Come si depura l'acqua #LegaNerd
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Leggendo questo articolo di Clostridium mi ha riportato un po’ di memorie, soprattutto per la presenza dell’E.coli, così mi è venuto in mente un articolo sulla depurazione dell’acqua.
Come ha infatti detto clostridium, ci sono vari tipi di batteri, tra cui l’E.coli, che vivono allegramente nel nostro intestino e svolgono delle importanti funzioni all’interno di esso, tuttavia noi siamo stati bravi ad “addomesticare” i batteri e altri microorganismi anche al di fuori del nostro corpo, facendogli svolgere alcuni lavoretti al nostro servizio.

Une delle cose che facciamo fare ai batteri è magiare i nostri scarti biologici (si, avete capito che intendo).

Cominciamo dall’inizio: immaginate un po’ di acqua di fogna? Fatto? Probabilmente l’avete pensata più densa e verdastra del necessario. Mostra Approfondimento ∨

Secondo il D.lgs n. 152/06 e ss.mm.ii. (art. 74) le acque reflue vengono definite nel seguente modo:Mostra Approfondimento ∨

In questo articolo vi spiegherò come si fa diventare “pulita” quella roba lì sfruttando dei poveri batteri innocenti, restando nel campo domestico-urbano (le acque reflue industriali sono tutt’altra storia).

Un impianto-tipo per la depurazione delle acque reflue urbane ha due linee : linea liquami e linea fanghi. Il liquame è la nostra schifida acqua di fogna, il fango sono gli scarti.
Ecco uno schema a blocchi del caso-base:
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Il liquame arriva all’impianto, per prima cosa vanno fatti dei trattamenti preliminari per togliere tutte le macro-schifezze di cui vi parlavo prima, quindi si parte con una grigliatura.
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Passata la grigliatura ci resta acqua marrone carica di materiale biologico disciolto al suo interno, tuttavia prima di cominciare a far scendere in campo chimica e biologia possiamo farci aiutare ancora un po’ dalla “semplice” meccanica a procedere con una sedimentazione.
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In seguito alla sedimentazione entrano finalmente in gioco i batteri, ovvero la fase di ossidazione biologica.
L’ossidazione biologica può avvenire in diversi modi:
– sistemi a biomassa adesa: letti percolatori, biodischi, biofiltri sommersi;
– sistemi a biomassa sospesa: fanghi attivi.
Quello che cambia in questi sistemi è il modo con cui avviene il contatto tra batteri e acqua. Per i fanghi attivi immaginate semplicemente una grande vasca (quanto grande dipende da quanto è grande l’impianto, ma difficilmente ne vedrete sotto i 6-7 metri di diametro) con dentro un mix di acqua marrone dove sono sospesi i batteri, tipicamente con varie bolle dovute al fatto che si immette ossigeno nel sistema per “far respirare” i batteri, oppure delle pale che agitano l’acqua per farvi sciogliere l’ossigeno atmosferico.
I sistemi a biomassa adesa invece hanno i batteri che vivono attaccati su qualcosa e l’acqua ci passa sopra nutrendo i batteri. Mostra Approfondimento ∨

Esistono in commercio un sacco di sistemi con vari nomi, questi che vi ho spiegato sono i principali, il nocciolo della questione è che sono i batteri a fare il lavoro sporco.
Dettagli sui fanghi attivi:Mostra Approfondimento ∨

Quando si costruisce un nuovo impianto è dunque necessario inoculare nella vasca a fanghi attivi questi batteri che sono capaci di degradare la materia organica, tipicamente li si prende da un altro impianto. In seguito il fango (lo scarto) di questa vasca viene parzialmente mandato alla linea fanghi per essere trattato e buttato in discarica, e parzialmente ricircolato nella vasca, in modo da avere sempre batteri “vivi e attivi”. Per assurdo a volte è necessario aggiungere un po’ di materia organica (scarti caseari) altrimenti i poveri batteri non ce la fanno.
Il sistema è delicato e si può rompere, eccessi di detersivi, scarichi illegali (soprattutto acidi) e altre amenità possono uccidere i batteri o possono creare vari problemi dagli esiti tra il comico ed il catastrofico, dai cattivi odori alla montata di assurdi mari di schiuma marrone.

Una volta uscito dall’ossidazione il liquame vi sembrerà, ad occhio, identico a quello di prima, in realtà è sostanzialmente diverso in quanto la roba marrone che vedete adesso sono fiocchi di batteri e non merda disciolta. I fiocchi di batteri vengono fatti sedimentare in una vasca di sedimentazione secondaria (da cui poi parte il ricircolo di cui vi dicevo prima), ed è qui che avviene il “miracolo”: l’acqua dopo questa sedimentazione appare limpida. Trasparente. Non è potabile eh, ma almeno ha l’aspetto di acqua.
Prima di poterla scaricare in un fiume/lago/fosso/mare è necessario prendere un ultimo accorgimento: disinfettarla.
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Ovviamente neppure dopo la disinfezione questa roba è potabile, però, se il processo è stato fatto bene, non farà danni all’ecosistema. Volendo si può potabilizzare l’acqua reflua con speciali trattamenti terziari molto spinti, una volta me ne hanno anche offerto un bicchiere in un impianto sperimentale, ho rifiutato, ma essenzialmente è quello che avviene anche sulle astronavi.

Ovviamente quello che ho scritto vale solo per gli uomini, risaputamente le donne producono arcobaleni e profumo di violetta.

Via: studi universitari , esperienza diretta (bleah) e qui

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domenica 29 maggio 2011
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