Partiamo dalla spiegazione di come avviene il processo di apprendimento nel modello S-H-O-H-R di Feuerstein. Quest’ultimo aggiunse allo schema S-O-R un nuovo elemento, l’H, si tratta di un mediatore ponendolo tra S (stimolo), O (organismo) e R (risposta). Un modello che ampliato è diventato S-H-O-H-R. Da ciò si deduce che l’apprendimento è l’associazione tra certi stimoli ambientali all’inizio neutri e le risposte date dall’individuo. Questa però era solo una definizione iniziale di apprendimento.

Dopo il fisiologo russo Pavlov ha messo in evidenza come le risposte automatiche siano già nel comportamento di un organismo e attivate da stimoli neutri. Ad esempio, un comportamento che viene emesso in risposta alla presenza di cibo viene manifestato anche in assenza di esso in quella particolare condizione. Uno stimolo all’inizio è incapace di evocare una risposta, se presentato più volte secondo le regole della contiguità temporale con uno stimolo incondizionato. In tal modo viene associato a questo dando la stessa risposta comportamentale. Non si spiega però come un soggetto acquisisca risposte nuove o sono incomprensibili le reazioni diverse dei soggetti davanti allo stesso stimolo.

Per cercare queste risposte si è passati da uno schema S-R a uno schema S-O-R. Qui la O rappresenta l’organismo, dimostrando che di fronte a uno stesso stimolo il soggetto risponderà in modo diverso a seconda delle differenti proprie caratteristiche. Ecco che si ritorna al ruolo del mediatore nell’apprendimento del modello S-H-O-H-R di Feuerstein. Il ruolo del mediatore è ampliare le capacità dell’individuo, supportandone il processo di apprendimento.

Un modo per trasformare ogni evento ed esperienza in un’opportunità di cambiamento. Il mediatore, inoltre, deve guidare l’individuo a dare una risposta adeguata per stimolare una riflessione sul processo in atto per arrivare a tale conclusione. Il modello S-H-O-H-R sottolinea l’importanza del mediatore per facilitare l’apprendimento secondo le caratteristiche soggettive dell’individuo. In più, anche per evidenziare l’importante relazione fra i due. Il mediatore fa la differenza: due persone possono modificarsi e cambiare in relazione alle esperienze di mediazione vissute.