
Ed eccoci di nuovo con meglio leggere sta roba che lavorare l’articolo di economia di dubbio interesse (ciao gente. In questo articolo troverete le mie note sparse per il testo Nota di Brad @bradipo).
Oggi tratterò un tema spinoso, ossia perché certi settori dell’economia sono pubblici?
È logico che sia così?
(In realtà non è questione di logica, è un problema più gnoseologico ed epistemologico. Alla fine date delle premesse – che dipendono solo dai gusti e dai valori del soggetto – il resto sono solo conseguenze logiche NdB).
Mi accorgo che il tema potrebbe rapidamente degenerare in politica, e vorrei evitarlo, a tal fine invece che tenermi per me le mie convinzioni le metterò sotto spoiler in maniera tale da mantenere l’articolo descrittivo e neutrale (se non le scrivessi da nessuna parte potrebbero intrufolarsi nel testo)
Sarà un post di chiacchiere e pochi numeri.
Ci faremo accompagnare nel nostro viaggio da John [rude carpentiere scozzese (di Fraserburgh NdB) venuto a Londra in cerca di lavoro] e Mary (una dolce ragazza del Sussex anche lei a Londra) per esemplificare meglio i concetti.
Un po’ di definizioni…
Ci sono settori dell’economia che, pur rispondendo alle classiche leggi di domanda e dell’offerta, hanno una serie di caratteristiche legate alla loro stessa natura, che fa si che non godano dei vantaggi del progressivo affermarsi delle economie di scala.
Con economia di scala qui inteso (giusto per evitare altri flame) come la possibilità per poche persone di produrre il necessario a soddisfare la domanda di molti e avvantaggiandosi, in questo processo, di una riduzione dei costi di produzione dato appunto dall’aumentare dell’output (in altre parole il costo di produzione per unità di bene scende progressivamente e sensibilmente con l’aumento di beni prodotti nell’unità di tempo. Costruire un solo Airbus 380 one shot ha un costo unitario incomparabilmente superiore alla linea che ne produce 100. Ovvi costi d’avvio sono le macchine, il personale, l’addestramento eccetera NdB).
Questi sono solitamente settori di alta specializzazione, in cui è impossibile gestire la produzione in maniera industriale.
Alcuni esempi possono essere i tagliatori di diamanti, gli avvocati, gli architetti, i professori universitari, i progettisti di componentistica avanzata, i medici etc.
In generale qualunque settore dove il singolo avoca a se gran parte del processo produttivo (od operativo NdB), e tale processo non può essere suddiviso tra più persone (di solito il processo è anche molto complesso ma non è un tratto strettamente necessario).
Vediamo ora un’altra definizione, ossia la produzione stockless.
Stockless significa semplicemente ”senza stock” (you don’t say?) ossia senza l’accumulo dei beni prodotti.
Ora, tutti sappiamo benissimo che gli industriali ci fanno una capa tanta blaterando di Just in Time, Lean Production, Flusso Teso e bla bla bla fondamentalmente per dire ”il magazzino costa e non lo voglio” (anche se finisco a pagare consulenti e seccature più del costo del magazzino rinunciando alla tranquillità di un magazzino NdB; buon per noi NdN).
Ottimo, però esistono settori in cui questo non è una scelta, ossia non si può tenere un magazzino delle cose prodotte.
Questo ha un duplice effetto: se stiamo parlando di beni fisici nel caso li producessimo e non riuscissimo a venderli andrebbero sprecati, se stiamo parlando di beni non fisici (quindi servizi) se non vi è necessità di usarli non vengono nemmeno prodotti (pur necessitando che i costi di produzione siano pagati, in pratica vengono sprecati ma, essendo spesso legati al mero lavoro delle persone, non sono nemmeno prodotti).
Facciamo qualche esempio per chiarire.
Beni fisici: qui la casistica è ridotta, di solito si tratta di produzione di beni unici (se io costruisco un elicottero d’oro a forma di Bill Gates e poi lui non me lo compra difficilmente lo farà qualcun altro) (se fosse a forma di Steve Jobs invece il problema non si porrebbe NdB), di beni enormi (ad esempio piattaforme petrolifere, dighe eccetera) o di beni che per loro natura non si possono accumulare (ad esempio la produzione di energia elettrica) (e sulla superconduttività qualche fisico avrebbe qualcosa da dire NdB).
Ora i primi due casi capirete da voi che mi tutelo facendomi pagare man mano che lo costruisco, nell’ultimo caso invece si attuano di solito sistemi di produzione flessibile (nel caso specifico l’energia elettrica è prodotta di base dalle centrali termiche alle quali si agganciano quelle idroelettriche a inseguire la domanda, in ogni caso di notte si spreca tantissima produzione semplicemente perché nessuno la usa ma non si può fermare una centrale. Ergo, usate la lavatrice di notte).
Per i servizi invece è una cosa che capita di continuo, qui gli esempi si sprecano, ad esempio non posso accumulare ore di viaggi in ambulanza, se nessuno sta male l’ambulanza sta ferma, stesso discorso per i soldati, per i tecnici che riparano attrezzature, per i sistemisti di rete, ossia per tutti quei lavori dove è richiesta una risposta rapida su eventi che possono non accadere (E qui si potrebbe aprire un discorso
sulla capacità di rispondere ai picchi di domanda, e tutte le conseguenze del caso, ma perché rovinarsi un potenziale sequel? NdB).
Io ho comunque necessità di coprire la domanda appena arriva (un tizio sta male) e quindi pago per tenere attivo il servizio anche quando non è richiesto, ma, contemporaneamente, non posso accumulare il servizio (se oggi nessuno sta male e domani stanno male in 2 io sempre 1 ne raccatto con l’ambulanza).
Quando queste 2 aree si sovrappongono (produzione stockless e assenza di economia di scala) ci troviamo di fronte a settori estremamente svantaggiosi per chi offre il suo lavoro.
Se io fossi un venditore di ”ore in ambulanza” sarebbe difficile venire incontro alle esigenze del mercato, possono passare interi giorni senza che io guadagni nulla e poi un giorno di pienone e io guadagno comunque una frazione della reale domanda.
Bene se fin qui è chiaro aggiungiamo ancora una nozione, elasticità della domanda.
Con elasticità intendiamo la variazione % di domanda al variare % prezzo.
Ci sono settori dove non importa quanto costi il bene prodotto, la domanda continuerà a rimanere alta (sono di solito settori vitali: acqua, cibo, medicinali e cure mediche eccetera) (si parla di beni anelastici. Un buon esempio sono le sigarette: al raddoppio del prezzo la domanda non si dimezza per niente NdB).
Ottimo, frulliamo tutto quanto assieme e spostiamoci nella Londra di fine ’700 a trovare John e Mary…
Il primo impiego di John e Mary
John ha trovato lavoro: produce chiodi per un fabbro locale, la paga non è altissima (diciamo 10 pence) ma dopotutto nemmeno lui riesce a produrre così tanto (diciamo 100 chiodi al giorno), vive in una stamberga, lavora 12 ore al giorno e raramente riesce a farsi una pinta con gli amici.
Anche Mary ha trovato lavoro, è stata assunta come infermiera presso una locale clinica (privata!) (sebbene il Westminster Hospital, il primo pubblico di Londra, fosse aperto dal 1720 NdB), il lavoro è duro e lei riesce a prendersi cura di sole poche persone al giorno (diciamo 4), viene pagata molto poco (diciamo 10 pence), come le sue colleghe, abita in una piccola camera in affitto e si può concedere ben pochi lussi.
I loro due lavori, benché molto diversi, si assomigliano moltissimo: scarso output, completo assorbimento della produzione, paga bassa.
A sera entrambe guardano fuori dalle loro scalcagnate finestre, verso l’orizzonte.
Ancora non lo sanno ma di lì a poco la rivoluzione industriale farà la sua comparsa…
Evoluzione del lavoro di John e Mary
Dieci anni dopo la rivoluzione industriale ha investito Londra.
Le macchine a vapore e le nuove concezioni di produzione in serie hanno incrementato in maniera spettacolare la produzione, ora John produce 10.000 chiodi al giorno!
Ci sono giorni in cui non tutti vengono venduti, ma non importa, il padrone li mette in magazzino così se ci saranno grandi fiere o se si costruiranno nuovi edifici ne avrà sempre da parte per venderli (affrontare il picco di domanda), potrebbe addirittura imbarcarli e spedirli all’estero!
Il padrone sta diventando molto ricco e John e i suoi compagni iniziano a rivendicare parte di questa ricchezza, chiedono salari più alti, ora producono molto di più, se prima un chiodo costava 0.1 (10 monete a John per 100 chiodi) ora costano 0.0001 (ne produce 10.000) anche se venisse pagato il doppio o il triplo i guadagni per il padrone sarebbero comunque altissimi e quindi gli stipendi iniziano a salire.
E Mary?
Beh Mary non se la passa così bene, anche con le nuove tecniche lei può curare al massimo 4 persone al giorno, è un lavoro a contatto con le persone, il tempo per ”produrre una persona curata” non è cambiato.
Ci sono giorni in cui è piena di lavoro e altri in cui nessuno si presenta e quindi non viene pagata.
Il suo stipendio resta 10.
Ma intorno a lei i salari crescono, il costo della vita cresce, Mary è sempre più povera fino al giorno in cui si licenzia e va a lavorare in fabbrica.
”E amme checcazzo me ne frega amme” dice il medico della clinica, ”ne trovo a diecine come te! Venite via un pound la dozzina!”, ma in realtà non è più così, e nessuno vuole più fare un lavoro sottopagato.
Panico!
Tutti hanno bisogno di cure e allora per recuperare Mary il medico le alza lo stipendio.
Mary è contenta ma il medico un po’ meno, il suo output non è cresciuto, sta solo pagando di più per una cosa che prima pagava di meno, è in perdita.
Ovviamente così non va, scarichiamo il costo sui pazienti pensa, ed ecco che le spese mediche salgono.
La domanda non decresce perché è anelastica, la gente tira la cinghia e va a farsi curare comunque.
Tempi Moderni
Sono passati secoli (ben due), i figli dei figli di John ora producono milioni di chiodi, le figlie delle figlie di Mary producono sempre gli stessi 4 sandwich pazienti curati (ci sarebbe da analizzare l’impatto dello sviluppo nell’efficacia delle cure: sebbene Mary si smazzi i soliti quattro pazienti al giorno quando va bene i risultati sono decisamente migliori NdB).
I salari sono cresciuti ma mentre per i John sono ammortizzati dall’aumento produttivo (economie di scala) quelli di Mary no, per quanto le tecniche migliorino non può fisicamente prendersi cura di più di 4 – 5 pazienti al giorno, i maggiori costi del suo stipendio sono scaricati sui pazienti che comunque non possono rinunciare alle cure (evviva! NdB).
La situazione diventa rapidamente insostenibile, la tecnologia avanza abbattendo ulteriormente il prezzo di produzione dei chiodi ma, al contrario, aumentando il prezzo delle cure mediche (nuove terapie, nuovi macchinari che non aumentano la produzione ma la qualità della stessa), è chiaro che la gente inizia a spendere quasi tutto in medicine.
E qui che i sistemi moderni hanno iniziato a porsi la domanda se fosse giusto così.
I Settori Pubblici dell’Economia
L’esempio è chiaramente molto romanzato e nessun John è stato maltrattato nel processo, ma ci sono settori che, se lasciati a loro stessi, costringerebbero le persone a investire altissima parte dei loro guadagni per soddisfare la loro domanda, una domanda non volontaria e altamente anelastica.
Fin dal passato gli uomini creavano autonomamente sistemi di mutuo soccorso (le gilde medievali ad esempio o i sindacati in epoche più recenti) in maniera tale da ovviare tali problemi.
Il concetto è semplice, ognuno paga un pochetto sia che abbia bisogno del servizio sia che non ne abbia bisogno e il totale è usato nel momento in cui uno deve affrontare realmente la spesa (ad esempio medico, avvocato, guardia eccetera).
Oggi le spese mediche sono uno di quei settori che, senza assicurazioni sanitarie o senza intervento statale, sarebbero abbordabili solo dai più ricchi.
Però tutti stiamo male, sia i ricchi che i poveri, di conseguenza le varie economie hanno sviluppato negli anni diversi sistemi per coprire queste esigenze, con alterne fortune.
Le motivazioni sono in prima battuta etiche (e quindi non le discuto), ma sono anche economiche.
Se io sono costretto a pagare moltissimo per delle cure mediche, mi rimane molto poco per acquistare altri beni, con una conseguente contrazione della domanda (scenario ideale per i proprietari di cliniche private. Non ho scritto medici, proprietari NdB).
Questo oltre ad agire fisicamente, agisce anche come deterrente alla spesa, se io so che da vecchio avrò bisogno di cure costose inizio a non spendere da giovane per potermele poi permettere (più probabilmente: si sputtana tutto e poi piange perché lo Stato cattivo non gli cura la bua NdB).
Se poi l’evento non avviene io comunque non ho speso quei soldi e non ho prodotto domanda (per la gioia degli eredi Ndb).
Inoltre una popolazione malata perché non può permettersi cure mediche produce di meno, quindi guadagna e spende di meno.
D’altro canto una gestione di una maggior massa di denaro dedicata a questo scopo, permette in parte di aumentare l’efficienza della spesa e quindi, in ultima analisi, di far pagare meno il singolo.
Tutti gli stati avanzati hanno sistemi di mutuo soccorso simili, siano essi privati (come le assicurazioni negli USA) che pubblici (Europa), tale decisione è condizionata semplicemente da come funziona l’economia.
C’è poco da fare, o si ha un sistema di qualche genere o praticamente nessuno potrebbe permettersi determinate spese.
La scelta può essere piuttosto tra quale sistema è meglio.
Conclusioni
Spero di aver chiarito quali sono le condizioni per cui un settore abbia le caratteristiche per poter essere gestito solamente attraverso una tassazione di tanti.
Tale tassazione può essere obbligatoria (come è in Europa) o volontaria (USA), ma ci deve essere.
Privatizzare o rendere pubblici determinati settori significa solamente passare da una tassazione a un altra.
È meglio, è peggio?
Questa è una domanda spinosa, su cui ognuno di noi può avere il suo parere.
Il mio obiettivo era spiegare perché una tassazione sia, in ogni caso, necessaria.
Le mie considerazioni nello specifico sono sotto spoiler a chi interessassero
E qui invece il pensiero di Brad


Jhon?
lol, pongo pezza
Io non andrei mai ad abitare in america solo perchè la sanità è privata e si sà che le assicurazione ti fottono sempre ma finchè lo fanno sulla macchina t’incazzi e basta ma sulla salute sono volatili per diabetici
ma anche no se l’alternativa è pagare il servizio pubblico ed essere costretti a servirsi del privato pagando due volte perchè a curarsi nel pubblico rischi la vita
La domanda è: i privati lo fanno meglio?
E la risposta è: no.
Meh, neghi forse che le università americane siano all’avanguardia nella ricerca? Sono enti privati.
La verità è che i privati lo fanno anche meglio ma lo fanno meglio per motivi loro, ad esempio non epr istruire una nazione ma per recuperare le rette astronomiche con cui creare l’elite di domani.
Dipende sempre cosa va in mano a chi.
In Italia doppiamente. In sud italia temo ancora di più.
Inoltre negli USA moltissimi non possono permettersi l’istruzione di base, le scuole pubbliche sono rinomate per fare generalmente schifo sotto ogni fronte e… hanno i loro problemi insomma, mica per niente assumono un numero strabiliante di ricercatori italiani
Certo, fanno schifo perchè lo stato non ha soldi e non ha interesse a tassare gli americani.
Le high school private metteno in giro persone con un ottima formazione e le università ancora di più.
La domanda non è “perchè impotano italiani?” ma “perchè gli italiani vanno la?” vanno la perchè, banalmente, le università sono migliori, più attrezzate e all’avanguardia rispetto alle nostre (lo so per esperienza diretta, ho amici ricercatori negli US).
Bene l’altra domanda è: quanti possono godere di tale “ricchezza”?
Molto pochi a causa dei costi altissimi, quindi la domanda diventa: io stato cosa preferisco? un popolo non tassato ma ignorante (tolto chi si può permettere l’istruzione privata) o uno tassato e (mediamente) istruito?
Intendevo proprio dire che loro hanno tanto e bello ma costa talmente tanto che non se lo possono permettere (se non relativamente pochi): nonostante le borse di studio e quant’altro sono moltissimi quelli che rinunciano per colpa dei costi dell’istruzione targata USA.
Il livello dell’istruzione pubblica italiana è tra i più alti comunque, è il sistema in sé che fa acqua da tutte le parti. Non c’è paragone come livello degli studenti tra licei italiani e francesi, portoghesi o belga (di cui ho avuto diretti confronti), e anche in USA sono ben considerati i laureati in Italia.
La ricerca italiana invece vive costantemente con un piede nella fossa… e l’altro probabilmente gliel’hanno amputato.
non è una questione di “privati” in senso generale, il fatto è che dai privati ho scelta, mi informo sulle eccellenze e non ho limiti se non i miei soldi e se devo scegliere un privato gradirei non essere comunque costretto a pagare il sistema sanitario nazionale comunque.
La questione istruzione è differente e non è un caso che il rapporto fra pubblico e privato nei due campi è diametralmente opposto.
C’è un errore nel ragionamento: hai scelta nel privato se hai i denari per permettertela, altrimenti ti appendi.
Il pubblico è pensato proprio per chi non ha questa possibilità.
Il sistema nazionale lo paghi perché la popolazione abbia accesso ad un livello (almeno) accettabile di cure.
Ma non perché sei buono.
Perché se no la popolazione ha la tendenza a incazzarsi e dare fuoco alle cliniche.
A torto.
Ma lo fa.
La questione istruzione l’affrontiamo in altra e più appropriata sede.
Appena finisce l’ingorgo nel tunnel Ginevra – L’Aquila.
Adoro il modo in cui spieghi ed esponi, giuste o sbagliate che siano, le cose a cui ti riferisci.
Sembra tutto così facile da comprendere e forse lo è, ma sicuramente è anche merito tuo.
Completamente d’accordo sull’articolo, specialmente riguardo gli approfondimenti.
Daje forte Nik
Thx alla fine se non sai spiegare con facilità qualcosa significa che non l’hai capito
In economia tendo a spiegare cose giuste XD
@nicholas sarebbe ora che tu iniziassi a spiegare cose sbagliate.
Sono stufa di favvarti sempre
Ma come si fa a spiegare una cosa sbagliata!!
E’ un nonsense
Dammi un argomento di economia e vedi come ti scrivo un articolone che spiega con apparente logica ed esempi qualcosa di totalmente sbagliato.
Signoraggio

Cmq quello è ingannare il prossimo non spiegare
signoraggio no, ho letto fin troppe cose qui su LN.
Spiegare una cosa sbagliata = ingannare il prossimo e/o sé stessi.
Oppure funziona benissimo come esempio “per contrappasso”.
Einstein diceva che una cosa l’hai veramente capita se la sai spiegare a tua nonna.
vedremo se la fiducia era ben riposta
Nient’affatto, come mi aspettavo è un articolo (l’ennesimo) degno di
P.s. se posso dare un consiglio: diminuisci gli NdB nelle parentesi, secondo me rendono il discorso meno scorrevole
Ma soffri di personalità multiple?
E chi non ne soffre?
Complimenti, vi stringo virtualmente la mano.
La mia opinione in merito è condizionata dalla lettura di Shock Economy, ma siccome non conosco che visione hanno i neoliberisti
e i loro morti cani, per ora non parteggio per nulla e dico semplicemente che il neoliberismo è da abolire alla radice [rumore del caricatore che si aggancia e carrello che scorre e ritorna].Seriamente, dalla mia ignorante visione, trovo che tutto il settore che fornisce servizi primari (non mi dilungo ad elencarli) al cittadino debba essere di gestione strettamente pubblica; purtroppo poi sorge il problema di chi e come gestisce la res publica, e lì è una valle di lacrime, ma se non altro si evita che a tali servizi si associ l’ottica del profitto, che più o meno equivale ad un servizio che vale la metà al doppio del prezzo (quando va bene).
Io sono d’accordo con te ma il problema è individuare cosa è pubblico e cosa no.
Esempio: elettricità per me potrebbe essere privata, è un bene necessario finchè vuoi ma che può essere prodotto e gestito abbastanza facilmente, una liberalizzazione dovrebbe abbassarne i costi.
Però poi mi chiedo: mi fido di un privato con una centrale nucleare? meh…
Su tanti settori è facile dire pubblico/privato ma su molti altri è complesso: ad esempio le case, io le considero un bene che dovrebbe avere forti incentivi pubblici ma è un opinione personale.
E così via.
Lì si va sul liminare, ma comunque bisogna sempre tenere conto, quando si vuole
svendere lo statoprivatizzare, di cosa comporterebbe l’inserimento dell’ottica del profitto (dubito che i privati siano filantropici) in ogni singolo contesto, prospettando lo scenario peggiore. Nel caso di una gestione statale, il massimo del peggio può avvenire se si ha una cattiva e/o fraudolenta gestione, mentre nel privato quei “cattiva” e “fraudolenta” tendono a scolorire. IMHO ovviamente.La cosa ironica è che siamo stati prostatali (scusate ma sta cosa era troppo bella per cancellarla, intendevo pro imprese statali) in un periodo in cui la mancanza cronica di informazione rendeva la vita facile ai disonesti che nell’apparato statale hanno proliferato alle spalle di tutti per diventare via via sempre più favorevoli alla privatizzazione selvaggia oggi che potremmo avere tutti gli strumenti per attuare una gestione trasparente della cosa pubblica
In realtà non è che siamo pro-privati, è che a volte non è semplice capire perchè è meglio che uno stato gestisca certe cose nonostante le ovvie carenze dello stato stesso.
E in questo senso i privati si fanno una pubblicità migliore
Diciamo che l’opinione comune è persuasa dall’idea, oggi forse, dopo aver assaggiato un po’ di anni di capitalismo selvaggio e globalizzazione si sta invertendo la tendenza, ma se ben ricordo, 15 anni fa il motto era “gestiamo lo Stato come se fosse un’azienda” e non era solo il tipo diversamente alto a pronunciarlo, ne eravamo convinti quasi tutti.
Bhe siamo qui a fare imho apposta
Quello che dici è vero e il tuo ragionamento sarebbe sempre valido se non si considerasse che però ogni cosa che fa lo stato ha un costo, un costo per tutti.
Esempio scemo: rete stradale, perchè io devo pagare un ponte in sicilia per 3 milioni di persone quando 40.000.000 milioni non lo useranno mai?
Se le strade fossero costruite da privati nessuno farebbe quel ponte, però d’atro canto magari nessuno cotruirebbe la salerno-reggio calabria o altre strade che sono economicamente inutili ma socialmente utili.
Esatto. E soprattutto i privati potrebbero venir soffocati dal morbo di Nimby
Il nimby colpisce in realtà di più le opere pubbliche, i privati tendono a tirare dritto
La questione è chiarissima e sono più che d’accordo con te.
Visto che hai citato, riguardo l’Assistenza Sanitaria,sia il sistema pubblico che quello privato, forse sarebbe stato bene spiegare un pochino meglio come funziona la cosa nel pubblico e nelle Assicurazioni.
Il concetto che hai espresso non cambia MA potrebbe cambiare l’opinione di qualche indeciso.
Ci provo io in pochissime parole:
- Assistenza Pubblica: tutti pagano le tasse (mo magari) e tutti ricevono assistenza indipendentemente dalla gravità della situazione
- Assistenza “privata” (Assicurazione): pagare moneta vedere cammello!! PERO’ c’è un grosso PERO’! Le assicurazioni ti assicurano solo DOPO averti fatto una visita medica e solo dopo aver valutato le tue condizioni di salute ERGO se stai bene di salute paghi relativamente poco se invece hai qualche sfiga (!!) fanno una statistica della “sfiga” che ti hanno trovato e paghi di conseguenza.
)
Un po’ come assicurare contro il furto una automobile a Napoli oppure a Santa Caterina Valfurva (paese natale di Deborah Compagnoni e se non sapete chi è SHAME ON YOU!!
Autore sono stato chiaro?
Mi sono tenuto volontariamente lontano dallo specifico per avere una visione generale dei meccanismi.
La descrizione che fai tu delle assicurazioni in realtà è coerente, finche le assicurazioni sono organismi privati il loro compito è massimizzare gli utili: nessuno pretende che le banche facciano investimenti in perdita l’analisi del rischio vale per chiunque.
Le assicurazioni si basano sul principio che in media le persone che stano bene saranno sufficenti a coprire quelle che stanno male più un certo surplus, il loro scopo è individuare questa media.
Detto questo, eticamente anche a me non piace che un’assicurazione ti possa rifiutare la copertura, ma economicamente è corretto che lo faccia.
Appunto per questo in quei casi l’Economia dovrebbe farsi un bancale di cazzi suoi.
O meglio non dovremmo chiedere al mercato cose di cui sappiamo non ci piacerà la risposta, se lo facciamo la colpa è nostra
Non è esatto.
L’attività deve sopravvivere.
Se le assicurazioni non seguissero i sistemi odiosi quanto ti pare che seguono fallirebbero.
L’errore è demandare al privato il lavoro del pubblico.
Non ha senso obbligare un’assicurazione ad andare incontro ad una perdita perché “si”.
Ha senso che la sfera pubblica si occupi di questo aspetto.
Poi nasce il problema del grande rimescolamento nazionale, e chi cura i cittadini o i residenti e dove e come e perché.
Ma è un’altra storia.
Considera anche che le spese mediche sono davvero onerose, per trattamenti complessi come trapianti o cure per il cancro i costi sono tranquillamente di decine di migliaia di euro o dollari.
…per la serie che nel caso ti venisse un tumore dopo che ti sei assicurato, spenderebbero di meno ad ingaggiare un sicario per farti fuori.
Dipende… se la stessa assicurazione ti ha fatto anche una polizza vita, non gli converebbe
Se inscenano un suicidio non pagano.
Ma se viene fuori poi non si assicura più nessuno da loro.
Hai mai visto Sicko?
Gran film
Ma MM è un po’ di parte
Un po’ di parte?!?!
E secondo te andare a comprare un farmaco a Cuba e spendere un decimo rispetto agli States è di parte?!
Il concetto che vuole esprimere Moore, secondo me è ovviamente di parte…ma dalla parte dei poveracci
Si.
Di parte.
Non prendo le difese di uno o dell’altro schieramento, ma non ha senso non incorporare i corti di ricerca e sviluppo nel prodotto.
Sarebbe come pretendere che un software costasse solo il costo del supporto.
l’ultima volta che ho guardato cuba non era ai primi posti come ricerca medica, che ci piaccia o no i medicinali sono sviluppati da multinazionali e finche demanderemo ai privati la ricerca (che costa) poi loro ce la faranno pagare.
Vogliamo pagare le medicine un decimo? Fine, però la ricerca medica si ferma qui a meno che non diventi totalmente pubblica il che significa tasse più alte.
Allora io sono d’accordo che alcuni comportamenti delle case farmaceutiche siano ingiustificabili (eg. retrovirali in africa) ma dire paghiamo le medicine un decimo è demagogia e ne ho già avuta abbstanza con le recenti sparate di grillo e co.
Meglio evitare la demagogia e concentrarci invece su un modo sensato di risolvere il problema.
Il punto con “pagheremo tasse più alte”, sì ma pagheremo meno i farmaci, sì ma i ricercatori in univeristà guadagneranno di più, spendendo di più e facendo guadagnare di più ad esempio i commercianti che potranno spendere a loro volta di più e pagare più tasse quindi più ricerca, quindi farmaci meno costosi e stipendi più alti e … blabla circolo vizioso. Peccato che se qualcuno in mezzo alla scala si ferma a mangiarci su, crolla tutto.
Ragionamento valido in un mondo di risorse infinite.
La ricerca privata implica di dare risposte del tipo quanto ci guadagno?
Quella pubblica del tipo quanti voti ci guadagno?
Ho visto gente in italia appoggiare a livello di sovvenzioni truffe come il metodo di bella o dire che il ssn debba passare le cure omeopatiche.
Allora siamo seri, un mondo in cui lo stato fa tutto bene non esiste, ci hanno rpovato i comunisti e sappiamo come è andata a finire.
A me paicerebbe una ricerca pubblica ma la ricerca pubblica deve produrre conoscenza di base, ossia quella conoscenza che i privati non producono perchè non ha ritorno: a nessuno serve la teoria delle stringhe, ma epr fortuna è sovvenzionata statalmente, nessuna azienda assumerebbe fisici per farsi pipponi mentali sulle n dimensioni del reale e li ci serve la ricerca pubblica.
Tanto per aggiungere un po’ di IMO alla questione, la mia diseducazione economica ha uno stampo tutto suo non particolarmente apprezzato in linea generale, ma per me rimane innegabile:
).
La privatizzazione si basa su delle idee geniali (sono sano: non pago troppo per le cure mediche, ho soldi per altro-posso affidarmi ad offerenti diversi, ad esempio) soprattutto contando che in questi bei tempi rosei non sono poi mica tanto sicura che pagare lo stato per qualcosa ti garantisca di ricevere in cambio quel che ti era stato promesso (tipo “ah no, ci spiace, abbiamo deciso che andare in pensione era mainstream, ora se superi i 90 anni bene se no lavora pure!”).
Allo stesso tempo, i privati sono comunque poco affidabili (tipo “ops, siamo falliti… cosa? ci avevi dato sei soldi per la tua pensione? Sbrofl!”) e se l’alternativa al governo ladro sono ladroni privati, totalmente privi anche dell’utopico e teorico controllo che si dovrebbe avere invece sul primo… Meglio che sia lo stato ad occuparsene. Ci sono casi di mala gestione di tutto, sia tra i privati che da parte dello stato, ma teoricamente finché non siamo su LN chi comanda sono i cittadini, che teoricamente, potrebbero sempre fare qualcosa per sistemare eventuali problemi causati da quei babbioni che loro stessi hanno votato (utopia
L’ultima persona di cui mi fiderei sono i cittadini
Vedila così: ogni grande sistema genera disfunzionalità, un privato è più propenso a metterci una pezza perchè sono soldi suoi e fin qui il privato è meglio.
Poi però c’è l’altro lato della bilancia ossia il privato vuole guadagnarci il che lo spinge a generare situazioni che tutti ben conosciamo e quindi inq uesto caso è meglio lo Stato.
I privati vanno bene per settori dove possono “essere puniti” se produco cellulari e fanno cagare la gente comprerà quelli di un altro.
Se produco “persone sane” e faccio cagare, la gente continuerà comunque a farsi curare perchè non ha scela.
Sommando i due estremi io do il mio voto allo Stato.
Beh il problema è che qui ci si discosta dall’economia: se mando in assistenza il mio cellulare e Tizio fa cagare, mi torna un telefono rotto o non torna più, io mi rivolgo ad un altro e stop, al massimo Tizio chiude o paga delle multe per aver svolto male il proprio lavoro.
SE io pago un dottore e “gli mando in assistenza” un rene o due, e lui fa cagare, non è che poi posso dire sempre “vabeh vado da Caio che lo fa meglio forse”, è più probabile che ci lascio le penne ed è soprattutto un problema umano, non soltanto economico di Tizio che deve chiudere la clinica e di sempronina che perde il lavoro. Come anche la nonna sola che si trova senza un euro a 85 anni perché le hanno svampato il fondo pensione.
Btw: controllo diretto sullo stato da parte di tutti i cittadini tranne @artemism (di lui mica mi fido), tutto pubblico, gestione oculata, imparziale e totalmente a-classista delle risorse, controllo diretto quindi sulle risorse e sui prodotti finali e soprattutto un sistema di retribuzione di chi se ne occupa che sia quindi statalizzato e non legato a domanda/costo del lavoro perché si arrivi soprattutto a pensare alla qualità senza sprechi e non al guadagno su certe cose (tipo “che ce ne facciamo di cemento armato per queste fondamenta, un po’ di terriccio e due mattoni andranno benissimo!”) e dopo un po’ via che va tutto liscio… wait, no! non può funzionare: parliamo di esseri umani… me ne dimentico sempre
ci hanno provato i comunisti e non è andata granchè bene e guarda che quella di marx era una dottrina economicamente valida
Ma gli uomini sono così: dagli in mano qualcosa di valido e combinano un casino.
Lo so, se studiato come si deve è un sistema validissimo per mantenere stipendi-costi-potere d’acquisto perfettamente equiparati e lasciare che tutti possano permettersi tutto e cose del genere… ma per funzionare non ci deve essere nessuno, ma neanche uno, che voglia “avere più degli altri”, e in una società con degli esseri umani questo non esiste.
Quindi o i rettiliani riusciranno, o aspettiamo Skynet per avere un sistema funzionante
Per essere tutti più ricchi basterebbe essere tutti di meno.
Basta figliare! Non siete conigli!
Sono pronto a rischiare, l’alternativa si chiama “decrescita per fame”
vuoi vedere come finisce? Leggiti il tuo articolo sull’isola di Pasqua
“Il Pianeta delle Scimmie” FTW
Sei un gran simpaticone Brad, chiunque tu sia,
concludi in grande stile, umiltà portami via.
“Scrivo questo per far capire”, per favor non dir cazzate,
mancava solo l’erre moscia e avrei chiesto “ma trollate?”
A parte questo bell’articolo, molto interessante,
peccato, ripeto, per il finale un po’ arrogante,
di uno che se caga la raccoglie, la impacchetta
e la dona ai poveretti da spalmar sulla michetta.
Sai che si dice di chi ostenta ogni suo privilegio?
Ch’è per compensar la penuria di ogni altro pregio.
Però tu metti passione nelle tue auto-propagande,
che la suddetta mancanza ci sia pur nelle mutande?
Beh caro Rockfeller, compensa le carenze come meglio credi,
m’auguro t’amino in tanti, a parte il tuo cane e i tuoi eredi.
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Scritta dal papa fa un effetto strano… profuma di controsenso.
Dopo aver letto il commento del papa e il tuo commento, mi chiedo quale sia il controsenso
Ottimo articolo, come al solito!

Ora sono di fretta per cui ritorno più tardi per il mio commento.
Però un appunto al volo lo faccio a proposito della forma.
L’articolo “a due mani” ci può anche stare ma non così! E’ stato veramente difficile seguire il filo del discorso con tutte quelle continue parentesi e NdB!
Meglio semmai sezioni separate o comunque un layout diverso…
This is a
Eccomi.
Ero in viaggio e vedo ora i commenti.
Sono felice che ad alcuni sia piaciuto l’articolo (il merito è tutto di Nicholas, che è stato così gentile da ospitare qualche mio commento).
E anche che a qualcun altro non sia piaciuto.
Gli insulti dei cretini sono i migliori complimenti.
E poi, Benny quattro-per-quattro, sicuro di voler discutere con me?
Con quell’handle?
Su su, passa i
Ma lui dice che invece sgranocchia ostie?
Abbi pazienza, ti risponderà in rima
io lo manderei affanculo per far prima.
Preparo il
Se volessi cosa fai, compri l’aria intorno a me e mi fai morire soffocato?
All’Università americana di stocazzologia di Montecarlo te l’avranno insegnato.
Tu e @iTomi , che gran duo! Come fanno i vostri ego a non mandare in tilt la Lega?
Siete teneri in coppia, ma è scabroso immaginarvi durante la reciproca sega.
Nulla contro l’omosessualità eh, ma a certi idioti vorrei tanto dar latte col cianuro,
perché non stanno a dialogare, “mangiano popcorn”! Ah iTomi, danne un po’ al canguro!
Non vorrei che s’offendesse e ti lasciasse culo al vento, poi addio idee per Lega Nerd 7!
A te @Bradipo , che dire? Quel che serve a te non ha prezzo, ma ti restan le marchette.
LOL te stai male proprio. Fatti ricoverare, matto del cazzo.
BB GL HF
Io non son normale e la tua rabbia è sacrosanta,
però parli da teenager, quando vai per i quaranta.
Puoi dirmi quel che vuoi, ma non “matto”, caro @iTomi ,
poiché entrambi veniam fuori dagli stessi manicomi.
Benedetto…ma vattene affanculo va
Complimenti Milady, che stile e che eleganza!
“Vaffanculo Benedetto!”, l’han detto già altre donne,
ma eran le due di notte e stavan sulla tangenziale.
Più uno non ti caga, più intervieni, ma è normale?
Intromissioni e turpiloquio non si addicono alle nonne.
Ah, un abbraccio all’aquilotto, se ne sente la mancanza.
L’ho davvero sentito dire al Papa?
Tanto tempo fa (i tempi che rimpiangono gli utenti “oldi”), quando mi iscrissi alla Lega, passavo le giornate a salvare gli articoli tra i preferiti per rileggerli quando avrei avuto tempo. Poi smisi di farlo, ai tempi in cui c’era un “epic meal time” ogni 3 giorni. E poi arrivarono @nicholas e @bettons , e ricominciai a “favvare e leggere dopo con calma”
Quindi,
e leggo dopo.
A me epic meal time piaceva @cicciobenza dove sei?
Sob
, ho failato il tag, volevo scrivere epic meal time
Beh, mettiamola così. Sarebbe potuto essere anche interessante se mantenevano un livello di demenza sotto certi limiti. Per farti un paragone è come I Griffin con I Simpson. Homer è demenziale, ma rimane sempre sotto una soglia che ti permette di ridere alle sue minchiate. Peter spesso va fuori limite, al massimo mi si increspa il labbro, ma non rido di gusto.
Roadhouse
IL POLLO!
Ci sono… ma EMT piaceva solo a 3 persone
Oltre a leggere con calma porta il tuo parere, alla fine la aprte interessante degli articoli è la discussione
Il problema è che spesso non ho un parere, sono cose complesse. Appena avrò letto, vediamo se il mio cervello da primate genera qualcosa
Lol ma non sei economista pure te?
Guarda che poi toccherà a noi economisti sbrogliare la matassa
in ogni caso di notte si spreca tantissima produzione semplicemente perché nessuno la usa ma non si può fermare una centrale. Ergo, usate la lavatrice di notte
Guarda che le centrali termiche (a carbone, a gas e anche NUCLEARI) possono essere regolate e anche spente, se necessario, per inseguire la curva di domanda. Sicuramente non sono veloci come le turbine idrauliche, ma nel giro di qualche ora riescono a farlo.
E non si “spreca tantissima produzione”, perché se la rete chiede 100, le centrali devono produrre 100. Se per due ore si continua comunque a produrre 120 (inerzia delle centrali termiche), si attivano gli impianti di pompaggio, oppure si esporta l’energia elettrica in eccesso (a prezzo ridotto! Altrimenti chi te la comprerebbe ?)
E non è più così vero che è necessario far andare le lavatrici di notte: http://tinyurl.com/cvdrnhr
Ovvio ma per stoppare e far ripartire una centrale termoelettrica ci vanno dalle 12 alle 16 ore, direi che non è proprio un inseguimento della domanda, e inoltre risentono di stop e riavvii, mentre quelle idroelettriche sono praticamente istantaneee.
Poi la produzione elettrica è settata sui picchi (se mi serve 120 a mezzogiorno io produco 120 praticamente sempre sopratutto se la mia produzione è molto versata al termoelettrico o al nucleare) è vero che magari vendo l’eccesso ma devo trovare chi me lo compra, se io produco un eccesso di 40 di notte, non è che serve a chissa chi di notte come non serve a me.
Se la produzione e il consumo fossero razionalizzati del tipo una buona parte del consumo domestico fosse fatto di notte potremo abbassare la richiesta totale, evitare gli sprechi e chiudere qualche centrale a carbone o petrolio, ma per fare questo deve essere ben incentivata la cosa.
Ovvio ma per stoppare e far ripartire una centrale termoelettrica ci vanno dalle 12 alle 16 ore
Dipende da quanto è stata lasciata fredda, e quindi quanto sono freddi i vari componenti.
Le centrali a gas a ciclo combinato vengono normalmente spente la sera e riaccese la mattina. La turbina a gas è quella che ha meno problemi a ripartire, e nel giro di due ore, o anche meno, è in grado di ripartire. La sezione a vapore sarebbe quella che ha più problemi, ma chiudendo le valvole di ammissione del vapore, nel corso della notte la temperatura cala di una decina di gradi. Rimane quindi abbastanza calda da poter essere riavviata in poco tempo.
Riguardo alla produzione “settata sui picchi”, anche questo non è vero, perché le centrali più lente a modulare il carico (che sono incidentalmente sono anche quelle più economiche) vanno a coprire il carico di base, cioè quell’area della curva di carico sotto alla quale non si scende mai. Sono altre le centrali che vanno a coprire il resto, attivando via via quelle più costose, come le turbogas. E lasciando le idroelettriche a “smussare gli angoli”.
è vero che magari vendo l’eccesso ma devo trovare chi me lo compra
E non ho forse scritto “a prezzo ridotto! Altrimenti chi te la comprerebbe ?”
Comunque, se la domanda è 100, non succederà mai che la produzione sia a 140: è più probabile 102,105. Perché si sa che di notte i consumi sono minori che nel resto della giornata. E non si va a vendere sottocosto l’energia prodotta dalle centrali più costose.
evitare gli sprechi e chiudere qualche centrale a carbone o petrolio
C’è questa insana convinzione che in Italia una buona fetta dell’energia sia prodotta ancora con l’olio combustibile. Se fa il 5 % è già tanto. Il carbone fa a malapena il 12 %. Il gas naturale (il più pulito) fa il 44 %. Non trovi in giro per il mondo un altro paese industrializzato che usi tanto il gas come noi.
Ma soprattutto, bisogna insegnare a chi ha il pannello fotovoltaico sul tetto di casa che la lavatrice la DEVE far andare di giorno, con il sole a picco.
Qualcuno che non scrive cazzate in rima.
È una rarità ormai.
Per la cronaca siamo noi (Italia) a comprare la produzione elettrica nucleare francese che durante la notte la svende. E’ un trend che è stabile da circa 10 anni.
E’ un trend che è stabile da circa 10 anni.
È da più di 30 anni che c’è questo trend. http://tinyurl.com/62h4fwz
comprare la produzione elettrica nucleare francese che durante la notte la svende
Vediamola così: noi di notte compriamo energia a poco prezzo dalla Francia per riempire i nostri bacini idrici. Poi di giorno, una piccola parte, gle la rivendiamo a prezzo maggiorato.
Non sarebbe male se riuscissimo ad arrivare al pareggio economico.
Con ritardo ma volevo buttare qua anche i miei two cents…
Il mio pensiero sulle privatizzazioni è abbastanza in sintonia con quello finale di @nicholas e in massima parte anche con quello di @bradipo
Infatti alcuni settori funzionano meglio in mano ai privati, in quanto solo i privati hanno la volontà di innovare e di farlo in tempi rapidi (ad esempio la telefonia). Inoltre sono quelli in genere capaci di generare utili.
Altri settori invece DEVONO rimanere pubblici ed è OVVIO che siano in perdita. Come si pensa che uno Stato possa avere un profitto con l’istruzione o la sanità?
E’ chiaro che se si privatizzano i settori che generano profitto e si tengono solo quelli in perdita, i conti apparentemente non tornano.
Dico apparentemente perchè è appunto a questo che servono le tasse! Con i soldi generati dalle tasse è possibile fornire i servizi di cui uno Stato ha bisogno. Inoltre se investiti nei modi giusti, possono ovviamente generare un ritorno economico sul medio/lungo termine (livello di istruzione e quindi qualificazione più elevata, salute migliorata e quindi migliore abilità di lavorare e longevità, etc etc)
NOTA IMPORTANTE: Ovviamente io sto parlando di una situazione più o meno ideale, che non comprende sprechi immani, corruzione e inefficienze (quindi no, non sto parlando dell’Italia…)
Aggiungo una nota dall’esperienza personale, che è il motivo per cui ho cambiato idea rispetto a quella che avevo diversi anni fa.
Vivo da più di 6 anni in Finlandia e la gestione della cosa pubblica e delle tasse è su un pianeta diverso rispetto all’Italia. Non sto a dilungarmi troppo (ci vorrebbero ore solo per sottolineare le differenze) però in generale il “modello nordico” (o “modello scandinavo” o “socialdemocrazia nordica” che dir si voglia) è obiettivamente un modello vincente, per tutta una serie di ragioni. In breve, lo è perchè è riuscito a combinare in maniera ottimale i principi del capitalismo (proprietà privata, liberismo, concorrenza, etc) con quelli del socialismo (possibilità per tutti, aiuto ai più deboli, welfare state, etc).
Da quando vivo qua, sono veramente felice di pagare la tasse (dico sul serio!). Questo perchè con le mie tasse (che sono altine sì, ma non altissime…) mi vedo fornire tutta una serie di servizi di alta qualità come: scuola e università gratuite, sussidi di disoccupazione, sussidi per le famiglie/maternità, sanità pubblica, fondi per la ricerca, aiuti finanziari agli studenti, biblioteche ovunque, strade pulite e spazzate dai cumuli di neve invernali, una miriade di micro-servizi nella vita di tutti i giorni, etc etc
Tutta roba che se dovessi pagarla di tasca mia, mi costerebbe MOLTO di più dei soldi che verso in tasse ogni anno.
E che purtoppo i sostenitori del “voto Tizio perchè abbassa le tasse!!!1!!11!!!” non capiscono…
(ri-vedi la Nota Importante)
Inoltre qui le tasse sono progressive (ma NON a macro-scaglioni, bensì a micro-scalini. Questo è importante!) e quindi oltre che eticamente giuste, sono anche più redditizie per lo Stato. Per me è stato un shock quando ho capito come funzionava il sistema e mi sono chiesto perchè non venga applicato OVUNQUE!
PS: non sono un’economista per cui evitate di citarmi Keynes o roba simile che non ci capisco una mazza!
PPS: sono benvenuti i commenti e le domande!
PPPS: uff! Potevo quasi scrivere un altro articolo invece di commentare!
Tanti anni fa, quando mi laureai in economia portai una tesi sulla flexsecurity.
Analizzai da un lato i sistemi “ad ampio stato” come appunto i paesi nordici, dall’altro quelli a “basso o bassissimo stato” (inghilterra, stati uniti ma anche le rampanti economie orientali come ad esmepio singapore) e infine la cosiddetta “third way” ossia i modelli di paesi come l’olanda a cui vorrebbe rifarsi a grandi linee la UE.
Quando preparavo i dati sui sistemi scandinavi in effetti sono rimasto anch’io affascinato dall’efficenza e dal livello di vita.
Però c’è un ma, ed è un ma pesante, ossia i paesi del nord godono di un vantaggio non indifferente: sono ricchi.
Hanno popolazioni molto basse, territori urbani fortemente concentrati e risorse economiche molto alte, la stessa norvegia finanzia parte del suo welfare attraverso gli investimenti derivanti dal petrolio.
Io sono convinto che abbiano fatto le scelte giuste ma anche che tali scelte non siano disponibili per tutte le economie.
In ogni caso il fatto di alzare le tasse e renderle realmente progressive è un punto su cui mi trovi estremamente d’accordo (unite a un serio controllo sulla tassazione), non raggiungeremo i livelli della scandinavia ma almeno potremo sistemare un minimo a nostra dissestata economia
Cmq si potresti scrivere un articolo sulla scandinavia, ne verrebbe fuori una bella discussione
ah potresti anche scrivere un articolo su Iron Sky…
Firulì, firulà…
*si allontana di soppiatto*
Tra l’altro c’è un sociologo in sala?
Tempo fa venni a contatto con una teoria economico-religiosa secondo la quale gli stati cattolici fossero più propensi a sistemi corrotti di quelli protestanti.
Quacuno ne ha sentito parlare? Era una premessa carina ma potrebbe benissimo essere una stronzatona.
I cattolici corrotti? Ma cosa mi dici mai!
http://www.repubblica.it/politica/2012/05/31/news/piaghe_vaticano-36268784/
in realtà è un pochino più complessa di così, il sociologo sosteneva che, essendo che con il cristianesimo sei automaticamente perdonato previa confessione le eprsone si sentivano meno in colpa a rubare, nei paesi protestanti invece la gabula della confessione non c’è e quindi erano più attenti a non peccare..
chiamiamo @mokkori
A parte gli scherzi, direi di sì e sono d’accordo col sociologo. Infatti non è la prioma volta che sento questa tesi.
Uno dei tanti motivi per cui i paesi nordici “funzionano” (ce ne sono ovviamente altri) si può certamente ricondurre alla religione. I protestanti hanno una visione molto pragmatica della vita e il duro lavoro è un modo per dimostrare di essere brave persone davanti a Dio. Altro esempio: le chiese protestanti sono in genere molto spoglie all’interno: niente quadri o pareti affrescate ma al massimo un altare e un crocifisso. Questo perchè il fedele in chiesa deve andarci per pregare e non distrarsi a guardare i dipinti…
Altro fattore da tenere in considerazione è il clima e la conseguenze sul lavoro: con 40 gradi d’estate al sud, col cavolo che puoi metterti a lavorare per ore sotto il sole senza svenire. Al contrario, d’inverno al nord ti devi muovere e lavorare, se non vuoi congelarti le chiappe!
Mi trovo d’accordo anch’io,è risaputo che le religioni sono manipolazioni morali…..infatti la moralità di ogni persona può cambiare facilmente da paese a paese (Consiglio vivamente al popolo di LN di leggere i libri di Corrado Augias,si può non essere d’accordo con le sue idee ma indubbiamente è bravo)o di guardarsi il film/documentario “Inside Job” per chi fosse interessato alle cause della crisi del 2008 http://www.youtube.com/watch?v=q4egTybH-TE
http://www.youtube.com/watch?v=ex1wSZhaylE&feature=fvst
Come al solito commenti lunghissimi e numerosissimi. Articolo interessante, mantengo il
che avevo messo sulla fiducia.