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Studiare a Hogwarts

15
9 anni fa

12 minuti

Hogwarts

Eccoci qui per la seconda puntata di nerdeconomy, modellizzazioni semiserie nel mondo dei nerd. Oggi si parla di istruzione magica: conviene studiare nelle migliori scuole di magia del mondo?

Quando ero più ragazzo (cit.) mi lessi tutta la saga di Harry Potter, ero giovane e ingenuo e credevo ancora che i fenomeni di costume fossero realmente legati alla qualità del prodotto (tranquilli, ho imparato la lezione prima di leggere Twilight), ma, in ogni caso, chi di noi non ha mai fatto un pensierino per un percorso di studi a Hogwarts?

In realtà, conviene studiare la magia?

Useremo Hogwarts come esempio giusto perché è famosa e su internet si trovano un sacco di dati.

 

 

nerdeconomy2

 

 

Quanto costa studiare a Hogwarts

Bella domanda, fortunatamente c’è chi l’ha calcolato per noi, uso i dati provenienti da quest’articolo.

L’articolo prospetta un costo per il primo anno di studio di £26,816 che sono circa 32,300 euri.

Questa cifra viene estrapolata prendendo la “lista della spesa” presente nel primo libro di Harry Potter (in cui è elencato ogni oggetto che il nuovo studente dovrà portare con se) e… comprandoli su Amazon.

Hogwarts

Ovviamente non è il sistema più serio in assoluto (ma non tutti possiamo andare in Diagon Alley no?) ma in ogni caso non influisce granché perché il grosso della spesa, ossia £25,800 (31.080 euri) è invece calcolato come media del costo annuo di iscrizione presso i 5 migliori college inglesi (trovate la lista qui) dopotutto Hogwarts è una scuole di élite, se non altro perché c’è solo quella in cui imparare la magia.

Questo è un prezzo decisamente alto per avere un’istruzione superiore, contando che a Hogwarts si studia per 7 libri anni, si spenderanno circa 217.000 euri solo di tasse scolastiche.

Ora per Harry il principino paraculo, Gary Stu della situazione con un conto in banca a 6 zeri ci può anche stare ma, per la povera famiglia Weasley che deve mantenere nella scuola ben 7 figli, si tratta di un esborso di oltre 1,5 milioni di euro (il che fa capire come mai Ron non compri le caramelle sul treno e i fratelli abbandonino al 5° anno, ma soprattutto ci fa chiedere quanto sia lo stipendio del sig. Weasley contando che la moglie non lavora…).

Di solito rette talmente elevate si pagano in due modi: sei ricco oppure accedi a un prestito studentesco, pratica molto in voga nei paesi anglosassoni, non prendiamo invece in considerazione l’ipotesi di lavorare e studiare in quanto i maghetti sono minorenni.

Il problema dei prestiti agli studenti è che si basano sul futuro guadagno, ossia io chiedo un prestito fidando sul fatto che portare a termine i miei studi mi porterà un rientro di capitali superiore alle spese + i costi opportunità sostenuti (non approfondisco ma ci sono 3 articoli sulla lega su questo tema).

Questo è un assunto accettabile?

 

 

Dopo la Scuola

Una cosa che manca nel world-building di HP è una descrizione della società dei maghi.

I maghi vivono un po’ nel nostro mondo un po’ nel loro, non si capisce bene cosa facciano, né come funzioni la loro economia o se sia integrata con quella dei babbani.
Abbiamo informazioni molto frammentarie, ad esempio sappiamo che esistono almeno un altro paio di scuole di magia (quella delle fighe-di-legno e quella dei russi che ballano la breakdance), il che sottende un sistema scolastico diffuso inoltre, ogni persona del mondo di HP sembra aver studiato a Hogwarts, perfino la signora Weasley che con un debito di circa 200.000 euri fa la casalinga.

Quello di cui invece non abbiamo idea è cosa esista al di fuori di Hogwarts o meglio, che cosa facciano i maghetti dopo aver compiuto i propri studi.

Le uniche istituzioni di cui si parla sempre sono il Ministero della Magia, la Banca Gringott e, in maniera abbastanza fumosa, gli Auror.
Escludiamo gli Auror, dopotutto gli appartenenti all’Ordine della Fenice (che dovrebbero essere tra gli Auror più potenti) hanno tutti un secondo lavoro, quindi probabilmente essere Auror non porta grandi guadagni.

Rimangono quindi due grandi bacini in cui la forza lavoro magica può essere impiegata, ossia nel pubblico (Ministero) o nel privato (Banca Gringott), possiamo anche supporre l’esistenza di tutta una serie di attività collaterali (mi vengono in mente i negozi di Diagon Alley, o le facilities edificate vicino alla scuola) ma il grosso dei maghetti lavorerà in uno di questi due posti.

Certo potrebbe esserci anche la carriera accademica ma il turnover di personale sembra molto scarso a Hogwarts (tranne per il corso di Difesa dalla Magia Oscura).
Ipotizziamo pure che il Ministero della Magia non venga mai colto da pratiche thatcheriane di riduzione della spesa pubblica o per lo meno degli stipendi (vedendo quando deve guadagnare il sig. Weasley) e che la banca operi in regime di monopolio e quindi sia al sicuro da eventuali shock economici (ma soprattutto dalla disaffezione dei clienti vista le scarse policy di customer care), questi due enti sono sufficienti a dar lavoro a tutti maghetti?

Intanto quanti studenti studiano a Hogwarts? Anche qui i dati sono fumosi, se non sbaglio la Rowling in un’intervista diceva di non averci mai pensato seriamente ma intorno ai 600, qualcun altro per fortuna ha fatto i compiti per noi anche questa volta qui e qui trovate stime del numero di studenti basati su evidenze del libro, la cifra più accreditata è circa 300.

Dividiamoli su 7 anni, sono circa 45 studenti su ogni anno, quindi ogni anno 45 studenti lasciano Hogwarts e vanno a lavorare (senza contare quelli che mollano al 5° anno).
Per amore di supposizione andiamo avanti, diciamo che 20 vadano alla Gringott e 20 al Ministero della Magia, 5 li releghiamo a fare i sandwich i neet.

Può sembrare una cifra ragionevole ma il mercato del lavoro non funziona così.
Se io assumo ogni anno 20 persone significa che ho una forte crescita oppure che sono una start-up e sto costituendo gli organici o da ultimo ho un turnover elevato.
Una volta che una realtà economica si è assestata di solito il trend di assunzione rallenta e, a meno di ampliamenti, le assunzioni coprono solo il turnover.

Potenzialmente però 20 impiegati in più all’anno potrebbero essere accettabili se non fosse che qui stiamo parlando dei pupilli dell’istruzione magica, gente che arriva dal college più esclusivo del mondo della magia, per ogni mago che esce da Hogwarts ce ne saranno molti altri che non hanno potuto studiare (viste le rette ci credo!) ma che saranno comunque assunti per mansioni con meno responsabilità, ho bisogno di pochi manager o super analisti, mentre ho bisogno di tantissimi impiegati.

Questo è necessario, qualunque sistema economico che accetti una formazione di alto livello ha una base di persone che ne sono escluse ma che con il loro lavoro creano la ricchezza necessaria a sostentare tale sistema (gente come Hagrid!).
Quindi sia la banca sia il ministero assumeranno si alcuni studenti di Hogwarts ma assumeranno in numero maggiore anche maghi senza curricula strepitosi (e poi a Hogwarts mica studi matematica, che ci vai a fare in una banca?), o così o Diagon Alley sarebbe piena di maghi senza titoli disoccupati.

 

Spendibilità di un G.U.F.O.

Veniamo ora al tasto dolente, se il mago non viene assunto in uno di questi due posti, cosa può fare?
Cercare lavoro tra i babbani? Siamo seri, assumereste uno che non ha basi di nessuna materia realmente utile? “Vedo che ha un buon voto in pozioni, ora non siamo interessati ma le faremo sapere”.
Se i maghi potessero ad esempio trasformare il piombo in qualcosa (non l’oro che serve molto a poco, fattualmente ha valore più che altro per convenzione e perché è raro), magari metalli utili all’industria moderna, potrebbero avere un certo impiego ma i maghi non possono usare magia nel mondo dei babbani, quindi sono inutili.

Al di là di questo ricordiamoci che, per diventare maghi, ci vogliono molti soldi, se non si trovano lavori ben remunerati il sistema dei prestiti studenteschi potrebbe andare in crisi (come sa succedendo negli Stati Uniti), studenti che fanno default, derivati basati su prestiti studenteschi che si incriccano, società di credito che si riempiono di perdite… anzi, visto che c’è una sola banca sarebbe la Gringott a essere colpita, la crisi la potrebbe ridimensionare e quindi limitare assunzioni di altri maghi, che non potrebbero ottemperare ai prestiti etc. etc. un circolo vizioso con conseguenze spaventose.

La situazione di costi-benefici per essere maghi sembrerebbe quindi non essere così rosea, meglio che Ron studi ingegneria.

 

Conclusioni

Ogni sistema educativo funziona in funzione di un sistema economico che lo sostiene, la dicotomia scuola-lavoro di Harry Potter potrebbe funzionare solo se la Gringott spingesse ad assumere sempre più maghi e quindi sempre più persone si iscrivessero a Hogwarts chiedendo sempre più prestiti permettendo alla Gringott di continuare ad assumere.
Si chiama truffa a schema di Ponzi o multilevel marketing.

Certamente potremmo ipotizzare un sistema completamente diverso, se i maghi avessero un’economia di tipo socialista e la scuola fosse garantita a tutti e successivamente trovassero lavoro al Ministero della Magia (quindi nel pubblico) il sistema potrebbe ancora stare in piedi.
Così come se il regno della magia avesse un sistema di scambi con i babbani articolato e integrato nella sua economia.

Ma al di là di questi casi bisogna considerare che gli studi di élite hanno senso solo in un sistema economico che li possa assorbire.
Nei fantasy i maghi sono richiesti in tutti gli imperi perché il loro potere è distruttivo (che mi servono 1000 picchieri se ho gente che spazza i campi di battaglie a suon di palle di fuoco?), quindi le accademie di magia hanno senso.
Eppure in nessun fantasy troverete un impero di soli maghi, perché prima di istituire un sistema di accademie magiche ci vanno i contadini, i fabbri, i mercanti ossia tutta la base economica necessaria a garantire la possibilità di una formazione superiore, o così oppure il regno deve essere integrato in un forte sistema di scambi con le economie vicine, altrimenti crollerebbe su se stesso.

Questo perché uno studio di élite costa molto, anche nell’economia vera, e l’unico motivo per scegliere tale carriera è la certezza di un ritorno superiore, ma questo ritorno è in minima parte definito dalle mie capacità e in massima parte è funzione del sistema che mi circonda: se gli Stati Uniti non avessero studi legali multimilionari nessuno studente farebbe legge ad Harward.

La magia è una cosa curiosa, a cui giustamente noi non siamo abituati ed è fonte di innumerevoli grattacapi per i DM (e per gli scrittori di fantasy), alla fine, se essere un mago è così vantaggioso, saremmo tutti maghi.
Se non succede è perché esiste un qualche genere di vincolo.
Vincolo di qualsiasi genere, non ultimo economico.

Se il nostro mago studiasse con una retta di 1000 mo e imparasse l’incantesimo “Scassinare” e andasse in giro a svuotare regge, sarebbe estremamente vantaggioso studiare magia e avremo il mondo pieno di maghi.
Se non è così allora deve esistere un valido motivo.
Spesso tali motivi sono abbozzati (del tipo non puoi e basta), ma potrebbero benissimo essere motivi economici, formare un mago potrebbe avere costi proibitivi, tali per cui solo persone molto ricche se lo potrebbero permettere oppure altri candidati dovrebbero sottostare a un qualche tipo di contratto (ad esempio il re potrebbe pagare l’istruzione di un mago con l’accordo che costui diventi poi il mago di corte).
Motivi decisamente più credibili di discendenze strane, profezie misteriose o inclinazioni particolari.

La regola dei costi-benefici è una leva potente, molto più della magia.

 

Spunti nerdeconomici

Niente avventure stavolta, alla fine le regole della magia di d&d servono a rendere i maghi affordabili da chiunque a scapito della realtà, però si possono ripensare alcune ambientazioni.

  • Se le scuole di magie sono costose e i maghi rari, i maghi stessi sarebbero preziosi.Cosa succede se un mago vuole abbandonare il suo re per un’offerta migliore?
    Potrebbero esserci gruppi di “recupero” addestrati a recuperare i maghi disertori, un po’ come succedeva per gli scienziate dell’Unione Sovietica.
    Altresì potrebbero esistere gruppi che controllano i maghi per evitare che passino al nemico o anche solo che utilizzino le loro arti per se stessi (tipo un The Boys fantasy).
  • Potrebbero esistere regni di soli maghi, ma avrebbero bisogno di importare risorse dai paesi vicini, in caso di crisi (es. carestia) che colpisse qualche regno amico l’economia dei maghi seguirebbe a ruota, a questo punto potrebbero essere tentati di prendersi le risorse con la forza.
  • In un mondo dove la magia è molto potente (ad esempio quello di d&d) si dovrebbe assistere a una “corsa agli armamenti” tra regni e altresì a tentativi di mettere fuori gioco la forza magica avversaria.
  • In un medioevo high-fantasy i castelli hanno poco senso per difendersi in una battaglia magica, le strutture avrebbero forme differenti, molto sparse, piatte e magari interrate per resistere a un bombardamento magico (tipo trincee della prima guerra mondiale), le stesse guerre non vedrebbero grossi gruppi di soldati buoni solo a saturare l’area di una palla di fuoco, ma schemi di guerriglia e combattimenti di attrito, imboscate e azioni mobili.
  • Parimenti se chiunque può rendersi invisibile e farsi spuntare delle ali sono inutili camminamenti di ronda e torri, le fortezze sarebbero completamente isolate dall’esterno, con pochissime entrate molto strette e protette dalla magia, e così via, in generale un mondo high-magic sarebbe completamente diverso dal nostro.
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