De Google+ e de su fratelli #LegaNerd
di
itomi itomi
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Di Google+ abbiamo già detto tutto, avete letto tutto, non è certo necessario che scriviamo l’ennesima recensione che vi fa la pippata di lista di feature che Google si è affannata a cagare per entrare in pompa magna nel mondo dei social network.

Molti di voi sono dentro da ieri, quando l’onda lunga degli inviti ha raggiunto la LegaNerdSfera e travolto letteralmente le vostre cerchie, costruendo quello che Google voleva, e cioè un primo approccio al suo social network con dentro unicamente una selezionata schiera di tecnobulli pronti a pontificare quanto sia figo ora Google+ senza bimbi minchia, senza giochini e app, senza gruppi e fanpage, ma solo con i vostri tecnoamici geek che si affannano a dare definizioni e sborreshonarsi a vicenda grandi googleopinioni su quanto googlespacchi l’ultima googlecreazione di mamma Google.

E tutti a dire che non durerà, che speriamo che me la cavo, che speriamo che duri per sempre questo periodo in cui solo noi superfighi geek abbiamo accesso al Nirvana della figata online, anche detto Google+.

E invece credo che durerà. Eh sì, perché Google davvero questa volta si è superata e ha ripensato i social network, creando uno strumento che non è un social network, ma qualcosa di diverso.

La vera innovazione di Google+ sono infatti le cerchie, o meglio i circles, visto che in italiano proprio non si possono sentire (cerchie? dai cazzo!), riprese in realtà da Diaspora (ma cazzi loro, se stai in alpha per degli anni se poi qualcuno ti copia… beh.. STFU), consentono di rivoltare come un calzino il concetto di share online.

Si, perché su Google+ non esiste il concetto di amico. Per questo dico che non è un social network come lo abbiamo inteso fino ad ora, è qualcosa di più.

Quando shari qualcosa su Google+, che sia un testo, un’immagine o un video o qualunque altra cosa che ci consentirà di sharare in futuro Google, scegli a chi vuoi farlo vedere.

Puoi per esempio impostare quello share come pubblico: in questo caso il tuo profilo, popolato da questi share, non è altro che un blog.

Si, perché chiunque si colleghi per esempio al mio profilo su Google+ può leggere tutte le minchiate che ho scritto e condiviso, con sotto tutti i commenti del caso: se non è un blog quello, ditemi voi.

Se invece quando sharate qualcosa impostate come destinatario un’unica persona… beh quello diventa un messaggio privato in pratica, perché lo vedrete solo voi e quella persona.

Di ogni share potete anche bloccare il reshare o i commenti, per personalizzarne ancora di più il comportamento.

Poi vengono i circles: si, perché questo è solo l’inizio. Potete crearvi quanti circle volete, infilarci dentro chi vi pare e poi usarli per determinare a quali gruppi di persone volete dare la possibilità di vedere il vostro share.

Tutti gli altri su Google+ nel frattempo fanno la stessa cosa e possono usare i loro circle come filtri su tutti gli share che gli arrivano: cosa vuol dire? vuol dire che per esempio potrete per sempre filtrare tutto quello che vi arriva con una cerchia che avrete chiamato Lega Nerd in cui vedere unicamente i commenti e le minchiate dei vostri tecnobulli preferiti. E nient’altro.

Per questo prima ho scritto che non finirà mai questo bel periodo in cui ci siamo solo noi. E’ appena iniziato.

Ma ovviamente si può andare oltre, perché chiaramente vi creerete anche un circle con dentro solo i vostri amici della real life, anzi no, ne creerete vari di questi circle: uno per gli amici stretti, uno per i conoscenti, uno per la famiglia… quanti ve ne pare.

Potrete usare il circle degli amici stretti per organizzare le serate come già fate su Facebook, senza rischiare di incasinarvi con le persone che invece magari conoscete solo su internet.

Potrete sharare la foto di voi ubriachi unicamente ai vostri conoscenti stretti senza rischiare che la veda anche il vostro capo che avete aggiunto la settimana prima (perchè non potevate certo rifiutargli l’amicizia no?) perché su Google+ non ci sono amici.

Su Google+ c’é solo contenuto, filtrato dal suo creatore e dal suo visualizzatore.

Questa è la rivoluzione di Google+ e ci state per finire dentro fino al collo.

E si, perché ovviamente Big G ha fatto le cose in grande e non si è certo fermata qui. Ha creato tutta una serie di strumenti che costituiscono solo la punta dell’iceberg di quello che sarà Google+, ma che già spaccano il culo ai servizi più maturi presenti sul mercato.

Prendiamo le foto: upload e gestione sono ai massimi livelli, share che funziona con i circle e tagging completissimo, un mix di Facebook e Flickr: si può taggare una persona, oppure selezionare un’area come in Flickr e lasciare un commento contestuale. Epic Win.

E le notifiche: un numerino rosso in alto a destra vi segue per tutti i siti dei servizi di Google. Lo vedo su Gmail, mi guarda su Google Reader, mi solletica su Google Docs.. è sempre li e mi dice quante cose mi sto perdendo su Google+.

Se lo clicco mi si apre il mondo, posso spostarmi da una notifica all’altra usando le frecce di direzione, interagire direttamente all’interno di un notifica. Fuck yeah, così si fa Facebook, wake up!

E poi c’é Hangout, un sistema di chat e videochat di gruppo molto semplice da utilizzare e sempre basato sullo stesso concetto dei circle: vuoi organizzare la serata? apri un hangaout solo per il tuo circle degli epic friend e decidiamo cosa facciamo stasera.

Come se non bastasse è già presente una super App per Android ed è in arrivo per iPhone, mega integrare Google+ con gli smartphone era d’obbligo e sarà probabilmente una delle carte vincenti da buttare sul tavolo dell’eterna sfida con Facebook.

Per ora si sono fermati qua (ok, c’è anche Sparks, ma ora è una minchiata), ma non pensiate che non arriveranno a breve anche le app e giochi del caso, perché aprire una piattaforma con API e tutto il resto è sicuramente il prossimo passo.

Google+ deve sfondare e per farlo deve aprirsi a tutti, mercato consumerbimbominchia in primis.

Ma la domanda che continuo a leggere in giro è ovviamente una sola: riuscirà a subentrare a Facebook? riuscirà Google+ a diventare il nuovo social network?

Per rispondere a questa domanda bisogna andare un po’ a lezione di storia di internet. Ho letto un sacco di minchiate in giro e vorrei in primis raccontarvi, o ricordarvi, come e perché Facebook è dove si trova ora, in cima alla catena alimentare.

All’inizio c’era Friendster. Perseguitato da down costanti e dalla limitatezza delle sue feature. Ha avuto l’idea iniziale, non l’ha mai saputa sfruttare, non ha mai ampliato il suo raggio d’azione, è morto di stenti e sinceramente non piango per lui.

Una cosa buona però l’ha fatta: ha aperto una porticina piccolina a Mark Zuckerberg verso il suo capolavoro.

Facebook ha fatto infatti una scelta geniale quanto semplicissima: è stato il primo social network ad obbligare i propri utenti ad utilizzare i propri nomi veri. Basta nickname da sfigati, basta Friendster e MySpace e roba da nerd brufolosi che si nascondono dietro un avatar per fare i bulletti online con i loro sosia in un’altra nazione.

Facebook ha replicato online la vostra rete sociale vera, non quella virtuale, ha aperto le porte al grande pubblico che ha potuto sfruttare uno strumento online semplice, uniforme, univoco, completo e immediato per farne ciò che voleva: ritrovare amici, giocare, organizzare serate, condividere informazioni, comunicare… chi più ne ha, più ne metta.

Il tutto con persone vere, con nomi veri, tangibili, conosciute o comunque conoscibili.

Mentre Facebook faceva fortuna sul concetto di amico (vero) e di share, inventando il wall, il concetto di application platform, connect e tutto il resto che ha rivoluzionato letteralmente internet negli ultimi cinque anni, gli altri stavano a guardare.

MySpace è partito alla grande e poi si è progressivamente rinchiuso su se stesso, in parte perché è stato comprato da Newscorp e le sue teste pensanti hanno smesso improvvisamente di pensare… lasciandolo invecchiare in fretta e male. Un peccato, ma sinceramente se lo sono meritati, doveva chiudere molto tempo fa, è una vergogna come è stato gestito e un’assurdità che ora sia in vendita per 35 fottuti miserabili milioni di dollari.

Facebook nel frattempo come dicevo non ha sbagliato un colpo: ha innovato, innovato, innovato. Ha tirato fuori il concetto di wall, che inizialmente è stato visto malissimo dai suoi (allora) utenti collegiali e poi invece è diventato quello che tutti sappiamo.

E continua a farlo. La piattaforma che ha creato è diventata il paradiso degli sviluppatori. Facebook è oggi la più grande piattaforma al mondo per il gaming online, con oltre 400 milioni di giocatori. Dal prossimo luglio tutte le applicazioni e giochi su Facebook saranno obbligati ad utilizzare una moneta unica: i Facebook Credits.

Esistono migliaia di aziende che lavorano unicamente grazie a prodotti pubblicati su Facebook.

Facebook è diventata la nostra carta d’identità online. Uno strumento imprescindibile, un modo di dire, una consuetudine. E non è gestito da pagliacci come MySpace o Friendster, ma dalle migliori teste in circolazioni. Pochi ma buoni dicono loro: vogliamo solo Ninja dentro a Facebook.

Facebook è una rivoluzione continua e bisogna levarsi il cappello davanti a quello che questi giovani programmatori hanno ideato, ricordiamocelo bene prima di sparare merda e di lamentarci di questo o di quello.

Facebook ha ad oggi oltre 700 milioni di utenti attivi ed è il secondo sito più visitato al mondo, preceduto unicamente da Google.

E quindi torniamo a Google+ e alla domanda delle domande di questo lunghissimo e noiosissimo articolo: riuscirà Google a soppiantare Facebook?

Non lo so. Nessuno lo sa. In passato Facebook è riuscita a portare via utenti a Friendster e MySpace perché da una parte c’erano dei caproni e dall’altra dei geni: si, perché cambiare le abitudini online dei babbani non è facile.

E sono proprio i babbani che fanno la differenza: troppo spesso noi nerd consideriamo il nostro modo di agire e pensare come la normalità, ma così non è. Affatto.

Se Google riuscirà a portare via i babbani da Facebook, sinceramente non so come, allora avrà vinto.

Nel frattempo ci aspettano mesi e anni di innovazione, innovazione e innovazione, perché la posta in gioco è altissima e i due combattenti sono il top che si possa avere ora.

Vi serve un invito? cliccate qua.

itomi

Antonio Moro a.k.a. itomi

Fondatore e capo redattore di Lega Nerd. Scrivo editoriali e recensioni su tecnologia, innovazione e pop culture. Mi occupo di UI/UX e direzione creativa, soprattutto su progetti web e gaming. Faccio cose e conosco gente su internet dal 1996. Più info su antoniomoro.com e itomicreative.com
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sabato 2 luglio 2011 - 0:34
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