Fino alla Fine della Rete: un biglietto andata e ritorno tra reale e virtuale

6 anni fa

4 minuti

Un romanzo che accelera le prestazioni video dove nessuna Voodoo2 ha mai osato prima: Fino alla Fine della Rete, scritto da R.V. Beta e disponibile su Amazon.

La generazione che ha visto console e computer muovere su schermo la prima rudimentale grafica tridimensionale ha lasciato cuore e diottrie in quelle lande digitali. Lo scenario mostrato era piuttosto scarno, ma rappresentava l’annuncio di una rivoluzione in arrivo. Dietro l’angolo c’era anche la promessa della realtà virtuale, la tecnologia che consentiva di immergersi in quella grafica e vivere la simulazione in prima persona.

 

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lineamenti piatti come una fotografia incollata sulla faccia e due piramidi a tendere la maglietta sul davanti

Nel frattempo, le arene dei combattimenti di Virtua Fighter erano sgranate e traballanti e Lara Croft portava a passeggio nella foresta amazzonica la propria testa spigolosa, i lineamenti piatti come una fotografia incollata sulla faccia e due piramidi a tendere la maglietta sul davanti.

Fino alla Fine della Rete, sfogliato sui pixel di uno schermo a tubo catodico, rievoca quelle esperienze grafiche tutt’altro che fotorealistiche.

 

Yuuki (…) dotata di un visore per la realtà virtuale e del suo fidato, indispensabile (it’s so bad!) Power Glove.

La Crystal City del romanzo è una città virtuale, abitata da avatar dalle forme semplici, come tanti Snake e Lara. È generata da una rete di computer clandestina, composta da macchine così obsolete da passare inosservate al monitoraggio digitale e ospita le copie delle personalità di coloro che si comprano così l’immortalità. Yuuki, l’hacker protagonista della storia, si troverà suo malgrado a inabissarsi in questo ambiente a basso livello di poligoni, dotata di un visore per la realtà virtuale e del suo fidato, indispensabile (it’s so bad!) Power Glove.

 

Il filone cyberpunk della fantascienza ha raccontato per decenni le gesta di hacker ribelli in grado di penetrare i sistemi remoti di eserciti e multinazionali, e ci ha messo in guardia dai virus, dalla pervasività tecnologica e dalle intelligenze artificiali smaniose di potere. Ha inventato il cyberspazio, spesso rappresentato con solidi geometrici che si stagliano su sfondi reticolari, a rappresentare porte di accesso a banche dati, conti correnti, o altre entità connesse in rete, amichevoli o permalose.

 

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R.V. Beta esplora una realtà virtuale che rimanda ai mondi simulati degli anni Novanta

Nel romanzo c’è tutto questo armamentario esotico: cliché messi sul piatto trent’anni fa, che ancora oggi l’industria dell’intrattenimento continua a riscaldare. L’autrice ha coniugato con passione gli elementi del buon vecchio cyberpunk con i canoni dei moderni videogiochi e con l’immaginario tecnologico degli anni Novanta. È un testo facilmente leggibile, che offre a nostalgici e appassionati di retrogaming molti omaggi, più o meno nascosti, alla loro cultura videoludica e informatica di riferimento.

 

Il coprotagonista, Daisuke, è un uomo che ha perso i contatti con la realtà, soffocato dalla monotonia del lavoro d’ufficio e da una vita sociale deludente. Incapace di affrancarsi da un’esistenza piatta, si limita a fantasticare una svolta che non ha il coraggio di imporsi, finché finalmente afferra un’occasione al volo. Si imbatte in Yuuki, che potrebbe aver fatto un colpo troppo grosso ed è in fuga dall’edificio in cui lui lavora. Senza più un riparo nel mondo reale, né in quello sintetico, dovranno imparare a collaborare e misurarsi con nuove sfide pur di sopravvivere.

 

R.V. Beta ha scritto un’avventura ad alto contenuto di plastica consumata e sangue secco, realtà virtuale e paranoia

R.V. Beta ha scritto un’avventura ad alto contenuto di plastica consumata e sangue secco, realtà virtuale e paranoia, proprio da dietro le asfissianti pareti di un cubicolo: è pagata per osservare decine di telecamere puntate su varie arterie stradali, per raccogliere dati statistici sui mezzi in transito. Trascorre un’altra buona fetta della sua esistenza in attesa che si installino gli aggiornamenti della PlayStation. Possiede un Oculus Rift ancora imballato, mentre è riuscita a liberare i pupazzetti di vinile dalle loro scatole. Insomma, insieme a gattini e unicorni, anche lei è “una di noi”. Sempre che le donne su Internet non siano tutte fake.

Fino alla Fine della Rete è un lavoro indie, si trova solo in formato e-book e costa probabilmente meno di quanto abbiate speso sul vostro cabinato di Daytona.

 

 

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