In attesa del nuovo reboot di Jordan Peele, riscopriamo cosa ha rappresentato per la televisione Ai Confini della Realtà, dalla serie originale ai diversi revival creati fino ad oggi.

C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi Ai Confini della Realtà.

 

Anche se inserita nella categoria delle serie di fantascienza, l’opera di Serling era incentrata su storie di persone comuni alle prese con l’ignoto.

Così iniziava ogni episodio de Ai Confini della Realtà (in originale The Twilight Zone, un termine utilizzato dalla U.S. Air Force per indicare il momento in cui, durante la fase di atterraggio di un aereo, la linea dell’orizzonte scompare sotto il velivolo lasciando il pilota senza punti di riferimento [1]) serie fantascientifica creata da Rod Serling nel 1959.

Anche se inserita nella categoria delle serie di fantascienza, l’opera di Serling era incentrata su storie di persone comuni alle prese con l’ignoto, affrontando temi quanto mai attuali come la xenofobia e il razzismo, utilizzando la tecnica dello “switching endings”, in cui la prospettiva dello spettatore veniva ribaltata grazie ad un colpo di scena.

Quasi tutti gli episodi avevano una morale di fondo.

 

Rod Serling, il creatore della serie originale.

 

La serie, che nel corso degli anni ha goduto di più rifacimenti, è attualmente divisa in tre cicli ben distinti: la serie classica (1959 – 1964), il primo revival (1985 – 1989) e il secondo revival (2002 – 2003).

 

 

 

 

La Serie Classica

(1959-1964)

 

La serie classica è composta da 156 episodi divisi in cinque stagioni; fra gli episodi più significativi citiamo:

 

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Tempo di leggere (1×08) in cui un uomo appassionato di libri rimane l’unico superstite di un disastro nucleare, ma deve rinunciare alla lettura dopo aver rotto l’unico paio di occhiali che aveva.

 

É bello quel che piace (2×06) in cui una donna si sottopone a un’operazione di chirurgia estetica per cambiare il proprio viso, descritto come “deforme”: si scoprirà a fine episodio che le persone comuni hanno visi simili a quelli di un suino mentre la donna, con un perfetto volto umano, viene considerata come un mostro.

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Un piccolo mostro (3×08), in cui un bambino dotato di poteri magici tiene in scacco un intero paese, Nessun tempo è come il passato (4×10) in cui un uomo viaggia nel tempo per evitare che accadano alcuni avvenimenti deleteri per l’umanità.

 

Incubo a 20000 piedi (5×03), dove un uomo (un giovane William Shatner) che viaggia su un aereo è convinto di vedere un gremlin.

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Dopo cinque stagioni, delle quali le ultime due travagliate da problemi di produzione, costi eccessivi e dal progressivo allontanamento di Serling dalla sua creatura, la serie della CBS chiuse i battenti.

 

Il protagonista del celebre episodio “Tempo di leggere”.

 

 

 

 

Il primo revival

(1985-1989)

 

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Grazie al successo di pubblico del cinema di fantascienza, la CBS si convinse a produrre una nuova serie, semplicemente intitolata Ai Confini della Realtà, anticipata da un omonimo film a episodi prodotto da Steven Spielberg.

Il nuovo ciclo era composto da 110 episodi divisi in tre stagioni, e poteva vantare sceneggiature di autori come Wes Craven e William Friedkin e interpreti del calibro di Bruce Willis e Morgan Freeman.

Mescolava remake di episodi classici e altri nuovi, fra i quali citiamo La Biblioteca (1×55), in cui una biblioteca contiene i libri con la vita di ogni persona e la possibilità di poterle modificare e La mente di Simon Foster (3×23) in cui un uomo vende i propri ricordi per denaro.

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É bello quel che piace , altro celebre episodio della serie.

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Gli ascolti calarono progressivamente fino alla cancellazione dello show.

Nonostante la bontà complessiva dell’operazione, gli ascolti calarono progressivamente fino alla cancellazione dello show, al termine della terza stagione.

 

 

 

 

Il Secondo Revival

(2002-2003)

 

Dopo un tentativo fatto dalla moglie di Serling di riportare in auge la serie con Ai Confini della Realtà – I Tesori Perduti, un film per la TV del 1994 basato su una sceneggiatura inedita dello stesso Serling, la UPN produsse nel 2002 un nuovo revival, con un’unica stagione da 44 episodi introdotti dall’attore Forest Whitaker.

 

 

Anche in questo caso la nuova serie proponeva remake dei vecchi classici ed episodi inediti, fra cui vale la pena di ricordare It’s still a good life (1×31) seguito dell’episodio classico Un piccolo mostro.

Anche questo nuovo revival venne bocciato dagli ascolti, chiudendo definitivamente i battenti nel 2003.

 

 

 

 

Verso il nuovo remake

(2019)

 

Ai confini della realtà è ancora considerata dopo 60 anni una delle migliori serie della storia della televisione.

Ai Confini della Realtà è ancora considerata dopo 60 anni una delle migliori serie della storia della televisione, grazie soprattutto alle storie ideate da Rod Serling in cui la fantascienza serviva come veicolo per raccontare le sfaccettature della natura umana, con una vena grottesca e pessimista.

La serie ebbe notevoli influenze nella cultura pop, un esempio su tutti le celebri parodie de I Simpson, in cui sono stati riproposti gli episodi classici più famosi nei vari La paura fa Novanta.

L’eredità della serie di Rod Serling è stata raccolta recentemente da Black Mirror, prodotto con cui condivide la sua natura di serie antologica (senza personaggi fissi e ambientazioni ricorrenti) e probabilmente anche grazie all’interesse che ha attirato intorno a sé la serie di Charlie Brooker è nata la volontà di rilanciare nuovamente Ai Confini della Realtà, con una nuova serie che sarà curata da Jordan Peele, autore dell’apprezzato Scappa – Get Out.

 

Ecco lo spot promozionale della nuova serie presentato durante il Super Bowl 2019:

 

In attesa di vedere la nuova serie, che arriverà su CBS All Access dal 1 aprile 2019, vale la pena di recuperare almeno la serie classica.