Amy Adams: dalle stelle di Arrival al Giffoni Film Festival

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23 Luglio 2017

Il 18 Luglio è stato il giorno della bellissima Amy Adams al Giffoni Film Festival. Semplice ed elegante, Amy ha sfilato sul blu carpet del Festival salernitano e ha incontrato il giovane pubblico presente.

Nonostante il caldo impressionante, la star di Arrival e Animali Notturni, Amy Adams, sfila bellissima come sempre sul blu carpet del Festival.

Arrivata in Italia unicamente per incontrare i ragazzi del Giffoni, dopo una breve vacanza sulla costiera amalfitana con la famiglia, l’attrice è una fervente sostenitrice della magia e creatività, tematiche principali di quest’anno.

 

Credo che la creatività sia non solo la chiave per accedere a un mondo magico, ma anche uno strumento necessario per affrontare e risolvere i problemi della vita.

E nel pomeriggio del 18 Luglio, dopo il meraviglioso blu carpet in cui l’attrice sfila nel suo bell’abito dalle sfumature dell’azzurro, Amy Adams incontra finalmente il giovane pubblico che l’attendeva dalle prime ore di quel mattino.

 

Ad accompagnarla il marito Darren Le Gallo e la figlia di 7 anni, Aviana. La piccola Le Gallo ha un nome molto particolare e legato all’Italia; infatti, l’attrice confessa:

Amo l’Italia, è un paese bellissimo. Proprio per questo motivo ho chiamato mia figlia Aviana, come una città dell’Italia. La sensazione che provo in Italia è come se stessi mettendo piede dentro casa mia. Tutti sono così ospitali e gentili, che è impossibile non sentirsi a casa.

 

Aviana, infatti, deriva da Aviano, un paesino in provincia di Vicenza, luogo in cui la stessa Adams è nata, in quanto base militare dove, 42 anni fa, si trovava in servizio il padre.

Pur godendo attualmente di un’ottima carriera, plurinominata agli Oscars e ai Golden Globes, nonché vincitrice di due Globes, l’attrice ha dovuto faticare non poco per poter davvero emergere sul grande schermo.

 

Avevo paura di chiamarmi attrice. Non so perché, ma non riuscivo ad ammetterlo, ci ho messo davvero molto tempo. Ho iniziato studiando danza e sicuramente questo mi ha aiutato nella mia carriera, perché mi ha dato modo di esprimermi senza bisogno delle parole. Potevo raccontare una storia d’amore solo ballando e questo sul set mi ha aiutato molto. Posso capire l’emozioni vere che muovono il mio personaggio.

La prima pellicola che ha lanciato la Adams sul grande schermo è stata Junebug del 2005 di Phil Morrison, ma la vera scalata del successo arriva con Come D’Incanto (Enchanted) nel 2007, live action tra animazione e non della Walt Disney, dove la Adams interpreta Giselle.

Le prime sceneggiature a cui mi sono sentita profondamente legata sono proprio Enchanted e Junebag. Fin dall’inizio mi sembrava parlassero di me. Ogni volta che tornavo a casa, dopo aver letto quella sceneggiatura, dicevo subito a mio marito: mi sembra di conoscerla questa persona, potrei essere io. La stessa sensazione l’ho provata leggendo Arrival.

 

Ed è proprio Arrival di Denis Villeneuve, l’ultimo film in cui abbiamo visto protagonista la bella Amy Adams, protagonista lo scorso anno del red carpet sia della 73. Mostra del Cinema di Venezia che del Toronto Film Festival.

 

Sono stata fortunata! Ho lavorato con molti registi fantastici, ma per me Villeneuve è davvero speciale! Lavorare ad Arrival è stata una grande esperienza. Attualmente mi piacerebbe lavorare con Patty Jenkins, la regista di Wonder Woman, credo che abbia fatto un gran lavoro insieme a Gal Gadot.

 

Una storia dove la comunicazione diventa tematica fondamentale, chiave di volta per comprendere le vite dei personaggi, le differenze tra razze e, addirittura, tra specie.

Villeneuve cerca di portare l’attenzione dello spettatore verso non solo l’importanza del comunicare, ma anche quella del lavoro di squadra nel trovare una via di accesso, un linguaggio comune che unisce e non divide, a differenza della moltitudine di codificazioni di oggi, filtrate dallo spettro dei social media.

E in questo la Adams si è riconosciuta molto, pur riservando unicamente speranza nelle generazioni future.

 

È una delle cose che mi ha attirato del film: il senso di unità, lavorare assieme per uno scopo comune. Per quanto riguarda la vita reale noi abbiamo sbagliato, prendendo la via dell’individualismo.

La mia speranza è che le nuove generazioni, siano coloro capaci di lavorare assieme, rispecchiando perfettamente il senso dell’unità.

Abbiamo provato l’altro modo, quello di essere individualisti e non funziona: spero che voi, le nuove generazioni, siate coloro che riescano a lavorare in questo senso.

 

E il Giffoni Film Festival, per i ragazzi rappresenta anche questo, oltre a riunire in un unico luogo i sogni, la curiosità e le speranze future di moltissimi ragazzi provenienti da tutto il mondo. Non pochi sono i piccolo protagonisti desiderosi di intraprendere lo stesso percorso della Adams, e infatti alcune delle domande ricadono proprio sui primi passi compiuti da una giovane, e molto timida, Adams alle prime armi.

 

Quando interpreti un ruolo ci vuole una certa dose di sicurezza: ogni età ha i suoi punti di forza, oggi non sarei in grado di interpretare di nuovo Giselle di Enchanted, soprattutto perché non ho più tutta quell’energia.

Oggi potrei darle altri valori. Allora quando qualcuno era sgarbato con me mi faceva piangere, oggi non mi interessa. È uno degli aspetti interessanti di questo lavoro: vedere come la mia vita influenza il mio lavoro e viceversa.

Ci sono state diversi momenti in cui mi sono chiesta cosa stessi facendo: mi ci è voluto tanto tempo per cominciare a lavorare, sono stata rifiutata molte volte, e mi sono chiesta se fossi in grado di farlo.

Anche quando cominci a lavorare ci sono dei momenti in cui ti chiedi se questa è davvero la tua strada. È una cosa strana: a volte anche se agli altri sembra che tu abbia successo magari per te non è così. L’importante è preservare la propria passione e continuare a fare ciò che si ama.

 

Pensando adesso alla carriera dell’attrice di origine italiana, queste parole sono difficili da credere. Più volte candidata all’Oscar e Golden Globe, protagonista dell’ultimo anni dei film migliori degli ultimi anni, lavorando al fianco di grandi attori e registi.

In questo Amy Adams è cresciuta moltissimo e pur conservando la sua aurea di estrema dolcezza, con un pizzico di sensualità, dalle parole della donna trasuda ancora quel vago senso di vergogna e imbarazzo, insicurezza nell’approcciarsi a un personaggio.

E dalla svampita Giselle di Come d’Incanto, alla coraggiosa Lois Lane di Superman, passando le tanto diverse quanto simili Louis e Susan di Arrival e Animali Notturni, i diversi personaggi di Amy Adams hanno sicuramente segnato il suo percorso, permettendole un’ulteriore crescita non solo professionale ma anche interiore.

 

Ogni film mi ha cambiato profondamente: ogni personaggio ha avuto una certa influenza su di me. Mi fa commuovere pensare che alcuni personaggi siano stati recepiti così bene dalle persone e li abbiano fatti sentire meno soli. È un grande regalo: avere un impatto positivo per me è fondamentale.

 

In un periodo in cui la figura della donna, anche nell’industria cinematografica, ha una valenza molto particolare, Amy Adams occupa uno dei posti d’onore tra le attrice più attiviste. Ma ritornando sempre ad Arrival, anche in questo caso la comunicazione occupa un posto particolarmente importante, non solo nel cinema, ma nella vita di tutti i giorni.

 

Non credo che il sessismo esista solo a Hollywood: semplicemente è un ambiente molto esposto, quindi magari c’è più attenzione, soprattutto nell’ultimo periodo. Il sessismo è, purtroppo, ovunque e a volte è inconsapevole.

Parlando con un collega ho capito che per lui un “no” era una risposta, mentre per me era solo l’inizio di una conversazione. È quello che cerco di insegnare a mia figlia: per abbattere il sessismo bisogna puntare sulla comunicazione e sul rispetto per gli altri.

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domenica 23 Luglio 2017 - 16:41
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