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[b]Buon compleanno, mouse
40 anni fa Doug Engelbart ottiene il brevetto: è un blocchetto di legno con sensori interni. Sarà poi Steve Jobs a renderlo famoso[/b]

Prima degli schermi touch, prima del controllo vocale, prima dei sensori di movimento. Prima di tutto c’erano le freccette della tastiera: su e giù, destra e sinistra, e il tasto invio. In mezzo: una rivoluzione. La possibilità di interagire con lo schermo, di riprodurre il movimento di una mano che va in una direzione o nell’altra, di selezionare un oggetto e trascinarlo avanti e indietro. Ecco a voi il mouse.

Questo straordinario oggetto che trasforma il computer in un’estensione del corpo e dell’intelletto umano viene brevettato esattamente quarant’anni fa – il 17 novembre 1970 – con il nome di X-Y Position Indicator for a Display System, da Doug Engelbart.

Nato nel 1925, Doug si era iscritto alla facoltà di ingegneria dell’università statale dell’Oregon, ma lo scoppio della seconda guerra lo aveva costretto a interrompere gli studi. Di ritorno dalle trincee, dopo la laurea, conseguirà un dottorato a Berkeley, per poi iscriversi a Stanford. Ma nessuna di queste università sembra terreno fertile per le sue idee. Così nel 1963 Engelbart fonda, insieme ad alcuni colleghi, il suo laboratorio: l’Augmentation Research Center.

Insieme a Bill English, comincia a ideare e realizzare le prime e più folli periferiche: track ball giganti e comandi a distanza da legare al ginocchio. Nessuno di questi oggetti, però, soddisfa il suo desiderio di precisione e velocità di risposta. Nessuno, tranne uno. Un blocchetto di legno con sensori interni, connesso al computer da un cavo. “Lo abbiamo chiamato ‘mouse’ per via di quel filo, così simile a una coda”, spiegano all’epoca i due scienziati. “Mouse” è anche l’acronimo di Manually Operated User Selection Equipment, o di Machine Operator’s Unique Spotting Equipment. Il dispositivo manda un input al computer cui è collegato: al movimento del mouse corrisponde un movimento uguale di un puntatore sullo schermo. È il 1965.

Tre anni dopo Engelbart è alla Fall Joint Computer Conference al Convention Center di San Francisco. Nei 90 minuti a disposizione, dovrebbe presenta il suonuovo dispositivo. Ma Doug ne approfitta per introdurre il pubblico esperto anche a un altro paio di idee: l’interfaccia grafica a finestre, l’email e l’ipertesto (contenuti linkati e cliccabili), proponendo un collegamento in diretta con un laboratorio a diversi chilometri di distanza: la prima video-teleconferenza al mondo. Il pubblico resta senza fiato. Quella presentazione è ancora oggi definita “la madre di tutte le demo”.

Nel 1970, finalmente, Doug Engelbart ottiene il brevetto per il mouse. Nel 1972 Bill English migliora il modello iniziale realizzando il “roller-ball mouse”, che scioglie e velocizza i movimenti del puntatore. Per diversi d’anni, però, il dispositivo viene usato solo in pochi laboratori all’avanguardia. È solo nel 1980 che comincia la grande diffusione, da quando cioè Steve Jobs rimane folgorato dall’idea durante una dimostrazione alla Xerox ,e laApple comincia a volerlo per isuoi computer. Da allora il mouse ha avuto [url=http://gadget.wired.it/foto/evoluzione-della-specie-il-mouse-e-le-sue-mille-forme.html]innumerevoli evoluzioni[/url] – tre tasti, due tasti, pulsanti, rotelline, lettori ottici, wireless, nuove forme e dimensioni – ma nella sostanza è rimasto inalterato.

Per Engelbart quello del mouse è soltanto il primo di una dozzina di brevetti. Le sue visioni hanno cambiato il modo di pensare e usare il computer: finestre e ipertesto diventano realtà quotidiana. E Internet – di cui Doug è uno dei padri – ha rivoluzionato il mondo.[/quote]

Via [url=http://daily.wired.it/aconfronto/tech/buon-compleanno-mouse.html?page=0]Wired.it[/url]