Scary Stories to Tell in the Dark: intervista al regista André Øvredal

Abbiamo incontrato il regista André Øvredal alla Festa del Cinema di Roma, dove ha presentato Scary stories to tell in the dark, tratto dalla saga letteraria horror di successo scritta da Alvin Schwartz e prodotto dal premio Oscar Guillermo Del Toro.

Il premio Oscar Guillermo Del Toro produce, André Øvredal dirige: è in sala dal 24 ottobre (distribuito da Notorious Pictures) Scary stories to tell in the dark, film ispirato alla saga letteraria horror di Alvin Schwartz, presentato in anteprima italiana alla 14esima Festa del Cinema di Roma.

 

Ecco la nostra intervista:

 

 

In sala giusto in tempo per Halloween, la pellicola è ambientata la notte del 31 ottobre del 1968, dove tre adolescenti di Mill Valley, in Pennsylvania, hanno a che fare con creature e situazioni particolari, come spaventapasseri inquietanti che prendono vita.

 

 

Per realizzare il film André Øvredal e Guillermo Del Toro hanno deciso di non affidarsi alla computer grafica, ma di utilizzare il più possibile effetti speciali artigianali, un’arte che va preservata, come ci ha detto il regista proprio a Roma:

È stato un lusso poter costruire queste creature. Credo che si veda quando una cosa è reale e quando invece è fatta al computer.

La consistenza, le imperfezioni, il realismo, il modo in cui la luce le colpisce e crea delle ombre, l’interazione con gli attori: tutto è migliore fatto in questo modo.

Sono stato davvero fortunato a poter fare il film così. Guillermo l’ha detto fin dal primo momento che ci siamo incontrati: avremmo reso queste creature reali. Ho subito pensato che sarebbe stato meraviglioso.

 

 

Scary Stories to Tell in the Dark è in sala dal 24 ottobre.

 

La redazione di Lega Nerd come ogni anno segue la Festa del Cinema di Roma con una copertura quotidiana. Seguite il tag RomaFF14 per tutti gli aggiornamenti.

 

 

Ecco la recensione del film:

Valentina Ariete

Valentina Ariete a.k.a. valentinaariete

Il primo film della mia vita è stato Biancaneve e i sette nani, avevo 3 anni. L’effetto è stato devastante: non volevo più uscire dalla sala e ho costretto i miei poveri genitori a vederlo due volte. La gioia che mi ha dato vedere delle immagini in movimento su un grande schermo è stata pari soltanto a quella che ha suscitato in me un'altra scoperta “giovanile”, quella del gelato (per la cronaca: di anni non ne avevo nemmeno 1 ed era una coppetta crema e panna). Poi sono cresciuta, ora anche altre cose mi danno gioia, ma ho fatto della passione per il cinema (e le serie tv) il mio lavoro. In un'altra vita (non tanto lontana) ero un dottore, oggi scrivo di mondi di celluloide per Deejay, TvZap, Movieplayer e Lega Nerd.
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sabato 26 ottobre 2019 - 17:15
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