Quando la Giustizia non c’è: i Thriller sulla Vendetta

6 anni fa

7 minuti

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Quando la giustizia non funziona, il cittadino se ne deve occupare da solo. Questa è, più o meno, la struttura ridotta all’osso di decine di film. La storia del cinema ci ha insegnato che la vendetta è un piatto che va servito freddo… soprattutto se, a caldo, il Sistema non permette di avere la giusta pena per i colpevoli.

Il plot è sempre quello:

X subisce un’ingiustizia da Y, che sarà scagionato/liberato per un vizio di forma/fuga, le autorità non possono fare niente e X agisce da solo.

La morale, però, è che spesso nella vendetta perdiamo un grande pezzo della nostra anima:

A che prezzo vendicarci, se questo non ci restituisce chi (o cosa) abbiamo perso?

Quanto la sete di giustizia confina con il desiderio di infliggere dolore e sofferenza a chi ci ha privato di qualcosa di amato?

Interrogativi morali che da sempre agitano la mente e il cuore dell’essere umano, e nei quali la settima arte si è buttata a capofitto creando pellicole memorabili e non, ma sempre dalla grande tensione.

Con l’uscita al cinema di Il Segreto dei Suoi Occhi, remake del film omonimo argentino premio Oscar 2010, la schiera dei thriller sulla giustizia negata e sul desiderio di ottenerla con ogni mezzo va a rimpolparsi.

 

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La pellicola di Billy Ray, che vede fior di attori come Chiwetel Ejiofor, Julia Roberts e Nicole Kidman schierati in un dramma dalle tinte melodrammatiche e fosche, promette colpi di scena e una domanda non da poco.

Se l’assassino di tua figlia venisse rimesso in libertà e fosse addirittura intoccabile, che cosa faresti?

 

Lo scopriremo soltanto il 12 novembre, quando Good Films distribuirà in sala l’opera.

Nel frattempo, andiamo a fare un piccolo elenco (assolutamente parziale, contribuisci quanto vuoi nei commenti) di alcuni film, rigorosamente thriller, dove la giustizia arriva sotto forma di vendetta…

 

 

Giustizia Privata

Non sarà un film epocale, però è un thriller d’azione che rientra alla perfezione nell’ideale classifica fin dal titolo… italiano (quello originale è più un ironico “Il cittadino che rispetta la legge”)

Gerard Butler, ancora col piglio incazzoso di Leonida, è deciso a vendicare la famiglia distrutta da due balordi, e non solo: vuole anche devastare la vita del procuratore  (sospettato di essere in combutta con il peggiore dei due) e l’intera città di Filadelfia. Ci riuscirà? Di certo non possiamo dire che non ci prova.

 

 

Una rabbia cieca originata dall’impotenza nel vedere la macchina della giustizia lenta e inefficace contro l’esecutore materiale della morte dei propri cari.

Oltre la vendetta, la volontà di distruggere il Sistema e rivelare quanto sia incapace.

 

 

 

Oldboy

Sei stato rapito e incarcerato da non sai chi. Tua moglie è stata uccisa e la colpa viene data a te. Tua figlia è scomparsa.

Ma soprattutto, non hai idea di chi ti odi a tal punto da farti una cosa simile.

Un bel giorno, senza preavviso, ti ritrovi dopo 15 anni libero di trovare chi ti ha inflitto questa assurda punizione.

 

 

Il capolavoro del sudcoreano Park Chan-wook non lascia spazio a dubbi: ci sono cose per cui non potrai mai avere giustizia. Anzi, agli occhi della giustizia sei tu il colpevole.

Non resta che affidarsi alla rabbia, all’adrenalina, ai ricordi per ottenere la giusta vendetta. Solo che il viaggio potrebbe portare ad una conclusione molto più dolorosa e scioccante del previsto…

Dovrei per la cronaca citare il remake di Spike Lee del 2011, ma preferisco stendere un velo pietoso.

 

 

 

 Cane di Paglia

Quando Sam Peckinpah si metteva in testa di raccontare una storia di violenza, lo faceva senza sconti per nessuno.

Vittime che diventano carnefici, uomini che diventano peggio di bestie: nel bene e nel male.

In Cane di Paglia, il mite professore Dustin Hoffman ne subisce di tutti i colori prima di dimostrare agli aggressivi zotici del paesino in cui si è trasferito la sua superiorità civile a colpi di trappole, bastoni e fucili.

 

 

Qui non c’è un vero e proprio crimine (persino lo stupro ai danni della moglie è molto dibattuto) quanto, appunto, la civiltà umana che va a farsi benedire di fronte alla ferina ottusità di certi individui.

Da evitare come la peste l’inutile e idiota remake del 2011.

 

 

 

Man on Fire – Il Fuoco della Vendetta

Vogliamo parlare allora di situazioni in cui la giustizia “istituzionale” non esiste neppure?

In questo furioso film di Tony Scott, il buon Denzel Washington dà il massimo nei panni dell’ex agente CIA chiamato a fare da babysitter armata ad una deliziosa quanto petulante bambina figlia di ricconi di Città del Messico.

 

 

Quando ti affezioni rischi grosso… e per Denzel sarà solo l’inizio di una spirale di violenza inaudita per recuperare la piccola, rapita da una banda di criminali spietati con la connivenza di poliziotti corrotti.

Tony Scott al suo meglio, con il suo consueto stile, per un film pesantemente rimaneggiato in fase di montaggio e che lui aveva pensato addirittura per durare 3 ore sanguinanti e cattive.

Paradossalmente, Man on Fire avrebbe dovuto essere girato da Scott al posto di Top Gun, ma il regista decise di dedicarsi al secondo.

Nel 1987 arrivò poi nelle sale la “prima versione” firmata da Elie Chouraqui con Scott Glenn nel ruolo di protagonista.

 

 

 

Memento

La giustizia non c’è; la memoria, neppure.

Il fulminante film di Christopher Nolan, che deve tutto il suo fascino al montaggio asincrono e alla performance di Guy Pearce, è la disperata ricerca di un uomo incapace di memorizzare quello che gli succede nel presente di vendicare la morte della moglie.

 

 

Tatuaggi, polaroid, oggetti, aneddoti, personaggi misteriosi: atmosfera a mille per una pellicola ancora oggi amatissima, citata e ricordata con esaltazione da cinefili e non.

L’assassino della moglie di Guy Pearce è là fuori. Forse.

Forse l’ha ucciso, forse no, ma i tatuaggisul suo corpo raccontano sempre la stessa storia: deve trovarlo, deve ucciderlo.

Un film che si rivede e si apprezza sempre volentieri.

 

 

 

Sleepers

Mega-cast per un drammone su una lunga vendetta, forse un po’ bolso ma piacevole.

Barry Levinson dirige Brad Pitt, Bob De Niro, Dustin Hoffman, Jason Patric e Kevin Bacon. In una parte da padrino c’è pure il nostro Vittorio Gassman.

 

 

Quattro ragazzini di Hell’s Kitchen finiscono in riformatorio e subiscono violenze e abusi sessuali da un perfido gruppo di guardie. Quindici anni dopo, due dei ragazzi, sbandati finiti a fare i killer, riconoscono uno degli aguzzini e lo freddano in pieno giorno.

Il film racconta della battaglia degli altri due “reduci”, un procuratore e un giornalista, per far venire a galla la verità.

Con tutti mezzi, da quello lecito a quello meno pulito.

Un po’ soporifero, ma tutto sommato non un film da sottovalutare.

 

 

 

Il Giustiziere della Notte

E come dimenticare lui, il “buon” architetto Paul Kersey, ultra-citato ogni volta che nella vita reale un cittadino si fa giustizia da solo?

 

 

Quando si dice un prodotto che va ad intercettare le inquietudini e le paure della società: negli anni Settanta la microcriminalità era in impennata e il film riscosse un incredibile successo nel 1974.

Charles Bronson lascia il west per la città (New York) ma il vizietto per la pistola non cambia.

Qui è il buon uomo, pure obiettore di coscienza, che sbotta di testa dopo l’omicidio della moglie e lo stupro che porta anche alla pazzia la figlia.

Con la sua arma non registrata e non rintracciabile, Kersey si lancia in una crociata che verrà persino vista di buon occhio e tollerata dagli alti papaveri della polizia.

Purtroppo le imprese di Bronson non si sono fermate al primo capitolo, ma ne sono arrivati altri quattro, uno peggio dell’altro con inarrivabili punte di trash involontario.

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