È uscito al cinema lo scorso 26 Ottobre, ma La Ragazza Nella Nebbia continua a resistere in sala, al primo posto tra le pellicole più viste. Un thriller che critica ferocemente la società in cui viviamo, i media, la giustizia. Ma quanto può essere controversa la realtà? Ne abbiamo parlato con i protagonisti Alessio Boni e Lorenzo Richelmy.

La Ragazza Nella Nebbia è il primo film di Donato Carrisi, scrittore di thriller conosciuto in tutto il mondo. Tratto dall’omonimo romanzo, La Ragazza Nella Nebbia parla della scomparsa di una ragazzina come tante, avvenuta in una città come tante, all’interno di una comunità che si trasforma, improvvisamente, in un reality show.

 

 

Il caso di Anna Lou ben presto diventa un circo, dove non è più importante il ritrovamento della vittima, le sue condizioni o consegnare alla giustizia il carnefice. No, non è la verità a contare, quanto lo spettacolo.

Ed è proprio in questa realtà, specchio della nostra, che si muovono i personaggi di Loris Martin, professore del liceo di paese accusato del rapimento della ragazzina, e dell’ispettore Borghi.

I ruoli sono rispettivamente interpretati da Alessio Boni e Lorenzo Richelmy, che abbiamo incontrato nelle precedenti settimane a Roma, in occasione della presentazione del film.

Proprio con Alessio e Lorenzo abbiamo parlato dei labile confine che c’è tra realtà e finzione e di come La Ragazza Nella Nebbia non faccia altro, con estrema naturalezza, che sottolineare quello che succede proprio sotto il nostro naso.

Il primo a rispondere è Alessio Boni:

Realtà e finzione ormai vanno di pari passo. C’è questo mondo parallelo, virtuale, che ti può sorpassare in modo vertiginoso e tu sei ancora lì, con la tua agenda a scriverti i tuoi appunti con la matita e cancellare.

Ci fai i conti ogni giorno con questa cosa. Ciò che colpisce tanto dell’idea di Donato, de La Ragazza Nella Nebbia, è che scardina l’ipocrisia.

Smettiamola di dire che vogliamo trovare la verità, che la giustizia è uguale per tutti, cosa che non è vero da tanti anni. La cosa importante, ormai, è avere il click mediatico giusto! L’indotto! 

 

 

E sulla stessa scia si muove la considerazione di Lorenzo Richelmy:

Non abbiamo dovuto esasperare la realtà. No, è ciò che vedi e vivi tutti i giorni. L’ipocrisia è il buongiorno la mattina, basta quello. Ma in questo non bisogna andare a prendere chissà quali grandi esempi per scardinare il rapporto realtà e finzione.

Basta partire da questo “buongiorno”, dal pianerottolo di casa, dalla casalinga che vuole dimostrare la pulizia all’esterno. La reputazione da difendere. E lo vediamo ovunque, in tutto il mondo, ma qui in Italia si sente moltissimo.

 

Qui per vedere tutta la video intervista ad Alessio Boni e Lorenzo Richelmy: