Volt – Che Vita di Mecha, Stagione 2

2 anni fa

5 minuti

Ritorna in edicola Volt – Che Vita di Mecha con la stagione 2: le divertentissime e mai banali storie del piccolo robottino che sogna di diventare un fumettista, ma si trova a lavorare dietro il bancone di una fumetteria, tra maestri panda che manco il Cobra Kai, clienti strampalati e soprattutto una mamma despota pronta a tutto pur di demolire i sogni del proprio figlio. Si, ma a fin di bene.

Volt è una scommessa che Saldapress ha voluto fare con il bravo Stefano “The Sparker” Conte. E pare proprio che sia una scommessa vinta.

Ho potuto vedere coi miei occhi le belle file che si sono create a Lucca Comics and Games per avere uno sketch e una dedica dal buon Stefano e l’apprezzamento generale dei fan.

I precedenti sei albi usciti (stagione 1) sono cresciuti numero dopo numero, merito di una fruibilità e di una trasversalità davvero uniche:

Volt – Che Vita di Mecha parla di crescita, di sogni da realizzare e di come la vita ti metta di fronte ad ostacoli da superare; parla di famiglia e di autodeterminazione, ma lo fa con il sorriso sempre sul viso, con la battuta pronta e con dei tempi comici davvero esilaranti.

Volt piace a tutti, dal ragazzino in cerca di una lettura disimpegnata e divertente, a chi lavora in una fumetteria (o qualsiasi altro negozio) e sente ogni giorno richieste assurde.

Piace perché è immediato, pulito, demenziale quanto basta ma anche concreto. Diverte senza utilizzare dosi eccessive di black humor ed è anche molto attuale come tematiche.

Piace perché è immediato, pulito, demenziale quanto basta ma anche concreto. Diverte senza utilizzare dosi eccessive di black humor ed è anche molto attuale come tematiche.

Commercialmente parlando questo è un ingrediente formidabile.

E non a caso è stato scelto proprio The Sparker per disegnare una delle storie di Fumetti Timidi, fumetto che racconta le vicende del popolarissimo Ruggero de I Timidi e che chiaramente si rivolge ad un pubblico abituato ad un certo tipo di comunicazione moderna e leggera.

Ci eravamo lasciati con la madre di Volt che si era rivelata appartenente ad un’organizzazione segreta, le M.O.M.S., madri dispotiche ammantate di nero che sembrano governare il mondo e le sorti dei propri – sognanti – figli e con un Volt un po’ cresciuto, più consapevole di se stesso e delle proprie possibilità dopo il lungo addestramento in negozio.

La concentrazione però  questa volta è tutta su Rex, il fastidiosissimo e temuto cliente della fumetteria gestita dal nostro robottino, nella cui storia passata scopriremo qualcosa di più del tema portante di questo numero (la famiglia), grazie ad un corposo flashback che ci svelerà diversi segreti in più sulle M.O.M.S., l’organizzazione delle madri iperprotettive capaci di tecniche persuasive degne della Divina Scuola di Hokuto.

Si ride, tanto, come ci ha sempre abituato The Sparker, con quell’immediatezza unica e i tempi comici perfetti, ma si riflette pure sulla crescita, sulle difficoltà nel rapporto tra genitori e figli e le conseguenti incomprensioni reciproche.

Come ho già detto diverse volte in passato, ogni volta che leggo un numero di Volt non riesco a fare a meno di pensare ad Akira Toriyama, con le dovute proporzioni.

Lo stile fresco e pulito di Stefano, super deformed, le battute rapide, a volte demenziali a volte leggere, hanno diversi tratti in comune col papà di Arale e Dragon Ball e il confronto è assolutamente in positivo.

Evidentemente quel tipo di umorismo è qualcosa che ti si attacca addosso e definisce uno standard che inconsapevolmente ci portiamo appresso per sempre.

I disegni di Stefano sono sempre precisi, divertenti e adatti al contesto narrativo e risultano estremamente piacevoli, dando una sensazione di “comfort”; la stessa che si prova a stare con Stefano.

In questo settimo numero, inoltre, The Sparker getta le basi per aprire una nuova linea di trama, dimostrando di non aver perso neanche un pezzetto nella pausa intercorsa con la precedente stagione 1 e dando sfoggio di un’ottima capacità di sceneggiatura seriale, molto televisiva peraltro (Volt non sfigurerebbe come cartone animato).

In questo settimo numero, inoltre, The Sparker getta le basi per aprire una nuova linea di trama, dimostrando di non aver perso neanche un pezzetto nella pausa intercorsa con la precedente stagione 1 e dando sfoggio di un’ottima capacità di sceneggiatura seriale, molto televisiva peraltro (Volt non sfigurerebbe come cartone animato).

Non mancano poi le consuete sezioni extra a fine albo, come la gallery dei clienti tipo della fumetteria (in stile Pokemon), i racconti (veri) di quello che accade nelle suddette fumetterie trasformante in fumetto da The Sparker e le strisce de L’Uomo Pigro (The Tired Mask), a completamento delle vicende umoristiche.

 

Ci aspetta un altro anno in compagnia di Volt Che Vita di Mecha, con altre 5 uscite bimestrali che andranno a completare il secondo arco narrativo. E ci aspettiamo un grande anno davanti, ricco di sorprese, colpi di scena e gag divertenti.

Perché dopo la chiusura di Rat-Man (irraggiungibile e leggendario, non lo sto ponendo a confronto, per carità) ci manca molto questo tipo di uscite da edicola e Volt è un ottimo candidato per il nostro intrattenimento periodico fatto di nuvole parlanti.

E io, come tutti voi, sento la necessità di farmi qualche sincera risata in mezzo alle tante letture quotidiane.

Volt è un fumetto davvero molto bello, trasversale quanto a target di riferimento e pieno di freschezza e genuinità non sempre facili da trovare. Meriterebbe davvero di essere pubblicato anche all’estero.

E se pensate di aver sentito ogni tipo di stramba richiesta da parte della clientela, ancora non siete stati alla Comic Sans, la fumetteria del robottino più simpatico d’Italia.

 

 

 

75
ME GUSTA
  • Fresco ed immediato, tempi comici perfetti. Diverte con leggerezza
  • Oltre ad una trama ben orchestrata si trattano anche temi come la famiglia, la crescita, il rapporto coi genitori
  • Si rivolge ad un pubblico veramente vasto e trasversale
  • Bei disegni, piacevoli e non stancanti
FAIL
  • A colori sarebbe il massimo
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