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The Meyerowitz Stories: non il miglior Baumbach

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22 Maggio 2017

The Meyerowitz

Al quinto giorno del 70° Festival del Cinema di Cannes arriva il secondo film in concorso prodotto da Netflix, The Meyerowitz Stories (New and Selected) di Noah Baumbach con Dustin Hoffman, Emma Thompson, Ben Stiller e Adam Sandler.

Questa volta nessun problema tecnico precede la proiezione di The Meyerowitz Stories, il secondo film prodotto da Netflix e presentato al 70. Festival del Cinema di Cannes.

Netflix presenta un altro film di un grandissimo autore come Noah Baumbach, conosciuto moltissimo nel campo del cinema indie e che due anni fa aveva portata alla Festa del Cinema di Roma la commedia in rosa Mistress America con protagonista la musa e compagna Greta Gerwig.

Questa volta la Gerwig non compare nella pellicola, ma ugualmente The Meyerowitz Stories (New And Selected) fa affidamento su un grandissimo cast, incominciando da due grandi miti come Dustin Hoffman e Emma Thompson, proseguendo con Ben Stiller, Adam Sandler, Elizabeth Marvel e la giovane Grace Van Patten.

Con un inizio in bilico tra il Woody Allen dei film europei e dei Tenenbaum più misurati, The Meyerowitz Stories è una riflessione sul rapporto genitori figli molto maturi. Una continua competizione, molto infantile, che due fratelli si ritrovano a vivere ogni giorno per brillare agli occhi del padre.

 

The Meyerowitz Stories
E questi due fratelli sono Matthew (Ben Stiller) e Danny (Adam Sandler), il primo lavoratore di successo, il secondo “mammo” di una figlia pronta ad arrivare al college e con delle idee artistiche molto particolare.
La natura della competizione di Matthew e Danny deriva unicamente da una persona, ovvero il padre (Dustin Hoffman).
Sbruffone ed egocentrico, Harold è un architetto sbruffone ed egocentrico, incapace di stabilire un vero rapporto umano. Arrivato al suo quarto matrimonio con Maureen (Emma Thompson), hippie di altri tempi, Harold sembra quasi incapace di comprendere il disagio interiore provocato all’interno dei due figli.
Inconsapevolmente e consapevolmente, Matthew e Danny occupano gran parte della loro vita a cercare di soddisfare il proprio padre, senza rendersi conto di quanto la superiorità di Harold li metta continuamente in ombra, a prescindere da ciò che possano o non possano fare.

Fin dalla struttura, la pellicola ricorda moltissimo i Tenenbaum di Wes Anderson, riportando sullo schermo un complesso rapporto genitori – figli che si protende molto oltre l’adolescenza.

Paradossalmente, nonostante le loro vite, l’avere figli e una propria indipendenza, Matthew e Danny non sono mai riusciti davvero a tagliare quel cordone ombelicale che si sono imposti nel confronto del padre.

 
The Meyerowitz Stories

 

 

Se nelle tematiche la pellicola non può fare a meno di ricordare un film di Anderson, al tempo stesso il film trasuda le pellicole di Woody Allen.

E se nelle tematiche la pellicola non può fare a meno di ricordare un film di Anderson, al tempo stesso il film trasuda, nel modo di muoversi dei personaggi, nei loro dialoghi e comportamenti, le pellicole di Woody Allen.

Parliamo di un Allen in bilico tra il primo e l’attuale periodo, dove la fotografia assume un colore quasi pastello e i personaggi sembrano vivere in un mondo a parte, incapaci di relazionarsi o di inserirsi nel mondo.

E questa sorta di incapacità del vivere, sebbene nascosta a dovere, si manifesta nei momenti più fragili e complessi dell’essere umano. Improvvisamente veniamo trascinati dai personaggi protagonisti in un mondo ovattata, dove perfino respirare assume una funzione complessa e articolata.

In tutto questo, però, lo spettatore non riesce a restare veramente coinvolto dalle situazioni che si vengono a creare all’interno della pellicola, creatrici di una struttura narrativa piuttosto articolata e stratificata.

Da una parte non gioca a favore di Baumbach il “già visto” e lo stile tipico di un regista molto conosciuto come Allen o degli elementi peculiari dello stile di Anderson.

Sicuramente Baumbach nella sua filmografia ha sempre avuto la pretesa di raccontare questo tipo di mondi già conosciuti all’interno del panorama cinematografico, riuscendoci generalmente sempre con una spiccata e personale originalità.
The Meyerowitz Stories

 

The Meyerowitz Stories resta una pellicola piacevole, ma che a volte rimane fin troppo incastrata su se stessa

The Meyerowitz Stories resta una pellicola piacevole, ma che a volte rimane fin troppo incastrata su se stessa.

L’uso di un montaggio non lineare, trasportando lo spettatore da un momento all’altro della vita dei protagonista, non aiuta nello sbrogliare la matassa arrotolata dal regista. Basta un semplicemente momento di distrazione e si finisce ben presto a perdere completamente il filo logico del discorso.

Indubbiamente Baumbach non da per davvero il meglio di sé, pur confezionando un prodotto notevole e che molto strizza l’occhio al cinema d’autore, ma senza trovare una sua reale dimensione.

Senza ombra di dubbio ciò che più brilla in questo film sono i suoi attori. A cominciare da due mostri sacri come Emma Thompson e Dustin Hoffman. Entrambi incredibilmente sul pezzo, divertenti, paradossali. Emma Thompson è una mamma-amica che vorremmo tutti. Stravagante, incredibile, vulcanica e lunatica.
The Meyerowitz Stories

 

Dustin Hoffman è in bilico all’interno di un ruolo che si ama e si odia. Harold non è un personaggio cattivo, anzi, ma sicuramente un personaggio negativo. Un padre incapace di accettare i propri limite e mettere da parte il proprio egocentrismo, cercando un minimo di dare quel tanto agognato gesto di apprezzamento e soddisfazione desiderato dai propri figli.

Ben Stiller e Adam Sandler sono le colonne portanti di questa pellicola, reggendola per lo più sulle interazioni tra di loro. Un ruolo agrodolce per entrambi gli attori, non serissimo ma neanche comico, sfruttando il lato più versatile mostrando da entrambi gli attori negli ultimi anni. E anche se non matador della pellicola con battute senza sostanza, i due dimostrano di avere un’ottima capacità di coinvolgimento.

The Meyerowitz Stories non è una punta di diamante all’interno di questo 70. Festival del Cinema di Cannes, ma sicuramente sarà un film che non passerà inosservato (paradossalmente più di Okja).

Netflix non ha ancora rilasciato una data d’uscita per la pellicola, ma confidiamo che sia nel giro dei prossimi mesi.

 

 

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lunedì 22 Maggio 2017 - 14:36
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