From Dust: estasi in granelli di sabbia

From Dust: estasi in granelli di sabbia

Polvere siamo e polvere ritorneremo

Probabilmente questo è stato lo spunto iniziale di From Dust, la scintilla che ha mosso gli sviluppatori e che ha dato il via ad uno dei migliori titoli indipendenti, se così possiamo chiamarlo, creati quest’anno.

Gameplay

A metà via tra lo strategico e il God Game, From Dust ha come obbiettivo la salvezza della tribù che si sta cercando di proteggere, attraverso le profonde modificazioni del terreno di gioco che andremo ad effettuare. Cosa significa tutto ciò? Beh, per semplificare partiamo dal principio.
Partiremo con pochi membri della tribù, senza alcun potere se non quello elementare di utilizzare la sabbia, l’acqua e la lava presente nel territorio a nostro piacimento. Tramite alcuni totem presenti nel gioco, però, saremo in grado di fondare il nostro primo villaggio, riuscendo mano a mano ad ottenere poteri sempre più potenti e utili quali la capacità di assorbire maggiori quantità di materiale oppure di solidificare per un limitato periodo di tempo l’acqua presente sullo schermo.

Nessun controllo diretto sulla tribù, solo la capacità di guidarli da totem in totem, senza poter fare altro. L’obbiettivo? Il completamento dei villaggi presenti sulla mappa e l’ingresso all’interno del portale che ci porterà, di volta in volta, in un mondo nuovo, fino alla conclusione del viaggio con l’arrivo nella terra promessa. Un gioco, quindi, dalle meccaniche estremamente semplici, ridondanti ma non per questo ripetitive.

Le possibilità di interazione, infatti, ci lasciano grande libertà su come affrontare i vari problemi di entità naturale che ci si porranno davanti. Possiamo costruire grandi mura di pietra per ripararci dalla lava, oppure ottenere un potere che ci permetta di difendere il nostro totem dall’acqua e cercare di concludere il livello semplicemente utilizzando le giuste tempistiche. Insomma, libertà quasi totale per cercare di interpretare ciò che ci viene posto dinnanzi ai nostri occhi.

Detta così, From Dust potrebbe apparire come un gioco semplice semplice, un divertissement con poche altre qualità se non quella di occupare una porzione della nostra giornata.

Ma non è così.

Analisi

From Dust è impregnato di poetica fino al midollo, nel profondo della sua essenza.
Innanzitutto analizziamo chi sarete nel gioco: molti hanno detto che voi impersonerete un dio, ma il termine non è esatto, anche se le capacità sono molto simili. Voi, infatti, non sarete la guida dei desideri della tribù ma, in realtà, voi sarete il desiderio stesso, l’anelito. Muoverete il popolo non attraverso i vostri sogni, pensieri, immagini ma attraverso le menti della tribù, vogliose di raggiungere il proprio obbiettivo e la propria salvezza. É questa la caratteristica fondamentale, la chiave di volta del gioco. Non sarete, quindi, un’entità esterna ma sarete catapultati direttamente all’interno dell’ambiente videoludico, vera e propria parte integrante dell’esperienza e non semplice interazione fine a sé stessa.
Difficile poi rimanere impassibili di fronte ai cambiamenti dei mondi a cui ci troveremo di fronte. Da come la nostra tribù è arrivata a quando partirà, infatti, ci troveremo di fronte a innumerevoli mutazioni morfologiche che cambieranno completamente il volto della terra che ci aveva aspramente accolto al nostro arrivo. Una trasformazione da aspro inferno ad accogliente paradiso che lascia spesso estasiati, sorpresi e felici di fronte a tanta meraviglia.

Un gioco, insomma, che vi permette di sentirvi completamente immersi in una terra lontana, di una cultura misteriosa, di una vita difficoltosa ma assolutamente soddisfacente. Di livello in livello queste sensazioni saranno sempre più vive, sempre più coscienti, fino alla fine nell’ultimo poetico livello che darà libero sfogo alla vostra mente creativa.

Un capolavoro, un gioco in cui materia, forma e sostanza sono davanti ai nostri occhi e, soprattutto, sono plasmate e modificate da noi, così come solo noi possiamo dare questa interpretazione al viaggio di questa piccola ma coriacea tribù.

Costruire castelli di sabbia non è mai stato così divertente e appagante.

Ps. Importante omissione che colmo ora: è stato creato da Eric Chahi, autore di Another World e Earth of Darkness. Basta questo per avere una motivazione valida per acquistarlo.

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mercoledì 5 ottobre 2011 - 17:52
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