Tre pillole in una per prevenire ricadute da infarto. Nasce così la polipillola che è fatta da aspirina, atorvastatina e ramipril. Se una persona ha un infarto succede che un’arteria del cuore si ostruisce a causa di un trombo. Ecco, perché i cardiologi tendono a prescrivere l’aspirina ai pazienti con infarto per prevenire i trombi. Inoltre, prescrivono anche una statina per diminuire o controllare i livelli di colesterolo con stabilizzazione delle placche di aterosclerosi. In pratica, non più di tre pillole. Ogni paziente è un caso a parte.

La straordinarietà della polipillola è che in una sola pillola troviamo antiaggregante piastrinico, aspirina e antipertensivo. In più, migliora l’aderenza al trattamento e riduce del 24% il rischio di nuovi gravi problemi al cuore. La pillola è stata creata 15 anni fa dal cardiologo Valentìn Fuster per facilitare il follow-up della terapia riducendo del 33% le morti cardiovascolari.

La pillola è nata proprio a causa della complessità del trattamento con più pillole. La polipillola ha iniziato a essere disponibile dal 2008, ma solo nel 2014 si è dato il via alla distribuzione in Spagna. Nel 2015 ha avuto commercializzazione. Da qui si è cominciato con il voler misurare il successo della loro strategia di prevenzione secondaria (dopo l’infarto) in termini di salute. Uno studio ha analizzato 2.500 persone con infarto sopra ai 75 anni o superiore ai 65 con qualche fattore di rischio. Sono state divise in due gruppi, uno dei due ha ricevuto la polipillola e l’altro un trattamento standard. Gli studiosi li hanno seguiti per tre anni.

 

Abbiamo esaminato la coincidenza di morte cardiovascolare, infarto, evento cerebrovascolare e rivascolarizzazione urgente. Tutto era più basso nel gruppo polipill. Le curve tra i gruppi iniziano a separarsi dal primo momento e sono ancora separate a quattro anni di distanza. Se proseguissimo con lo studio, le curve sarebbero probabilmente ancora più lontane.

cardiologo Valentìn Fuster

 

 

Gli eventi cardiovascolari si sono ridotti del 24% in coloro che assumevano la polipillola. Le malattie cardiovascolari infatti sono la principale causa di morte al mondo. Le morti per cause cardiovascolari sono diminuite del 33% con la polipillola. Anche se alcuni pazienti continuano a soffrire di altre patologie come obesità, pressione alta, diabete e altre ancora.

Ci sono però alcune tesi contro la polipillola. Il quotidiano spagnolo El País scrive:

 

È che le linee guida cliniche per il trattamento dei pazienti dopo un infarto richiedono una medicina altamente personalizzata, adeguando le dosi e le cure alle esigenze specifiche di ciascun paziente, cosa non fattibile nella pratica con le dosi fisse imposte dalla polipillola.

 

 

Fuster però guarda ai Paesi più disagiati dove tale farmaco sarebbe più economico e l’aderenza maggiore.