Chimico o naturale?


Questo articolo parla di un problema che mi sta molto a cuore, un tema che ha scatenato spesso accese discussioni quando in passato è stato al centro di dialoghi con parenti, amici e conoscenti. Quello che segue non è quindi un approfondimento su un argomento, al contrario qualcuno potrebbe giudicarlo parziale o superficiale, ma credo che possa servire per sollevare una discussione in merito.

Quindi il tema è…


il significato dell’aggettivo chimico, in particolare quando è usato in senso negativo e in contrapposizione con l’aggettivo naturale.

Iniziamo con una semplice anche se ovvia affermazione, Il contrario di Naturale è Artificiale. Quando si parla di una sostanza prodotta dalla natura, si parla comunque di un prodotto chimico. La chimica studia la combinazione tra gli atomi in una reazione allo stesso modo sia che questa sia fatta dall’uomo che dalla natura.
L’accezione negativa della parola chimico sempre più spesso viene usata per sottintende oltre la peggiore qualità anche la più alta dannosità di una sostanza. Questo è inaccettabile poiché una determinata molecola ha la sue caratteristiche in termini sia di tossicità che di pericolosità a prescindere dalla sua storia precedente.
Eventuali differenze posso essere identificate solo per eventuali impurezze o per tracce di altri composti presenti. Ecco a questo punto è utile chiarire, che mentre un prodotto realizzato dall’uomo è studiato rispetto alla sua reale composizione, uno fatto dalla natura il più delle volte no. Con ciò non voglio assolutamente dire che la natura fa le cose male e l’uomo fa le cose bene, me ne guardo bene, voglio sottolineare un mal costume che secondo me è alla base di molti errori e fandonie che si vedono in giro.

Gli orrori errori che l’uomo ha fatto nel passato ovviamente ci ricadono addosso, ciò comporta che si sfugga da alcune branche della scienza facendo di tutta un’erba un fascio. Inutile dire quanto ciò appaia scorretto e privo di senso e come abbia come conseguenza una vera e propria marcia indietro culturale.

Il caso farmacologico


Il più eclatante dei fenomeni riguarda indubbiamente la medicina, o meglio la farmacologia. Il tentativo di sfuggire dal “chimico” ci spinge verso i così detti “rimedi naturali” perché appunto sono legati a qualcosa che la natura ci regala. E’ noto che la moderna farmacologia nasca dagli studi che nei secoli l’uomo ha fatta sulle piante officinali e che ovviamente i principi curativi di tali piante rimangano validi anche oggi; in aggiunta tali proprietà sono state confermate (o in alcuni casi smentite) da studi moderni, ma le molecole responsabili di tali proprietà sono oggi prodotte, purificate, estratte, studiate e spesso migliorate e messe sul mercato come farmaci. Il vantaggio a me (ma forse non a tutti) evidente è che il metodo scientifico è stato applicato a tali prodotti, in tal modo possiamo scoprire quali siano le indicazioni, le dosi, le controindicazioni, gli effetti secondari, ecc. leggendoli sul foglietto illustrativo. Quando utilizziamo la medicina naturale tutto è meno controllato, assumiamo però molecole utili (spesso le stesse IDENTICHE di un farmaco) insieme ad altre accessorie che si trovano lì per “caso”, il tutto in quantità non sempre ben definibile. Ora non tutto ciò che la natura ci da è innocuo in qualsiasi quantità e sostanze che in certa dose fanno bene, in un altra fanno male.
Alcuni facili esempi:
Stitichezza? mangia le prugne! ne mangi troppe… ospedale!
Hai sonno? Bevi caffè! ne bevi troppo… ospedale!
Pressione bassa? Estratto di liquirizia! ne assumi troppo… ischemia!
Gastrite e mal di testa? Zenzero per l’una e estratto di Olmaria per l’altro! …e insieme… rischi di gravi emorragie, una accentua l’effetto anti-coagulante dell’altra!
Ovviamente sono solo alcuni esempi, magari idioti, neanche fra i più rappresentativi forse, ma credo che rendano l’idea.
Sia chiaro il miele nel latte, se ho un po’ il mal di gola, io lo metto… ma per le cose un po’ più serie, mi curo.
Spoiler
…non parliamo dell'omeopatia che merita una discussione a parte! Che comunque vedo che qualcuno abbia già colpito. QUI o (meno) QUI

Conclusione


Dobbiamo imparare a rispettare il nostro mondo, a utilizzare i sui frutti senza sfruttarlo e distruggerlo, è chiaro; ciò che abbiamo ottenuto studiando e ristudiando la natura però non è il male anzi è la via per non commettere altri errori e stiamo perdendo la strada. Non rinunciamo alle nostre conoscenze, magari accresciamole se necessario per correggere i nostri errori, ma non buttiamo “nel secchio” più di 500 anni di metodo scientifico(per contare da Galileo in poi)!!

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venerdì 10 febbraio 2012 - 23:59
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