Roborace: il futuro del motorsport è nerd

47
3 anni fa

12 minuti

Durante i Motor1 Days 2019 che si sono tenuti all’autodromo di Modena, abbiamo avuto modo di vedere in anteprima mondiale i nuovi prototipi DevBot 2.0 e di intervistare Bryn Balcombe, Chief Strategy Officer di Roborace, il campionato motorsport per auto a guida autonoma dove a fare la differenza non è più un vero pilota di auto, ma un team di programmatori. Il futuro del motorsport è molto nerd.

Sono all’autodromo di Modena per i Motor1 Days invitato da Motor1 e ho un solo obbiettivo: vedere in anteprima mondiale i nuovissimi DevBot 2.0 di Roborace, il nuovo campionato motorsport per auto a guida autonoma che seguo da un paio di anni e che sta per entrare in una nuova e importate fase, quella che viene chiamata Season Alpha, la prima vera stagione di prova.

 

 

 

 

Vi avevo già parlato di Roborace un paio di anni fa durante la mia trasferta a New York per vedere la Formula E: allora c’era solo un primissimo prototipo di auto, il DevBot 1.0, un primo seme di quello che sarebbe diventato un progetto molto più grande e ambizioso che oggi coinvolge più di 70 persone nella sede inglese di Roborace.

La presenza a Modena è molto più significativa: due grandi camion hanno trasportato qua tantissimo materiale e ben tre auto completamente nuove: sono i DevBot 2.0, la nuova piattaforma hardware su cui si baserà tutta la Roborace nei prossimi anni.

 

 

Auto elettriche da competizione e a guida autonoma

Parliamo di auto elettriche da competizione e a guida autonoma: il campionato mette a disposizione lo stesso “hardware” per tutti i team partecipanti, cioè in pratica tutti gareggiano con la stessa identica auto (cambiano solo le livree, bellissime) mentre i singoli team lavorano unicamente sul software che in questo caso è la gestione appunto della guida autonoma in pista, operando su pochissimi parametri durante la gara: unicamente lo sterzo, il gas e il freno.

Le auto come vedete dalle foto sono sia bellissime esteticamente che molto potenti, 0-100 in meno di tre secondi, 250 Km/h di velocità massima e una ventina di minuti di autonomia per la batteria attuale, più che sufficienti per la decina di giri che si fanno nelle prime esibizioni messe in piedi fino ad ora. Il costo a macchina? Oltre 750 mila sterline.

 

 

A bordo ogni ben di Dio per chi si occupa di guida autonoma: radar, lidar, sensori di ogni tipo, camere, radio, GPS e chi più ne ha, più ne metta.
Tra i tre team attualmente al lavoro su Roborace c’è anche l’Università di Pisa.

La formula, come vi dicevo, prevede dei team che lavorano unicamente al codice per la gestione della guida che viene poi riversato in ogni auto: attualmente sono tre università, tra cui anche la nostra Università di Pisa. La sfida ovviamente è leggere tutti i dati dei tantissimi sensori presenti sull’auto, in tempo reale, ed utilizzarli per arrivare primi in una gara. Semplice da scrivere, terribilmente difficile da realizzare correttamente.

È tutto chiaramente ancora una grandissima sperimentazione e il campionato è più un grande messaggio pubblicitario verso uno dei possibili futuri del motorsport moderno, un futuro davvero molto nerd se dovesse realizzarsi come lo ha in testa Bryn Balcombe, Chief Strategy Officer di Roborace.

 

Bryn Balcombe, Chief Strategy Officer di Roborace

 

Oltre ad ammirare i nuovi prototipi e a scattare un sacco di foto sono qua per intervistare proprio Bryn.

 

Ciao Bryn, dacci un po’ di background su Roborace, quando è nata l’idea e perché?

Roborace è nata nel 2015 da un’idea del nostro fondatore per aiutare al massimo lo sviluppo della mobilità elettrica e della guida autonoma: un campionato che pubblicizzi quel tipo di tecnologia al grande pubblico, ne aiuti lo sviluppo diretto e la nascita di nuovi talenti che se ne occupino in futuro.

Quello che pensiamo è che l’intelligenza artificiale sarà ovunque: nei nostri telefoni, nelle nostre case, nelle nostre auto: la domanda è come useremo l’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza di guida e migliorare la mobilità?

Ci sono due utilizzi pratici di questa tecnologia: uno è quello che prevede la mobilità come servizio (Mobility as a Service) dove le auto semplicemente vi porteranno a destinazione senza che voi dobbiate guidare, ma non è questo il motivo per cui ci si compra un’auto sportiva come quelle che possiamo vedere oggi qua a Modena: per chi vuole una incredibile esperienza di guida l’intelligenza artificiale può essere altrettanto importante, andando appunto a migliorare questa esperienza, grazie ad algoritmi dedicati e pensati proprio per quel particolare uso.

Questo è quello che stiamo facendo in Roborace in pratica: lavorare su come l’intelligenza artificiale possa migliorare l’esperienza di guida sportiva.

 

Ok, ma stai parlando di un generico futuro ora, non di Roborace in pratica: siete un campionato per auto a guida autonoma giusto? O volete vendere questa tecnologia ai grandi produttori di auto?

No certo, facevo un discorso generale, Roborace è ora una media company come la Formula 1 o la Formula E: da un punto di vista tecnologico noi definiamo dov’è la competizione e nella Roborace la competizione è nel software.

Tutto l’hardware è identico per tutti i team: le auto sono le stesse e hanno gli stessi sistemi e sensori a bordo, l’unica differenza è il software che guida le auto.

 

 

 

Quindi ogni team sviluppera autonomamente software diverso

Esattamente.

 

Ma ci sono già dei team?

Si, in questo evento di Modena abbiamo la Technical University of Munich (TUM) e l’Università di Pisa, mentre nell’evento precedente avevamo anche un team privato, “Arrival”. Altri team si uniranno nel futuro prossimo, non appena avremo altre auto DevBot 2.0 a disposizione.

La prima stagione di prova, quella che chiamiamo Season Alpha, è iniziata tre settimane fa.

 

È in pratica una stagione di prova giusto?

Si, è una competizione di prova, stiamo valutando le prestazioni delle auto e i diversi approcci dei team, è un enorme cantiere.

 

Ok, chiaro, parlami di queste belle auto, le DevBot 2 sono molto diverse dal primo prototipo che ho visto due anni fa a New York, cosa è cambiato oltre all’estetica?

Le nuove auto che stiamo utilizzando hanno due motori elettrici sulle ruote posteriori (la prima aveva quattro motori NdItomi) fanno da 0 a 100 in meno di tre secondi, hanno ruote stradali e una autonomia a batteria di una ventina di minuti.

Il primo approccio alla pista è dato ancora da un vero pilota che guida queste auto una prima volta e imposta i parametri di guida base su cui si appoggiano poi i team per riuscire a riguidare nella stessa pista con la guida autonoma.

I team qui a Modena hanno già replicato il giro di pista di un vero pilota con uno scarto di solo lo 0,5%: il giro di riferimento per noi è fondamentale ora per valutare come si comportano gli algoritmi di guida sviluppati dai diversi team.

 

I DevBot 2.0 hanno ancora una postazione di guida

 

Ma la gara ora è solo sul tempo o c’è una vera competizione tra diverse auto in pista?

No, abbiamo anche una vera competizione, con le auto che stanno in pista insieme e cercano di superarsi! Abbiamo già fatto tre dimostrazioni di questo tipo.

 

Molto interessante! quanto possono essere aggressive le intelligenze artificiali tra di loro, avete già cominciato a pensare a questo aspetto, determinante per la spettacolarità dell’evento?

Beh per ora non ci interessa molto la spettacolarità, quanto valutare il miglior approccio alla guida. Ogni team imposta autonomamente le sue strategie e non è influenzato da Roborace in questi ambiti, ma per ora è possibile superarsi unicamente in aree stabilite della pista (solitamente a fondo rettilineo, NdItomi)

Dobbiamo partire con una interazione sicura tra le auto per ora in questa stagione sperimentale, non possiamo permetterci di distruggere le auto ogni gara…

Nei test fatti a Modena abbiamo avuto i pilota umani che hanno guidato le auto fino a 100Km/h per la pista e poi sono state le IA a prendere il controllo: i piloti sono scesi e le intelligenze artificiali hanno girato da sole, arrivando alla velocità massima di 196Km/h a fine rettilineo questa mattina.

 

Camere, Lidar, Radar, GPS e radio sono ovunque sulle nuove DevBot 2.0

 

Che differenza c’è tra questi DevBot e la Robocar che avete mostrato lo scorso anno al Goodwood Festival of Speed, quella senza neanche la postazione di guida.

La Robocar è per noi solo una dimostrazione tecnologica per ora, pensala un po’ come se avessimo una Formula 2, con questi DevBot e una Formula 1, con le Robocar, molto più veloci e performanti. Ora stiamo sviluppando i veri algoritmi su questa formula più “facile” e che ci permette di avere anche piloti umani a bordo per impostare dei punti di riferimento per i team.

 

La Robocar presentata da Roborace lo scorso anno

 

Arriveremo ad usare anche le Robocar, ma ci serviranno ancora almeno due anni di sviluppo per essere pronti a quell’approccio totalmente senza pilota. Saranno le Season Alpha e Season Beta di Roborace, nel 2019 e nel 2020.

 

I team leggono i dati forniti dai sensori dell’auto e il loro software cosa può modificare durante la gara? C’è un lavoro anche sul setup dell’auto?

No, per ora gli unici input possibili accettati dalle DevBot 2.0 sono lo sterzo, il gas e il freno, il resto è identico per tutte le auto e non può essere modificato dal team, quindi niente impostazioni personalizzate di assetto o altro di più specifico.

Oltre alla classica gara tra auto abbiamo fatto anche altre dimostrazioni in cui i team dovevano superare dei test specifici, come frenare prima di un ostacolo, passare tra diversi ostacoli correttamente, etc… è una stagione di prova come ho detto…

Avremo anche un evento di hill climbing in Inghilterra il prossimo mese, che metterà i team di fronte ad una sfida completamente nuova.

 

Vedo degli schermi sulle fiancate delle auto e delle casse, a che servono?

È il nostro “emotion system”, un sistema basato su schermo e audio che cerca di comunicare l’emozione provata dall’intelligenza artificiale attraverso suoni e una rappresentazione visiva dello stato d’animo, come vedi ora le auto sono felici.

 

L’Emotion System sui nuovi prototipi DevBot 2.0

 

Come vedi il futuro di Roborace? Ci saranno elementi di interazione tra pubblico e gara come avviene nella Formula E, dove i fan possono votare e dare vantaggi diretti ai piloti durante la gara con il sistema Fan Boost?

Abbiamo pensato a modi davvero innovativi per coinvolgere i fan durante le nostre gare in futuro. Uno degli aspetti più caratterizzanti delle nostre gare è che ogni auto è guidata dai dati che per ora vengono forniti unicamente dai sensori a bordo, ma sarà possibile in futuro collegare questi dati anche ad un simulatore virtuale, pilotato da un fan o da un pilota di eSport, mettendo quindi virtualmente in pista sia le nostre auto “vere” che quelle virtuali.

 

Cioè in pratica potremo gareggiare in tempo reale contro le IA di Roborace in pista, controllando altre auto virtuali da casa?

Esatto: le nostre auto reali potranno reagire non solo in base alla posizione delle altre auto reali in pista, ma anche in base alla posizione di auto virtuali… e in televisione potrai vedere la gara con sia le auto reali che quelle virtuali, piazzate visivamente in pista insieme.

 

 

 

Wow, mi sembra molto ambizioso! Quanto pensi ci vorrà per arrivare ad un campionato vero, con team veri e quello che mi hai raccontato?

Non lo sappiamo ora, abbiamo davvero appena cominciato, serviranno almeno altre 4 o 5 anni per vedere qualcosa di definitivo, stiamo scoprendo man mano cosa possiamo fare e come farlo al meglio.

 

Grazie mille Bryn e in bocca al lupo, spero di vedere in televisione o dal vero una Roborace il più presto possibile! Il futuro che hai descritto sicuramente piacerà molto ai nostri lettori, mi sembra un futuro davvero nerd, in mano a programmatori e piloti virtuali…

Grazie a voi, stiamo lavorando duro per rendere tutto questo realtà nei prossimi anni, il futuro del motorsport è senz’altro molto nerd secondo noi! (ride)

 

 

 

Insomma, mi sembra davvero tutto molto interessante e cercherò di seguire da vicino gli sviluppi di Roborace nei prossimi anni, tenendovi aggiornati. Sicuramente è tutto molto ambizioso, ma sicuramente tecnicamente fattibile: la sfida mi sembra quella di diventare anche spettacolari e appetibili per il grande pubblico e mi pare che su questo Roborace abbia già le idee piuttosto chiare.

Le nuove Devbot 2.0 sono bellissime da vedere e hanno già una forte personalità che le aiuterà a farsi conoscere dai media prima e dal grande pubblico poi.

Come si arriverà a vere gare, belle da vedere e appassionanti, con team ben definiti per i quali tifare di settimana in settimana, è tutto da vedere e verificare.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è ormai la parola d’ordine del mondo tecnologico e anche il motorsport è assolutamente in prima fila grazie a Roborace.

Quello che so per ora è che è tutto molto bello ed interessante: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in tutti i campi possibili, è ormai la parola d’ordine del mondo tecnologico e anche il motorsport, per quanto possa sembrare un ambito non così scontato, è assolutamente in prima fila grazie a Roborace.

 

 

 

 

 

 

Tutte le foto sono state scattate con una Fujifilm X-T3. Sia il corpo che le lenti utilizzate mi sono stati forniti da Fujifilm Italia, che ringrazio per la collaborazione.

 

All Photos © Antonio Moro / LegaNerd.com

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