenomeno sia dovuto all’alterazione della popolazione batterica intestinale.

Come l’introduzione precoce di cibi solidi causerebbe il successivo sviluppo dell’obesità è ancora sconosciuto, ma i nostri risultati suggeriscono che i cambiamenti nella flora dei batteri intestinali possano essere una spiegazione di questo fenomeno

afferma Noel Mueller, PhD e professore presso il Dipartimento di epidemiologia del Bloomberg School.

Le associazioni di pediatri in genere raccomandano che i bambini vengano allattati al seno esclusivamente per i primi 4-6 mesi, dopodiché dovrebbero essere introdotti i cibi solidi come supplemento al latte materno o a quello artificiale.

I tempi di introduzione di alimenti solidi possono influenzare le possibilità di sviluppare eczema, allergie alimentari, asma, febbre da fieno e altre condizioni allergiche.

Ricerche precedenti suggeriscono addirittura che i bambini che iniziano a mangiare cibi solidi prima dei sei mesi hanno maggiori probabilità di essere in sovrappeso durante l’infanzia inoltre mostrano che i tempi di introduzione di alimenti solidi possono influenzare le possibilità di sviluppare eczema, allergie alimentari, asma, febbre da fieno e altre condizioni allergiche.

Per comprendere meglio, in termini di meccanismi biologici, come l’introduzione dei cibi solidi possa influenzare la salute metabolica e / o immunitaria dei bambini, Mueller e i suoi colleghi hanno monitorato i neonati in una comunità a Durham, nella Carolina del Nord.

In particolare gli scienziati hanno intervistato le madri ogni tre mesi sulle diete proposte ai bambini e contemporaneamente sono stati raccolti e analizzati campioni di feci.

I dati così ottenuti su 67 bambini di età comprese tra i 3 mesi e l’anno di vita hanno mostrato come le feci dei neonati che iniziavano a mangiare cibi solidi entro o prima dei tre mesi, contenevano una diversità significativamente più elevata di batteri che poteva perdurare per tutto il tempo dell’analisi (e cioè fino ai 12 mesi).

Questa scoperta di una maggiore diversificazione del microbioma nei neonati si collega a un altro studio effettuato nel 2018 che ha collegato una maggiore diversità del microbioma intestinale a 3 mesi di età con un’aumentata possibilità di diventare sovrappeso.

I ricercatori hanno anche misurato la quantità di sottoprodotti batterici organici, chiamati acidi grassi a catena corta, presenti nelle feci di questi bambini.

Precedenti studi avevano collegato livelli più alti di acido butirrico e altri acidi grassi a catena corta nelle feci con un aumento dei rischi di obesità, diabete e ipertensione.

Mueller e colleghi hanno scoperto che i bambini che iniziano a mangiare cibi solidi a tre mesi avevano concentrazioni significativamente più elevate di acido butirrico, così come acidi grassi a catena corta.

Gli autori concludono che

i risultati sono coerenti con l’evidenza emergente che i cambiamenti del microbioma intestinale sono fattori chiave nello sviluppo di comuni condizioni metaboliche e immunitarie e suggeriscono che gli scienziati sono sulla buona strada nello studio di questi cambiamenti.

Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se queste misure della diversità del microbioma e della concentrazione di acidi grassi a catena corta siano davvero così determinanti nello sviluppo dell’obesità e di altri disturbi. In ogni caso quest’ultima evidenza supporta una tesi che, anche se non ancora pienamente dimostrata, è già abbracciata di comune accordo dalla comunità scientifica.

Mamme e papà nerd quindi allattate i figli esclusivamente fino ai 6 mesi e non abbiate fretta di introdurre i cibi solidi.

 

 

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mercoledì 1 Aprile 2020 - 19:17
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