Lo scorso lunedì siamo volati a Londra assieme a Huawei per assistere ad un evento molto interessante. Nel progetto “Unfinished Symphony” la tecnologia si è messa al servizio della creatività umana, provando a completare il terzo e quarto movimento della Sinfonia n.8 di Schubert.

Il binomio uomo – macchina è una delle tematiche che da sempre ci affascina. La tecnologia continua ad essere uno dei mondi più ricchi di sfumature e possibilità di evoluzione che esista. Intrigante ed al tempo stesso spaventosa. Al giorno d’oggi la tecnologia è stata una valida aiutante dell’essere umano. Assistente fidata e al tempo stesso “bacchetta magica” per ciò che pensavamo potesse essere impossibile.

Spesso ci si chiede se possano esserci dei veri e propri limiti per quest’ambito in continua evoluzione. Fin dove l’uomo sarà capace di arrivare. Fin dove potrà evolvere questa scienza e come, nel tempo, cambierà ancora condizionando la nostra vita.

E qui ritorna uno dei grandi quesiti, per lo più alimentati dalla letteratura fantascientifica, che riguarda la natura positiva o negativa della tecnologia: quando l’intelligenza artificiale si ribellerà all’uomo?

 

Unfinished Symphony

 

Forse questo momento non arriverà mai. Forse alla base di questo ragionamento la premessa è sbagliata. Si, perché la tecnologia va intesa come qualcosa che ci aiuta a comprendere meglio il mondo, ad affrontarlo.

Una sorta di “famiglio” in continua evoluzione, che non solo ci permette di andare avanti, ma anche di recuperare la bellezza del passato, dandoci quasi l’illusione che il tempo si sia fermato. Ed è proprio su questo che il progetto Unfinished Symphoy di Huawei si basa.

Huawei cerca di spingere sempre più in là i limiti dell’innovazione, questa volta esplorando l’affascinante terreno della musica classica.

Huawei cerca di spingere sempre più in là i limiti dell’innovazione, questa volta esplorando l’affascinante terreno della musica classica.

La sua Intelligenza Artificiale si è unita alla creatività umana, riuscendo in un’impresa che ha dell’incredibile: completare una sinfonia incompiuta di quasi duecento anni fa.

E la sinfonia in questione è proprio “L’incompiuta – Sinfonia n.8” di Schubert rimasta incompleta per 197 anni, nonostante i numerosi tentativi di musicisti e compositori.

 

Unfinished Symphony

 

Oggi la Sinfonia n.8 può essere ascoltata in tutta la sua bellezza grazie proprio a Huawei, e l’emozione di rivivere la musica del passato attraverso elementi caratterizzanti del presente, consapevole che non solo la creatività umana è stata artefice di questo piccolo miracolo, ma anche quella tecnologica.

Lo scorso lunedì sera, abbiamo infatti assistito all’esecuzione dell’Unfinished Symphony presso una performance live tenutasi nell’iconica location della Cadogan Hall di Londra.

I 66 elementi della English Session Orchestra si sono esibiti di fronte ad una platea di oltre 500 ospiti, rappresentando per la prima volta la conclusione della celebre Sinfonia No. 8 di Schubert.
Unfinished Symphony

 

Ad aprire il concerto ci sono state le parole di Walter Ji, Presidente Huawei WEU CBG:

In Huawei siamo fermamente convinti del ruolo cruciale della tecnologia per rendere il mondo un posto migliore. Così, abbiamo insegnato al nostro Mate 20 Pro ad analizzare la Sinfonia No. 8 di Schubert, lasciata incompiuta per quasi 200 anni, e a completarla rispettando lo stile del suo celeberrimo compositore.

Abbiamo utilizzato il potere dell’AI per spingerci oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e mostrare il ruolo positivo che la tecnologia ricopre nella cultura moderna.

Se il nostro smartphone è così intelligente da fare questo, dove potrà spingersi ancora?

 

 

Ma come è stato possibile tutto questo?

Per poter completare la Sinfonia Incompiuta di Schubert, Huawei si è servita di un’intelligenza artificiale che beneficia direttamente della potenza di elaborazione della doppia unità NPU di Huawei Mate 20 Pro.

Cosa ha fatto quindi l’AI? Analizzando il timbro, il tono e il metro del primo e del secondo movimento esistenti della sinfonia, è stata in grado di generare la melodia per i mancanti terzo e quarto movimento.

 

Unfinished Symphony

 

Ovviamente la tecnologia è arrivata a supporto di un grande compositore.

Ovviamente la tecnologia è arrivata a supporto di un grande compositore, ovvero Lucas Cantor, portando a collaborare creatività umana con mente artificiale per poter creare una partitura orchestrale dalla melodia, rimasta assolutamente fedele allo stile e allo spirito dell’originale Sinfonia No. 8 di Schubert.

A questo proposito Canfort, che ha partecipato al panel di apertura del concerto, ha detto alla platea:

Il mio ruolo in questo progetto è stato quello di estrarre il meglio dall’AI e affinarlo, per garantire che il risultato finale fosse impeccabile, pronto per essere suonato da un’orchestra sinfonica.

Il risultato di questa innovativa collaborazione con l’Intelligenza Artificiale dimostra ancora una volta che la tecnologia offre incredibili possibilità.

 

 

E il risultato finale?

Da appassionata di musica ed ex “pianista”, posso dire che aver partecipato ad un evento del genere è stato incredibile. Vedere come due secoli si siano trovati, due diverse creatività incontrate, e come la collaborazione dell’uomo e della macchina possa portare a prodotti di tale bellezza è commovente. Il primo pensiero che passa per la mente è “Wow. Io c’ero. Io ho assistito a un nuovo pezzo di storia.

 

Unfinished Symphony

 

Sicuramente non stiamo parlando di un nuovo sbarco sulla Luna, ma comunque sia per la velocità con cui il mondo va avanti oggi, sempre troppo impegnato per soffermarsi sulla bellezza delle piccole cose, questo è sicuramente un piccolo passo.

Un piccolo passo verso un futuro dove arte e tecnologia possono tornare a collaborare insieme, magari facendoci riscoprire le grandi meraviglie del passato, ma anche ad elaborarne di nuove.

Una tecnologia in continua evoluzione che non vuole fermarsi, che chissà fin dove può arrivare.

A condividere il mio stesso entusiasmo c’è il compositore, pianista e maestro d’orchestra Giovanni Allevi, ospite della serata con Huawei, che abbiamo potuto incontrare subito dopo il concerto.

 

Unfinished Symphony

Questa sinfonia si chiude con un finale roboante che ci ricorda alcuni dei toni tipici di Beethoven. Il terzo movimento è composto da frammenti melodici tratti dal primo movimento ma che al tempo stesso ha in sé delle ritmiche assai ardite di 11/16, tipiche del jazz o comunque di suoni del 900. Riconoscibili anche delle armonie vicine a Debussy. Cosa vuol dire questo?

Ci spiega il pianista Allevi, durante l’incontro riservato alla stampa italiana.

Il computer ha dato prova di una creatività senza limite che travalica i confini temporali dell’epoca in cui è vissuto Schubert. Dobbiamo giudicare quello che abbiamo ascoltato come fosse il primo volo dei fratelli Wright. Cosa succedere tra anni nessuno lo sa, ma è stato bello esserci.

 

Unfinished Symphony

 

Giovanni Allevi va anche ben oltre il “semplice concetto” di musica, interrogandosi prima ancora di poter ascoltare la sinfonia, su cosa doversi aspettare da questo tipo di esperimento. A questo proposito racconta:

Quando sono stato invitato ad assistere a questo concerto, il mio primo pensiero è stato quello di andare a studiare il significato delle parole “intelligenza artificiale” e “intelligenza”. Il primo a dare il significato della parola intelligenza è stato Platone che dice che l’intelligenza è la capacità che abbiamo di trasformare il mondo intorno a noi.

In questo senso una macchina può essere intelligente perché aiuta l’uomo a trasformare il mondo. Quindi possiamo dire che l’intelligenza artificiale è qualcosa al servizio dell’uomo, di cui non dobbiamo aver paura.

Per me è assai improbabile una rivolta delle macchine, perché secondo la Critica della Ragion Pura di Kant, l’essere umano è impossibilitato a conoscere l’anima. Se quindi non sappiamo che cosa sia davvero l’anima, come possiamo metterla all’interno di un robot? L’anima è ciò che rende unico l’essere umano, ed è per questo che siamo destinati a mantenere il prima su di essa.

 

Unfinished Symphony

 

Abbiamo concluso questa serata molto particolare con delle note più leggere ed ironiche, immaginandoci lo stesso Schubert tra gli spalti della stessa Cadogan Hall ad ascoltare, finalmente, la sua Sinfonia n.8 compiuta.

Sono sicuro che sarebbe stato impressionato dalla scelte di alcune soluzioni armoniche che sono state fatte. Sicuramente il risultato finale di tutto questo è quello di una grande libertà espressiva che ci da l’idea di possibilità, di una porta che si apre.

Abbiamo assistito a qualcosa dai contorni indefiniti, ma dai contenuti davvero sentiti ed entusiasmanti.

 

https://www.youtube.com/watch?v=GcFkoTUraMM