Twitter vuole indicare quando un politico ha postato una menzogna

1919
3 anni fa

Twitter sta pensando di indicare esplicitamente quando un post di un politico contiene delle informazioni false o comunque fuorvianti. Per il momento si tratta ancora di un test non attivo.

Funziona così: se il tweet del politico contiene falsità, sotto il post comparirà un banner arancione con l’avvertimento che si tratta di un contenuto “pericolosamente fuorviante”. Inoltre sotto al post del politico verranno mostrati alcuni tweet di giornalisti e fact-checker accreditati.

La  NBC ha ottenuto uno screen che mostra in modo piuttosto chiaro come dovrebbe funzionare il meccanismo di fact-checking:

 

 

Twitter ha spiegato alla NBC che si tratta di una delle tante ipotesi che il social sta valutando in vista delle elezioni presidenziali

Un meccanismo di questo tipo andrebbe in netto contrasto con le scelte fatte dal diretto competitor, Facebook, che ha al contrario deciso di permettere le inserzioni dei politici anche quando contengono messaggi manifestamente falsi.

Non è la prima scelta coraggiosa di Twitter

Twitter in passato aveva già optato per una strada più coraggiosa (ma allo stesso tempo piena di rischi) nell’approccio alla moderazione dei contenuti pubblicati dai politici. Ad esempio aveva scelto di accompagnare i tweet dei politici che violano le policy del social con un disclaimer che avvertiva della natura controversa del messaggio. All’epoca il social aveva spiegato che non avrebbe rimosso i post dei politici eletti perché rappresentano comunque una comunicazione d’interesse pubblico: se i politici sbagliano, Twitter preferisce farlo notare, senza comunque eliminare un messaggio che è giusto che finisca sotto lo scrutinio degli elettori.

È vero che i social sono diventati un mezzo di propaganda impressionante, e che proprio queste infinite opportunità di raggiungere un pubblico vastissimo hanno portato ad abusi di varia natura — dalle bufale, alla profilazione di massa di Cambridge Analytica. Vale comunque la pena di chiedersi sempre se sia la cosa più saggia dare a delle aziende private il potere sconfinato di fare da censori della verità della classe politica. La risposta non è scontata, né deve per forza di cose essere univoca. Va semplicemente tenuto a mente che quella che potrebbe apparire come la soluzione più scontata e intuitiva potrebbe in realtà portare, in assenza di regole chiare, ad abusi di altra natura e, se possibile, ancora più gravi.

 

 

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