Primo di una futura saga di sei film, King Arthur: Il Potere della Spada arriva al cinema. Scatenato, divertente ed esagerato. Guy Ritchie non manca di regalare delle forti emozioni al pubblico, rivisitando totalmente la storia di Re Artù.

Uno tra i film più attesi di quest’anno arriva finalmente in sala. Il King Arthur: Il Potere della Spada di Guy Ritchie si mostra al pubblico, pronto a sorprendere sotto ogni suo aspetto.

Non è sicuramente un mistero che Guy Ritchie sia un regista fuori dall’ordinario e anche il suo King Arthur, fin dal primo inaspettato trailer, si mostra essere una pellicola molto differente da qualsiasi altra trasposizione su Re Artù.

Il mito di Artù e dei cavalieri della tavola rotonda ha avuto molte trasposizioni cinematografiche e televisive, dalle rivisitazioni più moderne ai lungometraggi d’animazione e a breve lo vedremo anche al fianco dei Transformers di Michael Bay in Transformers: L’ultimo Cavaliere.

In bilico tra mito e storicità, la figura di Re Artù ha avuto molte interpretazioni anche in campo letterario, dal Ciclo Bretone – origine di tutto – all’opera di Thomas Malory, La Morte di Re Artù, a cui Ritchie si è direttamente ispirato. Tutti, in fondo, credono di conoscere la vera storia di Artù e tutti, come spesso accade, pensano che la loro storia sia quella vera.

 

King Arthur: Il Potere della Spada
Guy Ritchie con King Arthur: Il Potere della Spada, decide di mettersi in gioco e dare, a sua volta, un’interpretazione diversa, e molto sui generis, del mito.

 

Se vi aspettate un film storico, fedele e rispettoso, avete sbagliato pellicola e, soprattutto, avete sbagliato regista. Così come è già accaduto con Sherlock Holmes, Guy Ritchie rivisita totalmente il mito, attuando un’opera di modernizzazione che porta Camelot direttamente nei bassi fondi del suo Lock & Stock o The Snatch. 

 

King Arthur: Il Potere della Spada

 

Scatenato. Irriverente. Bifolco.

Scatenato. Irriverente. Bifolco. Il King Arthur di Guy Ritchie è un film simile ad una giostra. Travolge e non lascia scampo allo spettatore che si ritrova coinvolto in un vorticoso gioco di battute, slang, montaggio sincopato e rallenty esasperati.

Guy Ritchie riesce a scaraventare lo spettatore all’interno della pellicola, mettendolo al fianco dei protagonisti, e portandolo nel bel mezzo delle battaglie e dei folli inseguimenti. Mette i suoi personaggi allo stesso livello dello spettatore, rendendo il suo Artù niente di più e niente di meno di un ragazzo che ha solo voglia di godersi la vita.

Spaccone a più non posso, ma costretto, in modo piuttosto brutale, a fare i conti con quelle che sono le insidie della vita, a prescindere se si è sovrani di un bordello o di un regno.

 

 

King Arthur: Il Potere della Spada

 

 

Dopo un prologo che strizza l’occhio, volente o nolente, alle classiche pellicole epiche, con animali giganti troppo posticci, ricordando quasi il 300 di Zack Snyder, Guy Ritchie ci sbatte, assieme al suo giovane Artù, direttamente nei bassi fondi di Londinium, tra criminalità, prostituzione e violenza.

Un luogo riprovevole dove vediamo la velocissima crescita di un Artù molto meno nobile e privo di qualsiasi morale.

Un Artù cresciuto nel fango e nella miseria, ma che ha saputo incassare tutti i colpi, restituendoli con tutti gli interessi.

Ritchie si prende beffa dello spettatore. E dopo averlo confuso con un inizio da “ordinario” blockbuster, gli ricorda con chi ha a che fare, stordendolo con il suo stile estremamente pop, falsamente caotico ed esagerato.

In pochi secondi, Ritchie fa sfoggio di uno stile sempre più perfezionato ed esaltato. Una firma immediatamente riconoscibile e che cresce lungo tutta la pellicola. 

 

King Arthur: Il Potere della Spada
In primo luogo a colpire di King Arthur: Il Potere della Spada è la maestria con cui Ritchie riesce a districarsi tra le immagini, con un film carico di adrenalina e di suspense, anche quando non ce lo si aspetta.

 

Porta in sospensione gli stessi spettatori, ammaliati e storditi dalle scene fantastiche, dalle azioni e interazioni tra i personaggi. E sembra di fare un tuffo nel passato, ma in modo più consapevole. Un gruppo di giovani e folli amici/attori inglesi che si ritrovano di fronte alla stessa macchina da presa, ricreando immediatamente un ritmo credibile e coinvolgente.

In King Arthur trasuda quella che sembra un’amicizia reale nel cast. Un’alchimia che si rimette sullo schermo, dettando il ritmo del film, del susseguirsi delle scene e dello sviluppo della storia.

 

 

King Arthur: Il Potere della Spada

 

 

Un botta e risposta continuo, tra battute più volgari e doppi sensi, senza farsi alcuna remora sul linguaggio usato.

Un botta e risposta continuo, tra battute più volgari e doppi sensi, senza farsi alcuna remora sul linguaggio usato. Del resto, la Camelot di Ritchie è scorretta e trasuda il sudiciume tanto amato dei primi film, veri cult del genere, del regista.

Sangue. Violenza. Passione. Elementi che rincorrono sempre all’interno del film, dall’avido Vortigern (Jude Law), usurpatore del trono, allo scanzonato Artù (Charlie Hunnam), per nulla interessato a prendersi tutte le responsabilità di un sovrano.

Guy Ritchie rimescola totalmente le carte del genere e reinventa, in chiave molto più interessante e originale, l’epico, fondendo quelle che sono le caratteristiche fondamentali del suo cinema. E in questo le scelte stilistiche attuate dal regista sono particolarmente studiate. C’è un’evoluzione nel lavoro di Ritchie che tende, sicuramente, ad esagerare, peccando addirittura di arroganza, ma consapevolmente.

 

King Arthur: Il Potere della Spada
Ritchie osa fino al limite, correndo il rischio di bruciarsi, ma volendo a tutti costi rendere il suo King Arthur: Il Potere della Spada indimenticabile.

 

Charlie Hunnam, che sappiamo già essere un bravissimo attore, capace sia nei ruoli più ironici che in quelli più intensi, trova il perfetto equilibrio per il suo Artù. Senza mai prendersi sul serio, Artù sa come adempiere al suo dovere, ma sempre restando, fondamentalmente, un bastardo dei bassi fondi.

Lo sviluppo del personaggio c’è, e si vede, usando il canone classico del viaggio dell’eroe, ma a differenza di quello che è il più comune arco di trasformazione, nel raggiungimento della maturità, l’Artù di Ritchie sa essere fedele alla sua natura più scanzonata e bifolca, senza diventare necessariamente “buono e giusto”. Una caratterizzazione interessante e non banale, ma che soprattutto riesce a reggere bene per tutta la pellicola, non venendo sopraffatta dallo stile eccessivo di Ritchie.

 

 

King Arthur: Il Potere della Spada

 

 

E l’Artù di Hunnam conserva in sé la chiave di lettura di questo film, dove non per forza la tradizione deve essere rappresentata in modo ordinario. Ci sono modi e modi per raccontare una storia, così come pianificare una guerra, una battaglia.

Va bene la teoria, l’intelligenza, la tradizione, ma l’esperienza all’interno di Londinium insegna ad giovane Artù, e ai suoi prodi seguaci, i quali hanno tutta l’aria di essere uscita da una bisca clandestina, di essere molto più pratico. E King Arthur: Il Potere della Spada è proprio così: violento, volgare, tamarro ma… come direbbe Neil Maskell con il suo Back Lack

Con il senso pratico!

Fondamentale per l’egemonia della pellicola, e anche per la sua riuscita, la colonna sonora. Ritchie è uno molto attento alla musica, capace sempre di renderla come se fosse un personaggio della storia o un elemento portante, che guida il tipo di atmosfere, suggestioni ed emozioni che una data sequenza vuole e deve trasmettere.

 

King Arthur: Il Potere della Spada
King Arthur: Il Potere della Spada non sarà il film epico che gli amanti del mito si aspettano di vedere, ma è esattamente il cult che gli amanti del cinema di Guy Ritchie aspettavano di vedere.

Appagando le più rosee previsioni, Ritchie porta il suo cinema a un livello ancora più alto. Non si limita a dare una rappresentazione di un genere, come per Sherlock Holmes, o a dare una sua visione di un prodotto già esistente, come Operazione U.N.C.L.E., ma mette il suo mondo, la sua passione all’interno di una terra sacra come Camelot.

E King Arthur: Il Potere della Spada è l’inizio di una giusta e necessaria profanazione che, si spera, ci porterà altre divertenti, eccessive e scatenate nuove pellicole con protagonista il giovane Artù e la sua tavola rotonda di bastardi.

 

 

King Arthur: Il Potere della Spada sarà nelle nostre sale dal 10 Maggio.

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King Arthur: Il Potere della Spada
Recensione di Gabriella Giliberti