Lo scenario sembra uscito direttamente da Black Mirror: Microsoft ha brevettato una IA in grado di ricreare un dialogo con delle personalità infuse in un software.

L’idea l’abbiamo già vista in diverse opere di finzione: ricreare la coscienza, il modo di pensare, parlare e rispondere di una persona, tramite i ricordi che ci ha lasciato, e infonderli in un sistema che poi interagirà utilizzandoli.

Questo chatbot, naturalmente, potrebbe andare a imitare non solo persone vive, ma anche defunte, con tutte le complicazioni etiche a cui possiamo pensare.

Il tutto parte dalla creazione di un bot basato su immagini, voce, post sui social media, messaggeria elettronica di vario tipo, e una sequela di informazioni personali. Più ne saranno immesse, più il sistema potrà elaborare una “personalità virtuale” quanto più possibile vicina all’originale.

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Le applicazioni sono infinite: potremmo replicare noi stessi o i nostri familiari, vivi o defunti, amici, conoscenti, celebrità, figure storiche, ma anche personaggi di fantasia e fiction, così come figure randomiche e chimere.

Ci si potrebbe perpetrare nell’immortalità, in un certo qual modo: allenare la propria immagine digitale la renderà sempre più vicina alla nostra essenza, per quanto possibile da un programma che non sarà certo Data di Star Trek.

Naturalmente il chatbot non sarà, all’occorrenza, solo vocale, ma potrà prendere forma in modelli 2D e 3D di varia foggia e natura, realistica o cartoonesca.