Cyrano de Bergerac fu una delle commedie teatrali più importanti delle letteratura francese di fine ‘800, ma la sua storia al cinema è sempre stata piuttosto esigua, nonostante l’amore che da sempre la accompagna. L’opera di Edmond Rostand fu ispirazione di adattamenti fin dai primissimi anni del 1900, quando fu Clément Maurice a portarla sul grande schermo per la prima volta in patria, arrivando poco prima del nostro Ernesto Pasquali, che girò un film su commissione (andato perduto). Si è poi proceduto a singhiozzi intervallati da 40 anni di attesa, prima con la pellicola di Michael Gordon, appena finita la Seconda Guerra Mondiale, e infine con la celebre versione con Gérard Depardieu. In mezzo la rivisitazione in chiave moderna di Fred Schepsi con protagonisti Steve Martin e Daryl Hannah, un primo tentativo di messa in crisi del modo di essere uomo del personaggio teatrale. Cyrano, uomo sprezzante del pericolo, libero e temerario, dall’incredibile sensibilità, dalla penna superba e dall’affascinante malinconia. Uomo schiavo del suo orgoglio, frenato dalla sua paura, aggrappato all’irrealizzabilità di un sogno.

Nella recensione di Cyrano di Joe Wright, presentato in anteprima al Telluride Festival e parte della Selezione Ufficiale della 16esima Festa del Cinema di Roma, vi parliamo di una versione che ridiscute i caratteri che hanno reso celebre il personaggio di Rostand, cambiando la prospettiva della rappresentazione. Un tentativo di riaggiornamento nella narrazione di un personaggio, che rimane sempre amato e pieno di fascino, così come anche di Rossana, la cui versione qui proposta esce però meno bene rispetto al suo sempiterno amante.

Il regista inglese adatta per il cinema il musical scritto da Erica Smith, che lavora in prima persona alla trasposizione come sceneggiatrice, e ripropone come protagonisti Peter Dinklage e Haley Bennett, accanto a loro nel cast figurano Kelvin Harrison jr., Ben Mendelsohn e Bashir Salahuddin.

Freak

Rossana (Bennett) è una dama dagli occhi sognanti, superba nell’anima, innamorata del sogno del grande amore e implacabile all’idea di poterlo vivere, pur nelle necessità di uno stato sociale agiato in pericolo, che indicherebbe come soluzione quella di sposare un nobile. Il duca De Guiche (Mendelshon) per l’esattezza, reso spietato dalla solitudine, il tipo di uomo che è abituato a prendersi tutto quello che pensa gli spetti di diritto. Il tipo di uomo che una come lei usa canzonare, frequentandolo solo per i favori che la sua ricchezza permette avere, che nel caso di Rossana sono poter andare a teatro e nutrirsi dell’arte nei suoi aspetti più alti.

È proprio in occasione di uno spettacolo teatrale di cui si fa ospite desiderata che incrocia lo sguardo di Christian De Neuvilette (Harrison), neo cadetto dell’esercito francese. Tra i due è amore a prima vista. Quella sera però a prendersi la scena è Cyrano (Dinklage), il freak amico d’infanzia di Rossana e da sempre di lei innamorato, splendido oratore, mente arguta e spadaccino eccelso, che per difendere il suo onore e far colpo sulla ragazza si cimenta in un duello in punta di spada da cui esce puntualmente vincitore (“al fine della licenza io non perdono…”).

In grado di vincere contro 100 uomini, ma incapace di dichiararsi alla sua bella così come di negarle qualsiasi favore.

Per questo quando Rossana gli chiede di vegliare su Christian, in quanto recluta nel suo medesimo regimento, e di fare in modo che egli le scriva, non solo provvede al primo desiderio, ma ancor di più si cura di esaudire il secondo, al punto di sostituirsi nell’attività epistolare al ragazzo, bello e dall’animo nobile, ma incapace con la parola sia scritta che orale. In superficie un modo per aiutarlo nel successo del corteggiamento, in realtà una possibilità di aggirare la paura del rifiuto e confessare alla dama tutto i suoi sentimenti.

Peter Dinklage e Kelvin Harrison Jr.

Dalla danza di lettere fino al celebre passaggio della dichiarazione sotto il balcone, dove Cyrano arriva a sostituirsi al corteggiatore di bell’aspetto. Una storia d’amore che intreccia le fila della sua stesura con la poesia, l’amicizia e, soprattutto, l’orgoglio, mostro fagocitante e attraente, più desiderabile dell’amore stesso perché alleato della sicurezza del non mettersi in gioco, quindi nemico della verità e della felicità.

Spietato come le imboscate, le missive sigillate e le linee nemiche.

Messa in scena

Non è un caso che la prima inquadratura del film mostri due marionette rappresentati i personaggi di Cyrano e Rossana, così come non è un caso che la sequenza di apertura (una splendida sequenza di apertura) abbia luogo in teatro. La vita di Wright è infatti a doppio filo legata con quell’ambiente così come ai due fantocci di legno. I genitori del regista, oltre ad essere dei burattinai professionisti, furono delle figure di enorme rilievo per la sua cifra stilistica, ne è un esempio il suo Anna Karenina, così come Orgoglio e Pregiudizio, due titoli in grado di evocare anche la dimensione letteraria, altro topos del regista inglese, innamorato dell’arte oratoria e della scrittura.

Non fa eccezione il suo Cyrano, che rispecchia in pieno la poetica dell’autore inglese in termini di regia e fotografia, ma che ha nelle scenografie e i nei costumi (creazioni splendide di Massimo Parrini Cantini) il suo fiore all’occhiello. Pudicamente barocche, dalla inequivocabile funzione diegetica e mai caciarone. I personaggi e la recitazione sono sempre al primo posto. Che siano gli interni delle stanze dei palazzi fino alla desolante suggestione che evoca il campo di battaglia costruito ai piedi dell’Etna, uno dei punti scelti durante le riprese in Sicilia.

Ciò che è più debole invece è la componente canora (se la cavano bene tutti gli attori, alcuni anche più del previsto), che nonostante si leghi nel complesso molto bene alla parte parlata, non ha in sé nessun brano realmente memorabile (e non sono molti per sua fortuna), pur facendo ognuno di loro il proprio dovere dal punto di vista cinematografico e non portando mai lo spettatore fuori giri, Cosa che rischiano di fare invece le coreografie, abbastanza trascurabili.

La verità ti renderà libero

Cyrano

Con la sua versione del Cyrano, Joe Wright ci parla dell’importanza della verità, riproponendo un personaggio stimabile sotto diversi punti di vista, ma raccontato principalmente secondo le sue debolezze. Non un modo per mortificarlo, tutt’altro, perché il regista da al suo protagonista il dono della consapevolezza. La sofferenza di Bergerac sta tutta nell’intelligenza di rendersi conto della sua colpa, ovvero vivere volutamente di un amore romantico per non uscire dall’irrealizzabilità del sogno. Un rischio troppo grande per un’anima debole, che senza l’orgoglio che nutre ogni giorno, cadrebbe, spezzato per sempre.

È ciò che evoca il silenzio figlio della paura che il regista demonizza, rendendolo il nucleo della sofferenza non solo dei due protagonisti, ma anche del duca De Guiche (splendido splendido splendido Ben Mendelsohn) e di Christian, vittima di Cyrano e di ciò da cui Cyrano stesso è abile a proteggersi.

Una visione moderna, che eleva il discorso anche sulle tematiche della mascolinità, a cui fa da potente contraltare la femminilità della “nuova” Rossana.

La dama col volto di Haley Bennett è un altro esempio di donna contemporanea trasportata indietro nel tempo (addirittura nel 1600), decisa in quello che vuole e non disposta in alcun modo ad accontentarsi di ciò che ad una donna è uso dovrebbe bastare. Eppure spesso la sua caratterizzazione si scontra con l’arroganza e un’eccessiva vanità oltre ad un percorso un po’ ridondante perché intrecciato con la parte dell’ode alle parole, che in realtà non è così azzeccata stavolta, al contrario di altri titoli del regista.

In conclusione della recensione di Cyrano possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una valida versione dell’opera teatrale, con delle caratteristiche precise, delle intenzioni chiare e fortemente riscontrabili e, soprattutto, una cifra stilistica riconoscibile. Una pellicola apprezzabile, con tutti i limiti del genere e del linguaggio che decide di adottare, ma che vince la sua sfida catartica, che in un musical è ancora più importante.

Cyrano arriverà nelle sale italiane il 3 marzo 2022

69
Cyrano
Recensione di Jacopo Fioretti

Cyrano di Joe Wright, presentato alla Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma, è l’adattamento del musical omonimo scritto da Erica Smith con protagonisti Peter Dinklage, Haley Bennett, Kelvin Harrison jr. e Ben Mendelsohn. Pellicola che parla dell’importanza della verità e la pericolosità dell’orgoglio figlio della paura, costruito visivamente secondo la poetica del cineasta inglese, ispirato da sempre dal teatro e dalla letteratura. Ottime soprattutto le scenografie e i costumi, mentre la parte canora, per quanto ben integrata con il parlato, non brilla in nessuno dei brani eseguiti.

ME GUSTA
  • Scenografia e costumi sono splendidi.
  • La parte canora si intreccia bene con quella parlata.
  • Buone le prove attoriali.
  • La versione aggiornata dello scontro/incontro tra i mondi dietro i personaggi è chiara e interessante.
FAIL
  • Nessun brano in particolare rimane indimenticabile.
  • Le coreografie sono inefficaci e rischiano di portare lo spettatore fuori dal film.
  • Tutte le controindicazioni del musical per i non amanti (sappiamo che state leggendo).