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L’intraducibilità e la connessione Mentalità-Linguaggio

9 anni fa

7 minuti

Quante volte vi è capitato di leggere traduzioni di opere straniere di qualità decisamente scadente rispetto all’originale? E quante volte vi siete lamentati dei dialoghi delle vostre serie tv preferite, concludendo che l’originale era di gran lunga migliore?

Nel corso della sua storia l’uomo, come ci ricorda Nicholas in questo interessante post, è riuscito a distinguersi dal resto degli altri animali per la capacità di crearsi un linguaggio e di comunicare con i propri simili costruendo un sistema di regole sempre più rigide e funzionali di generazione in generazione.

Un primo punto interessante è: quando le lingue hanno iniziato ad essere diverse?

Il dibattito fa scontrare due principali teorie: senza scendere troppo nel dettaglio, i sostenitori dell’origine monogenetica sostengono che un unico ceppo linguistico sia nato, si sia diffuso e si sia differenziato, facendo si che ogni ceppo si evolvesse in maniera autonoma, mentre quelli dell’origine poligenetica sostengono che ogni ceppo sia nato e si sia evoluto in maniera autonoma, non riconoscendo di fatto una lingua primigenia.

Ma che cosa succede quando due lingue si scontrano e dopo le dovute interpretazioni discutono di un concetto?
Se dovessimo pesare le parole in valore del loro significato diretto e avere una conversazione con un forestiero, al di là del retaggio culturale dei partecipanti non riusciremmo a rendere le complete intenzioni dei due.

La connessione cultura-linguaggio

L’idea di una stretta connessione tra il modo di pensare e il linguaggio è stata largamente discussa dai due antropologi Edward Sapir e Benjamin Whorf, che sono arrivati addirittura a sostenere che non solo il rapporto sia evidente ma addirittura il modo in cui ci esprimiamo, ovvero tutta la nostra architettura linguistica, condiziona la nostra esperienza diretta con il mondo.

Molti linguisti non sono completamente d’accordo con l’ipotesi Sapir-Whorf, la maggior parte non accetta il dogma estremista per cui il pensiero sia di fatto incatenato dal linguaggio (i binari del mentalese sarebbero disposti dal linguaggio?? :facepalm:), ma è importante osservare come ogni idioma sia strettamente collegato alla cultura del popolo che ne inventa i termini.

Il famigerato esempio dei 17 modi di descrivere il ghiaccio per il popolo Inuit ( falso storico che pare sia stato messo in piedi dallo stesso Whorf) pone comunque in evidenza che ogni cultura ha sicuramente dei termini per definire qualcosa con una sola parola, molto spesso intraducibili da lingua a lingua, se non con adattamenti ad hoc o perifrasi.

Un’altra importante connessione lingua-mentalità possiamo trovarla nell’esempio del burro di Susan Bassnett: noi traduciamo comunemente burro butter, eppure per molti non si tratta che di una generalizzazione: vengono infatti evidenziate le differenze tra il nostro prodotto caseario commestibile commercializzato sotto forma di panetto di grasso e il loro: Se uno è di colore chiaro, dolce, utilizzato per cucinare ed è usato dal contadino al signorotto, l’altro invece è di un colore giallo, salato, usato principalmente sul pane e identificava anche un retaggio sociale(a differenza di chi impiegava la margarina).

Si può davvero dire che sono la stessa cosa, semplicemente traducendo burro-butter? Non perdiamo con la traduzione tutto il sapore della lingua, il subliminale nascosto, immerso nelle tradizioni?

L’intraducibilità e il concetto

Se avessimo tradotto testualmente Spleen in “milza”, avrebbe veramente reso il concetto?
Ogni parola oggi ha un’origine, una costruzione, ed è attraverso le generazioni che tutte acquisiscono dei valori sottintesi che apparterranno alle persone, che inconsciamente “sapranno” quello che diranno.

La parola NERD è traducibile? dovremmo ricorrere ad una lunga parafrasi, e molto probabilmente non concorderemmo tutti sul significato finale da attribuirle.

Una poesia, quando viene tradotta, può considerarsi ancora lo stesso prodotto dell’autore? Può la sua bellezza essere colta dopo essere stata mutilata tra significato e suono delle parole?

Insomma, possiamo arrivare a parlare con una persona geograficamente lontana da noi e comprendere veramente quello che ci sta dicendo, andando oltre il funzionamento delle basi grammaticali e il senso logico? L’umorismo, e i giochi di parole in particolare, non sono ancora delle dimostrazioni di come una traduzione a fatica possa rendere il significato reale di una frase?

Vi lascio un elenco di parole intraducibili, provate un po’ ad indovinare a cosa si possano riferire, e soprattutto ricordatevi di come la necessità di creare quella specifica parola sottenda un esigenza che si rispecchia nella cultura di quel popolo!

1: Dohada
Pare che sia un’antica parola sanscrita, che indichi le strane voglie alimentari delle donne incinte, come la terra, o il gesso.

2: Drachenfutter
Testualmente, “mangime per il drago” in tedesco. Indica quell’abitudine di portarsi dietro un regalo per la propria moglie per farsi perdonare le ore piccole ed eccessi vari.

3: Kyoikumama
Una madre che spinge moltissimo un figlio allo studio per avere dei rispettabili riconoscimenti accademici, in giapponese.

4: Ondinnonk
Parola irochese che indica i più intimi desideri dell’anima, la parte angelica della natura umana.

5: Razbliuto
Un forte sentimento russo che si prova verso qualcuno che una volta si amava, ora non più.

6: Schdenfreude
La mia preferita, letteralmente sarebbe “gioa nel danno” in tedesco. Consiste nel godere delle disgrazie di un proprio vicino, di una persona poco simpatica.

7: Tartle
La gaffe scozzese, non riconoscere qualcuno con cui ci si è gia presentati.

8: Katzenjammer
Una sbronza epica, in tedesco. Epica per loro, ovviamente.

9: Bilita Mpash
Parola in bantu di doppio significato che indica un sogno meraviglioso, felice, oppure uno stato di benessere leggendario.

10: Zalatwic
Sfruttare le proprie conoscenze per giungere ad un obiettivo, senza impiegare denaro contante in polacco

11: Salagok
Parola eschimese che indica una sottile e flessibile superficie di ghiaccio appena formato, che non è in grado di supportare il peso di un uomo. Fragile abbastanza da permettere alle foche di romperla con il naso per poter respirare, o da essere rotta con un colpo deciso del proprio unaak.

12: Biritululo
In kiriwanana, Nuova Guinea, questo termine serve ad indicare una tregua dopo le dispute che nascono dal confrontare le proprie patate.

13: Tantenverfuhrer
In Germania, il “seduttore di zie”. Indica una persona dalle maniere artefatte ed eccessive, che si sospetta nasconda secondi fini.

14: Shnourkovat’sya
La situazione in Russia in cui un guidatore cambi continuamente corsia mentre è alla guida.

15: Tingo
Prendere in prestito un oggetto dopo l’altro dalla casa di un tuo amico fino a svuotargliela completamente, nell’idioma Rapa Nui.

16: Yubisakibijin
Donna in giappone che spende gran parte del proprio salario in manicure.

17: Lefufa
Sentimento di gelosia tra le mogli di uno stesso uomo in Botswana

18: Gagung
Uomo che non ha una donna a causa della grande sproporzione tra i sessi in cantonese

19: Fensterln
Arrampicarsi con una scala di notte fino alla finestra di una donna evitando la servitù e i suoi parenti per fare del sesso con lei, in tedesco.

20: Hira-hira
Sensazione che si prova entrando in una casa dirocatta e malridotta nel cuore della notte in giapponese.

21: Lolo
Uomo che sarebbe felice di dirvi l’ora se solo sapesse leggere l’ orologio nelle isole Hawaii.

22: Mbwandira
Cacciare un piccolo animale, come un uccello od un topo, saltandogli addosso di sorpresa, in chichewa, Malawi.

23: Agorazein
Dal greco, andare in piazza e vedere un po’ che c’è di nuovo, gironzolando senza una idea precisa.

24: Sendula
Trovare accidentalmente un animale morto nella foresta, e rimanere shockati dal fatto che potrebbe esserci un leone od un leopardo in agguato, dal mambwe, in Zambia.

25: Ippaiyoku
Parola giapponese che indica una donna che veste solo prodotti firmati tutti esclusivamente dallo stesso marchio.

26: Wabi-Sabi
Uno stile di vita giapponese che si concentra sulla ricerca della bellezza nelle imperfezioni della vita accettandone il naturale ciclo di crescita e decadimento.

27: Kopuhia
Persona dell’isola di Pasqua che in tutti i modi tenta di sottrarsi ad un lavoro che non vuole assolutamente fare ma che gli è stato imposto. Ma che razza di persone erano?!

28: Ilunga
Parola bantù che indica una persona che è disposto a perdonare un torto subito la prima volta, a tollerarlo la seconda ma non la terza.

29: Saudade
Una forma di nostalgia incalzata da un forte desiderio di ricongiungersi o di rivivere un momento particolare in portoghese.

30: Nerd
Chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta predisposizione per la socializzazione.

Fonti:
Via

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