Marco Polo, La miniserie del 1982

Marco Polo, La miniserie del 1982

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Visto il dibattito che si è sollevato nell’articolo relativo alla serie netflix, mi sembrava doveroso parlare della miniserie televisiva del 1982.

Infatti l’osservazione di tutti è stata “perché non ce le facciamo noi le serie sui nostri personaggi storici?” E mai personaggio storico fu meno indicato di Marco Polo per fare un’osservazione del genere, visto che in questo caso la serie l’abbiamo fatta e probabilmente è stata la più grande produzione televisiva di tutti i tempi.

40.000 comparse, 13 mesi di lavorazione, musiche di Ennio Morricone, Leonard Nimoy (!)

…girata su pellicola, riprese nella città proibita in un’epoca in cui non era assolutamente banale e scontato ottenere i permessi…

Aggiungiamo, se ve ne fosse bisogno, che il papa era Burt Lancaster, la madre di Marco era Anne Bancroft, Jacopo era F. Murray Abrahms, e Marco era il principe Colwyn del film Krull, una box office bomb che forse alcuni di voi ricorderanno, pur non essendo andati al cinema a vederla (e che forse non avrei dovuto includere tra questi dati).

La mini serie fu distribuita in 46 Paesi e fu premiata con un Primetime Emmy Award for outstanding Miniseries.

Di certo oggi non sarebbe al passo con i tempi.

Come descriverla a chi non l’ha vista? Beh, di certo oggi non sarebbe al passo con i tempi. Non ci sono donne nude che con un colpo di tacco sollevano la spada da terra, non ci sono scene d’azione con rallentati e accelerati, non ci sono forzature al limite del fantasy e fans che le difendono per plausibili contro ogni ragione arrampicandosi sugli specchi.

La fotografia è
pazzesca

E sì, i ritmi sono molto lenti. Ci sono lunghe pause per capire il senso di una battuta (il testo è eccezionalmente letterario, incredibile per la televisione), per godere di un paesaggio (la fotografia è pazzesca), per riflettere su un avvenimento triste (oh, ce ne sono molti).

C’è tutto il viaggio per la via della seta, incluso il medio oriente.

Uno spettatore di oggi probabilmente lo troverebbe soporifero, ma se per caso riuscite a rimanere svegli, e sopportate il cinema (o la televisione in questo caso) lento e riflessivo, fatevi un favore e guardate questa mini, ritrovandovi proiettati in un mondo di epidemie e malattie, igiene approssimativa, ricchezze, povertà, guerra senza fine in ogni angolo del mondo.

Scene salienti? Notate che me le ricordo dal 1982: Il racconto della storia degli hashishin, una morte per malattia, il vasaio giapponese cieco che descrive Cipango, il Kahn che non riesce a risalire a cavallo, l’incidente di Jacopo e la sua scelta.

Ah, beh, e il finale, a Venezia, senza parole. Ma quand’anche queste scene, con testi degni del teatro recitati da grandissimi attori, non vi impressionassero, ne vale la pena anche solo per le musiche di Ennio Morricone…

 

 

 

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lunedì 24 novembre 2014 - 15:50
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