Donne soldato

10 anni fa

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Studiando a Modena a poca distanza da una delle Accademie Militari più famose d’Italia mi capita spesso di passarci davanti e rimanere affascinata dal mondo che nasconde e dal tipo di vita così differente che chi la frequenta sceglie di vivere. Utilizzando le conoscenze e le curiosità che mi sono procurata nel tempo ho deciso di scrivere qualcosa riguardo soprattutto al molto discusso ingresso delle donne nell’esercito.

Donne soldato

Prima di cominciare scacciate quella fantasia erotica di donna in divisa militare con minigonna inguinale che vi è venuta in mente appena avete letto “Donne soldato”. Fatto? Toglietevi dalla testa anche quella della donna soldato nuda che imbraccia un AK-47. Fatto? Bene possiamo cominciare.

L’entrata in servizio di personale femminile nelle Forze Armate italiane è un argomento di cui si discute dal 1963. Le donne sono state ammesse sin dal 1919 all’esercizio di tutte le professioni ed impieghi pubblici con l’esclusione della difesa militare dello stato. Progressivamente l’opinione pubblica ha sviluppato una cultura ed una sensibilità tale sulla questione che ha condotto all’istituzione del servizio militare volontario femminile. Il concetto di “donna soldato” nasce quindi esclusivamente per richiesta della società civile. L’approvazione della legge che consente l’ingresso delle donne nelle Forze Armate e nella Guardia di Finanza risponde al nuovo modello di Difesa inerente ai nuovi compiti e scenari operativi previsto per le Forze Armate (incremento delle missioni e carattere internazionale, attività di peace keeping), per assolvere ai quali è necessario uno strumento integrato con quelli dei Paesi europei e NATO che includono personale femminile da molto più tempo.

Nel 1992 l’Esercito Italiano ha realizzato il primo esperimento di “donne soldato”, presso la caserma dei “Lancieri di Montebello” in Roma.
Vennero prese 29 ragazze italiane cui fu data la possibilità di vivere per 36 ore in caserma, svolgendo normali attività militari di addestramento. Entusiaste dell’esperienza fondarono insieme ad altre ragazze l’A.N.A.D.O.S. (Associazione Nazionale Aspiranti Donne Soldato).
La legge con cui il Parlamento incaricava il Governo di approntare una normativa per l’istituzione del servizio militare volontario femminile fu approvata nel 1999. I primi bandi di concorso relativi al reclutamento nelle Accademie Militari dell’Esercito, Marina ed Aeronautica sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del del 4 gennaio 2000. L’Accademia Militare di Modena ha ricevuto 22.692 domande di cui il 54,91% da parte di donne (posti a disposizione 295), l’Accademia Navale di Livorno ha ricevuto 7.444 domande, di cui il 57,04% da donne (per 155 posti), l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli 12.546 domande di cui 50,84% da donne (per 136 posti).

Al di là dei problemi di tipo logistico, che sono già stati affrontati, il “mondo militare” è chiamato ad un adeguamento culturale che ponga le donne in condizioni di assoluta parità.
Dal 2001 sono operative le prime “donne soldato” che sono state impegnate in Bosnia, Kosovo ed Afghanistan.
Attualmente alle donne rimangono interdetti alcuni dei più famosi corpi speciali come i Col Moschin e la Legione straniera ed altri reparti elitari.

Questa è solo una parte del materiale che ho raccolto. Per chi ha voglia e tempo ci sono un paio di approfondimenti di tipo storico e sociologico.

Le vecchie e le nuove amazzoni
[more]La leggenda della amazzoni è molto antica, ed è anche straordinariamente resistente. Il fatto che le Amazzoni fossero creature fantastiche non sfuggiva nemmeno agli antichi. Nessuno aveva mai visto una rappresentante della tribù delle amazzoni, ed un autore del 300 A.C. confutava che se le Amazzoni esistevano e combattevano, non potevano essere altro che uomini. Originariamente si riteneva che le Amazzoni vivessero al di là del Mar Nero. Quando però i Greci allargarono i proprio orizzonti geografici, non trovando le Amazzoni a Oriente furono costretti a spostare sempre più in là il regno di queste donne, fino a spostarlo “ai confini dell’universo”. Da Ercole e Teseo in poi, molto eroi greci acquistarono fama combattendo ed uccidendo anche le Amazzoni.

L’iconografia, tipicamente, ci presenta le Amazzoni in combattimento, tirate per i capelli o per il cimiero, o ormai piegate in ginocchio mentre una lancia trapassa loro la gola. Il mito delle Amazzoni è amato e popolare, ma certo non è dipeso dalle vittorie o dalle conquiste di queste guerriere.

Le Amazones compaiono per la prima volta nell’Iliade. Si presenta subito difficile attribuire loro un genere preciso. Vengono appellate “antianeirai”, ovvero “equivalenti agli uomini”, epiteto che nella letteratura greca viene utilizzato esclusivamente per le Amazzoni. Essere equivalenti all’uomo era estremamente importante per le Amazzoni. Almeno fino al sesto secolo avanti Cristo, non sono mai rappresentate ignude ma sempre vestite ed armate come opliti. Questo permetteva a coloro che le affrontavano ed assai spesso le uccidevano di esser fieri delle proprie gesta.

Nel corso dei secoli l’immagine che i Greci avevano delle Amazzoni cominciò a cambiare. Fu eliminata l’armatura in favore di vesti sciolte che spesso lasciavano il seno parzialmente o completamente scoperto. Rivelata quindi l’identità femminile, le amazzoni continuarono comunque a combattere, o meglio a passare da una sconfitta all’altra. Dopo la pittura, fu la letteratura a riscontrare questo graduale perdersi del loro spirito bellicoso. Quando le Amazzoni smisero di essere guerriere fu necessario trovare qualche altra attività che le caratterizzasse. Si cercò di dare una spiegazione etimologica al nome Amazzoni: a-mazos, “senza seno” o a-mazas “coloro che non mangiano pane”. La prima interpretazione che ebbe maggior successo diede origine ad un intero filone mitologico. Le Amazzoni, o le loro discendenti Sauromate, usavano uno speciale strumento di bronzo per tagliare il seno destro delle fanciulle, trasferendone l’energia alla spalla e al braccio che avrebbe teso l’arco.
Dal momento che comunque la parola Amazones non è di origine greca nessuna di queste interpretazioni è credibile. Significativo è il fatto che siano passate da “equivalente agli uomini”, poi abbiano incominciato ad essere guardate in una prospettiva meno eroica, che sottolineava piuttosto il prezzo esagerato che dovevano pagare per le loro scelte marziali.

Come guerrieri le Amazzoni furono praticamente irrilevanti, una tribù fra centinaia che passava da una sconfitta all’altra. Come guerriere invece lasciarono un segno indelebile. La letteratura occidentale dei secoli successivi è ricca di riferimenti alle Amazzoni: Boccaccio, Christine de Pizan, Ludovico Ariosto. Anche qui inizialmente presentate come coraggiose guerriere più tardi diventano compagne che partecipano al dolore dei loro uomini. Diventano più donne. Non fu soltanto la civiltà cristiana comunque a divertirsi con le storie delle donne-guerriere, ce ne sono tracce nella cultura celtica e giapponese con la famosa Tomoe Gozen.

Negli anni Trenta in America uno scrittore di fumetti inventava Sheena, regina della giungla, controparte femminile di Tarzan. I libri di Sheena furono anche adattati per la televisione e furono interpretati da una bellezza mozzafiato, Iris McCullogh.
Il successo di Sheena diede origine ad una serie di cloni. Alla fine degli anni Quaranta i fumetti erano popolati da varie Amazzoni. Nel 1968 la moda delle donne guerriere si estese allo spazio con Barbarella interperetata da Jane Fonda.

L’eroina di moda negli anni Novanta fu Xena la Principessa Guerriera interpretata da Lucy Lawless che molti di voi conosceranno anche grazie a Spartacus – Blood and Sand.
Nel 1996 venne poi “Soldato Jane” con Demi Moore sul cartellone.

Ieri come oggi, vestire le donne con un’armatura per dar loro un’immagine guerriera credibile, e contemporaneamente esporre quel tanto del loro corpo che serviva a renderle sessualmente accattivanti è stato difficile compito di chi le ha dipinte, scolpite o guidate su una scena.[/more]

La donna scende in campo
[more]Tutti sanno più o meno cosa fu la Guerra del Golfo? Saddam invade il Kuwait con 10 carrarmartini… L’Occidente si arrabbia e contrattacca Saddam con 500mila soldatini americani e circa 250mila soldatini di altri paesi NATO, aerei, navi,ecc.

Quando la crisi esplose, le donne rappresentavano il 12% delle forze armate americane e, anche se non autorizzate a combattere, erano comunque perfettamente integrate. 41.000 donne partirono per il Golfo, formando il 7% delle forze schierate. Rispetto agli uomini le probabilità che le donne incontrassero qualche problema che impediva loro di andare in campo erano molte di più: 4 a 1 il rapporto. In alcuni casi il problema era una gravidanza in corso (in media un militare su dieci era incinta); un altro problema era la famiglia mono-parentale, situazione sette volte più frequente fra le donne che fra gli uomini.
Secondo alcuni sondaggi indipendenti condotti fra i veterani (per lo più maschi), le donne furono responsabili di insufficiente prontezza delle unità, mancanza di coesione e di motivazione. I sondaggi indicarono anche le prestazioni delle donne, pur meritevoli, venivano valutate meno di quelle dei maschi.
Ovviamente poiché nel Golfo non scarseggiavano mezzi o munizioni non si può dire che questi problemi pesarono sulle operazioni. Il conflitto costò agli americani 388 morti di cui 13 donne.

Negli anni molti paesi hanno aperto le porte delle loro caserme alle donne. La fine della Guerra Fredda in ogni caso aveva reso meno probabile un conflitto su vasta scala e le operazioni ad un livello superiore a quello di brigata erano scomparse. Ecco che quindi cominciarono i tagli economici al settore e la dismissione di interi reparti con riduzione del personale e dei materiali. C’è, in effetti, da chiedersi se in un’era di operazioni di tutela della pace o “non belliche” abbia senso mantenere corpi d’armata e divisioni. La situazione ha dei paralleli in altri cambi. Per esempio in un’epoca in cui la produzione di nuovi cannoni per l’Esercito Britannico è praticamente cessata, le donne britanniche hanno acquisito il diritto di operare nell’artiglieria come osservatori avanzati; e mentre la domanda per nuovi caccia americani F-22 è scesa a trenta aerei l’anno, questo era il primo aereo ad essere progettato per esser gestito da piloti femmine oltre che maschi. Quando le forze armate di Italia e Germania per la prima volta cominciarono ad arruolare delle donne, contemporaneamente decisero di ridurre il personale totale da 270.000 a 190.000 e da 375.000 a 300.000 rispettivamente. Il paradosso è perfetto in Francia dove le donne, oltre ad essere escluse, come altrove, dalle operazioni di combattimento a terra, sono anche bandite dall’elitaria Legione Straniera. Non è un caso: la LS è una delle poche unità che contano di sopravvivere praticamente intatte alla fine della leva obbligatoria ed ai tagli pesanti che si stanno abbattendo in generale sulle forze armate. Non è un caso, anche perché la LS è l’unità che ha maggior probabilità di essere chiamata in azione qualora ci fosse un’emergenza.

Come tutte le organizzazioni di grandi dimensioni, le forze armate tendono ad essere conservatrici e resistenti ai cambiamenti. Anche gli eserciti, inoltre, di solito attuano delle riforme solo quando si sentono esposti ad un grave pericolo. Viceversa, la volontà di cambiamento può significare che le organizzazioni in questione non servono più, e che la società può permettersi di impiegarle per ogni tipo di sperimentazione sociale. Nell’ultimo decennio del XX secolo era impensabile che uno stato industrializzato del Nord America, dell’Europa o dell’Estremo Oriente o dell’Australasia si potesse trovare di fronte a una grave minaccia militare. In questi paesi quindi era scomparsa la “volontà di difendere” e “patriottismo” era diventata una parolaccia. E’ quindi chiaro che il trionfo delle donne nell’ottenere l’accesso a posizioni operative è stato in realtà una vittoria inutile.[/more]

La guerra oggi
[more]Se l’afflusso di donne nelle forze armate quindi è un sintomo del declino di queste ultime, un altro sintomo è la comparsa sempre più massiccia, di forze irregolari, non organizzate dallo stato. Qualche cifra: in GB gli operatori del settore sono passati da circa 10.000 nel 1950 a 250.000 nel 1976; in Germania fra l’84 e il ’96 il numero delle imprese specializzate è più che raddoppiato e il loro personale aumentato del 300%, nel 2000 il numero di poliziotti privati era uguale a quello degli addetti della polizia di stato. Negli USA, nel 1994 c’era più personale nelle imprese di vigilanza privata che nelle forze armate. Pur avendo certe caratteristiche peculiari, l’industria della sicurezza è, come molte altre, fortemente accentrata al vertice, per cui una manciata di aziende detiene la maggioranza delle risorse. La Wackenhut Ltd. è presente in più di 50 paesi. A capo di queste imprese c’è spesso un ex-generale o ex-ammiraglio cui risponde l’equivalente di un’intera divisione. Hanno ricchi armamenti completi di fucili mitragliatori, artiglieria contraerea, missili, mezzi corazzati, elicotteri, ecc. Rispetto a venti o trent’anni fa, queste imprese, sono impegnate in una gamma straordinaria di attività.

Si parte dall’arruolamento e addestramento delle guardie per il supermercato locale, o per proteggere un matrimonio VIP dagli intrusi. Si passa poi alla ricerca e sviluppo finalizzati a nuove attrezzature. Si arriva quindi alla vigilanza all’interno di strutture complesse, dalle prigioni agli aeroporti internazionali. I clienti possono essere singoli individui, quartieri, comuni, gruppi industriali e persino i governi non disdegnano i loro servizi: considerando che il personale privato non beneficia delle indennità che competono ai poliziotti regolari e quindi costano un terzo nel complesso. Nei paesi industrializzati queste ditte si lanciano in imprese da cowboy quali investigazioni private, recupero crediti, caccia di taglie, sbando di manifestanti, sfratto di occupanti abusivi,ecc.

Le imprese di sicurezza assumono anche donne?
Sì certo, se non altro perché le pagano il 30-40 per cento in meno degli uomini. Per ragioni evidenti le donne sono meno idonee degli uomini al lavoro di guardia e ronda e di solito sono impiegate nelle segreterie, nelle comunicazioni ed altre posizioni simili.

I servizi di cui stiamo parlando hanno in più il pregio di poter essere esportati. I paesi occidentali e la loro popolazione hanno sempre meno voglia di farsi trascinare in operazioni di pace. Il vuoto che essi hanno lasciato è gradualmente colmato da mercenari. La professione di mercenario era stata messa al bando dalla Convenzione di San Pietroburgo nel 1864 e negli anni Cinquanta la categoria era praticamente scomparsa. La loro attuale ricomparsa è un fenomeno molto interessante, per ironia della sorte, spesso i dipendenti delle imprese di sicurezza sono ex-militari dei paesi industrializzati che nel processo di ridimensionamento delle forze armate si sono ritrovati sulla strada con un corredo di competenze che non servivano più. In pratica queste società di fatto forniscono i propri servizi a chiunque, purchè paghi. I mercenari sono attivi un po’ in tutto il mondo. Questo è possibile perché, al di fuori del Nord America, dell’Europa Occidentale, Giappone e dell’Australasia , il resto del mondo è tutto fuor che pacifico.

Dal Kosovo alla Colombia, dal Tibet all’Afghanistan, al Sudan e in tutta l’Africa Centrale, ci sono molti conflitti armati e scontri aperti. Per quanto l’ONU ed altri organismi internazionali cerchino di tenere sotto controllo queste guerre locali, non sembra che accennino a diminuire di numero di ferocia. Per non dover affrontare armi pesanti, di solito si portano i combattimenti su terreni estremamente difficili. Spesso si tratta di zone montuose, paludi, giungle, a volte si tratta di un territorio fortemente urbanizzato e densamente popolato. Le parti combattono talmente vicine che possono lanciarsi insulti. La fatica fisica di questo tipo di combattimento è enorme ed in genere non vi sono donne armate che combattono in campo aperto.
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Fonti:
Ministero della Difesa, in particolare qui e qui.
“Le donne e la guerra. Ieri, oggi, domani.” di Martin van Creveld
Wikipedia
Documentario “Io Giuro. Appunti di donne soldato” di Maria Martinelli: prima parte su youtube

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