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Come diventare immortali e vivere felici {#4}

6 anni fa

8 minuti

Brain

Finora ci siamo occupati dell’immortalità del corpo, ma c’è qualcosa di più importante e che forse del corpo potrebbe non aver più bisogno. Il nostro cervello.

Negli articoli precedenti abbiamo visto come il corpo può essere riparato, sostituito, stampato, ringiovanito, trapiantato o conservato in eterno, ma il corpo è solo un mucchio di carne ed ossa senza l’organo più importante e complesso: il cervello. La scienza è da tempo al lavoro per cercare di renderlo immortale, analizziamo quindi a che punto siamo e cosa ci aspetta.

Neuropreservazione

Nel paragrafo dedicato alla crionica abbiamo accennato alla neuropreservazione senza però entrare nel dettaglio. Vediamo quindi meglio di cosa si tratta e che impatto avrà sulle nostre vite.

Perché scomodarsi nel criogenizzare l’intero corpo, che occupa spazio e costa tanto, quando basterebbe preservare il suo centro di comando ed attendere la possibilità di inserirlo in un corpo nuovo, biologico o robotico che sia? D’altronde ricominciare una nuova vita con il vecchio corpo malandato, con tutto quello che abbiamo speso, non è molto saggio. Per rispondere quindi a questa domanda molte società di crionica permettono di conservare solamente il cervello, con costi dimezzati rispetto all’intero corpo e molti meno problemi legali.
Al momento Alcor, Oregon Cryonics, e KrioRus (in Russia) sono le uniche società che offrono il servizio di neuropreservazione. In Alcor, ad esempio, 3/4 delle conservazioni sono cervelli.

Alcor

Non c’è molto altro da aggiungere, essendo la procedura sostanzialmente identica a quella usata per l’intero corpo. C’è chi sostiene che essendo il raffreddamento più veloce, dovendo portare a -196 °C solo un singolo organo, questo si conservi meglio. Non ci sono ovviamente prove a sostegno di tale ipotesi così come non ce ne sono per confutarla. Lo si scoprirà solo in futuro.

Mind Uploading

Questa a mio avviso è la tecnologia che più di tutte potrebbe sconfiggere definitivamente il concetto di morte come lo conosciamo adesso. Negli ultimi anni grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI) i ricercatori di tutto il mondo stanno esplorando il funzionamento del cervello umano cercando di creare una mappa dettagliata di neuroni e sinapsi, chiamata Connettoma.

Il connettoma sta al cervello come la mappa del genoma sta al DNA

Dal 2009 diversi istituti sono impegnati nel progetto Human Connectome Project che ha l’obiettivo di creare questa mappa del cervello. I dati che deriveranno da questa ricerca saranno resi disponibili al pubblico tramite una piattaforma online open-source, ma si possono già scaricare quelli finora raccolti. Il progetto è ambizioso ma lo era anche quello sul genoma umano.

Una volta terminata la mappatura, trattando il cervello come fosse un computer, si potrà effettuare una lettura di tutte le informazioni e trasferirle digitalmente su un supporto esterno.
Dato che i nostri ricordi e la nostra personalità sono archiviati nelle connessioni neurali, effettuando una copia esatta di queste connessioni si potrà ricreare una nuova entità cosciente, con ricordi, esperienza, emozioni e tutto il resto. Questo almeno secondo la teoria.

Connettoma

Non avendo un connettore alla Matrix, come si leggono i dati nel cervello?

Tra le tecniche che si stanno sperimentando quella del neuroscienziato Kenneth Hayworth della Brain Preservation Foundation prevede, una volta estratto il cervello dal cranio, il taglio con una lama calda di diamante di tanti cubetti da 20 micron, 4 volte più sottili di un capello. Poi questi microscopici cubetti vengono affettati in 1.000 lastre ognuno, scansionati da un fascio ionico e convertiti in digitale. Il processo viene effettuato milioni di volte fino al completamento della scansione di tutti i cubetti estratti dal cervello. Ma ovviamente richiede un sacco di tempo.

La Brain Preservation Foundation ha anche istituito un premio per chi riesce a trovare una nuova tecnica in grado di preservare un intero cervello umano a lungo termine, oltre i 100 anni, con un livello di dettaglio tale che la struttura di ogni processo neuronale e di ogni connessione sinaptica rimanga intatta, in modo da poter eseguire in un prossimo futuro la tecnica di scansione digitale.
Naturalmente la vitrificazione è una delle strade più battute, ma grazie ad una nuova tecnica chiamata BROPA si è riusciti a preservare un intero cervello di topo, 3.000 volte più piccolo di quello umano, con un’elevata qualità di conservazione dei circuiti neurali (vedi immagine).

Conservazione del cervello di un topo tramite tecnica BROPA

Quando questa tecnologia sarà in grado di conservare un intero cervello umano e la scansione digitale sarà più veloce, si potrà stimolare questo cervello digitalizzato in una simulazione computerizzata e riportarlo così in vita. Compresa memoria, esperienza e personalità.

C’è un interessante AMA su Reddit del Dr. Hayworth che merita davvero una lettura. Cool.

Si ipotizza che ci vorranno circa cento anni prima che questo processo diventi sufficientemente economico da poter essere utilizzato anche da noi comuni mortali, ma secondo il noto futurologo Ian Pearson questo avverrà già nel 2050 per le persone facoltose e nel 2080 per tutti.

Il ritmo del cambiamento sarà così sorprendentemente veloce che non saremo in grado di tenere il passo, se non aumentiamo la nostra intelligenza attraverso la fusione con le macchine intelligenti che stiamo creando. – Ray Kurzweil

Anche secondo Ray Kurzweil, pluripremiato geniaccio dei nostri tempi e Director of Engineering in Google, siamo vicini alla meta. L’autore del libro “La singolarità è vicina” afferma addirittura già nel 2030, grazie all’uso di nanorobot di filamenti di DNA in grado di connettersi direttamente al Cloud dove migliaia di altri computer ne aumenteranno la potenza e la longevità. E Google è al lavoro per avere un ruolo chiave in tutto questo con la sua divisione Calico, operativa dal 2013.

Senza un corpo e gli input dei 5 sensi, però, sarà peggio che essere completamente paralizzati. Claustrofobico! Per fortuna c’è già chi sta lavorando sulla tecnologia in grado di ridarci “forma”.

Androidi comandati dalla mente

Hiroshi Ishiguro, professore al dipartimento di macchine adattive all’Università di Osaka, è famoso per aver creato un androide a sua immagine e somiglianza. Da diversi anni perfeziona i suoi androidi maschili e femminili, chiamati Geminoid, nel tentativo di ricreare repliche robotiche del corpo umano così perfette da somigliare agli originali. Si muovono ancora in maniera strana, nonostante siano in grado di ricreare ogni tipo di espressione facciale, ma guardate una foto recente di Ishiguro con la sua replica: l’androide è quello a destra, ed è pure più bello.

Hiroshi Ishiguro e il suo androide

Ishiguro sta già creando l’interfaccia per far comunicare la mente con gli androidi

Da diversi anni Ishiguro sta preparando il terreno ad un’interfaccia di comunicazione che consenta di comandare i suoi androidi con la mente, invece che attraverso un computer come avviene ora. Questo protocollo di comunicazione servirà quando la tecnologia sarà in grado di “riattivare” digitalmente un cervello e ci darà la possibilità di essere inseriti in un corpo androide.

Ishiguro però non è solo. A partire dalle previsioni di Ray Kurzweil, nel 2011 il miliardario russo Dmitry Itskov ha fondato la 2045 Initiative con obiettivi precisi quanto ambiziosi:

  • un avatar controllato da un’interfaccia uomo-macchina tra il 2015 e il 2020
  • un supporto per il cervello umano da collegare ad un robot tra il 2020 e il 2025
  • la creazione di un modello computerizzato del cervello tra il 2030 e il 2035
  • una nuova era per l’umanità grazie a dei corpi olografici entro il 2045

Dmitry Itskov, oltre ad avere 40.000 sostenitori in tutto il mondo ed aver fondato anche un partito politico a sostegno delle sue idee, ha ricevuto addirittura la benedizione del Dalai Lama.

Dobbiamo effettuare questi esperimenti con pieno senso di responsabilità e di rispetto per la vita, dato che non potranno che portare benefici all’umanità e agli altri – Dalai Lama

milestone 2045

I sostenitori dell’iniziativa hanno anche lanciato l’idea di una etica e di un nuova religione, dato che la maggior parte di quelle attuali considerano la morte come passaggio obbligato per l’aldilà.

Considerazioni finali

Abbiamo visto come, con un pizzico di fiducia nel progresso tecnologico, ci sia la possibilità in un prossimo futuro di prolungare anche all’infinito le nostre vite. Saremo pronti? Quali problemi etici dovremo affrontare? Saremo una società divisa in ricchi immortali e poveri mortali? Sarà un mondo sovraffollato o tutto digitale?
Difficile dirlo ora, ma il progresso ci ha abituato a non sorprenderci più delle innovazioni perché largamente anticipate o immaginate. E l’allungamento della vita non fa eccezione. Nel frattempo godiamoci il viaggio in un futuro ormai prossimo e non più relegato ai libri di fantascienza.

Spero di poter vivere a lungo quanto basta per avere la possibilità di vivere ancora più a lungo. – TheBigFabTheory

Con questo termina il nostro lungo viaggio alla scoperta delle scoperte scientifiche che ci consentiranno di vivere più a lungo e diventare addirittura immortali. Ci sono molte altre ricerche in corso e quelle presentate finora ne sono solo una parte, ma spero di aver dipinto un quadro abbastanza completo di quello che potrebbe succedere. Se poi Sky, RAI, National Geographic o Discovery Science sono in ascolto: perché non fate una bella serie di documentari su questo tema?
Noi li guarderemo di sicuro.

 

Nelle puntate precedenti…

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