Recensione Wolverine l’immortale

Wolverine L'immortale

L’altra sera ho assistito alla proiezione di Wolverine l’immortale… avevo il biglietto omaggio, ma avrei pagato per uscire dal cinema.

E perchè sei rimasto fino alla fine? direte voi, la risposta è semplice!

Volevo vedere sino a dove si sarebbe spinto lo scempio.

Volevo vedere sino a dove si sarebbe spinto lo scempio che si poneva dinanzi ai miei occhi.

Non mi metto nemmeno a criticare le scelte e le modifiche che in sede di stesura dello script hanno portato a drastici tagli, stravolgimenti di personaggi e abbandono del sottotesto politico che da sempre ha fatto da padrone nel fumetto.

Quel che davvero mi ha deluso della pellicola di James Mangold è la totale assenza di pathos e di approfondimento di qualsiasi personaggio che appaia in ogni sua singola inquadratura.

Adattare il ciclo di storie ambientate in Giappone scritte e disegnate da Chris Claremont e Frank Miller è una scelta difficile e coraggiosa,

peccato che in questa trasposizione tutto, e dico proprio tutto, sia solo ed unicamente funzionale al combattimento, puro e semplice.

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Un aspetto che sullo schermo potrebbe anche funzionare se fosse accompagnato da scene spettacolari, capaci di regalare prodezze acrobatiche incredibili, ma l’occhio del regista, salvo la rara eccezione della sequenza ambientata sullo Shinkansen, non è assolutamente in grado di fare ciò, lasciando lo spettatore sempre e costantemente dinanzi ad una confusione sonora e visiva che dopo pochi minuti non può fare altro che tramutarsi in noia.

A poco servono alcune scene di grande pathos come la spettacolare introduzione, e l’intrigante finale post titoli di coda.

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Wolverine è e rimane una pellicola mal riuscita incapace di ritagliarsi il meritato spazio che un personaggio del genere dovrebbe avere all’interno del panorama cinematografico fumettistico hollywoodiano.

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Peccato perché il budget è stato evidentemente speso, si è anche cercato di dare continuità al terzo episodio della saga dei mutanti, ma è evidente che molte cose non hanno funzionato e il risultato si avvicina di molto alle pellicole Marvel “minori” come Daredevil o Elektra.

Lo script oltre a presentare scene di continuo non-sense (credo che l’apoteosi si raggiunga con la scena di prigionia, e chi ha visto la pellicola sa di cosa parlo) si perde continuamente per strada.

Nemmeno l’escamotage della perdita dell’immortalità riesce a dare lo spunto per creare un approfondimento sufficientemente sviluppato.

Nella prima parte della pellicola si assiste ad un continuo susseguirsi di spunti che non trovano successivo arricchimento finendo con l’essere schiacciati dal tripudio di botte e urla maldestramente dirette.

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Purtroppo anche la fotografia non è in grado di aggiungere molto.

Ambientare un film nelle foreste canadesi e in una terra affascinante come il Giappone potrebbe offrire spunti davvero interessanti per inquadrature suggestive, ma Mangold si limita a mostrare un bosco, una sala pachinko, due pagode e dei ninja, girando la maggior parte delle scene, interne ed esterne, in un buio mal gestito che nasconde praticamente tutto, anche ciò che necessariamente si dovrebbe vedere.

Non per fare il critico a tutti i costi, ma la bravura di un regista si vede anche da questi dettagli, scene che con un campo lungo o una veloce carrellata di fanno sospirare sulla sedia (andiamo a riguardare i primi tre secondi de Il Cavaliere Oscuro per capire cosa intendo).

Parlando dei personaggi la scontatezza regna sovrana, ma in una pellicola tratta da un fumetto che fa dello stereotipo il suo punto di forza non mi aspetto uno spessore superiore ad un A4.

Resta comunque il fatto che si sarebbe potuto fare di più e meglio perchè qualsiasi ruolo non è altro che una macchietta, dal politico corrotto, al figlio non all’altezza del padre, per non parlare della cattivona fatalona e dell’orfanella salvata dalla povertà, tutto sa di già visto e oltretutto di frettoloso.

Non soddisfa neppure la resa visiva dei comprimari e in particolar modo Vyper che sfoggia il guardaroba di una delle villain di Resident Evil e il patetico Silver Samurai che pare uscito da un episodio dei Power Rangers.

Se a questo si aggiunge la presenza di telefonatissimi colpi di scena e di un susseguirsi di scene che proprio proprio, anche con l’impegno, non si riesce a capire che cacchio abbiano voluto mostrare, “Wolverine l’Immortale” toppa clamorosamente riuscendo a collocarsi addirittura al di sotto del già mediocre “Le Origini”.

Se però si cerca la massima autocelebrazione dell’ottimo fisico che alla non più giovane età di 45 anni Hugh Jackman è in grado di sfoggiare allora questo film fa per voi.

Il tripudio di deltoidi, dorsali, addominali e bicipiti sempre in tensione che costantemente viene sottoposto alla nostra visione può essere in grado di allontanare lo sguardo dal volto dell’attore protagonista che, contrariamente al proprio personaggio, inizia a mostrare i segni dell’età sfoggiando delle vistosissime borse sotto agli occhi a cui manca solo la scritta Coop.

Considerando che questo film dovrebbe fare da apripista alla nuova pellicola dedicata alla saga dei mutanti, Xmen Days of Future Past, allora mi inizio a preoccupare perché il pressapochismo con cui è stata realizzata non fa presagire davvero nulla di buono.

Ye Olde Squitty

Alessandro Mercatelli a.k.a. Ye Olde Squitty

giornalista prestato al mondo della legge ma rapito dall'universo cinematografico
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venerdì 2 agosto 2013 - 12:44
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