Lega Nerd intervista Legambiente

10 anni fa

10 minuti

PREMESSA:
Qualcuno lo sa, altri lo ignorano, ad altri non frega una cippa ma io nella vita reale sono un giornalista.

Detto questo, durante il mio lavoro ho avuto la possibilità di incontrare Vittorio Cogliati Dezza (che vedete in foto): il Presidente nazionale di Legambiente in carica dal dicembre del 2007, che si è reso disponibile ad una intervista specificatamente anche per Lega Nerd. (Ci sono dei riferimenti in modo particolare a Villafranca Piemonte, Provincia di Torino e alla Regione Piemonte poichè io abito e lavoro qui, ma il discorso fatto è di ampio respiro.)

Vista la giornata con post solo a carattere ambientalista per l’adesione a M’illumino di meno, nonostante non sia un argomento prettamente legato a questo sito, ho pensato di mettervi a disposizione il testo integrale dell’intervista essendo un’occasione non-da-poco avere l’opportunità di intervistare un personaggio di livello nazionale.

É parecchio lunga, quindi leggete solo quello che vi può interessare ma vi annuncio che si parlerà di:
Nucleare
Biomasse (e biogas)
Comitati e Circoli ambientalisti
Fotovoltaico
Edilizia ad efficienza energetica
Nuovo referendum sul nucleare

(Ovviamente, nonostante l’assenza di “quote” le parole riportate sono quelle usate dallo stesso Presidente Vittorio Cogliati Dezza, senza alcuna censura o modifica.)

Incominciamo…

1) “Il problema è l’inutile ritorno al nucleare

[more]In premessa dobbiamo chiarire tre questioni.

La prima. Stiamo attraversando una fase del tutto nuova della nostra storia, caratterizzata dalla concomitanza di una grave crisi economica e di una altrettanto grave crisi climatica ed energetica. La crescita della CO2, provocata dallo sfruttamento delle fonti fossili, sta mettendo a rischio l’equilibrio del pianeta. Inoltre l’aumento della domanda da parte dei paesi che si stanno sviluppando a ritmo vertiginoso ha fatto scattare verso l’alto il costo del petrolio e delle altre materie prime. Da qui la necessità di liberarsi dalla dipendenza dalle fonti fossili (carbone e petrolio) e di puntare su energie pulite e rinnovabili, che per altro, nel 2008 e 2009, sono l’unico settore nel mondo che non ha subito crisi. Sviluppare le rinnovabili ci è per altro imposto anche dall’Unione Europea che ha stabilito per il 2020 degli obiettivi vincolanti (20% di riduzione di CO2, 20% di rinnovabili e di efficienza energetica), per i quali, se non li rispetteremo, pagheremo multe salate.

La seconda. Nonostante lo scenario molto chiaro, le rinnovabili in Italia stanno subendo attacchi continui da qualche mese, perché distruggerebbero il paesaggio, perché ruberebbero suolo all’agricoltura, perché avrebbero incentivi troppo alti (fino ad arrivare a “vendere”, da parte di esponenti del Governo, come incentivi alle rinnovabili il Cip6, che in realtà, per l’85%, è dato da incentivi alle così dette assimilate, ovvero agli scarti della lavorazione del petrolio, quindi un regalo ai petrolieri, certo non alle rinnovabili). A chi giova questo attacco alle rinnovabili? Oggi capiamo il perché di tante polemiche. Il Governo sta approntando un intervento che impedirà lo sviluppo futuro delle rinnovabili, ucciderà un settore che ha portato 120.000 posti di lavoro in due anni, con la scusa che costano troppo, in realtà per liberare risorse per sostenere il nucleare, che senza denaro pubblico e i costi scaricati in bolletta non potrà mai sostenersi.

La terza questione riguarda il modello energetico verso cui dobbiamo andare. Basato sul risparmio e l’efficienza, quindi riduzione dei consumi, e sviluppo delle rinnovabili, per arrivare, come sostiene l’Agenzia federale tedesca per l’Ambiente e la McKinsey (che non sono associazioni ambientaliste!!), nel 2050 ad avere tutta l’energia elettrica consumata in Europa prodotta da fonti rinnovabili (con buona pace per la tanto conclamata rinascita del nucleare!). Tutto ciò vuol dire che ci troveremo di fronte ad un periodo in cui conviveranno due sistemi quello di alcune grandi centrali, le più efficienti – mentre si potranno cominciare a chiudere quelle più inquinanti – e quello distribuito sul territorio, con fonti rinnovabili.

E’ all’interno di questo contesto che si deve affrontare il problema dell’impatto delle rinnovabili. E’ evidente infatti che un intervento diffuso sul territorio non può non avere un impatto, ma bisogna tenere presenti i vantaggi che provoca e, ovviamente, regole e progettualità che consentano di farlo nel modo migliore.[/more]

2) La proliferazione di centrali alimentate a biomasse

[more]La diffusione delle fonti rinnovabili nei territori rurali rappresenta una grande opportunità per la lotta ai cambiamenti climatici e di sviluppo dell’imprenditoria agricola. E’ fondamentale, quindi, assicurare l’integrazione tra gli impianti di produzione da energia rinnovabile, sia per quanto riguarda la loro attuazione che l’esercizio, nel rispetto delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale, ma anche verificare che non compromettano o interferiscano negativamente con la centralità della produzione agroalimentare. E’ evidente che non hanno senso centrali a biomasse da 30 o 40 Mw, alimentate ad olio di palma, come pure la filiera corta per alimentare le centrali a biomasse va valutata e garantita. Vanno promosse le piccole centrali a filiera corta nell’intento di valorizzare il contributo energetico delle nostre risorse agricole, forestali, di recupero delle filiere agro-zootecniche e agroindustriali urbane in impianti con bilanci ambientali, territoriali e energetici virtuosi a scapito delle grandi centrali.

Lo stesso vale per le centrali a biogas, che consentirebbero, inoltre, il recupero dei reflui zootecnici, che sono altamente inquinanti.

C’è inoltre da considerare che in Italia abbiamo più di un milione di ettari non coltivati, se aree non coltivate oggi venissero utilizzate per coltivazioni no food, sarebbe un modo per consolidare il sistema agricolo italiano.[/more]

3) L’insorgere continuo e frequente di Comitati cittadini e Circoli di Legambiente in opposizione ad alcuni impianti

[more]In questi anni abbiamo visto crescere il numero di comitati territoriali. E’ un bene che l’attenzione dei cittadini per il proprio territorio cresca, è una delle forme più vivaci che oggi ha assunto la partecipazione e la cittadinanza attiva, ma è anche necessario che questo avvenga nella correttezza dell’informazione, senza diffondere allarmi inconsulti sulla pericolosità di certe tecnologie.

Il compito di Legambiente è di riuscire a collocare le vertenze locali in una prospettiva strategica di rinnovamento del paese, che significa muoversi nella direzione che ho indicato sopra.

In molti casi queste esperienze di sana cittadinanza attiva, che partono da una singola questione locale, si allargano ad altri interessi, le persone iniziano ad approfondire il proprio ragionamento e collegarlo ad altre questioni e ad altri temi. E’ quello che è successo al circolo di Legambiente di Villafranca, nato dalla questione legata alla centrale a biomasse, il Circolo ha poi aggregato persone che ora si confrontano e organizzano iniziative su molti temi ambientali, dal nucleare alle iniziative di sensibilizzazione sui rifiuti.

E’ questo un salto di qualità enorme, che auspichiamo che sempre più comitati locali facciano.[/more]

4) Fotovoltaico: sui tetti e a terra

[more]Il fotovoltaico sta vedendo in questi ultimi anni una grande crescita, basti pensare che nell’ultimo anno, grazie a questa crescita, sono state risparmiate oltre un milione di tonnellate di CO2. A fronte di questa accelerazione è giusto porre la giusta attenzione verso le speculazioni e le integrazioni con il paesaggio. Il posto migliore dove realizzare impianti solari è sicuramente sui tetti degli edifici, poi vengono le aree dimesse, le discariche e le cave abbandonate. Non va però escluso a priori il fotovoltaico a terra, purché segua i criteri di integrazione con l’azienda agricola e non tolga spazio all’agroalimentare, che ho detto a proposito delle biomasse.

Abbiamo mandato le nostre proposte alle Regioni, che hanno il compito di definire le regole per le fonti rinnovabili attraverso le Linee Guida, e quello che proponiamo è una grande attenzione alla salvaguardia delle aree di pregio e precise regole per l’integrazione dei progetti rispetto alle aziende agricole. In Piemonte abbiamo proposto la costituzione di un tavolo di confronto sulle fonti energetiche rinnovabili per individuare e proporre un insieme appropriato di Linee Guida regionali.

Legambiente, insieme a AzzeroCO2 ha inoltre lanciato in questi mesi la nuova campagna “Provincia Eternit Free” con l’obiettivo di promuovere la sostituzione dei tetti dei capannoni in eternit con impianti fotovoltaici, dando spazio alle rinnovabili e risolvendo il grave problema ambientale e sanitario provocato dalla presenza di strutture edili in amianto.[/more]

5) Edilizia ad efficienza energetica

[more]Questo forse rappresenta la sfida più interessante, perché si tratta di coniugare il miglioramento del sistema energetico con la qualità dell’abitare e delle nostre città. L’efficienza energetica sta alla base di qualsiasi ragionamento sull’energia. Ancor prima di pensare a quale tipo di fonte energetica sia la migliore, è bene concentrarsi su quanta energia si può risparmiare.

Le nostre case sono troppo spesso progettate male: dispersioni di calore, uso di illuminazione ad alto consumo, materiali errati, portano ad un incremento degli sprechi energetici e della nostra bolletta. L’Italia sconta un’arretratezza su questo fronte dovuta alla poca sensibilità politica verso questi temi. Nonostante questo l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili stanno facendo passi da gigante e nel prossimo futuro vedremo ancora miglioramenti in questo senso.[/more]

6) Il nuovo referendum sul nucleare

[more]A più di 20 anni dall’incidente di Chernobyl e dalla storica decisione degli italiani di abbandonare il nucleare nel nostro Paese, il Governo Berlusconi rilancia oggi il ritorno all’atomo. Ad oggi però il nucleare non solo pone ancora gravissimi problemi di sicurezza, ma è anche una fonte energetica costosa che non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la nostra dipendenza dall’estero e non ci permetterà di rispettare gli impegni europei e internazionali. Ma soprattutto il nucleare è del tutto inutile perché oggi in Italia abbiamo più di 100.000 Mw installati ed un picco di consumo che non supera i 57.000 Mw!

Riaprire al nucleare vuole anche dire abbandonare qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo delle tecnologie pulite e dell’efficienza energetica, e rinunciare alla costruzione di un sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale. Oltre al rischio incidenti, il principale problema resta quello delle scorie, nessun Paese ha infatti trovato una soluzione definitiva per il loro stoccaggio.

Il Piemonte sta ancora facendo i conti con la vecchia stagione del nucleare, con l’80% delle scorie nucleari stoccate nei depositi provvisori nel vercellese e si appresta ad accogliere le nuove centrali. Il Governatore Cota infatti ha più volte dichiarato di accogliere favorevolmente l’ipotesi di nuove centrali sul territorio piemontese, a differenza di altri governatori di centro destra che, seppur favorevoli al ritorno del nucleare in Italia, non lo vorrebbero però sul proprio territorio.

Ora gli italiani sono chiamati a esprimere ancora una volta il loro parere sul nucleare, con il prossimo referendum. Legambiente è mobilitata per raggiungere il quorum e così riuscire a cacciare una volta per tutte il nucleare dall’Italia.[/more]

Ringrazio Vittorio Cogliati Dezza per la disponibilità e la collaborazione.

Ringrazio anche chi sarà arrivato a leggere fino a qui e avrà trovato in queste parole uno spunto di riflessione.

Per chi volesse approfondire: www.legambiente.it

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