Diane Arbus, la fotografa dei freak #LegaNerd

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Fotografa e scrittrice nota per le sue foto in bianco e nero di “persone emarginate e devianti (nani, giganti, travestiti, nudisti, artisti circensi, prostitute) o di persone dalle apparenze ritenute brutte o surreali”.
Il suo approccio voyeuristico, tuttavia, non sminuiva i suoi soggetti, come avrebbe potuto avvenire facilmente. Nella maggior parte dei suoi ritratti i soggetti si trovano nel proprio ambiente, apparentemente a proprio agio; invece, è lo spettatore che è messo a disagio dall’accettazione del soggetto del proprio essere “freak”.
La stessa Diane, aveva paura di essere ricordata e conosciuta semplicemente come “la fotografa dei freak”, e difatti, questo appellattivo è stato usato diverso volte per descriverla.

Le origini

Diane Nemerov Arbus nasce a New York il 14 marzo 1923 da una ricca famiglia ebrea di origine polacca, proprietaria della celebre catena di negozi di pellicce, chiamata “Russek’s”.
Vive, fra agi e attente bambinaie, un’infanzia iperprotetta, che forse sarà per lei l’imprinting d’un senso di insicurezza e di “straniamento dalla realtà” ricorrente nella sua vita.
Frequenta la Culture Ethical School, poi fino alla dodicesima classe la Fieldstone School (scuole il cui metodo pedagogico, improntato ad una filosofia umanistica religiosa, dava un ruolo preponderante al “nutrimento spirituale” della creatività).
Il suo talento artistico ha quindi modo di manifestarsi precocemente, incoraggiato dal padre il quale la manda ancora dodicenne a lezione di disegno da un’illustratrice di “Russek’s”, tale Dorothy Thompson, che era stata allieva di George Grosz.
All’età di quattordici anni si innamora di Allan Arbus, e appena compiuti diciotto anni lo sposa nonostante il parere contrario dei suoi genitori. Alcuni anni dopo Allan comincia a lavorare come fotografo per l’US Army, insegnando di notte a Diane quello che lui aveva imparato di giorno.

Gli inizi della carriera

Per vent’anni conduce uno studio di fotografia di moda di successo insieme al marito (prima della loro separazione avvenuta nel 1959), facendo importanti incontri, tra i quali Robert Frank e Louis Faurer (per citare, fra i tanti, solo coloro che l’avrebbero più direttamente ispirata), e anche un giovane fotografo, Stanley Kubrick, che più tardi da regista in “Shining” renderà a Diane l’omaggio una celebre “citazione”, nell’allucinatoria apparizione di due minacciose gemelline.
Nel 1946 apre un attività commerciale/fotografica col marito, chiamata “Diane&Allan Arbus”, con Diane come direttore artistico e Allan come il fotografo, che dura fino al 1957. La “Diane&Allan Arbus” permettere loro di lavorare come fotografi per Glamour, Seventeen, Vogue, Harper’s Bazaar, e altre riviste del genere, anche se entrambi odiavano la moda (difatti nel frattempo Diane studiava con Berenice Abbott, tentando di staccarsi dal mondo della moda).
Nonostante le oltre 200 pagine dei loro editoriali di moda su Glamour, e oltre 80 pagine su Vogue, gli Arbus vengono coniderati fotografi di qualità mediocre.
Nel 1956 lascia l’attività che condivideva con marito e pochi anni dopo inizia a fotografare su commissione per riviste come Esquire, Harper’s Bazaar, e The Sunday Times Magazine.

I “freak” e gli anni ’60

Continua però nella sua ricerca muovendosi attraverso luoghi (fisici e mentali), che da sempre erano per lei stati oggetto di divieti, mutuati dalla rigida educazione ricevuta.
Esplora i sobborghi poveri, gli spettacoli di quart’ordine spesso legati al travestitismo, scopre povertà e miserie morali, ma trova soprattutto il centro del proprio interesse nell’ “orrorifica” attrazione che sente verso i freaks.
Affascinata da questo mondo oscuro fatto di “meraviglie della natura”, in quel periodo frequenta assiduamente il Museo di mostri Hubert, e i suoi spettacoli da baraccone, i cui strani protagonisti incontra e fotografa in privato.

Nel 1962 passa da una Nikon 35mm (che produce immagini abbastanza sgranate) a una Rolleiflex reflex a lente doppia che permette di fare foto più dettagliate. Nel 1964 inizia ad utilizzare una Mamiya reflex a lente doppia con flash oltre alla Rolleiflex.
La Arbus prediligeva le macchine fotografiche reflex medio formato che davano foto quadrate.
Tra i suoi metodi, c’era quello di instaurare un forte rapporto personale con i suoi soggetti e ri-fotografare alcuni di loro per molti anni.

Durante gli anni ’60 insegnata fotografia presso la Parsons School of Design e la Cooper Union di New York City, e la Rhode Island School of Design a Providence, Rhode Island.
La sua prima mostra importante è stata presso il Museum of Modern Art nel 1965, chiamata “New Documents”, che è stata curata da John Szarkowski.

Gli ultimi anni di vita e il successo postumo

I suoi ultimi anni di vita sono all’insegna di una fervente attività, tesa forse anche a combattere con vive emozioni le frequenti crisi depressive, di cui è vittima, l’epatite che aveva contratto in quegli anni e l’uso massiccio di antidepressivi avevano minato inoltre il suo fisico.
Diane Arbus si toglie la vita il 26 luglio 1971, ingerendo una forte dose di barbiturici e incidendosi le vene dei polsi con un rasoio.

L’anno seguente la sua morte il MOMA le dedica un’ampia retrospettiva, ed è inoltre la prima fra i fotografi americani ad essere ospitata dalla Biennale di Venezia, riconoscimenti postumi, questi, che amplificheranno la sua fama, tuttora purtroppo infelicemente collegata all’appellativo di “fotografa dei freak”.

Nel 2006 Nicole Kidman ha interpretato la fotografa nel film “Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus” diretto da Steven Shainberg. La storia (inventata) si propone di mostrare come Diane abbia potuto apprezzare il mondo della diversità entrando gradualmente nel mondo dei freak.

Dal 3 marzo al 28 maggio è possibile vedere le foto della Arbus esposte, per info qua

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Fonti: qua, sito ufficiale della Arbus.

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lunedì 5 marzo 2012 - 17:57
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