Stampa 3D per babbani: I software di gestione #LegaNerd

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Bentornati nell’ancora enigmatico mondo della stampa 3d per babbani. Ripartiamo da dove eravamo rimasti la scorsa volta.

Come detto il software di controllo della stampante 3d riveste una spiccata importanza nel processo complessivo che ci porta dal modello all’oggetto finito.

Con questo breve articolo voglio farvi fare un velocissimo excursus visivo di quelli che sono i principali software usati attualmente.

Non entrerò direttamente nello specifico – a cosa serve quell’opzione piuttosto che quell’altra (ovviamente però sono a disposizione se aveste delle curiosità) – il mio scopo è illustrare come siamo messi a software per stampanti 3D low cost ad oggi, marzo 2014.

Quindi, abbiamo scaricato da internet o creato il nostro modello, magari online, adesso rudemente dobbiamo:

  • Controllare mesh poligonale;
  • Affettare il modello generando il gcode ed inviarlo alla stampante;
  • Sacrificare un pollo di pezza alle divinità sumere della stampa 3d, affinché tutto vada bene.

Per il controllo mesh ci affidiamo a tool già nominati in precedenza: questo, o questo. Namo avanti.

Cominciamo la nostra visita dal capostipite.

 

 

Il vecchio e saggio ReplicatorG

repg

ReplicatorG è uno dei primi software di gestione per stampanti 3D.

È free, è open source, è anche bello morto.

È free, è open source, è anche bello morto. L’ultimo aggiornamento risale infatti a novembre 2012 e nel giro non mi pare ci si stia strappando i capelli per lavorarci ancora in maniera continuativa e produttiva.

In ogni caso, i miei primi modelli li ho stampanti con RepG e devo dire che la qualità a distanza di qualche mesetto è ancora paragonabile a quella ottenibile con i software più moderni.

I problemi derivano dall’interfaccia utente ampiamente superata e dal motore di slicing, Skeinforge.

 

skeingforge

 

Questo è Skeinforge, siore e siori, un listone giordano (un grazie per la definizione al doc manhattan) composto letteralmente di centinaia di impostazioni di stampa diverse da settare a carico dello sfigato utente di turno. Pura pazzia.

Skeinforge ha pure un altro piccolissimo difetto, è lento. Diciamo che avete scaricato il modello ad alta definizione della capoccia di yoda – cercate su thingiverse, ce ne sono a decine – e volete procedere allo slicing con Skeinforge -> almeno 3 ore e passa di attesa. Solo per lo slicing/gcode. La stampa vera e propria ce ne mette circa altre 6, di ore.

Quindi se tutto va bene – non esiste questa possibilità tranquilli – passeranno 9 ore. Se qualcosa va male, es. durante la seconda ora di stampa vi accorgete che avete dimenticato di impostare qualcosa di fondamentale su Skeinforge, annullate tutto, fate la modifica necessaria e rigenerate il gcode. Altre 3 ore. In perfetto silenzio e senza smadonnare per non adirare le dività sumere. E’ abbastanza per fiaccare l’entusiasmo di qualsiasi utente speranzoso, soprattutto alle prime armi.

Ed è quindi per questi motivi che il buon Alessandro Ranellucci si mette sotto a lavorare come un italiano, roba da far invidia al teenager asiatico di turno, e sviluppa Slic3r, un motore per lo slicing/generazione gcode free ed opensource.

 

 

Slic3r

Slic3r diventa subito uno dei software più amati dai makers. Permette una migliore precisione rispetto ad Skeinforge, è più veloce di qualche decina di ordini di grandezza ed è più facile da usare.

 

slic3r

 

Continuano ad esserci quei 60-70 parametri di configurazione diversi, però almeno sono ordinati e comprensibili. L’esistenza in rete di vari manuali dedicati a Slic3r è certamente un punto a favore. Tra le altre cose Slic3r effettua anche un controllo sulla mesh dell’oggetto. Molto comodo.

Dopo aver generato il gcode con Slic3r dovrete inviarlo alla stampante con un altro software, ReplicatorG andrà benissimo.

 

slic3r-imp

 

Il problema è che ancora non ci siamo. I’m a man with a plan, e per la riuscita del mio plan è fondamentale una buona diffusione di queste stampanti nei prossimi anni. Non si può pretendere che l’utente medio spenda mila euro per acquistare una stampante 3d e poi si studi 40 pagine di manuale dettagliato su ogni singola opzione presente nel motore di slicing. L’utente medio vuole scaricare il modello e premere “stampa” con l’alluce del piede sinistro mentre mangia una ciambella, ed io lo capisco.

Anche altri sembrano pensarla come me, tipo la makerbot. I simpaticoni prima sono partiti da indipendenti, come tutti del resto, poi hanno venduto a Stratasys, leader mondiale nella produzione di stampanti 3d professionali. Il risultato è che il software di gestione di una Makerbot, Makerware, è molto bello da vedere e molto semplice da usare.

 

 

Makerware

makerware

 

Il motore di slicing di Makerware è proprietario e viene chiamato Makerglue. Il numero delle impostazioni è veramente minimo.

 

makerglue

7 in tutto e passa la paura. Lo slicing è abbastanza veloce, ad occhio mi pare che Slic3r sia più veloce, niente comunque a che vedere con Skeinforge, di cui a proposito abbiamo una diapositiva.

 

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Perchè Slic3r ha bisogno di 70 settaggi per funzionare e Makerware di 7? Gli altri 63 sono fuffa inutile? Noi di voyager pensiamo di no.

Ovviamente la risposta è che mentre Slic3r lascia piena potenza e responsabilità all’utente, Makerware si fa carico di prendere la maggior parte delle decisioni. Quando va bene ok, quando va male non c’è tanto da fare, sicuramente potenzieranno il software nelle prossime versioni.

A questo proposito vorrei far notare che, a quanto ne so, la stampa 3d professionale funziona in questo modo. C’è anche da aggiungere che la stampa prufescional non ha i vincoli strutturali che ha la stampa 3d low cost, per questo è mooolto più semplice usare una macchina da 40.000 € piuttosto che un kit reprap da 400. Il bello del software proprietario.

 

Al momento abbiamo visto tutti software free e più o meno open source. Ma come siamo messi con quelli a pagamento ? Direi bene.

 

 

Simplify 3D

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Questo è Simplify 3d, e di certo non te lo tirano dietro. Vale ogni singolo centesimo però.

Prima di tutto integra al suo interno vari meccanismi di riparazione mesh, riduzione complessità modello, eliminazione automatica problemi ecc ecc.

Poi dispone di un motore di slicing di una velocità imbarazzante. Veramente. Si parla di secondi, quando con Slic3r e Makerware si parla di minuti e con Skeinforge di ore. La cosa divertente è che il gcode generato è ottimo, in barba al fatto che ci ha messo una frazione del tempo rispetto agli altri !

Integra un proprio gcode viewer, cosi prima di stampare si può controllare se il codice che verrà inviato alla stampante è corretto.

g-code viewer

 

Si possono definire strutture di supporto personalizzate (!)

 

support

 

Pura fantascienza con gli altri software, almeno al momento.

Si possano anche definire diverse percentuali di infill al modello. Per infill si intende la percentuale di “pienezza/densità” che il modello avrà. Un infill al 100% equivale a stampare una palla da golf, mentre una percentuale al 10-15 % vorrebbe dire avere un oggetto della densità di un pop-corn. Spero si sia capito il concetto. Poter dire alla stampante di fare i primi 5 strati al 60 % di infill perchè serve un modello stabile, dal sesto strato in poi al 25 % è un’altra grande innovazione.

Poi si interfaccia bene con la mia stampante, che ricordo essere derivata da una makerbot di seconda generazione, cosa non affatto scontata con altri programmi, che non ne hanno voluto minimamente sapere di comunicarci correttamente.

Il panorama software più o meno è questo, ovviamente ho lasciato fuori qualcuno, ma gli attori principali ci sono.

Nella prossima puntata vedremo un pò di attrezzistica necessaria e i problemi veri e propri della delicatissima fase di stampa!

 

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