Dopo mesi di mistero e di segnali incomprensibili, la sonda spaziale Voyager 1 della NASA è tornata a comunicare con la Terra. L’Agenzia spaziale americana ha annunciato il 20 aprile 2024 il ripristino del contatto con la navicella. Attualmente, si trova a oltre 24 miliardi di chilometri dal nostro pianeta, nello spazio interstellare.

La navicella, a novembre, aveva inviato dati incomprensibili, facendo temere agli scienziati un guasto grave. Il team della missione, guidato dagli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL), ha lavorato instancabilmente per risolvere il problema.

Dopo un’attenta analisi, hanno scoperto che la causa era un malfunzionamento di uno dei tre computer di bordo, il Flight Data Subsystem (FDS), responsabile della gestione e della trasmissione dei dati scientifici.

Il problema era causato da un singolo chip di memoria danneggiato all’interno del FDS. Non potendolo riparare, gli ingegneri hanno escogitato una soluzione alternativa: modificare e aggiornare il codice del software, inviandolo in una nuova posizione nella memoria del FDS.

Voyager 1: un’operazione delicata a distanza di miliardi di chilometri

L’operazione non era priva di rischi. Inviare un segnale alla sonda e ricevere una risposta richiede circa 45 ore, a causa dell’enorme distanza che la separa dalla Terra. C’era il pericolo che il nuovo codice potesse causare ulteriori problemi, rendendo la comunicazione ancora più difficile.

Tuttavia, il coraggio e l’ingegno degli scienziati hanno avuto la meglio. Il 20 aprile, hanno ricevuto la risposta tanto attesa: la sonda aveva ricevuto e correttamente eseguito il nuovo codice. Per la prima volta in cinque mesi, erano riusciti a conoscere il suo stato di salute.

Il ripristino delle comunicazioni è una notizia straordinaria per l’intera comunità scientifica. La sonda, lanciata nel 1977, è ancora oggi una delle missioni spaziali più importanti e proficue di sempre. Ha inviato sulla Terra dati preziosi sui pianeti esterni del Sistema Solare e sullo spazio interstellare, ampliando la nostra conoscenza dell’universo.

Ora, con il problema tecnico risolto, il team della missione può concentrarsi sul ripristino completo delle funzionalità di Voyager 1. L’obiettivo è quello di farla tornare a trasmettere i suoi dati scientifici, così potrà continuare ad esplorare gli angoli più remoti del cosmo.